MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►
CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI
(DI PROFESSIONE)
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Cenette Filosofiche
Nel 2003 alcuni partecipanti abituali alle “Vacanze filosofiche” estive¹, e residenti nella stessa città (Palermo), abbiamo esternato il desiderio di incontrarci anche nel corso dell’anno, tra un’estate e l’altra. Da qui l’idea di una cenetta quindicinale presso lo studio legale di uno di noi, Pietro Spalla, che si sarebbe incaricato di far trovare un po’ di prodotti da forno e qualche bevanda. Appuntamento alle ore 20:00 (in martedì alterni) per accogliersi a vicenda e mangiucchiare ciò che si trova sulla tavola: dalle 20:30 alle 22:00, poi, lo svolgimento dell’incontro.

La metodologia che abbiamo adottato è molto semplice: chiunque del gruppo propone un testo che si presti ad essere letto in chiave di filosofia-in-pratica (dunque non solo un classico del pensiero filosofico, ma anche un romanzo o un trattato di psicologia, un saggio di astrofisica o di botanica) e, se la maggioranza lo accetta, diventa nelle settimane successive il testo-base delle conversazioni. In esse non sono graditi gli approfondimenti eruditi (tipici dei seminari universitari) perché si vorrebbe dare spazio alle riflessioni personali, alle risonanze esistenziali e alle incidenze sociopolitiche, suggerite dal testo adottato. Uniche condizioni per la partecipazione: aver letto le pagine del libro che il gruppo si assegna di volta in volta per la riunione successiva (se non si fosse riusciti a farlo in tempo, si è pregati di assistere in silenzio) e intervenire evitando i toni polemici nei confronti dei presenti che abbiano espresso convinzioni, esperienze, ipotesi interpretative differenti dalle proprie².

La pandemia del Covid-19 ha costretto la piccola comunità di ricerca filosofica a sospendere gli incontri in presenza e a sostituirli con sessione in video-conferenza: certamente una riduzione della qualità delle relazioni fra i partecipanti, ma anche l’apertura di possibilità sino a quel momento inesplorate. Così amiche e amici di varie regioni italiane si sono collegati via internet e questa modalità di interazione ha finito col sostituire del tutto le cenette in presenza. Ci si vede direttamente alle 20:30 collegandosi mediante un link che Pietro Spalla trasmette a chiunque faccia richiesta di essere incluso nell’apposita mailing list (spalla.pietro@gmail.com).

La mailing list è diventata, sempre più, un luogo di scambi tra una cenetta e la successiva: scambi di opinioni, di commenti, di suggerimenti bibliografici, di battute umoristiche, di informazioni su eventi culturali... In questa molteplicità di interventi occasionali, non ne mancano alcuni meno estemporanei, di una certa consistenza e di un certo rilievo, che probabilmente meritano di non essere seppelliti nelle ondate di e-mail che si accavallano di giorno in giorno (talora di ora in ora).

Da qui l’idea di aprire in questo blog – www.filosofiaperlavita.it – un’apposita rubrica – “Cenette filosofiche per non... filosofi (di professione)” – che metta a disposizione, per un lasso di tempo più lungo e soprattutto per un pubblico potenzialmente più ampio, i contributi che i sostenitori finanziari della rubrica riterranno opportuno segnalare³.

Augusto Cavadi


¹ Cfr. https://vacanze.filosofiche.it
² Cfr. “Cenette filosofiche” in A. Cavadi, Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 282-284.
³ Attualmente i rimborsi delle spese di gestione di questa rubrica sono sostenuti da Caccamo A., Cavadi A., Chiesa L., Cillari E., D’Angelo G., D’Asaro M., Di Falco R., Enia A., Federici G., Galanti M., Gulì A., Leone R., Oddo G., Palazzotto A., Paterni M., Randazzo N., Reddet C., Salvo C., Spalla P., Spalla V., Santagati G., Ugdulena G., Vergani B., Vindigni E. Chi desiderasse aggiungersi al numero dei sostenitori può contattarmi alla e-mail a.cavadi@libero.it
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30 agosto 2026

Le Vacanze filosofiche nella “gioiosa” Sestola

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Sestola 2026
SESTOLA (Modena) – Che cosa è la gioia? Un’emozione, un sentimento, uno stato d’animo? È qualcosa di effimero o può perdurare nel tempo? In cosa differisce dal piacere e dalla felicità? Si può essere gioiosi anche in momenti di sofferenza e dolore? Si può provare una ‘gioia malvagia’? Come, ad esempio quella dei ‘cecchini del week-end’, cittadini europei, anche italiani, estranei alla guerra allora in corso nell’ex Jugoslavia, che a Sarajevo, tra il 1992 e il 1995, facevano il tiro a bersaglio su uomini, donne e bambini la cui sola ‘colpa’ era uscire fuori di casa e attraversare uno spazio aperto, per procurarsi del pane o prendere un po’ di aria...
C’è una modulazione specifica della gioia nelle diverse culture e nei vari contesti antropologici? Come hanno spiegato e declinato la gioia pensatori del calibro di Spinoza e Nietzsche? Cosa è la gioia, secondo il punto di vista delle neuroscienze, e quali sono i suoi ‘mediatori chimici’? E ancora: come è considerata la gioia dalla mistica cristiana, dal taoismo e dalla filosofia indiana? Infine: è possibile oggi liberarsi da visioni mitiche negative e paralizzanti per ‘aprire qualche varco alla gioia’?

A Sestola, ridente località emiliana in provincia di Modena, a 1.020 metri di altitudine (secondo Comune per altezza di tutta la regione) il tema ha avuto la capacità di attrarre e far ‘gioiosamente’ convivere – cosa non affatto scontata – una quarantina di partecipanti, provenienti da ogni parte d’Italia: da Varese a Palermo, da Trento a Castellammare del Golfo, da Roma a un piccolo borgo toscano al confine con l’Umbria, da Milano alle Marche...

Sugli interrogativi posti dalla gioia, sui suoi presupposti e le sue declinazioni personali, culturali e antropologiche, si sono cimentati i cinque relatori: il dottore Mario Mulè, i professori Gianfranco Bertagni, Francesco Azzarello, Augusto Cavadi e Salvo Fricano, le cui relazioni sono state caratterizzate da un eccellente spessore culturale, dalla massima chiarezza espositiva e da un tangibile coinvolgimento esistenziale... Ciascuno di loro ha davvero incarnato la sostanza del ‘filosofo di strada’, che si propone di essere capito da tutti e manifesta un atteggiamento di ascolto autentico e dialogante verso gli interlocutori.

Il loro stile espositivo è stato così intrigante e coinvolgente da indurre qualche persona esterna, soggiornante nella stessa struttura alberghiera, a partecipare last minute alle conferenze e a offrire anche il proprio contributo di riflessione. Perché, come è stato sottolineato durante precedenti vacanze filosofiche (ad esempio a Roccaraso, nel 2020, e ad Agnone nel 2025) le due relazioni giornaliere, una mattutina e l’altra nel pomeriggio, sono sempre seguite da interventi dei partecipanti, in un clima di ascolto rispettoso, sereno e ‘plurale’, in cui ciascuno, seppure non specialista e non filosofo, esprime con libertà il proprio punto di vista.

A bilancio della XXIX settimana di Vacanze filosofiche per... non filosofi, ad avviso della scrivente, la ricetta vincente di tale ‘vacanza pensante’ è dovuta principalmente a tre ingredienti: la competenza illuminata dei relatori, priva di posture sterilmente erudite, il buon clima relazionale che si istaura tra i partecipanti, la bellezza suggestiva della località ospitante.

Sestola si è rivelata cittadina ospitale, ricca di suggestive bellezze naturali: tra una sessione e l’altra qualcuno si è avventurato persino nei pressi della cima di monte Cimone, con i suoi 2.165 metri la più alta dell’Appennino settentrionale; altri si sono ‘accontentati’ di arrivare in funivia vicino a monte Cervarola (1.623 metri); altri ancora hanno ammirato le cascate del Doccione, in una frazione del comune di Fanano.


Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Sestola - Lago della Ninfa
Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Castello di Sestola
Quasi d’obbligo per tutti la gita al suggestivo laghetto della Ninfa (sopra), a 1.500 metri, circondato da faggete e boschi di conifere, e la visita del castello di Sestola (a lato), presso le cui sale ha sede il Museo della civiltà montanara e contadina, che raccoglie materiali ed attrezzi riguardanti le tradizioni lavorative e di vita locali, e il Museo degli strumenti musicali meccanici. Quest’ultimo, inaugurato nel 1995, espone esemplari soprattutto dell’Ottocento e contiene circa 120 pezzi della collezione Eduard Thoenes (tra cui organetti, pianole, pianoforti a cilindro, carillon).

