29 novembre 2017

Manlio Sgalambro secondo Miccione and Friends

In rete, nello spazio www.sfi.it, potete scaricare gratuitamente una rivista di didattica della filosofia dal titolo “Comunicazione filosofica”. Nell’ultimo numero (39) è ospitata anche una mia RECENSIONE a

Manlio Sgalambro. Breve invito all’opera.
Davide Miccione (a cura di), "Manlio Sgalambro. Breve invito all’opera". Lettere da Qalat, Caltagirone (Catania) 2017, pp. 197, euro 15,00.

Quel poco che conoscevo di Manlio Sgalambro non mi aveva stuzzicato il desiderio di saperne di più. Ma l’incontro con questo bel libro a quattro firme (Manlio Sgalambro. Breve invito all’opera, a cura di Davide Miccione, Lettere da Qalat, Caltagirone 2017, pp. 197, euro 15,00) mi ha indotto a cambiare idea e a constatare che, davvero, ora che è morto, “tra i tanti esemplari umani ormai riducibili a pochi tipi, e noiosamente ritornanti sul proscenio del presente, Sgalambro spicca sempre di più” (p. 8).
Il primo capitolo, di Davide Miccione, è dedicato a I molti nomi del filosofo o, come spiega meglio il sottotitolo, a delineare La figura del pensatore in Manlio Sgalambro. Più che in positivo, tale figura viene ricavata in negativo, sulla base delle idiosincrasie del pensatore siciliano: non è un accademico né un docente di scuola dal momento che – secondo la sintesi efficace di Miccione – per Sgalambro “lo spirito soffia dove vuole, ma non in un’aula” (p. 30);  non è un erudito (“In filosofia non è ammessa ‘cultura’. Il corpo a corpo con lo spirito è un’altra cosa. Cultura è ciò che resta dopo che lo spirito se ne è andato”, p. 31); vive appartato e solitario; pericoloso per l’uomo comune almeno quanto l’uomo comune lo è per il filosofo; dedito a un sapere che – del tutto controcorrente – è “luogo delle certezze e non dei dubbi, della chiusura nel sistema come forma ideale, del rifiuto di una storia della filosofia, del rifiuto dell’ermeneutica, insomma del rifiuto di tutte quelle dimensioni che possono permetterci di articolare la convivenza tra filosofie diverse senza postulare che ve ne possa essere solo una” (p. 36). Il filosofo è “chierico” (p. 38), “teologo” (p. 40) sia pure di una religione empia, “conoscitore”  e “avventuriero” (p. 44), “scrittore di filosofia” o, per essere più precisi, dell’“opera filosofica” (p. 48).
Ma quali sono i contenuti precipui di quest’opera filosofica sgalambriana? Nel suo saggio Manlio Sgalambro: pessimismo e misoteismo Salvatore Ivan D’Agostino individua due principali linee teoretiche: “il pessimismo di derivazione schopenhaueriana” (p. 51) e l’“odio per Dio” (p. 61) che è spesso “una reazione emozionale alla sindrome di Stoccolma religiosa secondo la quale siamo costretti più o meno consapevolmente ad amare l’essere (supposto) che ci tiene in miseria, ci fa soffrire ed alla fine immancabilmente ci uccide” (p. 76). Da queste due matrici si generano diversi frutti, più o meno avvelenati, tra cui l’“antinatalismo” (per usare l’etichetta di David Benatar) o, più semplicemente, la tesi che non nascere è da ogni punto di vista preferibile a nascere.
Sgalambro ha affidato la sua filosofia anche alle composizioni in versi: di queste si occupa, con fine erudizione, Giovanni Miraglia nel suo Caravanserraglio d’argomenti. Manlio Sgalambro o della impoesia. Al suo sguardo il pensatore di Lentini appare come un antico greco per il quale “non v’erano precisi confini tra pensiero astratto, scienza, musica e letteratura” (p. 85). Ma se allora la poesia poteva aspirare a una funzione religiosa o civica, Sgalambro si dedica invece a sopprimere ogni “funzione salvifica”, “in primis per mezzo dell’ironia” (p. 91). Un’ironia che giunge dalle “lande teutoniche, forgiata nella fucina romantica e idealistica” e avente “il suo perno nel comico come frutto della contraddizione” o, per dirla con Kant, “il dissolversi nel nulla di un’attesa vivissima” (p. 94). Miraglia ripercorre con dovizia di collegamenti le “quattro stazioni” in cui è “scandito il cammino impoetico di Manlio Sgalambro” (p.83): ma, in questa sede, non possiamo che rimandare alle sue pagine così dotte.
Il quarto e ultimo saggio del volume (Un cavaliere dell’intelletto: Manlio Sgalambro), di Cosimo Cucinotta, esamina il testo del libretto di un’opera lirica – Il cavaliere dell’intelletto, appunto – dedicata a Federico II, nell’ottavo centenario della nascita, che il filosofo siciliano scrisse per Franco Battiato. La figura del sovrano svevo-normanno che emerge è complessa almeno come pare sia stata storicamente: “si dichiara consapevole della natura della Verità, una natura effimera e leggera come quella di una cortigiana, che i ragionamenti del filosofo possono solo corteggiare, laddove l’autorità imperiale la possiede totalmente, poiché essa è cosa da re non da filosofo” (pp. 109-110). Sul finire dell’opera, Federico II proclama il “suo messaggio estremo: tra il nascere e il morire – i soli momenti reali – si svolge un sogno ininterrotto da qualche brivido di veglia. Ogni sua azione non è stata altro che un gesto vuoto e senza significato, un guscio arido. L’eroe che ha sempre creduto di agire comprende, rimasto solo sulla scena, che anche l’azione evapora nel nulla e che non gli è stato dato altro destino che non fosse la consapevolezza estrema di essersi vanamente agitato. Il suo impero è stato anch’esso un sogno, destinato a cadere in rovina, un progetto nel cui divenire si occultava la morte e di  cui sopravvivono solo le parole friabili di cui era fatto: solo le parole restano” (pp. 123-124).

