28 aprile 2017

Ma, scusi, a cosa serve un Consulente filosofico?


«Ma, scusi, a cosa serve un Consulente filosofico?»

Un’hostess a un check-in a Fiumicino
(dopo aver letto la mia professione sulla carta d’identità)

Se leggiamo di una famiglia che, dopo anni di difficoltà, ha raggiunto “un certo benessere”, a quale aspetto della vita ci viene spontaneo riferirci? Quasi immancabilmente, all’aspetto economico. In un secondo momento, poi, è possibile che – approfondendo la questione – arriviamo a considerare anche l’aspetto psicologico: che aria si respira, che sentimenti circolano, che tonalità emotiva di fondo si avverte in quella determinata famiglia.
Soldi e serenità affettiva sono due elementi fondamentali per la vita umana: non è un caso che Aristotele sosteneva che non si può essere felici se si è troppo poveri (ma lui aggiungeva anche: o troppo ricchi) e se non si hanno alcune relazioni di amicizia sincera (con la propria moglie, innanzitutto, ma anche con alcuni dei propri simili). Tuttavia, se volessimo usare con maggiore precisione le parole, dovremmo chiamare la sicurezza finanziaria ben-avere e la serenità psicologica ben-sentire: ben-essere è qualcosa di diverso, forse di più profondo, certamente di più completo. Si riferisce, infatti, all’integralità della nostra persona in tutte le sue dimensioni: fisiche, psichiche, intellettuali e morali.
Per millenni la filosofia ha preteso il monopolio sul benessere dell’uomo e, sulla base di una considerazione a mio avviso fondata (intendo il primato dell’intelligenza e della volontà sulle altre potenzialità del soggetto), è pervenuta a una conclusione a mio avviso errata: che bastasse curare la dimensione spirituale dell’essere umano (la sua capacità di conoscere e di volere) per ottenere, automaticamente, il miglioramento del suo stato fisico e psichico. Per fortuna, con la nascita della medicina moderna, dal XVIII secolo i “fisiatri” si sono appropriati di ciò che li compete ed è caduta in disuso l’abitudine di chiedere a un filosofo la ricetta per attenuare il mal di denti o per contrastare un’epidemia di colera. Altrettanto fortunatamente, con la nascita della psicologia sperimentale prima e della psicanalisi dopo, fra il XIX e il XX secolo gli “psicoterapeuti” si sono appropriati di ciò che li compete in ordine ai sentimenti, alle paure, alle pulsioni, alle emozioni.
I progressi della medicina e della psicoterapia, forieri di vantaggi ormai irrinunciabili non solo per l’Occidente ma per tutto il pianeta, rischiano di essere vanificati da una svista colossale: voler rimpiazzare il monopolio, ormai tramontato, della filosofia con il proprio. Mi riferisco, in altri termini, al pericolo di ritenere che il benessere fisico e il benessere psichico (o, come sarebbe preferibile esprimersi, il benessere psico-fisico) esauriscano la interezza del benessere. Al pericolo di enfatizzare la dimensione terapeutica (soma-terapeutica e psico-terapeutica) sino al punto da trascurare, anzi da espungere del tutto, la dimensione intellettuale e morale.
Per evitare questo rischio alcuni filosofi (Gerd Achenbach in Germania, Ran Lahav in Israele, Neri Pollastri in Italia...) hanno invitato altri colleghi (ormai, dopo trent’anni, sono coinvolte alcune migliaia di filosofi) ad aprire degli studi di pratica filosofica (in tedesco: Philosophische Praxis) e a mettersi a disposizione di quel pubblico di non-filosofi (di mestiere) che vogliano coltivare la propria saggezza e la propria etica. Queste pratiche filosofiche si svolgono in modalità svariate (colloqui a due o discussioni in piccoli gruppi), in luoghi svariati (salette raccolte o bar aperti), in tempi svariati (da un’ora a un week-end o a un’intera settimana): quando un singolo individuo o un gruppetto omogeneo chiede esplicitamente a un filosofo di riflettere insieme su una tematica precisa (la fedeltà coniugale, la competitività in una squadra...) si parla, nella lingua italiana, di consulenza filosofica.
Due precisazioni essenziali.
La prima: il benessere intellettuale ed etico (si potrebbe anche qualificare, se non si rischiasse l’equivoco con il linguaggio religioso, spirituale) che la filosofia può incentivare non coincide necessariamente con il benessere psico-fisico. O, almeno, non immediatamente. Cercare il senso della vita, interrogarsi su ciò che è giusto e su ciò che non è giusto, possono inquietarci, metterci in crisi: come notava Hegel nell’Ottocento, la filosofia non è consolatrice a ogni costo. La filosofia può spezzare i falsi equilibri senza per ciò stesso fornircene di nuovi : getta, piuttosto, i presupposti perché, infranta la pace illusoria, ci si possa incamminare verso una pace autentica.
La seconda: la saggezza filosofica non si trasmette unilateralmente, esige la reciprocità. Il filosofo consulente non insegna, non consiglia, non risponde ai dubbi, meno ancora cura: è solo un alter ego con cui confrontarsi, con cui pensare insieme. Le pratiche filosofiche in generale, la consulenza filosofica in particolare, sono forme di con-filosofare. Ecco perché vanno nettamente distinte da varie versioni del counseling, anche dal counseling filosofico. Il counselor è un professionista che vuole aiutare un cliente, talora un paziente, utilizzando una disciplina: la pedagogia, la psicologia, la filosofia... Il consulente filosofico è prima di tutto ed essenzialmente un filosofo: egli non utilizza la filosofia in vista di obiettivi ulteriori (per quanto positivi come, ad esempio, il benessere psico-fisico del suo ospite), ma si presta a fare filosofia con lo scopo di fare filosofia. Stop. Che poi, facendo filosofia, l’interlocutore migliori il proprio modo di vedere il mondo e il proprio modo di rapportarsi al mondo, è prevedibile: e che questo miglioramento del modo di pensare e di vivere incrementi il proprio ben-essere sarà altamente probabile. Sarà un effetto collaterale desiderabile, ma un effetto collaterale: non il fine principale, né ancor meno esclusivo, della consulenza filosofica.