Nell’ultima serata comunitaria, il professore Fricano ha proposto, con la magistrale direzione di Herbert von Karajan, l’ascolto del quarto movimento (finale) della sinfonia n.9 di Beethoven, che 20 anni prima della sua composizione, già sordo, aveva pensato al suicidio.
Proposito, per nostra fortuna, accantonato: Beethoven ha continuato a vivere e a comporre e ci ha donato il capolavoro assoluto della Nona Sinfonia con il suo Inno alla gioia, eseguito per la prima volta a Vienna il 7 maggio 1824: prima sinfonia con la presenza della voce umana e del coro, che rappresenta l’intera umanità. Il testo, composto da Friedrich Schiller, esorta “Abbracciatevi, moltitudini”.
Si tramanda che, sebbene completamente sordo, Ludwig van Beethoven fosse presente sul palco; alla fine dell’esecuzione, non sentendo gli applausi, il maestro fu fatto girare dal contralto Caroline Unger perché vedesse il pubblico festante che sventolava i fazzoletti.

Nell’agorà finale, si è sottolineato che avere cura di sé e degli altri sono due modalità complementari che stimolano l’ossitocina, mediatore chimico della gioia sociale... Sono state infine ricordate le parole dello starec Zosima ne I Fratelli Karamazov, personaggio che Dostoevskij considerava portatore della sua visione: “Bisogna amare ogni creatura e tutto l’universo. Ogni granello di sabbia, ogni fogliolina, ogni raggio di sole. Forse amando veramente ogni cosa si può capire il mistero della vita”.

La sinergia tra gioia personale e gioia sociale è forse il segreto della gioia: nessuno basta a se stesso, nessuno può gioire davvero da solo...


Maria D'Asaro

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15 agosto 2026

Vacanze filosofiche XXIX edizione: Sestola (MO), 18/24 Agosto 2026

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita: vacanze filosofiche a Sestola (MO) Agosto 2026

Con la desolazione che ci assedia da ogni lato – nel nostro privato e come società – si può ancora provare qualche momento di gioia? E, ammesso che sia possibile, è moralmente lecito o solo gli incoscienti possono permettersi questo lusso?
Su questo proveremo a riflettere, in assetto “orizzontale” e partecipativo, all’Hotel San Marco di Sestola, nell’appennino modenese, dalla sera di Martedì 18 al pranzo di Lunedì 24 Agosto.



Saremo una sessantina di amici di varia estrazione professionale e di vario orientamento culturale-politico, molti dei quali ormai da decenni ci diamo appuntamento, ogni volta in una regione italiana diversa, per la nostra “Vacanza filosofica per non... filosofi” (ovviamente “non... filosofi” di mestiere, non di animo), sulla cui storia si può consultare il sito:


Escludendo la prima sera (di presentazione reciproca) e l’ultima mattina (dedicata a un’assemblea di bilancio esistenziale dell’esperienza), ciascuna delle cinque giornate intermedie prevede due sessioni: una al mattino (9.00 - 10.30) e una alla sera (18.15 - 19.45). In ognuna di esse un relatore propone delle considerazioni e gli altri partecipanti all’incontro, se lo desiderano, espongono il proprio punto di vista.
Tranne modifiche dovute a imprevisti, il calendario prevede che si parta dalle neuroscienze: Mario Mulé (psichiatra e psicoterapeuta) illustrerà alcune teorie contemporanee sulla “gioia”. Gianfranco Bertagni (filosofo) presenterà il punto di vista di alcune sapienze tradizionali (taoismo, filosofia indiana e mistica cristiana). Salvatore Fricano (filosofo) evocherà, sinteticamente, le tesi in proposito di Baruch Spinosa e di Friederich Nietzsche. Francesco Azzarello (scienziato sociale) esemplificherà, dall’ottica dell’antropologia culturale, alcune modalità collettive di espressione della “gioia”. Infine toccherà a me - Augusto Cavadi - fare il punto su alcune indicazioni del pensiero contemporaneo sul nesso fra piacere, gioia e felicità.

L’auspicio è che anche quest’anno, ancora una volta, si vinca insieme la scommessa su un modo di fare filosofia che non si limiti né alla erudizione storiografica né alle dispute polemiche, ma «una specie di magia. Non è una fuga dalle nostre vite, ma piuttosto una nuova finestra – o molte finestre – su di esse. Più che astrazione, è intuizione e visione. I grandi filosofi, dai primissimi Vedanta agli esistenzialisti, hanno offerto abbacinanti e sconcertanti intuizioni e visioni, idee che ci fanno girare la testa e ci fanno perdere per un momento l’orientamento e le preoccupazioni di tutti i giorni. Odio pensare che quel senso di magia e di gioia sia stato perso o abbandonato. I filosofi oggi sono troppo spesso nemici della gioia, troppo pronti a fare obiezioni, troppo ostinati per capire (o anche soltanto ad ascoltare) alternative enunciate imperfettamente, troppo ansiosi di liquidare tanto l’intuizione come l’entusiasmo [...] La filosofia è una lotta ingaggiata con i problemi perenni della vita. Siamo tutti filosofi e dobbiamo democratizzare la filosofia, nonostante le sue lunghe radici elitarie. La filosofia non è una specializzazione, una professione, un club esclusivo con sue regole e parole d’ordine. La filosofia non è altro che pensare a temi quali passione, giustizia, tragedia, morte, identità dell’io e, naturalmente, la filosofia stessa, che non è per nulla il territorio riservato o il privilegio di un piccolo gruppo di professionisti che l’hanno studiata all’università. La filosofia, nel senso più importante e politicamente non corretto del termine, è intrinseca al nostro modo di essere molto umano» (così Robert C. Solomon nel suo La gioia della filosofia. Giocare con le idee, Apogeo, Milano 2008, pp. XIV-XXIII, un libro che non consiglierei ma che possiede passaggi felici come queste righe).


Augusto Cavadi
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15 giugno 2026

Il week-end a Bompietro: filosofia palpabile, tutta da condividere

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Week-end filosofico a Bompietro Giugno 2026
Come avevo anticipato il mese scorso (vedi) si è svolto con gratificazione di tutti/tutte noi partecipanti il week-end di "filosofia-in-pratica" a Bompietro.

Tra le relazioni di Maurizio Pallante (pioniere italiano della "decrescita felice" che ci ha spiegato perché, da un po' di tempo, preferisce la formula meno scandalosa di "conversione economica dell'ecologia") e di Giorgio Gagliano (che ci ha raccontato l'arte della "fuga", da situazioni opprimenti, proposta dall'antropologo Henry Laborit); tra il momento di "pittura libera" propostoci da Annamaria Pensato e di "scrittura condivisa" propostoci da Giovanna Bongiorno; tra una efficace presentazione del profilo bio-bibliografico di Alex Langer da parte di Maria D'Asaro e una commossa proiezione di fotografie e testi poetici a firma di Lorenzo Raspanti, c'è stato spazio anche per uno splendido concerto di violino dello stesso Giorgio Gagliano e per una "passeggiata filosofica" condotta da me (che, per ragioni logistiche, si è svolta nell'assetto di meditazione circolare).

Per chi c'era (e vuole ricordare) e per chi non c'era (e vuole farsene un'idea sia pur sommaria), ripropongo:
• QUI il link al reportage fotografico di Maria D'Asaro (sul suo blog);
• QUI il testo-stimolo della mia meditazione circolare (da Zero Zero News).


Augusto Cavadi
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3 maggio 2026

Festival della Filosofia di strada, 6-7 Giugno 2026 | Bompietro (Palermo)

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita: festival filosofico a Bompietro (PA), Giugno 2026

La Biblioteca "Casa di Lucia"
www.lacasadiluciaaps.org
incontra la "Filosofia-di-Strada"

FESTIVAL della FILOSOFIA di STRADA
Bompietro (Palermo)
Sabato 6 e Domenica 7 Giugno 2026



Prima e più che una disciplina per specialisti, la filosofia è un modo di “essere-nel-mondo”: una postura interrogativa, dialogica, riflessiva. Così intesa la filosofia impregna di sé l’arte, la teologia, la politica... insomma, la vita.

Bompietro, accogliente paese delle Madonie, ospita dunque una nuova edizione degli ormai tradizionali Festival della filosofia-in-pratica (che negli anni precedenti si sono svolti ad Amandola, Favignana, Castellammare del Golfo, Lercara Friddi, Polizzi Generosa, Gibilrossa, Segesta).



PROGRAMMA

• SABATO 6 GIUGNO
Ore 11,00 - 13,00: Accoglienza e sistemazione degli ospiti nei B&B.
Ore 13,00 – 15,00: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Pranzo condiviso con ciò che ognuno/a vorrà mettere in tavola.
Ore 16,00 - 17,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, L’arte della fuga (conversazione con Giorgio Gagliano).
Ore 18,00 – 19,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Per una spiritualità “laica” (conversazione con Maurizio Pallante).
Ore 20,00 – 21,30: Presso A’ Kiazza, piazza principale di Locati, Cena sociale.
Ore 22,00 – 23,00: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Concerto musicale: Giorgio Gagliano (violino), Federica Mantero (voce).

• DOMENICA 7 GIUGNO
Ore 09,00 - 10,00: Presso Parco Comunale, Piazza Gangi 1, Passeggiata filosofica - Conduce Augusto Cavadi.
Ore 10,30 - 11,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Alex Langer tra scelte di pace e conversione ecologica - Conversazione con Maria D'Asaro.
Ore 12,00 - 13,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Laboratorio di pittura creativa - Conduce Annamaria Pensato.
Ore 13,45 - 15.00: Presso Ristorante "Al Tulipano Rosso" (SS290, 32), Pranzo sociale.
Ore 15,30 - 16,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Racconto per immagini - Conduce Lorenzo Raspanti.
Ore 16,30 - 18,00: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Laboratorio di scrittura creativa - Conduce Giovanna Bongiorno.
Ore 18,30 - 19,30: Presso "Antico Torronificio delle Madonie", Blufi, Contrada tre Aree, Risonanze dell’esperienza nel corso di un the, con degustazione di dolci locali e saluti finali.