Augusto Cavadi

Condividi:

3 novembre 2017

Siamo tutti malati?

Filosofia per la vita - Benessere

Sono in tanti a lanciare segnali di allarme. Nell’ultimo numero di "D" (il settimanale di Repubblica), Umberto Galimberti, in risposta a un lettore che lamenta la medicalizzazione sempre più diffusa degli studenti, non solo sottolinea il dilagare, nella scuola, di diagnosi di disturbi di apprendimento o di deficit di attenzione, ma allarga lo sguardo all’intera società e ne coglie i mutamenti nel cambiamento del linguaggio sempre più impregnato di psicologismo.
Siamo tutti stressati, la timidezza è diventata “ansia sociale”, i bambini particolarmente vivaci sono etichettati come “iperattivi”, se perdiamo lavoro abbiamo bisogno di assistenza psicologica, lo studente che viene bruscamente richiamato per una mancanza, ne risulta traumatizzato.
Un trauma non si nega a nessuno.
Nuove sintomatologie, per la precisione 550, sono state inserite nella quinta edizione (2013) del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), pubblicato per la prima volta nel 1954.
In sintesi: siamo tutti fragili e abbiamo tutti bisogno di cura. O forse no. Ci sono i vincenti, coloro che hanno successo. A parte che si fa fatica a considerare sani certi personaggi potenti (qualcuno li definisce psicopatici di successo), occorre considerare che per mantenere il successo, in una società ‘liquida’, in rapido cambiamento, hanno anche loro bisogno di qualche supporto (medico, psicologico?).
Niente paura. Un esercito di medici e di psicologi provvede a questo. Il consumo di ansiolitici e antidepressivi è in costante crescita e le diagnosi di problemi psicologici, anche. Perfettamente in linea con questo orientamento è il Disegno di legge che propone l’istituzione della figura professionale dello psicologo in ogni scuola. Un aiuto per studenti e docenti “fragili”.
Che cosa nasconde tutto questo? Il sociologo Furedi nel libro “Il nuovo conformismo”, citato da Galimberti, sostiene che la diffusione di “un’etica terapeutica” risponde a una esigenza di omologazione del “pensare” e soprattutto del “sentire”. Per di più il controllo sociale così realizzato è anche percepito come rassicurante.
Viviamo in una società fondata sui miti dell’efficienza, dell’affermazione personale e dell’immagine, che esalta il principio di prestazione; chi è perdente è perduto. Da qui l’aggressività dell’individuo nei confronti di chi mette in dubbio le sue capacità e il dilagare delle denunce nei confronti di chi lo pone di fronte ai suoi limiti (ne sanno qualcosa gli insegnanti e anche i medici; non è più accettabile neanche il limite estremo: la morte). La reazione aggressiva sembra sia diventata la norma.
L’omologazione di cui parla Furedi è una omologazione culturale per cui risulta estremamente difficile ‘pensare altrimenti’, riflettere sulle idee che hanno invaso la  mente e la possiedono.
Si sente spesso dire che le ideologie sono morte, in realtà ne è rimasta una sola, quella che Pierre Bourdieu ha definito “pensiero unico”, una ideologia della privatizzazione per cui ciò che accade a ogni singolo individuo dipende dalla sua personale scelta e il mancato riconoscimento sociale deriva dalla sua inadeguatezza. Come dice Habermas: “Si vede oggi la tendenza di una società sempre meno solidale che spinge ad accettare come normale e ovvio un egoismo razionalista che con gli imperativi del mercato è penetrato fin dentro i pori di un ambiente di vita colonizzato”.¹