Augusto Cavadi

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19 aprile 2017

"XX Settimana Filosofica per... non filosofi" - Erice (Trapani), 18-24 Agosto 2017


Se vuoi partecipare alle vacanze filosofiche per... non filosofi (18-24 agosto 2017) è il momento di programmare le tue ferie, prenotare l'eventuale aereo e bloccare l'albergo a prezzi convenzionati. In più, se prenoti entro il 30 giugno avrai uno sconto sulla quota di iscrizione ai seminari.

• INVITO •

Il gruppo editoriale "Il pozzo di Giacobbe" - "Di Girolamo" di Trapani
e la fattoria sociale "Martina e Sara" di Bruca (Trapani)

organizzano la

XX SETTIMANA FILOSOFICA PER... NON FILOSOFI

Per chi: Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l'occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

Dove e quando: Erice (Trapani) a 750 metri, dal 18 al 24 agosto 2017


Su che tema:
"L'amore: risorsa e trappola"



Le "vacanze filosofiche per... non filosofi", avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008); oppure: A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010); oppure: A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).
È attivo anche il sito http://vacanze.domandefilosofiche.it curato da Salvatore Fricano (Bagheria).



Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di venerdì 18 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.30 alle 20.00, sui seguenti temi:

• Eros, agape, caritas
• A-mor: dalla logica della separazione a una logica integrativa
• Eros, philia e agape: distinguere per unire
• Il tentativo di amare: un’analisi esistenziale
• Sesso solido e liquido amore: spunti di riflessione per misurarsi con la contemporaneità

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Francesco Dipalo (Bracciano), Salvatore Fricano (Bagheria), Giorgio Gagliano (Palermo), Elio Rindone (Roma).

È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di giovedì 24 agosto.


Costo

L'iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona. Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro. Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 15). Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce. Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Villa San Giovanni - Viale Nunzio Nasi, 12 - 91016 Erice
Tel. 0923 869171 - Fax 0923 502077 - Email: villas.giovanni@libero.it - (cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto). Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo, poiché il numero delle camere è limitato, facendo riferimento alla convenzione particolare col gruppo di filosofia.
La pensione completa, comprensiva di bevande, costa:
• in camera singola (con bagno) € 66 al giorno.
• in camera doppia (con bagno) € 60 al giorno.
• tassa di soggiorno € 1,50 al giorno per ogni ospite.