NOTE TECNICHE

Adesioni ► Per partecipare basta acquistare un pass di euro 5,00 (valido per tutti gli eventi, ma necessario anche se si decide di partecipare ad uno soltanto): i cittadini con residenza attuale a Bompietro possono esonerarsi dall’acquisto del pass e limitarsi a esibire la carta d’identità.

Posizione (Google Maps) ▼


Per pernottare ► "A' Kiazza" (Locati) farà dei prezzi dedicati citando l’evento. Prenotare al Cell. 327 9430281. Nel caso si trovi tutto esaurito, su internet ampia offerta di B&B in alternativa.

Per la cena di Sabato 6 Giugno ► Si prevede un menu standard (onnivoro o vegetariano) comprendente tagliere di cibi locali + una bevanda (costo euro 10,00). Obbligatoria la prenotazione presso A' Kiazza (Locati) al Cell. 327 9430281.

Per il pranzo di Domenica 7 Giugno ► Il menu prevede un primo (adatto anche a vegetariani) e una bevanda al costo di euro 15,00. Prenotazione obbligatoria al Tulipano rosso al Cell. 377 5982679. Possibilità di integrare il pasto-standard con richieste alla carta.

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI ► Nuccio Pepe | Cell./WhatsApp: 330 851492 | Email: nucciopepe@gmail.com

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28 marzo 2026

"Il vuoto e la crisi nella ricerca di senso" - 30 Aprile / 3 Maggio 2026 - San Marino

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Convegno San Marino 30 Aprile 3 Maggio 2026
IL VUOTO E LA CRISI NELLA RICERCA DI SENSO
tra Cosmologia, Fisica Quantistica e Antropologia

Convegno di Primavera
Da Giovedì 30 Aprile a Domenica 3 Maggio 2026
Repubblica di San Marino

A cura di:
Associazione "Liberare l'uomo" di Treviso
www.liberareluomo.it
Tel. 338 1104831 - info@liberareluomo.it - @liberareluomo



Saranno con noi quali relatrici e relatori:

GUIDO TONELLI
fisico al Cern di Ginevra, prof. Univ. Pisa, scienziato

CHIARA ZAGONEL
fisica e matematica, docente, scrittrice

MIRANDA OTTOBRE
psicologa e psicoterapeuta

ORLANDO FRANCESCHELLI
filosofo naturalista e scrittore

AUGUSTO CAVADI
filosofo e saggista, fondatore della Scuola di Formazione etico-politica
“G. Falcone” (Palermo)

GILBERTO SQUIZZATO
giornalista, regista, scrittore

ALESSANDRO BARBAN
teologo, già priore generale dei Camaldolesi

DEBORA RIENZI
teologa, poetessa, scrittrice

ELIZABETH GREEN
teologa eco-femminista, pastora battista

PIERO RACCA / SILVANA MOLINA
associazione “Il Campo” di Alba (CN)



PRESENTAZIONE

Nel corso del 2026 il tema del “VUOTO” sarà al centro della nostra ricerca in quanto gli dedicheremo ben due convegni, questo di primavera e quello d'autunno. Questo primo Convegno metterà a fuoco il Vuoto dal punto di vista scientifico e la Crisi, ovvero il “Vuoto esistenziale”, mentre il secondo - nel prossimo mese di ottobre - tratterà della relazione tra Vuoto e Spirito.
Il tema del Vuoto - che pure per alcuni può apparire insolito - è oggi, per contro, di grande attualità. Infatti, se da una parte il Vuoto è ormai un'evidenza scientifica di grande importanza - sia per le Scienze Cosmologiche che indagano l'Universo (o gli Universi), sia nell'ambito della Fisica Quantistica - dall'altro, forse mai come nel nostro tempo, siamo esposti all’esperienza del Vuoto esistenziale e alla profonda Crisi di senso che ne consegue.
Il Vuoto è stato considerato per secoli - sia dal pensiero scientifico che da quello filosofico occidentale - come assenza totale di materia, ovvero di qualsiasi entità, una sorta di “nulla”, di “non essere”, quindi come qualcosa di fondamentalmente negativo, di segno contrario alla realtà positiva dell’”essere”, dotata, questa, di un proprio stato ontologico.
A partire dal pensiero aristotelico, per cui “la natura aborrisce il vuoto”, quest'ultimo, di fatto, per tanti secoli ha suscitato sentimenti di brivido (“horror vacui” = l'orrore del vuoto), di paura (cadere nel vuoto), di grave crisi esistenziale, o comunque di disagio.
Nelle tradizioni orientali - al contrario - il “Vuoto” è stato diversamente considerato, e ha assunto un significato pregnante e interiore, da perseguire e ricercare nel corso dell’esistenza umana.
In occidente il Vuoto ha acquisito progressivamente un'accezione positiva solo nell'ultimo secolo, a partire dalle intuizioni e scoperte della Fisica Quantistica, con la conseguente e progressiva accelerazione dei nuovi traguardi scientifici raggiunti, insieme al susseguirsi sempre più rapido degli eventi, sia in ambito tecnico che sociale.
Obiettivo della nostra ricerca, pertanto, è l'esplorazione e la conoscenza della “natura del Vuoto” e dei suoi significati positivi ed evolutivi, sia nell'ambito scientifico, sia in quello che fa riferimento al ‘Vuoto esistenziale’, che caratterizza la dimensione antropologica della nostra epoca.
Se Vuoto e Crisi in qualche modo sono termini che si richiamano, ne appare evidente la grande attualità in un quadro mondiale dove rapidamente stanno crollando uno a uno - ma anche tutti contemporaneamente - i riferimenti, i modelli, i paradigmi e le sicurezze posti a fondamento della nostra vita e delle nostre società ritenuti validi sino a pochi decenni fa.
Abbiamo di fronte, infatti, il ritorno diffuso e aggressivo della Guerra, l'evidente e pur trascurata Crisi Climatica del pianeta Terra e le Pandemie, la Crisi delle Chiese cristiane e dei loro valori, insieme a quella delle Religioni strutturate (in particolare quelle monoteiste), la Crisi della Politica, della Democrazia e del Lavoro, la Crisi del Diritto internazionale in cui riconoscere delle regole comuni per l’umanità, la continua crescita delle Disuguaglianze economiche e sociali, l’uso sfacciato di un Linguaggio crudo e violento che costruisce “i nemici” e produce Discriminazioni anche di carattere razziale e sessista, le molteplici forme di Violenza verso le donne con i ricorrenti femminicidi, sintomi ancora di un forte Maschilismo Patriarcale mai risolto; l'emergere nel mondo di molte forme di Populismo, Autocrazia e Totalitarismo, determinati da ambizioni egoiche senza misura e senza freni, dove la sete di Denaro e di Potere, supportata dall’uso e dalla manipolazione di Tecnologie pericolose e disumanizzanti, arriva a giustificare come lecita e positiva ogni forma di violenza pur di raggiungere gli scopi che si è prefissata.
Sulla scena mondiale, quindi, vi è un generale regresso e una grande confusione identitaria dell’Umano, l’evidente progressiva incapacità di rispondere alle più profonde domande di senso sulla Vita, sul senso dell’Esistenza e della Relazione con gli altri, con l’Altro e con il Mondo, facendo riferimento ai tradizionali parametri che hanno tenuto insieme il pensiero e il mondo occidentale per diversi millenni: un paradigma e un’immagine per autocomprendersi ormai inadeguati, un modello - quello dell’Occidente - che sta progressivamente, rapidamente e drammaticamente implodendo!
E a questo sfondo desolante si aggiungono, per ciascuno di noi, le più o meno gravi Crisi legate alla nostra storia personale. Dunque Vuoto e Crisi, Crisi e Vuoto, due termini tra loro quasi circolari che producono un profondo disorientamento e generano - il più delle volte - forme di pessimismo sempre più accentuate! Eppure - senza la pretesa di indicare facili ricette e/o soluzioni - è importante osservare che il Vuoto, qualsiasi Vuoto (scientifico o esistenziale) è pieno! Possiamo intuire che nel cuore della Crisi la novità sta emergendo e - grazie alle scienze, alla filosofia, alla nuova ‘teologia’ e ad altri molteplici contributi - nascono le premesse per lo sviluppo di nuovi paradigmi, di nuovi punti di vista e modalità per svelare una nuova e inedita, seppur complessa, immagine dell’essere Umano, in cui riconoscersi e dare un senso profondo alla Vita, alle cose, alla nostra comune Umanità e alle Relazioni, che costituiscono la ragione intima del nostro esistere.
Occorre guardare e cercare in profondità oltre la Crisi, senza semplificazioni riduttive, evolvendo dal semplice principio di causa/effetto, di azione/reazione e da ogni dualismo conflittuale, trovando una nuova risposta alla domanda “Chi sono io?”. Si rende necessaria una diversa e più autentica autocomprensione di noi stessi e della Realtà che ci ha generati, a partire da chiavi di lettura ‘altre’ sul Cosmo e sulla sua e nostra Esistenza...
L‘esperienza del Vuoto generativo - valida sia in campo scientifico che in quello esistenziale - ci chiede di lasciarci alle spalle le paure, le tradizionali sicurezze, il determinismo e la prevedibilità, le certezze del sapere, il voler avere tutto sotto controllo, per intraprendere - con fiducia e libertà - il viaggio inebriante nel mondo dell’indeterminazione, della ritrovata meraviglia verso la Vita e verso tutte le cose, delle infinite possibilità dell’esistenza e degli eventi, di una radicale e armonica interdipendenza e unità nell’infinita varietà delle forme e dei ruoli.
Gli Incontri proposti - cinque sulla Crisi e il Vuoto esistenziale, cinque sulla natura scientifica e filosofica del Vuoto, due di prospettiva filosofico/teologica - aprono nuovi spazi di ricerca verso questi inediti orizzonti, carichi di feconde opportunità.
A tutti voi auguriamo un buono, intenso e fantastico Convegno!

