29 ottobre 2016

Bruno Vergani su "Manuale per Vip"

Bruno Vergani su Manuale per Vip
Sono molto contento di ricevere una prima ‘reazione’ all’esordio della nostra rubrica Manuale per Vip. La invia un amico, caro e stimato, che molti di noi conosciamo già per il suo blog www.brunovergani.it: Bruno Vergani (erborista brianzolo trapiantato da decenni a Ostuni). Egli pone a me, ai filosofi consulenti titolari di questo blog e ai lettori tutti tre questioni.

«Constato che più si vuole enunciare, e ancor di più scrivere, un pensiero che risulti vero, razionale e obiettivo, più occorre estesa premeditazione e prolungata costrizione così da dettagliare rigorosamente, convenzionalmente, esaurientemente, ogni particolare dall’inizio. Sarà anche necessario ricominciare ogni tematica ripartendo dall’inizio, fermandosi a lungo in tale cella di rigore per considerare tutte le connessioni e ogni conseguenza prodotte dal personale pensiero, come pure ciascun corollario e di tutto questo riportare meticolosamente gli autori che hanno affrontato o toccato la tematica, nonché attardarsi per anticipare risposte alle innumerevoli potenziali obiezioni degli interlocutori. Ineccepibile, eppure in natura l’andare troppo per le lunghe è condizione ottimale per la produzione di muffe.

Prima domanda: nel pensiero l’eccessiva composizione può produrre decomposizione? Riguardo l’esattezza dei dati Claudio Magris affermava: «Un'onesta e fedele divulgazione è la base di ogni seria cultura, perché nessuno può conoscere di prima mano tutto ciò che sarebbe, anzi è necessario conoscere». Bene la divulgazione e anche l’erudizione, più problematico l’invito di Magris a onorare l’apprendimento, di seconda mano, del “necessario conoscere”: nella Biblioteca del Congresso ci sono 28 milioni di libri - parziale espressione dello scibile umano - quali e perché “è necessario conoscere”? Puntuale l’invito di Magris, eppure, in quel "necessario" permane qualcosa di non risolto, di autoritario, di forzato, di insidioso. La cultura non può essere ridotta a un corredo di cognizioni da apprendere per decreto, a standard di erudizione imposta.

Seconda domanda: quale il rapporto della filosofia - in primis quella “pratica” - con l’erudizione?

Terza domanda: Kant vedeva il soggetto, l’Io, come legislatore dei fenomeni. Tutto il potere al soggetto?»

Mi pare che ci sia abbastanza materiale per riflettere e, dopo, per interloquire con il nostro Bruno.


Augusto Cavadi
Condividi:

1 commento:

  1. Caro Bruno Vergani, le sue questioni aprono un mondo... Mi limito a un paio di cose. Erudizione: non vedo a cosa serva quando la si può trovare in rete. Io: non credo sia il soggetto. E non mi è molto chiaro cosa sia l'io. Quello di Kant è una funzione unificatrice simile all'amministratore delegato di un'azienda. Ma l'azienda ha un sacco di voci. E non sempre l'AD è il vero guidatore.

    RispondiElimina

-----
Attenzione: prima di pubblicare il tuo commento - se desideri ricevere notifiche via email su risposte e nuovi commenti pubblicati in questo post - ricorda di spuntare la voce "Inviami notifiche" qui in basso a destra. Grazie.