Filosofia per la vita - Psicologia

Esistono però dei tentativi che vanno in un’altra direzione. Partendo dalla consapevolezza della complessità e della difficoltà del compito, un grande psicologo come il prof. Mario Bertini si è dedicato negli ultimi anni alla critica del modello malattia e alla promozione della salute. Salute intesa non soltanto come assenza di malattia, ma come stato di benessere fisico, psichico, sociale e spirituale.
É un vero e proprio cambiamento di paradigma che chiama in causa medici, psicologi, politici, economisti e filosofi. Non basta un aumento del PIL per stare bene perché, come sottolinea Gadamer, “la salute non è semplicemente un sentirsi, ma un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme agli altri uomini ed essere occupati attivamente e gioiosamente dai compiti particolari della vita”.² La parola “terapia” nel lessico di Bertini è sostituita da “promozione delle risorse”. Il lessico è importante (le parole danno forma al nostro mondo) e in questo caso la parola indica che occorre focalizzare l'attenzione non sul problema, ma sulle potenzialità della persona. Promuovere significa “muovere verso” e contiene il concetto di sviluppo e relazionalità.
La psicologia, nata dalla filosofia, per acquisire uno statuto scientifico si è avvicinata alla medicina, intesa, in Occidente, come cura delle malattie e ne è stata profondamente influenzata. Il modello terapeutico, che sottende che c’è qualcosa di patologico da correggere, è prevalso e ha invaso ogni campo.
Per percorrere la strada della salute, Bertini suggerisce un’apertura di dialogo della psicologia con le scienze umane e in particolare con la filosofia, perché la salute positiva non è solo una questione medica, è soprattutto una questione filosofica. Il pensiero filosofico che attraversa la storia dell’umanità è “una fonte indispensabile di ispirazione per chi voglia individuare le tracce della good life”.³

Anna Colaiacovo


¹ J. Habermas, La Repubblica, 27/12/2010
² Hans-Georg Gadamer, Cortina, 1993, pag. 122
³ M. Bertini, Psicologia della salute, Cortina, 2012, pag. 364
Condividi:

19 settembre 2017

Profondità marine e tenerezza celeste: Augusto Cavadi a Bergamo e dintorni, 20 e 21 settembre 2017


Augusto Cavadi: filosofo in pratica, pubblicista su "La Repubblica" di Palermo, svolge attività professionale e attività di volontariato culturale che si realizza, principalmente, tramite la Scuola di formazione etico-politica ‘G. Falcone’ da lui fondata nel 1992 per offrire - ai cittadini interessati ad impegnarsi contro la mafia e per la partecipazione democratica - occasioni di maturazione intellettuale e morale. Numerosi gli scritti, tra i quali un recentissimo volumetto:

"Il mare, com’è profondo il mare..."
(Diogene Multimedia, Bologna 2017)

che presenterà a

Curno (BG), presso la Biblioteca Comunale
Piazza Papa Giovanni XXIII, 20
Mercoledì 20 settembre 2017, ore 20.30


Ingresso libero e gratuito

Info: biblioteca@comune.curno.bg.it - Tel. 035 603009



Augusto Cavadi, filosofo-consulente di Palermo, è anche teologo laico (socio dell'Associazione teologica italiana) e autore di vari saggi, tra cui: In verità ci disse altro; Oltre i fondamentalismi cristiani; Non lasciate che i bambini vadano a loro; Chiesa cattolica e abusi su minori; Mosaici di saggezze - Filosofia come nuova e antichissima spiritualità. Quest'anno ha pubblicato anche:

"Tenerezza - Hanna Wolff e la rivoluzione
(incompresa) di Gesù"
(Diogene Multimedia, Bologna 2017)

che presenterà a

Bergamo, presso la Comunità di San Fermo in Bergamo
Via Santi Maurizio e Fermo, 11
Giovedì 21 settembre 2017, ore 21


Ingresso libero e gratuito

Condividi:

16 settembre 2017

Filosofare con bambini: il “Cerchio della parola”

Filosofia per la vita - Il cerchio della parola

Davide Ubizzo - Esperienze di pratica filosofica per lo sviluppo delle competenze sociali e di cittadinanza attiva

Durante questa estate 2017 ho collaborato con la Cooperativa Sociale Itaca di Pordenone che gestisce i Centri Estivi comunali di Cavallino Treporti e altri servizi sociali nel territorio veneziano dove vivo. Il progetto “Discovery Camp 2017”, attivato tra luglio e agosto, prevedeva diverse attività rivolte ai bambini tra i cinque e i dieci anni d’età: laboratori, giochi, uscite e gite, attività legate alla creatività e alla pittura e feste con le famiglie. La responsabile del progetto, dott. Serafini, memore dei Laboratori e i Caffè filosofici che regolarmente gestisco da alcuni anni (rivolti a giovani e adulti) nel territorio - nell’ambito delle attività culturali programmate dall’amministrazione locale - mi ha proposto di pianificare e gestire attività con i bambini legate al dialogo, alla condivisione e al pensiero critico.
Condividi:

15 settembre 2017

"La filosofia in azienda e nelle organizzazioni" - Saperi, Strategie e Pratiche Filosofiche - Milano, 7-8 ottobre 2017

Filosofia per la vita - La filosofia in azienda e nelle organizzazioni

Workshop

LA FILOSOFIA IN AZIENDA E
NELLE ORGANIZZAZIONI
Saperi, Strategie e Pratiche Filosofiche

Sabato 7 e Domenica 8 ottobre 2017
c/o SpazioPin, Viale Monte Santo 5, Milano
(fermata metro Repubblica)




PRESENTAZIONE

La filosofia e le organizzazioni rappresentano due mondi apparentemente lontani e indifferenti, se non addirittura ostili. E’ venuto il momento di superare questa reciproca estraneità. Che cosa avvicina la filosofia alle organizzazioni? Certamente la sua millenaria vocazione teorica che la porta a indagare e riflettere criticamente sulle forme dell’agire personale e professionale nei contesti organizzati. Ma non solo. La filosofia mette in campo i suoi saperi, metodi e strumenti per affrontare le problematiche specifiche che affliggono le persone e le organizzazioni in un contesto socio-economico complesso come quello attuale, rimettendo al centro concetti come: senso, responsabilità, riflessività, etica, valori.



OBIETTIVI

Il workshop offre nuovi strumenti e metodologie per pensare alle organizzazioni e per affrontare le problematiche che le abitano. Verranno offerte nuove categorie interpretative per leggere il mondo del business e la pratica manageriale. Si farà esperienza di metodologie e strumenti per prendere decisioni, vivere le relazioni e risolvere i problemi... con la filosofia.