L'Associazione Liberare l'Uomo



PROGRAMMA

Il Convegno si compone di 12 Incontri: 11 Relazioni e una Tavola Rotonda. I tempi previsti per i singoli interventi sono generalmente di un'ora e mezza. Altri due importanti Incontri, propedeutici ai temi e alle relazioni del Convegno, si terranno via Zoom (con partecipazione libera) nelle date di giovedì 9 e 23 aprile 2026.
A discrezione di ciascuna Relatrice/Relatore tali tempi possono includere anche uno spazio finale per domande e risposte.
Le Relazioni saranno registrate in audio e in video. I file audio verranno resi disponibili agli iscritti quasi in tempo reale, mentre le video-registrazioni, come consuetudine, verranno pubblicate su YouTube in area riservata agli iscritti in un secondo momento.

IL PROGRAMMA COMPLETO, LE MODALITÀ DI ISCRIZIONE E LE NOTE TECNICHE INERENTI AL CONVEGNO SONO CONSULTABILI CLICCANDO
► QUI ◄

Per ulteriori informazioni, anche relativamente al soggiorno, scrivere solo al seguente indirizzo mail: org.liberare@gmail.com oppure chiamare il numero 338-1104831.



STRUTTURA OSPITANTE


CASA DI SPIRITUALITÀ “SAN GIUSEPPE”
Via delle Felci, 3 - 47893 Repubblica di San Marino (RSM)
www.casaspiritualitasangiuseppe.com
info@casaspiritualitasangiuseppe.com

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27 gennaio 2026

Il dibattito pubblico e la crisi della democrazia

• Anna Colaiacovo •


Filosofia per la vita - Anna Colaiacovo - Dibattito pubblico e crisi della democrazia
La scena politica, oggi, offre un quadro sconfortante. Il dibattito pubblico, così centrale in democrazia, è immiserito e confuso. Non conta tanto il rapporto con la verità dei fatti, ma lo schieramento a cui si appartiene, che va difeso a ogni costo. Anche a costo, non avendo argomenti adeguati, di umiliare l’avversario, attaccandolo sul piano personale. È una tecnica molto diffusa, così come è frequente il ricorso alle cosiddette fallacie ad populum ovvero il sostenere che una tesi è valida solo perché un numero consistente di persone la crede vera. Si fa riferimento in questo caso alla emotività collettiva, ai pregiudizi popolari rispetto alle prove concrete o alla logica.

Un’altra tecnica che viene usata spesso nel dibattito pubblico è la manipolazione dei dati statistici, presentati come oggettivi e indiscutibili. Certamente non lo sono, se si selezionano soltanto i dati che supportano una tesi, ignorando quelli contrari; se si utilizzano scale diverse per enfatizzare o minimizzare i risultati; se si considerano sufficienti dati che sono solo parziali o se si utilizza un campione non rappresentativo.
Questa tecnica manipolatoria viene frequentemente utilizzata per sostenere o confutare politiche di immigrazione, di sanità pubblica, ambientali.

Altre ancora sono le tecniche impiegate nelle discussioni pubbliche: la tendenza a rispondere a un’accusa non attraverso argomenti adeguati, ma con un’altra accusa; la tendenza a generalizzare partendo da un caso particolare; l’attribuzione di una causa specifica a un evento senza alcuna prova; l’utilizzo di parole o frasi con più significati per confondere chi ascolta; la tendenza a rimanere nel vago per evitare di affrontare il problema specifico.

In questo modo si diffondono notizie false o inesatte e diventa poi arduo ristabilire la verità. Occorre tempo, ma nel frattempo si crea una sorta di “zona grigia” che alimenta una sfiducia generalizzata che porta tanti a pensare che sia impossibile distinguere il vero dal falso, il torto dalla ragione. Non è vero che è impossibile, ma è sicuramente difficile dal momento che siamo inondati da un flusso di informazioni così grande che diventa complicato gestirlo. Molti rinunciano a formarsi opinioni, altri si affidano al leader carismatico a cui delegano tutto. La personalizzazione della politica, tipica del nostro tempo, è l’effetto del tramonto delle grandi ideologie (come liberalismo, socialismo, comunismo) che fornivano un quadro di riferimento per comprendere la realtà e orientare le scelte in campo politico. Il loro declino ha prodotto una forte disillusione nei confronti dei partiti e delle istituzioni, una maggiore frammentazione e un diffuso individualismo, terreno fertile per l’emergere di movimenti populisti e leader carismatici che promettono di risolvere facilmente e in poco tempo problemi complessi. Di solito invece aumentano le disuguaglianze e diminuiscono i diritti e ciò genera ulteriore sfiducia. Il risultato è la crescita del disinteresse del cittadino nei confronti dell’azione politica e la scarsa partecipazione al voto. Un fenomeno che riguarda tanti paesi, non solo l’Italia. Ma può esistere ancora una democrazia senza una partecipazione attiva e consapevole dei cittadini alla vita politica?

Un dato preoccupante è emerso dall’ultimo report della fondazione Tui dal titolo Young Europe (maggio 2025) che ha indagato il modo in cui i giovani europei tra i 16 e i 26 anni percepiscono la democrazia. Meno di sei ragazzi su dieci pensano che sia la migliore forma di governo. Uno su cinque ritiene accettabile un governo autoritario. Il 45% del campione dei ragazzi italiani percepisce un crescente atteggiamento antidemocratico nel suo paese. Considerando che stiamo parlando delle nuove generazioni, che evidentemente non trovano nella classe politica risposte adeguate alle loro esigenze, non solo non dobbiamo più dare per scontata la democrazia, ma dobbiamo attivarci in fretta per tutelarla, formando i giovani al pensiero critico e coinvolgendoli nei processi elettorali e nel dibattito pubblico.


Anna Colaiacovo

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3 settembre 2025

Filosofia e umorismo, un resoconto da Agnone

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Agnone 2025
AGNONE (Isernia) – Nell’Alto Molise, in provincia di Isernia, con i suoi 800 metri di altitudine e un clima frizzante anche d’estate, Agnone è meta assai gradevole per una vacanza agostana. Celebre per la sua antica tradizione nella produzione delle campane (qui l’articolo), la cittadina molisana, silenziosa e accogliente, oltre alle bellezze artistiche come il centro storico medievale costellato da tante chiese, offre una buona cucina, caratterizzata soprattutto dall’ottima produzione casearia (appena in periferia, è possibile visitare con degustazione in diretta una delle aziende produttrici di formaggi).

Dal 19 al 25 agosto Agnone ha ospitato la XXVIII edizione delle Vacanze filosofiche 2025 (qui per conoscerne genesi e una precedente edizione) che ha avuto per tema il rapporto tra Umorismo e Filosofia. Le due relazioni giornaliere, una mattutina e l’altra nel tardo pomeriggio, introdotte da vari relatori e relatrici, sono sempre state seguite da un confronto vivace, partecipato e plurale; il resto della giornata è stato utilizzato per passeggiate e visite culturali.

Tra i luoghi visitati in paese, si ricordano il museo storico del rame, il quartiere veneziano e il suggestivo belvedere da cui si gode la vista di un pezzo di Molise; tappa importante a una trentina di chilometri di distanza è stata l’area archeologica di Pietrabbondante (foto in apertura e a seguire), che conserva i resti di un teatro sannitico, una delle vestigia meglio conservatesi dell’antico popolo italico.


Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Agnone - Teatro Sannitico
Ad Agnone, non è mancata infine la visita alle Biblioteche Riunite Comunale e B. Labanca, dotate complessivamente di oltre 60.000 titoli e di un corpus di volumi antichi, circa 1.400, stampati fra il 1512 ed il 1830. Tra i libri più importanti, un’edizione del 1567 dell’Opera Omnia di Platone tradotta da Marsilio Ficino. All’interno del Museo Civico è esposto anche un calco della Tavola Osca, nota anche come Tabula Agnonensis o Tavola degli Dei, appartenente al popolo italico dei Sanniti. L’originale si conserva al British Museum di Londra.


Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Agnone - Biblioteca San Francesco
Filosofia per la vita - Maria D'Asaro - Agnone - Palazzo San Francesco
Tale prezioso patrimonio librario si trova al primo piano di Palazzo san Francesco (foto sopra), ex convento francescano la cui parte più antica risale al 1343, ora sede del Consiglio comunale e della prestigiosa biblioteca. Proprio a Palazzo san Francesco, per gentile concessione del Comune, hanno avuto luogo alcune sessioni delle vacanze filosofiche.

Che sono iniziate col tratteggiare quanto acquisito dalle neuroscienze e dagli studi di psicoanalisi e psicologia sui meccanismi dell’umorismo e della risata, evidenziando i percorsi neuronali e le tendenze ‘profonde’ alla base della nostra specie, ribattezzata scherzosamente Homo ridens...

É stata quindi dedicata una sessione a Socrate, maestro di ironia sia come postura soggettiva, ma soprattutto, col metodo maieutico, come posizione filosofica per eccellenza: Socrate affermava di fare qualcosa di simile al mestiere di sua madre, ostetrica: la madre aiutava le donne a partorire un corpo, mentre lui aiutava l’interlocutore a... partorire pensieri.

Successivamente il tema del riso, del comico e dell’ironia sono stati analizzati secondo il punto di vista di Henri Bergson, autore, nel 1900, del Saggio sul Riso, dove il filosofo francese indaga i principali meccanismi di produzione del comico con il ritrovamento di tratti meccanici e ripetitivi laddove ci si aspettava grazia, sveltezza e unicità vivente e vitale. Secondo Bergson tutti i comportamenti umani hanno in qualche modo a che fare col riso, espressione poliedrica dalle mille sfaccettature esistenziali e sociali.

Il tema dell’ironia è stato poi rivisitato attraverso le lenti di Vladimir Jankélévitch, filosofo e musicologo di origine russa, ma naturalizzato francese, allievo di Bergson: secondo Jankélévitch ironizzare equivale sempre a filosofare, a patto di riconoscere che l’ironia non è quella ‘cattivella’ a cui spesso facciamo riferimento: “lo scopo dell’ironia non era di lasciarci macerare nell’aceto dei sarcasmi né, dopo aver massacrato tutti i fantocci, di drizzarne uno al loro posto, ma di ripristinare ciò senza di cui l’ironia non sarebbe nemmeno ironica: uno spirito innocente e un cuore ispirato”.

Sul tema dell’ironia, non sono mancati i riferimenti alla nostra ricca tradizione letteraria: prima un viaggio nel ‘pensiero poetante’ di Giacomo Leopardi e una full immersion nella sua produzione, dalle Operette morali a La ginestra; poi un’ampia disamina della satira nella letteratura latina, con riferimenti a Lucilio, Orazio e Giovenale; ancora un ricco excursus sul saggio che Luigi Pirandello dedicò all’umorismo; e, infine, alcune domande sul radicato senso dell’umorismo nella cultura ebraica.

Le digressioni su risata e filosofia si sono concluse con la testimonianza di una docente che ha persuaso tutte e tutti sull’importanza di una pedagogia gioiosa, citando, oltre che le sue rodate esperienze in classe, la teoria della ‘pedagogia della risonanza’ (del tedesco Hartmut Rosa) e la warm cognition, appoggiata in Italia dalla professoressa Daniela Lucangeli, che afferma: “L’intelligenza funziona meglio se si è felici” e “La risata aiuta ad aprirsi agli altri”. Infatti, come è stato opportunamente ricordato, la gioia e il sorriso attivano modalità amichevoli e collaborative, che sono cognitive ed emotive insieme.

Il mondo odierno in frantumi non ha forse davvero urgente bisogno di una pedagogia del sorriso?


Maria D'Asaro

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22 luglio 2025

"Non filosofi di professione", ritrovo ad Agnone (Molise) dal 19 Agosto 2025

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Agnone - Agosto 2025
Come ha egregiamente sottolineato nei suoi libri Pierre Hadot, la filosofia è nata non come disciplina teorica, ma come modo di vivere. Solo dal tardo Medioevo in poi si è andata configurando la nuova identità del filosofo: non più un certo tipo di uomo, ma un certo tipo di professore.
Ovviamente il prevalere della figura del professore (per lo più storico della filosofia e attento commentatore di testi ‘classici’) non ha comportato la scomparsa totale del filosofo che (per dirla con Emmanuel Mounier) non sa più se pensa la sua vita o vive il suo pensiero: detto più semplicemente, per il quale la filosofia è “saper vivere”. Giganti del pensiero moderno e contemporaneo – da Spinoza a Kant, da Feurbach a Marx, da Kierkegaard a Wittgenstein – lo hanno testimoniato ciascuno a suo modo, ma tutti con toccante intensità.

Da 28 anni, grazie al supporto organizzativo del Gruppo Editoriale Di Girolamo - Il pozzo di Giacobbe, con varie persone amiche, in giro per l’Italia, abbiamo provato a risuscitare questa interpretazione ‘esistenziale’ (in senso ampio) della filosofia, nella forma che riteniamo più congeniale: non eremitica (del monaco solitario), ma cenobitica (comunitaria). Con un pizzico di esagerazione: abbiamo provato a vivere per una settimana come vorremmo che fosse la società per il resto dell’anno. Dunque in un clima di serenità, cooperazione nella ricerca, curiosità per i punti di vista differenti dal proprio (anche quando, anzi soprattutto quando, sono molto differenti), attenzione per le necessità altrui, sobrietà nell’uso dei beni materiali, rispetto per tutti gli esseri viventi (soprattutto senzienti)...

Dal momento che, in misura minore o maggiore, negli anni precedenti abbiamo raggiunto questo obiettivo abbastanza ambizioso, contiamo di raggiungerlo anche quest’anno in cui la tematica generale è particolarmente incoraggiante: in una delle fasi più drammatiche del pianeta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il tema del riso e del sorriso (in tutte le valenze dall’umorismo all’ironia). Il titolo prescelto per questa edizione (dal 19 al 25 agosto 2025 nell’Alto Molise: per i dettagli logistici visitare il sito www.vacanze.filosofiche.it) è tratto Michel Foucault: “Un riso filosofico, cioè, in parte, silenzioso”. Un’espressione che, al di là di ciò che l’autore ha voluto effettivamente dire nel contesto del suo Le parole e le cose, ci ha attratto per la sua enigmaticità che la apre a varie interpretazioni. A me, ad esempio, suggerisce l’idea che il filosofo non è un musone scontroso, ma neppure un ridanciano superficiale. Pur cercando di cogliere gli aspetti lievi, persino divertenti, della vita, difficilmente riesce ad azzerare quel sottofondo malinconico dovuto alla consapevolezza della dimensione tragica delle biografie individuali e della storia complessiva.

Con puntualità giapponese, i seminari si svolgeranno in varie sedi del Comune di Agnone (dopo un primo incontro informale successivo alla cena del 19 agosto) dalle 9 alle 10,30 del mattino e dalle 18,15 alle 19,45 della sera secondo un calendario che – a grandi linee – prevede i seguenti argomenti: lo sguardo delle neuroscienze e della psicoterapia sull’homo ridens; l’ironia socratica e la satira di Orazio; l’ironia di Leopardi e l’umorismo in Pirandello; la filosofia dell’ironia in Bergson e Jankelevitch; la pedagogia del sorriso; l’umorismo ebraico dalla Bibbia a Woody Allen. La mattina dell’ultimo giorno (il 26 agosto) sarà dedicata, secondo tradizione, a una agorà conclusiva per un bilancio collettivo della settimana.

I seminari di filosofia per laureati in filosofia, o comunque esperti del settore, non mancano certo tutto l’anno in tutto il Paese. Per questo le nostre settimane filosofiche sono destinate, in primis, a persone che nella vita professionale si occupano di altro, ma che almeno ogni tanto vogliono regalarsi una pausa di raccoglimento, riflessione, confronto amichevole su alcune questioni centrali dell’esperienza umana. E in assetto non ‘scolastico’, tipico della lezione, bensì circolare, o cenacolare, della conversazione in cui ognuno ha qualcosa da sottoporre al vaglio dei partecipanti e tutti hanno, comunque, qualcosa di nuovo da apprendere (fosse anche solo il modo – unico e irripetibile – in cui una determinata idea si è incarnata nella storia dell’altro).

Augusto Cavadi


La versione originale, corredata da foto, è consultabile cliccando QUI.
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9 maggio 2025

"XXVIII Settimana Filosofica per... non filosofi" - Agnone (Isernia), 19-25 Agosto 2025

• Augusto Cavadi •

Agnone

• INVITO •

Anche questa estate, come ogni anno dal 1998,
il gruppo editoriale "Il pozzo di Giacobbe" - "Di Girolamo" di Trapani

organizza la

XXVIII SETTIMANA FILOSOFICA PER... NON FILOSOFI
(di professione)

Per chi: Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

Dove e quando: Sede prescelta per l'edizione 2025 è Agnone (nell’Alto Molise), dalla cena del 19 agosto al pranzo del 25.


Su che tema:

"Un riso filosofico, dunque almeno in parte silenzioso"

Il titolo, tratto da M. Foucault, allude alla tematica intorno a cui saranno imperniati i 12 incontri: l’umorismo e l’ironia come strategie di auto-difesa rispetto alle crudeltà della vita e della storia.

