4 marzo 2017

La sapienza della lentezza

Filosofia per la vita - La sapienza della lentezza, di Anna Colaiacovo.
I latini definivano ‘otium’ il tempo da dedicare all’attività intellettuale, alla meditazione, allo studio. La possibilità di avere del tempo per sé era così importante che Cicerone considerava l’ozio la caratteristica dell’uomo libero.
Otium da contrapporre a ‘negotium’, il tempo da dedicare agli affari pubblici.
Per Seneca solo gli oziosi, quelli che dedicano tempo alla saggezza, vivono.
Una visione dell’ozio che rimane, accanto a una concezione negativa (ozio, padre dei vizi) anche nel periodo umanistico, età in cui, al tempo della Chiesa che segnava con il rintocco delle campane i diversi momenti della giornata, si aggiunge il tempo del mercante, scandito dall’orologio (J. Le Goff).
Il lavoro e i suoi ritmi organizzano il tempo della modernità, e il tempo della Chiesa acquisisce progressivamente un significato residuale.
Oggi, nella modernità liquida, l’unico tempo rimasto è quello scandito dall’orologio, e non riguarda più solo il lavoro, ma anche quello libero dal lavoro, che diventa esso stesso frenetico. L’industria dell'intrattenimento è cresciuta a dismisura e connota ormai la fase storica che stiamo vivendo, definendo modi, tempi e spazi per il divertimento di massa.
La tecnologia, inoltre, ha talmente invaso la nostra quotidianità che trascorriamo gran parte del tempo libero dal lavoro navigando in rete, smanettando sullo smarphone e, soprattutto i più giovani, stando davanti ai videogiochi.

L’inattività, la lentezza sono oggi sinonimo di noia, si fa di tutto per sfuggirle, per evitare di restare soli con se stessi. Inoltre si ha sempre paura, diventata vera e propria ossessione, di perdere tempo, e invece si perde la propria memoria perché, come sostiene Kundera:
“C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo”¹.
Il nostro è un tempo caratterizzato dal principio di prestazione. Occorre sempre dimostrare di essere all'altezza dei diversi compiti che si è chiamati ad assolvere in un mondo fluido. I genitori preparano i figli sin da bambini a vivere nell'era multitasking. Organizzano le loro giornate in maniera da riempire il tempo non occupato dalla scuola con corsi e attività che non lasciano più tempo veramente 'libero'. Tempo libero nel senso che  non è funzionale a qualcosa, che è gratuito ed è caratterizzato dal 'dolce far niente'. Ed è proprio questo il problema: l'ansia da prestazione dei genitori nasconde una grande paura del vuoto che occorre riempire a ogni costo.

Correre tutto il giorno impedisce di pensare: “A noi è concessa la libertà di pensiero. Non è concesso un pensiero di libertà. Libertà di pensiero si esprime come libertà di parola. Tutti possono dire tutto, soprattutto quelli che non pensano niente. Il pensiero libero si libera prima di tutto dai tempi imposti... Chi vuole opporsi, non corra con i tempi”².
Essere rivoluzionari è forse, oggi, come sostiene Gianfranco Zavalloni nella sua “Pedagogia della lumaca”, oziare, rallentare, perdere tempo?

Si può - Giorgio Gaber

Anna Colaiacovo



¹ Kundera, La lentezza, Adelphi, 1995, pag. 45
² M. Tronti, Dello spirito libero, Il Saggiatore, 2015, pp. 43-44
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1 commento:

  1. La fattispecie dei “tempi televisivi” dice preciso il paradigma tempo/pensiero dei nostri giorni.

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