Avvertenze tecniche

Per l'iscrizione ai seminari, dopo aver risolto la questione logistica, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la copia (anche mediante scanner) del versamento di € 50,00 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: prof. Elio Rindone (Tel. 06 99928326 - Fax 06 23313760 - Email: eliorindone@tiscali.it oppure a.cavadi@libero.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione al seminario non è valida finché non è stato effettuato il versamento e la data del bonifico fa fede per lo sconto! Il saldo della quota di partecipazione sarà versato all'arrivo in albergo.

Scheda di iscrizione (cliccare per ingrandire / scaricare / stampare)
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12 aprile 2017

Antonino Cangemi su "Andarsene" di Augusto Cavadi


Andarsene. Brevi riflessioni sulla morte propria e altrui
Questa volta Cavadi ci parla della morte. Con sereno distacco, lucida intelligenza, spirito divulgativo, sapienza dottrinale mai fine a se stessa. Come si addice a un filosofo, o meglio a un consulente filosofico, qual è Augusto Cavadi.
Il libro a cui ci si riferisce, l’ultimo dell’eclettico pensatore palermitano, è Andarsene, edito da Diogene Multimedia (96 pagine, 5 euro). Significativo il sottotitolo: Brevi riflessioni sulla morte propria e altrui, che svela come l’autore non sale sulla cattedra nel suo dialogo con i lettori, ma li stimola interrogando per primo se stesso.
Tutti dobbiamo confrontarci col tema della morte, e lo facciamo in modo diverso: tentando di esorcizzarlo, sublimarlo, fingendo indifferenza, aggrappandoci alla fede o, frequentemente, al catechismo spicciolo.
Le speculazioni dei filosofi possono esserci d’aiuto per una risposta meno fragile e meno insicura. Per questo Cavadi, nella prima parte del volumetto, illustra le posizioni di vari filosofi e pensatori. A partire da chi elude il tema della morte, come Pascal (“gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno risolto, per viver felici, di non pensarci”), o Buddha (“come l’aria è necessaria per vivere e perciò stesso ogni Uomo ha accesso all’aria e respira... così, analogamente, se quegli interrogativi fossero tanto vitali... non si potrebbe vivere senza dar loro una risposta”). Per soffermarsi poi su chi nega rilievo alla morte e di essa non ha paura: Epicuro, secondo il quale l’uomo non ha ragione di temere la morte, assente quando lui è presente presente nella sua assenza, e lo stesso Socrate, che dice di non temerla perché “o è come un non essere più nulla... o... una specie di mutamento, di migrazione dell’anima”. Contrapposte le posizioni di chi crede nell’immortalità dell’anima, a cominciare da Platone, o ritiene la morte come un ritorno alla divinità che ci ha originato (Hegel), e di chi, al contrario, la considera, nichilisticamente, come un tornare dal nulla al nulla (“tutti i viventi sono gettati nella vita senza averlo chiesto, sono promessi alla morte senza averlo desiderato. Vivono fra nulla e nulla”, Edgar Morin).
Nella seconda parte di “Andarsene” Cavadi, seguendo il metodo della filosofia in pratica volto a sollecitare interrogativi cui fornire risposte che aiutano ad affrontare meglio la quotidianità della vita, offre delle indicazioni bibliografiche utili per esplorare il tema nelle sue varie angolazioni, convinto che la consapevolezza della propria esistenza non può prescindere dall’accettazione della sua fine. Due sono i libri suggeriti: Che cosa vuol dire morire, curato da Daniela Monti, e Modi di morire di Iona Heart. Nel primo sono intervistati diversi filosofi contemporanei che rispondono al quesito dell’autrice, appunto “che cosa vuol dire morire”, manifestando i loro punti di vista, oscillanti tra scetticismo, spiritualismo, panteismo, nella loro pluralità espressioni di una meditata speculazione. Nel secondo, che prende spunto da esperienze reali, si riflette sui diversi modi di morire per individuare, in conclusione, quelli più confortevoli: il sollievo quando si abbandona il nostro ciclo terreno, secondo l’autrice, è assicurato dalla medicina, assistita però dalla pietas delle humanae litterae, sottolineandosi come la scienza medica trova necessario sostegno e nutrimento nella cultura umanistica.
Andarsene di Augusto Cavadi è un libro che va comprato (il suo costo è irrisorio), letto e meditato: riflettere sulla morte ci aiuta a vivere meglio.

Antonino Cangemi


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