I seminari sanno introdotti, a turno, da Massimo Paterni (area neuroscientifica), Augusto Cavadi e Salvatore Fricano (area filosofica e teologica), Maria Concetta Di Spigno e Tina Di Genova (area letteraria), Adriana Saieva (area pedagogica).



Per tutte le informazioni sia metodologiche che organizzative tecniche visitare il sito: https://vacanze.filosofiche.it
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18 ottobre 2024

Passeggiata filosofica, pregi e limiti di una pratica filosofica

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Cavadi - Passeggiata filosofica
Non ricordo con esattezza quando ebbi per la prima volta l’idea di una “passeggiata filosofica”, ma da molti anni mi è capitato di sperimentarla, ovviamente con esiti più o meno convincenti a seconda della qualità del coinvolgimento – silenzioso o esplicito – dei presenti. Di che si tratta? E in che senso può considerarsi una pratica “filosofica”?

La struttura
Si tratta di un’attività in sé elementare che rivela una delle capacità più naturali dell’umanità: poter camminare. Per quanto spostarsi nello spazio sia uno degli atti più spontanei che l’uomo compia, è pregno di significato simbolico. Rivela la nostra condizione ontologica di nomadi. Come ricorda Todorov, noi mortali non abbiamo radici come gli alberi che nascono e muoiono nello stesso terreno, ma gambe per muoverci: per attraversare i confini fisici e artificiali e per ‘meticciarci’.
Questa pratica consiste, dunque, in una passeggiata di circa 50-60 minuti scandita da tre brevi soste (due intermedie e una conclusiva). All’inizio il filosofo-conduttore suggerisce una breve riflessione su una tematica preferibilmente legata al contesto geo-storico in cui ci si trova (un lago, una montagna, una costa sul mare, una città affollata…). Quindi, man mano che si procede, ciascun partecipante vi riflette: ognuno per sé, ma accanto agli altri. Durante le tre brevi soste, chi vorrà potrà regalare agli altri qualche frutto della propria riflessione.
La struttura della passeggiata è dunque di una semplicità disarmante; tuttavia, se la si vive intensamente, manifesta almeno tre valenze. Essa è un’esperienza di ascolto silenzioso, di meditazione personale e di scambio di idee: di queste tre attività insieme. Ed è proprio grazie all’intreccio (qualcuno direbbe dall’embricazione reciproca) che ciascuna riceve un plus di valore dalle altre. Affinché riesca, almeno discretamente, è necessario che i partecipanti rispettino una sola regola: la sistole e la diastole. Intendo, in senso metaforico, in-spirazione (trattenere la lingua nei minuti di silenzio) e e-spirazione (condividere la parola nei momenti di interscambio).

Valenze filosofiche
In che senso una passeggiata può qualificarsi ‘filosofica’? Ovviamente la risposta dipende dalla nostra idea di filosofia. Se con questa parola indichiamo un processo complesso, e complessivo, che – coinvolgendoci esistenzialmente – include apertura alla novità, rielaborazione mentale, dialogo intersoggettivo... la passeggiata può costituire, per la sua stessa struttura trivalente – un’ottima occasione per filosofare. Vediamolo un po’ più analiticamente.

a) La dimensione dell’ascolto
Innanzitutto è un esercizio di ascolto. Il pensiero autentico non è mai autogenerativo, neppure quando si presenta come tale: è sempre ‘risposta’ a un evento, a una voce, a un testo, a un volto, a una minaccia, a un invito, a un panorama... E’, etimologicamente, ‘respons-abile’. Le poche parole che il filosofo-conduttore pronunzia all’inizio della passeggiata dovrebbero costituire questo stimolo originario, questo appello, questa pro-vocazione: nulla di didattico né tanto meno di esotico. Piuttosto un sommesso accenno, un delicato fare cenno-a qualche aspetto del mondo o della vita che i presenti (normalmente non-filosofi di professione) hanno sotto gli occhi, o nel bagaglio della propria storia personale, ma su cui non si sono riflessivamente soffermati abbastanza. Accennare – forse anche con l’aiuto di qualche poeta – a un dato esperienziale affinché, chi voglia, lo possa ri-guardare (guardare di nuovo) con uno sguardo diverso dal solito.¹
L’ascolto dell’input iniziale avviene nel silenzio e, in silenzio, il gruppo inizia il cammino. Nelle nostre esistenze, in genere, ascoltiamo e pronunziamo molte parole: abbiamo anche il tempo di meditarle, di ruminarle, di metabolizzarle? Perfino in occasioni intellettualmente elevate rischiamo di essere sommersi da eccesso di stimoli. In uno dei suoi libri Romano Guardini ricorda che, al secondo giorno di un convegno filosofico-teologico cui egli stesso partecipava (in un paese europeo), due ospiti giapponesi fecero le valigie e si congedarono, educatamente, in anticipo: “Dieci ore al giorno di conferenze e di dibattiti, senza pause di silenzio meditativo, sono troppe per noi. Non le reggiamo”. Siamo così poco abituati a tacere che, nel corso della passeggiata, avvertiremo forte la tentazione di sussurrare all’orecchio del vicino un’impressione, un commento: forse proprio all’orecchio di una stessa persona a cui non abbiamo rivolto la parola durante tutte le ore precedenti e a cui non ci capiterà di rivolgerla nelle ore successive. Eppure la saggezza è anche capacità di tacere.

b) La dimensione creativa ‘originale’
Ascoltare, tacere. Fare vuoto, farsi spazio accogliente insomma: ma in funzione di una produzione di idee. Se nel corso di una pratica non zampillano intuizioni, non si operano associazioni di idee, non si traggono deduzioni logiche... è improprio usare l’aggettivo qualificativo ‘filosofica’. Si potrebbe dire che una pratica è filosofica nella misura in cui promuove pensieri originali. Ma a patto di precisare subito in che senso. Infatti può capitare che filosofando si producano concetti ‘originali’ nel senso di inediti, inauditi: l’asserto fichtiano dell’auto-posizione dell’Io mi sembrerebbe uno di questi. Negli anni della mia formazione universitaria il docente più brillante e più noto in Facoltà, Armando Plebe, sosteneva – a voce e anche in qualche pubblicazione – che una teoria è tanto più filosofica quanto più nuova, spiazzante, imprevista. Un’immagine a lui cara per rappresentare il ruolo sociale del filosofo era il clown capace di stupire il pubblico con espressioni – verbali e gestuali – ogni volta inaspettate. E’ davvero così? Personalmente ritenevo, e ritengo, di no. Ricordo con simpatia un pranzo, durante un convegno, con Gustavo Bontadini, noto in quegli stessi anni per la sua ripresa di Parmenide e per essere stato docente di Emanuele Severino: tra un bicchiere di vino e l’altro rimarcava – con l’arguzia che lo contraddistingueva – la differenza in filosofia fra una “scoperta” e una “trovata”. Ci sono tesi ‘filosofiche’ che mettono in crisi il pubblico perché – destrutturando il ‘noto’ – evidenziano il ‘vero’; altre, molto meno ‘filosofiche’, stupiscono senza illuminare la realtà: sono più delle ‘trovate’ che delle ‘scoperte’. Qualora, invece, un ragazzo di sedici anni ‘veda’, per la prima volta in vita sua, la differenza kantiana fra imperativi ipotetici e imperativo categorico sta accadendo un evento originale in senso autenticamente filosofico: paragonabile all’originalità caratterizzante la pagina in cui Kant ha espresso quella differenza (che, mi pare, nessun altro aveva intuito nella storia occidentale prima di lui). Nelle pratiche filosofiche – consulenza inclusa – dobbiamo auspicare l’elaborazione di idee originali in un’accezione assai vicina a quanto scriveva Pierre Hadot. Dopo aver citato alcune delle Réflexions et maximes di Luc de Clapiers de Vauvenargues (“Ogni pensiero è nuovo quando l’autore lo esprime in una maniera che è sua propria”; “Ci sono molte cose che sappiamo male e che è molto bene ridire”; “Un libro nuovo e davvero originale sarebbe quello che facesse amare vecchie verità”), così continua: “Mi auguro, in questo senso, di essere stato «davvero nuovo e davvero originale», cercando di fare amare vecchie verità. Vecchie verità... poiché ci sono verità di cui le generazioni umane non giungeranno mai a esaurire il senso; non che siano difficili da capirsi, al contrario sono estremamente semplici, spesso hanno persino l’apparenza della banalità; ma, precisamente per comprenderne il senso occorre viverle, occorre rifarne incessantemente l’esperienza: ogni epoca deve riprendere questo compito, imparare a leggere e a rileggere queste «vecchie verità»”.²

c) La dimensione della condivisione sommessa
Il silenzio, la rielaborazione personale: una terza valenza è il dono delle proprie riflessioni. Non è obbligatorio intervenire e, chi lo decida, deve provare ad astenersi da ogni intenzione proselitistica e – cosa ancor più ardua – da ogni moto esibizionistico. L’atteggiamento di fondo dovrebbe essere lo spirito di semplicità: io supero la ritrosia, dovuta a timidezza o a paura di essere giudicato inadeguato, e ti regalo ciò che mi si è configurato nella mente. Se ti va, lo raccogli; se non ti va, lo lasci cadere senza obiezioni né polemiche. Non è tecnicamente un dialogo filosofico perché non è previsto il ping pong, la tesi e l’antitesi, l’affermazione e la negazione; tuttavia è uno scambio in cui – senza la stringente morsa della dialettica – ciascuno può, nell’ascolto silenzioso di vari punti di vista, mettere le proprie convinzioni alla prova di voci ‘altre’.

