2 ottobre 2016

Manuale per Vip

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa!
Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza": perché vorrei conversare (specialmente con l'aiuto di chi di voi vorrà scrivermi) su un interrogativo ben più interessante di cosa facciano i personaggi pubblici ritenuti, a torto o a ragione, importanti. Vorrei riflettere insieme su una domanda che riguarda la persona più importante per ciascuno di noi: se stesso. L'unica di cui, alla fin dei conti, abbiamo la responsabilità; l'unica sulla cui sorte possiamo decidere ed incidere.
L'idea mi è venuta leggendo degli articoli recenti in cui grandi economisti e politici si dicevano insoddisfatti dell'abitudine, ormai consolidata, di misurare gli Stati del mondo in base al loro Pil ("Prodotto interno lordo"). Già nel 1968, in un celebre discorso, Robert Kennedy (uno dei fratelli del presidente John Kennedy e come lui assassinato per ragioni politiche) aveva espresso le sue critiche: "Non possiamo misurare i successi del Paese sulla base del Pil, che comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalla carneficina del fine settimana". Più recentemente è stato il presidente francese Nicolas Sarkozy a incaricare una commissione di illustri economisti di vari Paesi di preparare un nuovo modo di misurare la qualità della vita: tenendo conto non solo il "prodotto interno lordo pro-capite", ma anche altri fattori (la durata media della vita, il livello medio dell'istruzione scolastica, l'uso dei telefoni cellulari, la libertà di stampa, i crimini denunziati alla polizia, l'inquinamento ambientale, le diseguaglianze fra i redditi mensili). La proposta, insomma, è di passare dal Pil al Bil ("Benessere interno lordo").
Probabilmente con gli strumenti della sociologia e della statistica non si può fare di più. Ma in questa rubrica vorremmo provare ad andare oltre i numeri generali. Prima di tutto perché, com’è arcinoto, ingannano: se un direttore dei lavori si reca al ristorante due volte al giorno e il manovale mangia panino e coca-cola, risulta che chi lavora in un cantiere mangia - in media - una volta al giorno al ristorante. Secondariamente perché, al di là delle statistiche anonime, ci interessano i volti e le storie di ciascuno di noi. O, almeno, di chi voglia mettersi in gioco in prima persona: sia regalandosi dieci minuti di silenzio sia, se vuole, regalando a me ed altri lettori qualche frutto della riflessione in quei dieci minuti di silenzio.
Per fa che? Per passare non solo dal Pil al Bil, ma dal Bil al Vip: al "Vivere in pienezza". Troppo frequentemente, infatti, la nostra vita è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Troppo spesso viviamo 'a mezzo servizio'. Troppo spesso avvertiamo che non solo non abbiamo quello che vorremmo avere, ma soprattutto non siamo quello che vorremmo essere. Ma, se vogliamo, possiamo aiutarci gli uni con gli altri: a riempire il bicchiere mezzo vuoto. A vivere la vita a pieni polmoni, 'a full time'. A incrementare il nostro ben-essere autentico, non quel 'benessere' della pubblicità e di certa propaganda politica che, piuttosto, dovrebbe avere l'onestà di chiamarsi ben-avere.


Augusto Cavadi
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