PROGRAMMA

Sabato 7 ottobre
Ore  9,30 - 10,00: La Filosofia nelle "agorà" della Tecnica. Vecchie e nuove strategie del Filoso-fare
Luca Nave
Ore 10,00 - 13,00: Reflective Management: le competenze filosofiche nelle organizzazioni
Stefania Contesini
Pausa pranzo
Ore 14,30 - 16,00: Laboratorio di Dilemma training
Paolo Cicale
Ore 16,15 - 18,00: Valore e mercato delle Pratiche Filosofiche: esperienze e valutazioni
Paolo Cervari

Domenica 8 ottobre
Ore  9,30 - 13,00: Phi.N.L. Tra mappe, territori e visioni del mondo da esplorare con la filosofia
Valerio Biandino, Maddalena Bisollo, Luca Nave
Pausa pranzo
Ore 14,30 - 16,00: Dove vai se non sai chi sei: lavorare sull’identità aziendale con le pratiche filosofiche
Elena Paccagnella
Ore 16,15 - 18,00: La gestione filosofica del rischio
Roberto Mazza



COSTI E CONVENZIONI

90,00 euro* (include partecipazione al week end in aula e l'invio dei materiali e dei progetti presentati).
Speciale convenzione: Spazio Filosofante, Assiotea, Metis, Sucf, Ce.Se.Di. e studenti dei Master in Consulenza Filosofica: 70,00 euro*
Socie e Soci Pragma: Iscrizione gratuita (il workshop vale 16 "Pragma-crediti").

(*) La quota di iscrizione al workshop include l'iscrizione all'Associazione "Pragma. Società Professionisti Pratiche Filosofiche" in qualità di "socio sostenitore".



ISCRIZIONE

Inviare una mail, entro il 3 ottobre a: segreteria.pragma@gmail.com
Condividi:

14 settembre 2017

Cos'è una passeggiata filosofica?


L’esistenza di ciascuno di noi può anche essere letta come una passeggiata, più o meno lunga e più o meno allegra, dalla culla alla tomba. L’essere umano – è stato più volte notato – è un viator, un nomade, un migrante: solo quando dimentica questa sua condizione di base, vuole fermarsi e mettere radici. Con qualche vantaggio e molti svantaggi.
La pratica filosofica che, da molti anni, mi piace denominare “passeggiata filosofica” intenderebbe ricordarci che la vita può e deve conoscere soste, ma come tappe di un cammino di esplorazione, di ricerca, di scoperta, di confronto.
Questa pratica, infatti, ci coinvolge – in estrema semplicità – sin dalla nostra più elementare corporeità: ci si raduna in un luogo; il filosofo suggerisce in pochi minuti un tema di riflessione; il gruppo si avvia in silenzio per una decina di minuti verso la prima tappa dove, chi vuole, esterna agli altri qualche pensiero maturato; si passa quindi a una seconda tappa dove, nuovamente, chi vuole socializza ciò che gli è venuto in mente durante la meditazione ambulante; infine si raggiunge una terza e definitiva tappa dove avviene l’ultimo scambio di intuizioni.
E’ dunque una pratica in cui esercitare vari atteggiamenti tipicamente filosofici: il silenzio (fisico e interiore); l’ascolto rispettoso dei pensieri altrui; l’elaborazione di propri pensieri originali; la sintonia corporea con il passo degli altri, evitando le fughe in avanti come di isolarsi restando troppo indietro.

La prossima passeggiata filosofica è prevista sabato 30 settembre 2017 a Lercara Friddi (Palermo) nell’ambito di “Madore filosofi fest” ("Week-end di filosofia per non…filosofi”).
Appuntamento a Palazzo Sartorio alle ore 16,00.
Il programma completo con tutte le indicazioni tecniche lo trovate su questo blog, cliccando QUI. Per altre informazioni scrivere a g.furnari55@gmail.com o telefonare al 328.5907127.