Alla fine della passeggiata è possibile prevedere uno spazio per comunicare al gruppo l’interpretazione dell’esperienza che si è vissuta. Come quando Nino confidò di aver provato la sensazione di partecipare a “una processione laica: un momento di spiritualità intensa che non ho mai sperimentato neppure quando, da ragazzino, frequentavo ancora le chiese...”.

La verifica
Ma quando una passeggiata – come ogni altra pratica filosofica – può dirsi “riuscita”? Quali obiettivi deve raggiungere? Con quale metro va misurata la sua efficacia? Va precisato subito: non ha obiettivi ‘utili’ prefissati. Ha senso solo in un orizzonte di gratuità, di assenza di risultati ‘tangibili’.
E’ gratuita già in quanto passeggiata: “Gli uomini che hanno potere dovrebbero scendere dalle auto blindate e iniziare a passeggiare. Una passeggiata vuol dire essere restituiti alla strada e alla nudità casuale delle persone, guardare gli alberi, i palazzi o il mare, inseguire pensieri spesso splendidamente banali. Passeggiare vuol dire avere un cane per amico, oppure un amico libero come un cane, con cui parlare di tutto, uno che ti ascolta e ha voglia di perdere tempo con te. […] Passeggiare è giocare dolcemente con la giornata, decidere che ne puoi perdere un pezzo perché lo vuoi guadagnare. […] Passeggiare vuol dire infiltrare un po’ di vacanza in ogni giornata, lasciare aperta una fessura nel quotidiano, sapendo che la sorpresa può entrare anche dalle porte strette. […] Passeggiare è un’arte povera, un far niente pieno di cose”.³

Filosofia per la vita - Franco Cassano

Se già il passeggiare non implica uno scopo preciso, neppure gli scambi tra i passeggiatori ne devono veicolare. Non è facile intervenire in un cerchio senza intenzioni tattiche o strategiche premeditate. Di solito parliamo per convincere della validità di una nostra idea politica o religiosa, della bontà di un prodotto o di un servizio che vogliamo vendere; parliamo per difenderci o per attaccare, per esaltare il nostro ego o per umiliare l’ego altrui; talora per convertire o per istruire o per curare, in qualche modo per prestare ‘aiuto’ (ciò che in buona fede riteniamo tale) a chi sappiamo, o supponiamo, ne abbia bisogno. Molti, se non proprio tutti, questi ‘usi’ della parola sono legittimi, anzi indispensabili. Ma non esauriscono la gamma delle possibilità antropologiche. Oltre che denotativo e connotativo, oltre che performativo, il linguaggio di cui siamo capaci è evocativo. Siamo dotati anche di parola che emana spontaneamente ex abundantia cordis, dalla sovrabbondanza dell’animo: la parola in-utile, non-funzionale. La parola in qualche misura poetica che trascende il piano delle contrattazioni, dei progetti operativi: rivolta a tutti (in generale) e a nessuno (in particolare), tranne forse che a sé stessi. Abbiamo perduto il gusto di questa comunicazione ‘bella’ perché, direbbe Kant, “senza scopo”: una comunicazione di cui godere (fruire) senza preoccuparsi degli effetti utili. Ma è solo quando ciò accade che sperimentiamo la saggezza innata del grillo, della cicala, dell’usignolo... e del gelsomino che emana profumo per null’altro motivo che il piacere di emanarlo.
L’assenza di finalità utilitaristiche nella comunicazione filosofico-meditativa non esclude che, di fatto e per così dire preterintenzionalmente, essa possa risultare a posteriori un arricchimento della nostra soggettività. Come si esprime, sulle orme di Karl Gustav Jung, Eugen Drewermann, ci sono “melodie, ci sono parole, ci sono immagini, ci sono canti che, come assopiti, sono soltanto in noi, nella nostra anima, ed esprimerli e cantarli costituisce il compito centrale della nostra vita. Solamente per questo scopo siamo stati creati; e nessun altro compito è più importante che scoprire quale ricchezza c’è in noi. Solo allora il nostro cuore diventa tutto, solo allora la nostra anima si dilata, solo allora il nostro pensiero si fa forte”.⁴
Nulla di strano, dunque, che si esca da una passeggiata filosofica comunitaria più allegri o più istruiti o più determinati a realizzare i propri desideri o più sollevati dalle pene di quella fase della vita o... Ma questi e altri risultati saranno effetti collaterali (desiderabili) di un’esperienza in sé non strumentalizzabile: filosofare in libertà.


Augusto Cavadi


¹ Alcune di queste riflessioni-spunto le ho raccolte in un libretto, nato da una breve vacanza filosofica in barca a vela organizzata da Agnese Previtali: Il mare, com’è profondo il mare..., Diogene Multimedia, Bologna 2017. Per ragioni intuibili, alcuni di questi testi mi sono riusciti particolarmente adatti nell’introdurre le passeggiate filosofiche nel corso delle varie edizioni del “Festival della filosofia d’a-mare” da me organizzate sia nell’isola di Favignana (2014, 2015) che nel comune di Castellammare del Golfo (2016, 2017, 2018, 2019).
² P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 1988, p. 68. Cfr. l’incastonamento delle righe di Hadot che ho presentato nel capitolo Libertà dall’ossessione dell’originalità nel mio La filosofia come terapia dell’anima. Linee essenziali per una spiritualità filosofica, Diogene Multimedia, Bologna 2019, pp. 131-135.
³ F. Cassano, Modernizzare stanca. Perdere tempo, guadagnare, Laterza, Bari–Roma 2001, pp. 149-150.
⁴ E. Drewermann, Parole per una terra da scoprire, a cura di K. Walter, Queriniana, Brescia 1993, ed. or. 1990, p. 80.
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11 maggio 2024

Festival Filosofico per non filosofi di professione, 12-14 Luglio 2024, Gibilrossa (PA)

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita: festival filosofico a Gibilrossa (PA), Luglio 2024

Scuola di formazione etico-politica "Giovanni Falcone"
Associazione di volontariato no-profit - Palermo


organizza il

FESTIVAL FILOSOFICO
PER NON FILOSOFI DI PROFESSIONE
III Edizione

• Gibilrossa (Palermo) •
Da Venerdi 12 a Domenica 14 Luglio 2024



PROGRAMMA

Venerdì 12 Luglio
Ore 17,00: Accoglienza e sistemazione.
Ore 18,00 – 19,00: Passeggiata filosofica con Augusto Cavadi. Si parte dall'Obelisco Garibaldino.
Ore 20,00: Cena sociale (su prenotazione).
Ore 21,30: Laboratorio di pittura relazionale a cura di Federica Romeo.

Sabato 13 Luglio
Ore 10,00 – 12,00: "La 'restanza' come opportunità esistenziale", conversazione con Giorgio Gagliano.
Ore 13,00: Pranzo sociale vegetariano (su prenotazione).
Ore 16,30 - 18,30: Laboratorio di danze popolari. Conduce Roberta Megna.
Ore 20,00: Cena sociale (su prenotazione).
Ore 21,30: Concerto di musica folk by Fòlkestra.

Domenica 14 Luglio
Ore 10,00 – 12,00: "Il dotto strabismo: un occhio qui, un altro nel tutto", conversazione di gruppo introdotta e moderata da Augusto Cavadi con la partecipazione di Angelo Nuzzo.
Ore 13,00: Pranzo sociale (su prenotazione).



NOTE TECNICHE

Tranne diversa indicazione, tutte le attività si svolgeranno presso casa Mantero, Gibilrossa (PA), via dei Picciotti n.8.


Quota d'iscrizione: 15 euro per ogni giorno (30 euro il pacchetto completo di 3 gg.). Soci EPYC: euro 5 al giorno (10 euro il pacchetto completo di 3 gg.) .

Pasti: Pranzo 15 euro, Cena 15 euro.

PERMANENZA
• Soggiorno da Gloria "Gibilrossa BeeHill"
Cell.: 320 9042508 - Email: beeclaireguesthouse@gmail.com
• Hotel Miravalle** (a meno di 10 minuti in auto dal luogo delle riunioni).
Tel.: 091 8722788

PER INFO E PRENOTAZIONI:
• Federica - 331 2815442 - federica.mantero@gmail.com
• Augusto - 338 4907853
• Giorgio - 327 6952855
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9 aprile 2024

"XXVII Settimana Filosofica per... non filosofi" - Vallombrosa (FI), 19-25 Agosto 2024

• Augusto Cavadi •

Vallombrosa

• INVITO •

Il gruppo editoriale "Il pozzo di Giacobbe" - "Di Girolamo" di Trapani

organizza la

XXVII SETTIMANA FILOSOFICA PER... NON FILOSOFI

Per chi: Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

Dove e quando: Vallombrosa (Firenze), a 1.000 metri s.l.m., da Lunedì 19 a Domenica 25 Agosto 2024.


Su che tema:

"Pensare la guerra, progettare la pace"



Le "vacanze filosofiche per... non filosofi", avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008); oppure: A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010); oppure: A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).
È attivo anche il sito https://vacanze.filosofiche.it generosamente gestito da Salvatore Fricano (Bagheria) per sapere tutto sulla prossima edizione (compresi eventuali aggiornamenti).



Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le ore 19) di lunedì 19 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma chi decida di partecipare è pregato di rispettare la puntualità. Si precisa inoltre che le riunioni non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle ore 9,00 alle 10,30 e dalle 18,15 alle 19,45, sui seguenti temi:

• La guerra e la pace nel pensiero greco, medievale e moderno
• La logica amico/nemico
• Un dialogo fra Einstein e Freud
• Basi neuro-scientifiche dell’aggressività e della cooperazione

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Andrea Cozzo (Palermo), Orlando Franceschelli (Roma), Mario Mulè (Palermo), Elio Rindone (Roma).

È possibile chiedere all'albergo di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno.

Partenza dopo l'incontro conclusivo (9,30-12,00) di Domenica 25 Agosto.


Costo

L'iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona. Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro. Le coppie che si iscrivono entro tale data avranno un ulteriore sconto di 15 euro a persona. Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 10). Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce. Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Rifugio "La Foresta", Via San Giovanni Gualberto 2, Vallombrosa (FI)
Tel. 055 8022158 - Email: info@hotelrifugiolaforesta.com (a cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto) - Sito web: https://www.hotelrifugiolaforesta.com
Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo, poiché il numero delle camere è limitato, facendo riferimento alla convenzione particolare col gruppo di filosofia.
La mezza pensione (prima colazione e cena), comprensiva di bevande, costa a persona (oltre alla tassa di soggiorno di 1,50 euro a persona al giorno):
• in camera singola (con bagno) € 75 al giorno.
• in camera doppia (con bagno) € 60 al giorno.


Avvertenze tecniche

Per l'iscrizione ai seminari, dopo aver risolto la questione logistica, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la copia (anche mediante scanner) del versamento di € 50,00 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: Annamaria Pensato (Cell./WhatsApp: 329 7337883 - Email: annamaria.pensato@gmail.com e, per conoscenza, all'indirizzo a.cavadi@libero.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione al seminario non è valida finché non è stato effettuato il versamento e la data del bonifico fa fede per lo sconto!

Scheda di iscrizione (cliccare per ingrandire / scaricare / stampare)
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17 gennaio 2024

Cenette Filosofiche, testimonianza #3: l'esperienza di Antonella Palazzotto


Filosofia per la vita - Cavadi - Cenette Filosofiche 3

«La cosa che ho apprezzato maggiormente
è il confronto libero,
pluralista e senza pregiudizi»


Anche a me è capitato di riflettere sui frutti che, fino ad ora, sto raccogliendo dalle cenette filosofiche.

Innanzitutto, ho apprezzato i vari testi oggetto di lettura: non li avrei mai scoperti senza le cenette, anche se a volte non riesco a stare al passo con i ritmi del gruppo. Inoltre mi piace l'ambiente fatto da persone che si pongono tanti dubbi su temi per me interessanti.

Comunque la cosa che ho apprezzato maggiormente è il confronto libero, pluralista e senza pregiudizi, privo di qualsiasi "centralismo democratico", che si realizza ogni volta.


Antonella Palazzotto
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20 novembre 2023

Cenette Filosofiche, testimonianza #2: l'esperienza di Antonio Possanza


Filosofia per la vita - Cavadi - Cenette Filosofiche 2

«La filosofia-in-pratica nel cammino
della mia ricerca della felicità»


Un caro zio, quando da ragazzo ne combinavo una delle mie, diceva agli altri famigliari preoccupati: “Lasciate stare, Antonio saprà cavarsela da solo: è un filosofo”. Questa definizione di ‘filosofo’ mi lasciava perplesso in quanto sapevo poco o niente di storia della filosofia. Però c’è da dire che, pur se so poco di storia della filosofia, credo di aver avuto una buona filosofia di vita.

Ho inseguito sempre la vera felicità che per me è il benessere, diverso dalla gioia. La gioia infatti è un momento passeggero, la felicità invece - una volta raggiunta - permane per tutta la vita. Essere felici significa essere sereni anche quando ci capita di dover sopportare un dolore. Quindi la felicità si raggiunge nel momento in cui si accettano con uguale equilibrio gioie e dolori.

Mio padre diceva che avevo un pregio: il sapermi accontentare. E’ vero: non ho mai desiderato di avere qualcosa in più di quello che ho avuto, anzi ho spesso ritenuto che quello che ho avuto fosse immeritato. Il “non desiderare” troppo penso sia una virtù filosofica. (Un momento. Pensandoci bene, una volta nella vita ho desiderato di avere il massimo, quando ho chiesto a mia moglie di sposarmi: ne ho pagato le conseguenze, in quanto aveva un carattere difficile).

Quando mi ammalo rammento sempre le parole di Nietzsche: “Tutto ciò che non mi uccide, mi fortifica”. E’ un pensiero che mi porta a preoccuparmi non più di tanto del mio stato. Accetto ciò di immodificabile che mi manda il destino perché ritengo che sia l’atteggiamento saggio; al contrario bisogna lottare per modificare il modificabile.

A seguito di quanto sopra esposto ritengo che la filosofia-in-pratica sia un modo per cercare di raggiungere la felicità vivendo seguendo virtù filosofiche, senza magari conoscere la storia della filosofia. E questo genere di filosofia la coltivo da anni anche attraverso le “cenette filosofiche per non... filosofi”: un incontro quindicinale nel quale si confrontano liberamente i propri pensieri e grazie al confronto, o magari solo ascoltando, mi accorgo di crescere.


Antonio Possanza
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24 ottobre 2023

Cenette Filosofiche, testimonianza #1: l'esperienza di Armando Caccamo


Filosofia per la vita - Cavadi - Cenette Filosofiche

«L’osmosi che avviene tra le idee di ognuno di noi
è la ricchezza più preziosa di questi incontri»


Era il 2006, già pensionato e ancora consulente aziendale esperto di “comunicazione persuasiva”, cercavo di riempire il vuoto che il congedo dal lavoro a tempo pieno mi regalava. Restituire alla famiglia ciò che il lavoro le aveva tolto era ed è la mia priorità, ma cercavo anche qualcosa che permettesse di dedicarmi a un interesse che non ero riuscito a coltivare come avrei voluto: la riflessione sulla vita con tutti i suoi perché.

Un’amica di “pennello” di mia moglie (pittrici per passione entrambe) mi diceva di certe riunioni periodiche in cui alcuni “non filosofi” di professione si interrogavano sui perché dell’esistenza, ed è così che ci ritrovammo al “Parco letterario Tomasi di Lampedusa” (così si chiamava il locale), in vicolo della Neve, tra i palazzi della Palermo più antica. In un piccolo depliant, infatti, tra gli scaffali che arredavano il caffè letterario, trovai un invito a partecipare alla conversazione pubblica, condotta da un certo Neri Pollastri, sul tema “Cosa può offrire la filosofia alla vita quotidiana dei non filosofi” in occasione della pubblicazione del volume di un certo Augusto Cavadi dal titolo: E per passione la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze.

Avevo sentito parlare di questo professore di liceo che aveva dato una radicale svolta alla sua vita per diventare “consulente filosofico”, mi spiegarono che era una specie di Socrate che ascoltava la gente che aveva voglia di raccontarsi: un filosofo di strada insomma. Seppi che era pure teologo, il che mi incuriosì non poco, dato che mi ero allontanato da tempo da certe frequentazioni.

Dopo l’esperienza della conversazione con Neri Pollastri, la conoscenza di Augusto Cavadi e la lettura del suo libro, cominciai a partecipare alle “cenette per non filosofi”, così erano dette le riunioni periodiche cui accennavo prima. Da allora non ne ho quasi mancata una, prima di presenza e poi on line. Grazie a queste occasioni: ho conosciuto altre persone, con alcuni sono diventato amico. Posso dire che, in tutti questi anni, ho imparato ad affinare il mio pensiero autonomo in contatto con il pensiero altrui che, alle cenette, è sempre degno di rispetto: l’osmosi che avviene tra le idee di ognuno di noi è la ricchezza più preziosa di questi incontri.

Molte sono le iniziative che negli anni si sono realizzate e si realizzano sotto la supervisione di Augusto, che nel tempo mi ha regalato la sua amicizia. Oltre alle vacanze filosofiche estive per non filosofi, molti appuntamenti si ‘sgranano’ lungo tutti i mesi: dalle “domeniche di spiritualità laica” ai giovedì di meditazione ‘laica’, altri eventi si sono infatti aggiunti alle cenette. Dopo saltuarie presenze a tutta questa mole di occasioni intellettuali, mi sono affezionato solo alle “cenette” perché credo al “poco di molto e molto di poco”: infatti la mia vita si snocciola tra interessi votati all’impegno della mente e quelli dominati dalla leggerezza del vivere, che, come dice Italo Calvino, ha i suoi valori da non trascurare, senza contare le lunghe assenze da Palermo per stare vicino ai figli a Milano.


Armando Caccamo
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