Augusto Cavadi
Condividi:

11 settembre 2017

La natura e noi umani

Filosofia per la vita - Monte Morrone
Monte Morrone, nel cuore del Parco Nazionale della Majella (Abruzzo),
devastato nell’estate 2017 da numerosi incendi dolosi

Per tanti aspetti è vera l’affermazione che la nostra cultura ha radici nel mondo greco. Non lo è però per quanto riguarda il nostro rapporto con la natura. La mitologia greca, che fa scaturire le entità primordiali, in primo luogo Gea, dal Caos, attribuisce alla natura caratteri sacri e colloca l’uomo all’interno di un ordine cosmico regolato da leggi eterne: ogni elemento della realtà ha una sua funzione e un suo posto preciso nel cosmo. L’equilibrio che ne scaturisce però è  precario, le forze del caos possono risorgere sempre. Per questo l’errore più grande agli occhi dei greci è la hybris (tracotanza, arroganza) che induce gli uomini a non saper restare al proprio posto all’interno del cosmo. La frase più celebre di tutta la cultura greca è ‘Conosci te stesso’. Accanto ad essa, sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, ce n’era un’altra: ‘Nulla di troppo’. Che cosa significa? Che, per quanto riguarda l’essere umano, occorre conoscere la propria natura ovvero i propri limiti e le proprie possibilità, perché il limite non è inscritto nella natura umana, e allora va continuamente cercato, ma sempre nel rispetto di una natura considerata dai greci sacra e inviolabile.

Questa visione del cosmo come armonia (precaria) e dell’uomo che è inscritto nell’ordine del mondo e ne deve rispettare le regole, pena la furia degli dei (ricordiamo il grande mito di Prometeo), cambia con la concezione ebraico-cristiana che pone l’uomo al vertice del creato e la natura al suo servizio.

Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra.¹

Nella storia del cristianesimo soltanto Francesco d’Assisi dimostra, con le parole e con gli atti, di amare in maniera incondizionata la natura e di sentire un profondo senso di fratellanza nei confronti di tutte il creature. Ma la direzione indicata da Francesco per un lungo periodo non ha avuto fortuna, mentre si è affermato l’antropocentrismo, che, sostenendo la superiorità dell’essere umano (unica creatura dotata di anima rispetto agli altri viventi) ha separato di fatto l’uomo dalla natura e ha preparato il terreno a una visione come quella cartesiana che riduce la natura a res extensa (pura materia retta da leggi meccaniche), territorio in cui l’uomo, con lo sviluppo senza limiti della tecnica, sperimenta la sua potenza.

La conoscenza della natura e la tecnica finiranno con il “renderci quasi signori e padroni della natura”.²

Alla base di questa visione che ha dominato gli ultimi secoli ci sono: l’idea della natura come una grande macchina dalle risorse inesauribili; la convinzione che il benessere  sia legato al possesso del maggior numero di ‘cose’; la tendenza a rifiutare ogni limite, anzi l’esortazione ad andare oltre i limiti. La logica sottesa alla cultura del macchinismo è di tipo lineare: ogni problema all’interno di una macchina può essere spiegato e risolto individuando ciò che  in alcune sue parti non funziona, a prescindere dal contesto e dall’ambiente circostante.
Oggi, però, sappiamo che il mondo e l’uomo sono organismi complessi e occorre ragionare in termini di sistema, non più di singole parti. Cultura della complessità significa che un insieme è formato di parti totalmente intrecciate tra di loro e che non sono le parti prese in sé ad essere caratterizzanti ma il processo di relazioni che incessantemente si creano tra di esse e ogni intervento su una parte comporta una serie di eventi che presto diventano imprevedibili.

La cultura della complessità però fatica a imporsi. L’artificialità dei nostri modelli di vita ci ha allontanato dai cicli naturali e dalla consapevolezza che risorse per noi essenziali come l’acqua sono esauribili; solo le catastrofi ambientali ci fanno improvvisamente rendere conto della precarietà della nostra condizione e della nostra dipendenza dalla natura di cui non siamo padroni. Per affrontare questi problemi è necessario soprattutto un cambiamento culturale, una consapevolezza dell’essere tutti parte di una casa, la Terra, che mostra segni visibili di grande sofferenza. Una consapevolezza evidente nell'enciclica di Papa Francesco, Laudato si’, che, richiamandosi alla potente figura di Francesco d'Assisi e partendo dalla convinzione che ‘tutto nel mondo è intimamente connesso’, ci invita al rispetto di ogni creatura che abita la nostra casa comune, “sora nostra madre terra”.

Anna Colaiacovo


¹ Genesi 1, 27-28
² Cartesio, Discorso sul metodo, Editori Riuniti, Roma, 1978, pag. 110
Condividi: