MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►
CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI
(DI PROFESSIONE)
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Cenette Filosofiche
Nel 2003 alcuni partecipanti abituali alle “Vacanze filosofiche” estive¹, e residenti nella stessa città (Palermo), abbiamo esternato il desiderio di incontrarci anche nel corso dell’anno, tra un’estate e l’altra. Da qui l’idea di una cenetta quindicinale presso lo studio legale di uno di noi, Pietro Spalla, che si sarebbe incaricato di far trovare un po’ di prodotti da forno e qualche bevanda. Appuntamento alle ore 20:00 (in martedì alterni) per accogliersi a vicenda e mangiucchiare ciò che si trova sulla tavola: dalle 20:30 alle 22:00, poi, lo svolgimento dell’incontro.

La metodologia che abbiamo adottato è molto semplice: chiunque del gruppo propone un testo che si presti ad essere letto in chiave di filosofia-in-pratica (dunque non solo un classico del pensiero filosofico, ma anche un romanzo o un trattato di psicologia, un saggio di astrofisica o di botanica) e, se la maggioranza lo accetta, diventa nelle settimane successive il testo-base delle conversazioni. In esse non sono graditi gli approfondimenti eruditi (tipici dei seminari universitari) perché si vorrebbe dare spazio alle riflessioni personali, alle risonanze esistenziali e alle incidenze sociopolitiche, suggerite dal testo adottato. Uniche condizioni per la partecipazione: aver letto le pagine del libro che il gruppo si assegna di volta in volta per la riunione successiva (se non si fosse riusciti a farlo in tempo, si è pregati di assistere in silenzio) e intervenire evitando i toni polemici nei confronti dei presenti che abbiano espresso convinzioni, esperienze, ipotesi interpretative differenti dalle proprie².

La pandemia del Covid-19 ha costretto la piccola comunità di ricerca filosofica a sospendere gli incontri in presenza e a sostituirli con sessione in video-conferenza: certamente una riduzione della qualità delle relazioni fra i partecipanti, ma anche l’apertura di possibilità sino a quel momento inesplorate. Così amiche e amici di varie regioni italiane si sono collegati via internet e questa modalità di interazione ha finito col sostituire del tutto le cenette in presenza. Ci si vede direttamente alle 20:30 collegandosi mediante un link che Pietro Spalla trasmette a chiunque faccia richiesta di essere incluso nell’apposita mailing list (spalla.pietro@gmail.com).

La mailing list è diventata, sempre più, un luogo di scambi tra una cenetta e la successiva: scambi di opinioni, di commenti, di suggerimenti bibliografici, di battute umoristiche, di informazioni su eventi culturali... In questa molteplicità di interventi occasionali, non ne mancano alcuni meno estemporanei, di una certa consistenza e di un certo rilievo, che probabilmente meritano di non essere seppelliti nelle ondate di e-mail che si accavallano di giorno in giorno (talora di ora in ora).

Da qui l’idea di aprire in questo blog – www.filosofiaperlavita.it – un’apposita rubrica – “Cenette filosofiche per non... filosofi (di professione)” – che metta a disposizione, per un lasso di tempo più lungo e soprattutto per un pubblico potenzialmente più ampio, i contributi che i sostenitori finanziari della rubrica riterranno opportuno segnalare³.

Augusto Cavadi


¹ Cfr. https://vacanze.filosofiche.it
² Cfr. “Cenette filosofiche” in A. Cavadi, Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 282-284.
³ Attualmente i rimborsi delle spese di gestione di questa rubrica sono sostenuti da Caccamo A., Cavadi A., Chiesa L., Cillari E., D’Angelo G., D’Asaro M., Di Falco R., Enia A., Federici G., Galanti M., Gulì A., Leone R., Oddo G., Palazzotto A., Paterni M., Randazzo N., Reddet C., Salvo C., Spalla P., Spalla V., Santagati G., Ugdulena G., Vergani B., Vindigni E. Chi desiderasse aggiungersi al numero dei sostenitori può contattarmi alla e-mail a.cavadi@libero.it
Visualizzazione post con etichetta Consulenza filosofica. Mostra tutti i post
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9 maggio 2023

Filosofia innanzitutto

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Maggio, mese della Consulenza Filosofica
Cosa sarebbe l'umanità senza la filosofia, delle sue chiavi di lettura e di conoscenza del senso dell'esistenza?
La vita è complicata (perfino in aree del pianeta per molti versi privilegiate come la nostra). Quattro occhi l'osservano meglio di due.
Ecco perché è del tutto comprensibile il desiderio di confrontarsi con qualcun altro di fronte ai bivi dell'esistenza: accetto un'insperata offerta di lavoro meno gratificante, ma più remunerativo, del mio attuale? Ricorro a una fecondazione eterologa anche se non vivo in coppia stabile? Accondiscendo alla richiesta di un genitore anziano e malato che invoca l'eutanasia o faccio di tutto per dissuaderlo?
Chi appartiene a un'organizzazione religiosa in casi simili bussa alle porte di un prete o di un rabbino o di un imam. Chi è più "laico" – o comunque preferisce affidarsi a professionisti qualificati – bussa alla porta di uno studio di psicoterapia. Qualche altro, più fortunato, ha un amico saggio e fidato cui chiedere consiglio.
In tutti questi casi c'è la probabilità – che é un pò rischio e un pò speranza – di aspettarsi un sostegno, un conforto, un'indicazione illuminante: un aiuto, insomma, dall'esterno che riduca, o azzeri, la nostra fatica di riflettere e di decidere. Alcuni pastori d'anime, alcuni psicoterapeuti, alcuni amici assecondano le nostre aspettative di questo genere; altri, anche a rischio di deludere, si limitano a giocare a ping pong, restituendoci la pallina per non renderci inattivi, passivi.

Filosofia per la vita - Augusto Cavadi e la Consulenza Filosofica
Chi non ha timore di questo rimando – e vuol essere sicuro di non incontrare né padri né maestri né terapeuti né somministratori di consigli – può rivolgersi, direttamente, a un filosofo. Più precisamente a uno di quei filosofi che coltivano la propensione e l'attitudine a dialogare con interlocutori desiderosi di essere aiutati a pensare, e a decidere, con la propria testa.
Filosofi di questo genere, da Socrate a oggi, ne sono sempre esistiti, ma solo da una quarantina di anni si sono organizzati professionalmente per darsi una propria visibilità pubblica. In Germania, e poi nelle diverse nazioni del mondo in cui sono nate tali organizzazioni, essi hanno scelto di denominare in varie maniere questa professione così antica e così nuova: Philosophische Praxis, Philosophy Practice, Philosophical counseling, Filosofia in pratica...
In Italia ha finito col prevalere una denominazione – "Consulenza filosofica" – non priva di pericoli dal momento che rischia di essere identificata con una delle tante declinazioni del Counseling (psicologico, pedagogico, giuridico etc.).
Cos'è in concreto la CF? Come si svolge un colloquio fra il filosofo consulente e il suo consultante (che ovviamente può benissimo essere del tutto asciutto in storia della filosofia)? La maggiore associazione professionale italiana, "Phronesis", che non è una società privata ma l'unica associazione professionale di consulenti filosofici riconosciuta in Italia dal Ministero del Lavoro, offre, proprio in questo mese di maggio, la possibilità di chiedere un appuntamento a titolo sperimentale a uno dei suoi soci distribuiti nelle varie regioni del Paese: basta cercare nell'elenco online.
Medici, farmaci, terapie scientifiche preservano il corpo, la filosofia cura e guarisce la mente che a sua volta è la prima vera salvaguardia fisica.

Filosofia per la vita - Phronesis

Augusto Cavadi
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5 settembre 2022

Consulenza filosofica, ancora troppi i pregiudizi che ne offuscano le virtù

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Consulenza Filosofica

Nonostante sia stata “inventata” in Germania da Gerd Achenbach mezzo secolo fa, si sia diffusa in vari Paesi del mondo e sia stata importata in Italia (soprattutto grazie a Neri Pollastri) da almeno un ventennio, la professione di consulente filosofico stenta a decollare. Le ragioni sono molteplici, ma alla base di tutte la misconoscenza di ciò di cui si tratta. Infatti i canali d'informazione più diffusi o non ne parlano o ne parlano in maniera distorta, fuorviante. Proviamo a dissipare almeno qualche fraintendimento.
Nel sintagma “consulenza filosofica” il sostantivo attrae e l’aggettivo scoraggia. Il sostantivo consulenza attrae per ragioni sbagliate o, per lo meno, opinabili: suggerisce spesso l’idea di qualcuno che ti offra la risposta pronta-da-portare a casa, ma già Kant metteva in guardia i suoi contemporanei dal rischio di delegare a esperti le proprie decisioni esistenziali.
L'aggettivo filosofica scoraggia, invece, per motivi purtroppo ben fondati: infatti la maggior parte dei filosofi di professione non solo non si sforza di tradurre il proprio discorso in lingua volgare, ma addirittura tende a distinguersi proprio per la ricercatezza e l’originalità della terminologia (ben oltre i casi in cui astrattezza concettuale e precisione tecnica risultano inevitabili).
In questo contesto socio-culturale non c’è da meravigliarsi delle difficoltà di decollo della professione di consulenti filosofici. Urge una bonifica dell’immaginario collettivo che dia della consulenza filosofica, e prima ancora della filosofia, un’idea meno inadeguata possibile.
Filosofia per la vita - La filosofia spiegata a mia figlia - Roger-Pol Droit
Roger-Pol Droit, "La filosofia spiegata a mia figlia". Archinto, Milano 2005

Un libretto che, nonostante l’esiguità della mole e la modestia del titolo, ottempera efficacemente a questo scopo è senz’altro "La filosofia spiegata a mia figlia" (Archinto, Milano 2005) di Roger-Pol Droit: testo pubblicato da quasi vent'anni che, mi pare, non abbia perduto minimamente d'attualità. Sin dalle prime battute l’autore segnala i due “tranelli” opposti dai quali bisogna guardarsi: da una parte, lasciarsi intimidire, ignorando che, per iniziare a filosofare, “bastano alcune domande e la capacità di riflettere”; dall’altra ritenere che “in fondo si tratti di una cosa facile”, banale, che non esiga nessuna attenzione specifica.
Egli, riprendendo soprattutto il Socrate platonico, spiega che il filosofo – come molti altri intellettuali – cerca la “verità”, ma la cerca da un’angolazione peculiare: “Chi cerca la verità nella matematica di solito è un matematico; chi si occupa di storia è uno storico e così via. Se anche i filosofi cercano la verità in tutte queste discipline, devono farlo in modo speciale, come se lavorassero in un campo trasversale a tutti gli altri. La soluzione non è lontana: i filosofi cercano la verità nel campo delle idee. […] Il filosofo non si occupa di giustizia come farebbe un giudice o un avvocato. Quello che gli interessa è l’idea di giustizia; non si occupa del potere nel modo in cui lo fa un uomo politico, cerca piuttosto di analizzare a fondo l’idea di potere. Ed è così in tutti campi”.
Ma se il filosofo si occupa di idee, perché il matematico o lo storico, il giudice o l’avvocato o il politico dovrebbe chiedergli un incontro per chiarirsi le proprie idee (sia come professionista che, prima ancora, come essere umano)? Perché con idee confuse, opache, indistinte, si può vivere, ma con idee vagliate criticamente si può “vivere meglio, in modo più umano, più intelligente, più ricco”: «è importantissimo sapere quali sono le idee giuste e le idee sbagliate. Immagina che qualcuno abbia un’idea sbagliata della felicità o della libertà. Vuol essere libero e felice, ma non trova la strada giusta, si smarrisce e si sforza... inutilmente! Crederà di avere ragione, ma se la sua idea è sbagliata è molto probabile che non raggiunga lo scopo e sprechi la sua vita».
Questa concezione della filosofia la si intende meglio se, andando alle spalle di molti filosofi moderni e contemporanei, si riscopre la figura originaria del sapiente-saggio: di uno che sa (sapiente), ma sa anche vivere (saggio). Di uno che cerca con vivo desiderio di essere sia saggio sia sapiente. I pregi del piccolo libro non lo esimono da qualche passaggio, qua e là, che si sarebbe potuto formulare con più attenzione: per esempio, là dove scrive che le risposte alle domande metafisiche sono “costruzioni intellettuali che non rientrano nel campo delle cose verificabili”, avrei aggiunto volentieri un limitativo (ad esempio: “almeno non nello stesso modo in cui sono verificabili le teorie delle scienze empiriche”) per evitare di dare l’impressione che l’esperienza, personale e collettiva, non abbia nessuna funzione di verifica delle teorie metafisiche.
Nel complesso, comunque, si tratta di uno strumento prezioso per abbattere i principali pregiudizi verso l’attività filosofica in generale e, dunque, in particolare verso la filosofia-in-dialogo che può esercitarsi nel colloquio a due in uno studio di consulenza filosofica o in altre occasioni di filosofia-in-pratica esercitata in gruppo.

Augusto Cavadi
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2 novembre 2021

"Filosofia Risorsa Comune 2021" - 3 Nov / 1 Dic - Lissone

• Condiviso da Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Filosofia Risorsa Comune 2021 - Lissone

Dopo una sospensione forzosa, dovuta all'emergenza sanitaria, la rassegna "Filosofia Risorsa Comune" torna con una proposta rinnovata, invitando a sperimentare alcune pratiche filosofiche. Un laboratorio, rivolto a piccoli gruppi, che valorizza la filosofia non solo come abitudine innata a pensare, ma come strumento capace di attivare risorse razionali, utili a fronteggiare le contrapposizioni ideologiche del dibattito pubblico e la confusione dei social media.

Da quasi due anni stiamo vivendo un'esperienza senza precedenti, che cambia i nostri paradigmi economici, culturali ma anche esistenziali. Siamo indotti a ripensare le nostre abitudini quotidiane, l'educazione dei nostri figli, la fiducia incondizionata nella scienza e nel progresso, la naturale tendenza a programmare il futuro, la gerarchia dei valori e dei bisogni, le relazioni interpersonali e affettive, la presenza degli umani nel cosmo; per non parlare delle prospettive economiche, legate al nostro modello di sviluppo e ai nostri sistemi di protezione.

Il programma si rivolge a persone che desiderano mettere in comune pensieri, dubbi, idee. Non c'è un oratore che fa una lezione di storia della filosofia, ma un facilitatore con il compito di guidare la riflessione comune, stimolando i partecipanti a porre domande, più che offrire risposte o soluzioni. Ciò significa supportare l'incertezza di dubitare, affrontare un disagio soggettivo o collettivo che può aprire visioni del mondo più complesse, ma più consapevoli.

Sperimentare le pratiche filosofiche offre, anche a chi con conosce la filosofia, l'opportunità di di condividere pensieri che non siano semplici chiacchiere o schieramenti di opinioni: una possibilità, che consente di trovare buone ragioni di ciò che pensiamo, aprendoci a idee non pensate.



FILOSOFIA RISORSA COMUNE 2021

Programma

• Mercoledì 3 Novembre, ore 21: "Convivere con l'impensato" - Introduzione alle pratiche filosofiche. Facilita Anna Biffi, formatrice e consulente filosofico.

• Mercoledì 10 Novembre, ore 21: "Vite sospese" - Introduzione alla Philosophy for Children and Community, comunità di ricerca. Facilita: Pierpaolo Casarin, formatore e ricercatore.

• Mercoledì 24 Novembre, ore 21: "Elogio dell'incertezza" - Philosophy for Children and Community, comunità di ricerca. Facilita: Silvia Bevilacqua, formatrice e ricercatrice.

• Mercoledì 1° Dicembre, ore 21: "Valere-Valore" - Introduzione alla Consulenza Filosofica - Dilemma Etico. Facilita: Anna Biffi, formatrice e consulente filosofico.



Gli incontri si svolgono nella Sala Polifunzionale della Bibilioteca - Piazza IV Novembre 2 - Lissone (MB)




Accesso consentito con Green Pass.
Iscrizione obbligatoria.
Email: bibilioteca@comune.lissone.mb.it
Tel. 039 7397461
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19 agosto 2021

Laureato/a in Filosofia? La Consulenza Filosofica ti apre le porte alla professione!

• Teresa Cimò •

Filosofia per la vita - Consulenza Filosofica Phronesis

Ritieni di essere predisposto/a per esercitare la professione di Consulente Filosofico? Phronesis, nata in Italia nel 2003, è stata la prima Associazione ad occuparsi di Consulenza Filosofica come attività professionale e dal 2005 propone corsi di formazione teorico - pratica in Consulenza Filosofica.

La Formazione non esprime un unico indirizzo teorico e al suo interno vi è un costante confronto tra diversi stili e orientamenti della Consulenza. Tale pluralismo è uno dei suoi punti di forza e rappresenta un valore aggiunto insieme all'attenzione che viene data alla crescita personale dei futuri consulenti favorita dalla insostituibile sinergia che si crea nel gruppo.

Le principali informazioni sono reperibili sul sito:
www.phronesis-cf.com

Per ulteriori chiarimenti il contatto via email è:
formazione@phronesis-cf.com


Vi aspettiamo!




Niente parla di Phronesis e della sua Scuola meglio del feedback di un neo consulente. Nei due anni di formazione ho avuto l'opportunità di conoscere formatori capaci di testimonianza perché in grado di 'seminare' nella testa e nel cuore dei formandi il desiderio di ripercorrere e di sperimentare in autonomia i sentieri filosofici che hanno loro consentito di essere quello che sono come persone, come studiosi e come consulenti.




Teresa Cimò



In apertura: "Thumb Up!", illustrazione di Adam Niklewicz
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11 luglio 2021

Che cos'è davvero il consulente filosofico?


• Augusto Cavadi •


Alla domanda sull'identità professionale – e prima ancora epistemologica – di un consulente filosofico si può rispondere in vari modi. Uno di questi è partire da una negazione: la consulenza filosofica non è il counseling filosofico. So che questo avvio può stupire non pochi dal momento che, nell'uso comune, le due denominazioni si equivalgono. Ma, dal momento che si tratta di due mestieri differenti, la loro identificazione nell'immaginario collettivo, e dunque anche nel vocabolario condiviso, non può che danneggiare entrambi. La distinzione è particolarmente urgente perché a obnubilarla sono non soltanto, direi legittimamente, i non-addetti-ai-lavori quanto alcuni esponenti stessi delle due professioni (in alcuni casi condizionati dall'anglofonia dilagante per cui si suppone che un servizio, un prodotto, un bene culturale debbano esercitare una più efficace attrazione se la sua denominazione viene tradotta in inglese: vuoi mettere sullo stesso piano "impresario di pompe funebri" e "funeral manager"?).

Che cosa non è un consulente filosofico
Per rendere un po' più evidente la distinzione che propongo devo premettere un rapidissimo schizzo storico-sociologico su alcuni movimenti, o sommovimenti, registratisi nel mondo della filosofia contemporanea. Per varie ragioni e con vari intenti negli ultimi cinque decenni l'attività filosofica, senza rinunziare alla sua dimensione 'teoretica' (cioè conoscitiva, contemplativa, speculativa) si è declinata in senso più accentuatamente 'pratico', dando vita a un variegato arcipelago di 'pratiche filosofiche' (dalla Philopsophy for children al Dialogo socratico, dai Caffè filosofici ai Ritiri meditativi filosofici). In questo arcipelago si possono rintracciare due isolette vicine e, soprattutto se osservate da lontano, molto simili: la consulenza filosofica, appunto, e il counseling filosofico. Per chiarire che si tratta, nonostante l'apparenza, di due attività professionali nettamente differenti può risultare prezioso un recente, piccolo grande libro di Davide Miccione, a giudizio del quale il counselor è un professionista che offre "aiuto" utilizzando il patrimonio filosofico trimillenario (spesso e volentieri non solo occidentale) per fornire a chi gli si rivolge delle indicazioni di carattere esistenziale, etico o psicologico; laddove il consulente (almeno nell’accezione adottata da Miccione sulla scia di Neri Pollastri) non promette nessun genere di 'aiuto' in senso terapeutico o pedagogico e si propone solo come interlocutore di un consultante che desideri filosofare sulla propria esistenza o su alcuni nodi in cui essa si imbatte. Ma vediamo di approfondire la questione (e, così facendo, di rispondere in positivo alla domanda iniziale sull'identità epistemico-professionale di un consulente filosofico). Miccione ricorda, in proposito, "la definizione di consulenza filosofica data dal suo principale protagonista italiano": "un'attività professionale nella quale il filosofo, esclusivamente in quanto filosofo, si mette a disposizione delle donne e degli uomini che, individualmente o in gruppi ristrettissimi, sentano l'esigenza di affrontare con rigore, attenzione, spirito di ricerca e confronto dialogico problemi e questioni poste a essi dalla vita".
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26 maggio 2020

"Il pensiero e la vita", nella consulenza filosofica la chiave di Neri Pollastri

• Augusto Cavadi •


Neri Pollastri - Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche
Se qualcuno, incuriosito da pezzi giornalistici o da personaggi letterari (come uno dei protagonisti del romanzo La cura Schopenhauer di Irvin D. Yalom), volesse saperne di più sulla consulenza filosofica, ha la possibilità di informarsi attingendo direttamente a una delle fonti più autorevoli. Infatti, dopo sedici anni dalla prima edizione (con Apogeo), è stato adesso riedito, con alcune significative integrazioni, Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche (Algra, Viagrande 2020, pp. 164) di Neri Pollastri: uno dei primissimi volumi organici sull’argomento, a firma del pioniere della "filosofia «in pratica»" in Italia.
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2 aprile 2020

Coronavirus, "Parlane con il filosofo": l'iniziativa di Phronesis

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Iniziativa di Phronesis in occasione dell'emergenza Coronavirus

Iniziativa di solidarietà sociale in occasione dell'emergenza Coronavirus

#IORESTOACASA

20 professionisti dell'Associazione per la consulenza filosofica Phronesis si mettono a disposizione gratuitamente per chiunque, in questo periodo di limitazioni e costrizione domestica, sentisse la necessità di riflettere e chiarire il proprio percorso di vita, il proprio orientamento, il proprio pensiero, le personali difficoltà o dubbi. La crisi è il momento in cui occorre fare ordine nei propri pensieri, riesaminare la propria vita e la propria visione del mondo.

L'offerta è valida fino al 31 maggio 2020.

Prendi appuntamento con un filosofo per un dialogo a distanza tramite: telefono, Skype, WhatsApp. L'elenco dei professionisti disponibili è reperibile sul sito ufficiale, cliccando QUI.
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9 novembre 2019

Brenifier e la filosofia "fuori dai ranghi"

Oscar Brenifier - Filosofare come Socrate
Quando ero ragazzo, la filosofia era una "disciplina" scolastica riservata agli alunni dei licei e – in dosi ridotte – degli istituti magistrali. Anzi, per essere ancora più precisi, la filosofia non era neppure filosofia, ma storia delle filosofie occidentali: raccontata ora in maniera manualistica (imperava il testo appena decente di Eustachio Paolo La Manna) ora con qualche punta di erudizione supplementare, comunque su un registro comunicativo noiosamente soporifero.
Alcuni studenti della mia generazione – e delle generazioni più giovani – si sono chiesti se l'attività che aveva dato senso all'esistenza di Platone e di Epicuro, di Agostino e di Cartesio, di Spinoza e di Kant, di Croce e di Maritain... meritasse la fine ingloriosa di un pacchetto di "tesi" che un docente consegnava agli allievi disposti a diventare, a loro volta, docenti per consegnarlo ad allievi disposti, a loro volta, a diventare docenti. Si sono chiesti, insomma, se non potesse avvenire come con i medici o i geometri o gli idraulici che diventano tali per relazionarsi, soprattutto, con non-medici; con non-geometri; con non-idraulici.
Così, in Germania prima, in molti Paesi dei vari continenti dopo, la filosofia ha deciso di diventare sempre più un'attività a servizio dei non-filosofi (di professione). A tale scopo ha dovuto ristrutturarsi almeno da due angolazioni.
La prima: senza cessare di essere memoria storica delle filosofie precedenti, riscoprire e accentuare il carattere esplorativo, creativo, originale di cui parlava già la VII Lettera attribuita a Platone là dove si sosteneva che filosofare è sfregare due pietre (due interlocutori) sino a quando, ogni tanto, scocchi una scintilla inedita. Dunque: filosofare è essenzialmente dialogo, confronto, dialettica (e solo preliminarmente e strumentalmente bibliofilia, esegesi).
La seconda: senza cessare di essere ricerca rigorosa tra specialisti, ritrovare il coraggio di lasciare le zone protette (aule scolastiche e universitarie) e ritornare nelle piazze e nei mercati come ai tempi di Socrate e di Diogene il Cinico. Non solo per condividere – come  Gramsci e Simone Weil – la vita degli operai nelle fabbriche e dei braccianti agricoli nei campi, pensando per loro, ma anche e soprattutto pensando con loro: con-filosofando con chi ne ha tanto più necessità quanto meno opportunità. Dunque, senza rinunziare alla propria identità professionale, non appiattirsi sul ruolo di maestro che insegna ma imparare a farsi interlocutore paritetico: al di là della stessa figura (letteraria, se non storica) di Socrate - che faceva finta di essere più ignorante di quanto si ritenesse effettivamente per guidare l'altro a "partorire" idee vere – mettersi davvero alla ricerca insieme al non-filosofo (di professione) per capire questa o quella tematica prepotentemente imposta dalle tragedie della vita individuale e collettiva.
Ma dove va, e come si veste, la filosofia quando esce dai ranghi istituzionali-accademici?
Una risposta (articolata, anche se inevitabilmente incompleta: il mondo – non solo occidentale – pullula in questo settore di sperimentazioni anche fantasiose) si trova nel libro di Oscar Brenifier "Filosofare come Socrate. Teoria e forme della pratica filosofica con i bambini e con gli adulti", Ipoc, Milano 2015, pp. 159.
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24 maggio 2019

Cavadi sulle "Lezioni private di consulenza filosofica" di Davide Miccione



Sull'ultimo numero della rivista telematica "Comunicazione filosofica" (scaricabile gratuitamente cliccando QUI) è ospitata una mia recensione di uno degli ultimi testi di Davide Miccione: "Lezioni private di consulenza filosofica", Diogene Multimedia, Bologna 2018, pp. 106, euro 9,80.

Augusto Cavadi



Lezioni private di consulenza filosofica - Davide Miccione
A trent’anni dall’avvìo in Germania (ad opera di Gerd Achenbach) e a vent’anni dall’importazione in Italia (ad opera, soprattutto, di Neri Pollastri), la philosophische praxis – da noi tradotta, non proprio felicemente, con “consulenza filosofica” – resta un’attività professionale semisconosciuta. Anzi, per l’esattezza: misconosciuta. Infatti non è che la si conosca poco, o in pochi; la si conosce male nel senso che quasi sempre si suppone di conoscerla e, dunque,  non ci si preoccupa di informarsi nel merito.

Qualcuno la scambia per una forma di counseling, di assistenza psicologica mediante strumenti tratti dalla storia della filosofia;  qualche altro per una versione laicizzata del prete cattolico o del guru induista, dai quali ci si aspetta una parola illuminante in un momento di difficoltà esistenziale; qualche altro ancora – ma si tratta di casi più rari – suppone che si tratti di una consulenza didattica rivolta a chi, leggendo libri di filosofia, trovi difficoltà di decifrazione dei testi.

Nella concreta esperienza quotidiana può capitare di tutto e un “consulente filosofico” non è un robot programmato per svolgere una sola funzione: è prima di tutto un soggetto umano a cui può succedere, accidentalmente, di dare – se richiesto – un consiglio, un incoraggiamento o un chiarimento tecnico su un classico del pensiero filosofico. Ma, in quanto consulente filosofico, egli è abilitato e dedicato ad altro: a che, esattamente?
Uno dei più stimati consulenti filosofici italiani, alla cui professionalità deve moltissimo l’associazione nazionale “Phronesis” (www.phronesis-cf.com), Davide Miccione, lo spiega in un aureo libretto di poco più di cento pagine: Lezioni private di consulenza filosofica (Diogene Multimedia, Bologna 2018, pp. 106, euro 9,80). E lo fa proprio con andamento filosofico (almeno secondo una certa accezione, poco accademica, di filosofia): cioè problematico, autobiografico, dialogico, ironico e autoironico...
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16 maggio 2019

Arrivano i filosofi in carcere per aiutare a pensare meglio

Filosofia per la vita - Consulenza filosofica in carcere

Due progetti sperimentali di consulenza filosofica – pratica da anni utilizzata per ridurre disagio e problemi di relazione in contesti lavorativi, scolastici e ospedalieri in alternativa alla psicologia e a discipline più tradizionali – sono oggetto dei protocolli d’intesa firmati oggi dal Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per Umbria e Toscana Antonio Fullone e dalla presidente di Eu-Topia onlus Anna Maria Corradini.

Il consulente filosofico, a differenza dello psicologo o dello psicoterapeuta, non cerca le cause del malessere del paziente e non indica soluzioni, ma accompagna il consultante a una riflessione critica sul proprio modo di pensare la realtà, aiutandolo a metterne a fuoco contraddizioni nella concreta esperienza di vita.

Proprio il lavoro sulla consapevolezza rende questa disciplina adatta alle persone detenute le cui scelte sono state determinate in gran parte da una visione della realtà che chiede una nuova riflessione. Uno degli accordi tra Provveditorato Regionale (PRAP) ed EU-TOPIA, organizzazione di utilità sociale senza fini di lucro, prevede tuttavia anche un percorso specifico per gli operatori penitenziari allo scopo di favorirne il benessere personale, conoscere le proprie potenzialità e perseguire la propria realizzazione.

Le attività previste dai protocolli si svolgeranno nei due istituti del distretto che saranno individuati dai rispettivi staff di direzione dei progetti, composti da rappresentanti delle istituzioni firmatarie.

Il protocollo di consulenza filosofica destinato ai detenuti ha come obiettivi specifici il miglioramento della qualità della vita detentiva e personale attraverso la riduzione dei conflitti e il trattamento di problematiche riguardanti la sfera emozionale. I consulenti filosofici proposti da Eu-TOPIA potranno entrare negli istituti come volontari (artt. 17 e 78 ordinamento penitenziario) e svolgeranno la propria attività con il coordinamento del funzionario giuridico-pedagogico referente per il progetto.

Trattare problemi di disagio e sofferenza nelle relazioni e problemi legati ad autostima e problematiche legate alla sfera emozionale per il miglioramento della qualità della vita personale e professionale sono invece tra gli obiettivi del protocollo di consulenza destinato al personale penitenziario che si articolerà in cinque incontri tematici con gruppi di massimo dieci operatori e in colloqui individuali.

Le attività di entrambi gli accordi, della durata di due anni, non comportano spese per l’Amministrazione Penitenziaria e prevedono l’elaborazione di studi e ricerche per individuare e definire strategie d’intervento efficaci nell’ambito del trattamento.


Condiviso da Augusto Cavadi

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30 agosto 2018

Scuola di Consulenza Filosofica Phronesis 2018 - 2020

Filosofia per la vita - Phronesis

Sono ancora aperte le iscrizioni alla Scuola di Consulenza Filosofica Phronesis. Iscriviti entro il 31 Agosto!


Phronesis è un'associazione di Consulenti Filosofici professionisti presenti sul territorio nazionale.


Scrivi a: formazione@phronesis-cf.com

...perché pensare bene aiuta a vivere meglio.



Le iscrizioni si chiuderanno il 31 agosto per i pochi posti ancora disponibili.

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5 agosto 2018

Con Miguel Benasayag "Oltre le passioni tristi"



Con un po' di ritardo (!?) è uscito il numero di aprile 2016 della rivista gratuita online "Phronesis", organo dell'Associazione Nazionale dei Consulenti Filosofici. Contiene anche la mia recensione di un libro di Benasayag, Oltre le passioni tristi, che dedico volentieri alle decine di amiche e di amici che incontrerò tra poche settimane (21 - 27 agosto), per la "Vacanza filosofica per non...filosofi" sul tema "Lo spazio della speranza in un'epoca di disperazione", a Lovere (sul Lago d'Iseo).

Augusto Cavadi



Oltre le passioni tristi. Dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa - Miguel Benasayag
La pubblicazione di Sofia e psiche. Consulenza filosofica e psicoterapie a confronto, raccolta di saggi curata da Giorgio Giacometti ed edita nel  2010 da Liguori (Napoli), intese segnare una svolta, almeno in ambito nazionale, nei rapporti fra mondo phi e mondo psi: dalla fase della diffidenza (sostanzialmente reciproca) alla fase della convivenza pacifica (se non addirittura della cooperazione sinergica). Dopo almeno un decennio speso a marcare le differenze epistemologiche fra consulenza filosofica e psicoterapia, sembrò giunto il momento di registrare le affinità e le parziali convergenze operative. Purtroppo la svolta culturale si verificò in una fase sociale economicamente problematica (che perdura sino ai nostri giorni) per cui, da una parte,  la consulenza filosofica come professione ha stentato a decollare e, dall’altra, gli psicoterapeuti (gli psicoanalisti in specie) hanno visto ridursi progressivamente, ma inesorabilmente, la clientela. Insomma la marcia di avvicinamento, avviata nel primo decennio del XXI secolo, non mi pare che abbia fatto grandi passi in avanti: se non altro perché i due fronti o non sono andati avanti o sono addirittura regrediti.
Almeno sul piano epistemologico, se non sul terreno professionale ed operativo, il dialogo però continua e Oltre le passioni tristi. Dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa (Feltrinelli, Milano 2016, pp. 155, euro 18,00) di Miguel Benasayag (con la collaborazione di Angélique del Rey) ne costituisce, oggettivamente, una tappa significativa.
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16 settembre 2017

Filosofare con bambini: il “Cerchio della parola”

Filosofia per la vita - Il cerchio della parola

Davide Ubizzo - Esperienze di pratica filosofica per lo sviluppo delle competenze sociali e di cittadinanza attiva

Durante questa estate 2017 ho collaborato con la Cooperativa Sociale Itaca di Pordenone che gestisce i Centri Estivi comunali di Cavallino Treporti e altri servizi sociali nel territorio veneziano dove vivo. Il progetto “Discovery Camp 2017”, attivato tra luglio e agosto, prevedeva diverse attività rivolte ai bambini tra i cinque e i dieci anni d’età: laboratori, giochi, uscite e gite, attività legate alla creatività e alla pittura e feste con le famiglie. La responsabile del progetto, dott. Serafini, memore dei Laboratori e i Caffè filosofici che regolarmente gestisco da alcuni anni (rivolti a giovani e adulti) nel territorio - nell’ambito delle attività culturali programmate dall’amministrazione locale - mi ha proposto di pianificare e gestire attività con i bambini legate al dialogo, alla condivisione e al pensiero critico.
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15 settembre 2017

"La filosofia in azienda e nelle organizzazioni" - Saperi, Strategie e Pratiche Filosofiche - Milano, 7-8 ottobre 2017

Filosofia per la vita - La filosofia in azienda e nelle organizzazioni

Workshop

LA FILOSOFIA IN AZIENDA E
NELLE ORGANIZZAZIONI
Saperi, Strategie e Pratiche Filosofiche

Sabato 7 e Domenica 8 ottobre 2017
c/o SpazioPin, Viale Monte Santo 5, Milano
(fermata metro Repubblica)




PRESENTAZIONE

La filosofia e le organizzazioni rappresentano due mondi apparentemente lontani e indifferenti, se non addirittura ostili. E’ venuto il momento di superare questa reciproca estraneità. Che cosa avvicina la filosofia alle organizzazioni? Certamente la sua millenaria vocazione teorica che la porta a indagare e riflettere criticamente sulle forme dell’agire personale e professionale nei contesti organizzati. Ma non solo. La filosofia mette in campo i suoi saperi, metodi e strumenti per affrontare le problematiche specifiche che affliggono le persone e le organizzazioni in un contesto socio-economico complesso come quello attuale, rimettendo al centro concetti come: senso, responsabilità, riflessività, etica, valori.



OBIETTIVI

Il workshop offre nuovi strumenti e metodologie per pensare alle organizzazioni e per affrontare le problematiche che le abitano. Verranno offerte nuove categorie interpretative per leggere il mondo del business e la pratica manageriale. Si farà esperienza di metodologie e strumenti per prendere decisioni, vivere le relazioni e risolvere i problemi... con la filosofia.



PROGRAMMA

Sabato 7 ottobre
Ore  9,30 - 10,00: La Filosofia nelle "agorà" della Tecnica. Vecchie e nuove strategie del Filoso-fare
Luca Nave
Ore 10,00 - 13,00: Reflective Management: le competenze filosofiche nelle organizzazioni
Stefania Contesini
Pausa pranzo
Ore 14,30 - 16,00: Laboratorio di Dilemma training
Paolo Cicale
Ore 16,15 - 18,00: Valore e mercato delle Pratiche Filosofiche: esperienze e valutazioni
Paolo Cervari

Domenica 8 ottobre
Ore  9,30 - 13,00: Phi.N.L. Tra mappe, territori e visioni del mondo da esplorare con la filosofia
Valerio Biandino, Maddalena Bisollo, Luca Nave
Pausa pranzo
Ore 14,30 - 16,00: Dove vai se non sai chi sei: lavorare sull’identità aziendale con le pratiche filosofiche
Elena Paccagnella
Ore 16,15 - 18,00: La gestione filosofica del rischio
Roberto Mazza



COSTI E CONVENZIONI

90,00 euro* (include partecipazione al week end in aula e l'invio dei materiali e dei progetti presentati).
Speciale convenzione: Spazio Filosofante, Assiotea, Metis, Sucf, Ce.Se.Di. e studenti dei Master in Consulenza Filosofica: 70,00 euro*
Socie e Soci Pragma: Iscrizione gratuita (il workshop vale 16 "Pragma-crediti").

(*) La quota di iscrizione al workshop include l'iscrizione all'Associazione "Pragma. Società Professionisti Pratiche Filosofiche" in qualità di "socio sostenitore".



ISCRIZIONE

Inviare una mail, entro il 3 ottobre a: segreteria.pragma@gmail.com
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13 giugno 2017

Dal blog di Bruno Vergani - Breve invito al protagonismo

Bruno Vergani su Filosofia per la vita
Sul blog di uno dei nostri più affezionati lettori - oltre che prezioso amico personale - ho letto un suo ‘post’ riguardante uno dei momenti più significativi e seguiti della Quarta edizione del Festival della filosofia d’a-Mare (Castellammare del Golfo, 1–4 giugno 2017). Scriveva Bruno Vergani (su www.brunovergani.it):

“L’altro giorno ho partecipato a un incontro pubblico tra un consulente filosofico e uno psicoterapeuta, il dialogo affrontava gli specifici campi d’intervento, le eventuali sinergie come i possibili antagonismi dei rispettivi approcci. Al termine dell’incontro avevo avvertito una certa insoddisfazione per qualcosa d’irrisolto che non riuscivo a focalizzare.

Nel ripensarci individuo - tra le possibili cause, mie incomprensioni incluse - l’intervento del consulente filosofico che puntuale nel definire quello che non fa - terapeutica in primis - ha sì illustrato quello che fa, ma glissando sul perché può farlo e su cosa poggi di preciso nel farlo. Cosa buona e giusta che non esista - che so? - il consulente filosofico nietzschiano che nell’operare con un suo ospite confuso a seguito di ripetute conformazioni passive agli eventi della vita lo rimetta in sesto ripetendogli schemi di pensiero acquisiti, così da latrargli lo schifo che gli fanno quelli come lui, gentaglia che evita di schiacciare sotto la suola per lo schifo che gli procurerebbe la poltiglia prodotta (Zarathustra), nondimeno è cosa buona e giusta che il consulente filosofico spieghi la disciplina e il correlato statuto epistemologico che autorizza e giustifica il suo operare.

Il punto è che, per quanto ho osservato nell’incontro, tale disciplina e statuto coincidono col soggetto medesimo del consulente filosofico che ti trovi davanti, soggetto formato sicuramente dal pensiero dei filosofi che ha frequentato, ma in ultima analisi tutto poggiato e autorizzato da sé medesimo, sovranità che non contempla radiazioni dall'Albo e non produce eretici e neppure apostati. Non dovrebbe avere timidezze nel proclamarlo in piazza invece di teorizzare una sorta di filosofare corretto perché logico e impersonale - quale logica, quella della filosofia scolastica? Quella della fisica quantistica? - Non rischierebbe nulla nell’ergersi all'altro come protagonista poggiato sul personale pensiero - circolo ermeneutico del relazionarsi tra soggetti attraverso reciproche pre-comprensioni: anche la maieutica opera necessariamente partendo da un punto di vista -, a maggior ragione nel caso di specie visto che governare, educare, curare, sono tre mestieri impossibili (Freud), anche se non di rado gli psicoterapeuti se lo dimenticano più dei filosofi”.

I due protagonisti del confronto, da me introdotto e moderato, erano lo psicoterapeuta siciliano Pippo La Face e la consulente filosofica toscana Marta Mancini. Quest’ultima ha, a sua volta, postato un commento alla nota di Bruno Vergani che vale la pena riprendere:

“E' vero che una delle affermazioni più forti della Consulenza Filosofica sostiene che “la forma concreta della filosofia è il filosofo” ma tale assunto, proprio per la sua lapidarietà, è anche uno dei punti da mettere bene a fuoco per descrivere la disciplina e ciò che si propone di ottenere. E' uno snodo che richiede un capovolgimento di prospettiva, una conversione che - per dirla con Davide Miccione - sciolga l'identità della filosofia nel concreto filosofare, nell'effettivo esercizio che il consulente fa, in presa diretta, con il suo ospite. Nella Consulenza Filosofica la questione non è se vivo ciò che penso, ma se porto il pensiero in ciò che vivo, prendendo coscienza di chi sono e mettendo in discussione la mia vita. Tale presupposto vale anche per il filosofo: egli viene chiamato in causa, al pari del suo ospite, di fronte alla domanda che parte dalla singolarità di un'esperienza concreta per farvi ritorno, ripensando da capo, non avendolo fatto prima o altrove.
Ecco perché il filosofo è funestato dalla domanda del suo interlocutore: non potendo rispondere in modo generalizzato con teorie già pensate e ritenute coerenti, è costretto ad esporsi, a mettersi alla prova rivolgendo anche a se stesso le domande provenienti dalla vita di quel singolo individuo che gli sta di fronte. Certo che anche il filosofo, come il suo ospite, non è una testa vuota ma ciò che per entrambi avviene nella Consulenza Filosofica, in luogo del “relazionarsi tra soggetti attraverso reciproche pre-comprensioni”, è lo sporgere della vita sulla teoria. Anzi delle vite, da co-protagonisti”.

Come si vede, uno scambio di notevole livello: che possa servire anche ad aprire un più ampio dibattito su questo nostro spazio virtuale?


Augusto Cavadi

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6 giugno 2017

Come è andato il Festival a Castellammare del Golfo?

Augusto Cavadi sul Festival Nazionale della Filosofia d’A-mare, quarta edizione, Castellammare del Golfo (TP), 1-4 Giugno 2017

In molti mi chiedete come sia andata la Quarta edizione della Filosofia d’a-Mare a Castellammare del Golfo dal 1 al 4 giugno. Anche se non è facile restituire per iscritto un clima psicologico, direi un’atmosfera spirituale, ci provo lo stesso. Per chi non abbia voglia di andare sino in fondo a questo messaggio mi limito a una frase: “E’ andata bene, anzi benissimo. Addirittura meglio dell’anno scorso e la soddisfazione espressa da tantissimi partecipanti mi ha reso felice”.
Dal punto di vista quantitativo non c’è stato quel balzo in avanti che mi aspettavo: evidentemente la scelta consapevole di non invitare star anche mediaticamente attraenti ha comportato un contenimento del numero dei partecipanti (attestatosi, nel giro dei quattro giorni e includendo qualche evento aperto a un pubblico non-pagante, a poco più di un centinaio).
Ma (forse proprio per l’autoselezione degli iscritti che si sono mossi da Torino, da Bergamo, da Bologna, da varie altre regioni esclusivamente per motivazioni ‘filosofiche’) dal punto di vista qualitativo difficilmente si sarebbe potuto desiderare di più.
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9 maggio 2017

Liberi, in carcere

Filosofia per la vita: Liberi, in carcere - Di Anna Colaiacovo.

"Nel 2011 sono stato finalmente arrestato per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti... e condannato, poiché colpevole fino all’osso. Potrà sembrare strano o bizzarro, ma paradossalmente in carcere ho trovato il vero me stesso, ho trovato il tempo di riflettere".
Così si esprime F., un detenuto che ho avuto modo di conoscere durante gli incontri filosofici organizzati nel carcere di Pescara. 'Finalmente' perché da lì è iniziato per lui un percorso che lo ha condotto a riesaminare la propria vita, a rendersi conto fino in fondo di quanto avesse subito l'influenza dell'ambiente malavitoso in cui era cresciuto: "sono stato nutrito e allevato con la logica della sopraffazione e della legge del più forte. Mio padre, i miei fratelli erano tutti malavitosi".
Non è  semplice avere la capacità di pensare autonomamente e in modo diverso rispetto all'ambiente in cui si è immersi fin dalla nascita. Ma F. non cerca attenuanti, riconosce tutto il male che ha fatto e se ne assume l'intera responsabilità. E aggiunge: "ho trovato il senso del giusto e il vero me stesso nel luogo più improponibile: il 'carcere'". In carcere ha trovato il 'tempo' di riflettere.
Dialogando con i detenuti ci si rende conto che per loro il tema 'tempo' è centrale e può diventare ossessivo. Ne hanno tanto di tempo a disposizione e spesso non sanno cosa farne.
S. (un altro detenuto) si esprime così: "il tempo qui dentro non passa mai... tante ore passate sul letto a guardare il soffitto, che senso può  avere la vita così?".
Occorre dare un senso al tempo di vita che si trascorre in carcere, solo così c'è la speranza che la pena tenda alla rieducazione del condannato (art. 27 della Costituzione italiana). Sono certo importanti le opportunità di lavoro (anche per un futuro reinserimento sociale), ma fondamentale, secondo me, è dare la possibilità di riprendere gli studi, dotare il carcere di biblioteche e aiutare i detenuti a riflettere e a allargare i propri orizzonti e a non sottostare a "rapporti di potere che ci sono anche qui dentro e sono anche peggio rispetto a fuori".
F. è diventato in carcere un appassionato lettore, e oggi, pur avendo frequentato soltanto la quinta elementare, dimostra di possedere una cultura e una apertura mentale fuori del comune. Per lui la filosofia è 'imparare a interrogare le domande', definizione che colpisce tutti i presenti agli incontri filosofici. Diamo per scontate le domande e cerchiamo le risposte, mentre è proprio la capacità di interrogare le domande che ha portato F. a mettere in discussione i principi che fino a un certo periodo hanno orientato la sua vita e a non riconoscersi più nell'uomo che era stato.
Inevitabilmente, nei nostri incontri, è stato affrontato tante volte il tema della libertà. E, da A. (un altro  detenuto) è venuta l’osservazione più interessante: si può essere liberi interiormente anche in carcere, mentre la mente chiusa nei suoi pregiudizi è in grado di costruire prigioni da dove risulta impossibile evadere.

Don Raffaè - Fabrizio De Andrè

Anna Colaiacovo



In apertura: uno dei tre murali realizzati dall'artista Paul Sonsie (sonsiestudios.com) all'interno della prigione "Karreenga Corrections Facility" a Lara, Victoria, Australia, Settembre 2016.
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28 aprile 2017

Ma, scusi, a cosa serve un Consulente filosofico?


«Ma, scusi, a cosa serve un Consulente filosofico?»

Un’hostess a un check-in a Fiumicino
(dopo aver letto la mia professione sulla carta d’identità)

Se leggiamo di una famiglia che, dopo anni di difficoltà, ha raggiunto “un certo benessere”, a quale aspetto della vita ci viene spontaneo riferirci? Quasi immancabilmente, all’aspetto economico. In un secondo momento, poi, è possibile che – approfondendo la questione – arriviamo a considerare anche l’aspetto psicologico: che aria si respira, che sentimenti circolano, che tonalità emotiva di fondo si avverte in quella determinata famiglia.
Soldi e serenità affettiva sono due elementi fondamentali per la vita umana: non è un caso che Aristotele sosteneva che non si può essere felici se si è troppo poveri (ma lui aggiungeva anche: o troppo ricchi) e se non si hanno alcune relazioni di amicizia sincera (con la propria moglie, innanzitutto, ma anche con alcuni dei propri simili). Tuttavia, se volessimo usare con maggiore precisione le parole, dovremmo chiamare la sicurezza finanziaria ben-avere e la serenità psicologica ben-sentire: ben-essere è qualcosa di diverso, forse di più profondo, certamente di più completo. Si riferisce, infatti, all’integralità della nostra persona in tutte le sue dimensioni: fisiche, psichiche, intellettuali e morali.
Per millenni la filosofia ha preteso il monopolio sul benessere dell’uomo e, sulla base di una considerazione a mio avviso fondata (intendo il primato dell’intelligenza e della volontà sulle altre potenzialità del soggetto), è pervenuta a una conclusione a mio avviso errata: che bastasse curare la dimensione spirituale dell’essere umano (la sua capacità di conoscere e di volere) per ottenere, automaticamente, il miglioramento del suo stato fisico e psichico. Per fortuna, con la nascita della medicina moderna, dal XVIII secolo i “fisiatri” si sono appropriati di ciò che li compete ed è caduta in disuso l’abitudine di chiedere a un filosofo la ricetta per attenuare il mal di denti o per contrastare un’epidemia di colera. Altrettanto fortunatamente, con la nascita della psicologia sperimentale prima e della psicanalisi dopo, fra il XIX e il XX secolo gli “psicoterapeuti” si sono appropriati di ciò che li compete in ordine ai sentimenti, alle paure, alle pulsioni, alle emozioni.
I progressi della medicina e della psicoterapia, forieri di vantaggi ormai irrinunciabili non solo per l’Occidente ma per tutto il pianeta, rischiano di essere vanificati da una svista colossale: voler rimpiazzare il monopolio, ormai tramontato, della filosofia con il proprio. Mi riferisco, in altri termini, al pericolo di ritenere che il benessere fisico e il benessere psichico (o, come sarebbe preferibile esprimersi, il benessere psico-fisico) esauriscano la interezza del benessere. Al pericolo di enfatizzare la dimensione terapeutica (soma-terapeutica e psico-terapeutica) sino al punto da trascurare, anzi da espungere del tutto, la dimensione intellettuale e morale.
Per evitare questo rischio alcuni filosofi (Gerd Achenbach in Germania, Ran Lahav in Israele, Neri Pollastri in Italia...) hanno invitato altri colleghi (ormai, dopo trent’anni, sono coinvolte alcune migliaia di filosofi) ad aprire degli studi di pratica filosofica (in tedesco: Philosophische Praxis) e a mettersi a disposizione di quel pubblico di non-filosofi (di mestiere) che vogliano coltivare la propria saggezza e la propria etica. Queste pratiche filosofiche si svolgono in modalità svariate (colloqui a due o discussioni in piccoli gruppi), in luoghi svariati (salette raccolte o bar aperti), in tempi svariati (da un’ora a un week-end o a un’intera settimana): quando un singolo individuo o un gruppetto omogeneo chiede esplicitamente a un filosofo di riflettere insieme su una tematica precisa (la fedeltà coniugale, la competitività in una squadra...) si parla, nella lingua italiana, di consulenza filosofica.
Due precisazioni essenziali.
La prima: il benessere intellettuale ed etico (si potrebbe anche qualificare, se non si rischiasse l’equivoco con il linguaggio religioso, spirituale) che la filosofia può incentivare non coincide necessariamente con il benessere psico-fisico. O, almeno, non immediatamente. Cercare il senso della vita, interrogarsi su ciò che è giusto e su ciò che non è giusto, possono inquietarci, metterci in crisi: come notava Hegel nell’Ottocento, la filosofia non è consolatrice a ogni costo. La filosofia può spezzare i falsi equilibri senza per ciò stesso fornircene di nuovi : getta, piuttosto, i presupposti perché, infranta la pace illusoria, ci si possa incamminare verso una pace autentica.
La seconda: la saggezza filosofica non si trasmette unilateralmente, esige la reciprocità. Il filosofo consulente non insegna, non consiglia, non risponde ai dubbi, meno ancora cura: è solo un alter ego con cui confrontarsi, con cui pensare insieme. Le pratiche filosofiche in generale, la consulenza filosofica in particolare, sono forme di con-filosofare. Ecco perché vanno nettamente distinte da varie versioni del counseling, anche dal counseling filosofico. Il counselor è un professionista che vuole aiutare un cliente, talora un paziente, utilizzando una disciplina: la pedagogia, la psicologia, la filosofia... Il consulente filosofico è prima di tutto ed essenzialmente un filosofo: egli non utilizza la filosofia in vista di obiettivi ulteriori (per quanto positivi come, ad esempio, il benessere psico-fisico del suo ospite), ma si presta a fare filosofia con lo scopo di fare filosofia. Stop. Che poi, facendo filosofia, l’interlocutore migliori il proprio modo di vedere il mondo e il proprio modo di rapportarsi al mondo, è prevedibile: e che questo miglioramento del modo di pensare e di vivere incrementi il proprio ben-essere sarà altamente probabile. Sarà un effetto collaterale desiderabile, ma un effetto collaterale: non il fine principale, né ancor meno esclusivo, della consulenza filosofica.

Augusto Cavadi

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7 febbraio 2017

Il dialogo filosofico

Filosofia per la vita - Dialogo filosofico, di Lia Matrone.
Il dialogo, ha specificato il sociologo Zygmut Bauman è "insegnare a imparare".
L’opposto delle conversazioni ordinarie che dividono le persone: quelle nel giusto e quelle nell’errore. Il dialogo non è un caffè istantaneo, non dà effetti immediati, perché è pazienza, perseveranza, profondità.

Nelle pratiche filosofiche il dialogo è il perno centrale, lo strumento principe che permette la costruzione di ponti tra posizioni contrarie, la chiave d’elezione per cogliere la complessità del reale.

Il dialogo filosofico è profondo, si infila cioè sotto lo strato più superficiale del linguaggio comune, ne confuta il riduzionismo semplicistico per dare la parola alle voci più complesse, sottili, e per riconoscere quelle menzognere, meno autentiche. Si smascherano così i discorsi doppi e l’uso capzioso delle parole, ripristina la fiducia nella verità intesa come apertura verso nuovi significati rispetto a ciò già si conosce e quindi come il socratico sapere di non-sapere. Questa disponibilità, che non si limita all’oggetto della conoscenza ma si estende agli altri che insieme a noi conoscono, quindi una disponibilità teoretica ed insieme etica, è una specie di crogiolo di virtù, quali, ad esempio, il rispetto, l’attenzione, la fiducia, l’umiltà, le quali sono tanto tecniche per conoscere quanto valori morali.

Vero esercizio filosofico il dialogo diventa in una comunità di ricerca, una possibilità per i partecipanti a riconciliarsi col proprio pensiero per apprendere a riflettere sul vissuto, partendo dall’esperienza personale.
Quando ci si interroga sul contenuto delle frasi pronunciate, si innesca un processo di presa di coscienza di ciò che si è detto.
Riflettere insieme vuol dire ritrovare le ragioni, l’origine e il senso dell’enunciato, porre l’attenzione sul processo che articola la rappresentazione del reale.

Esercitare il pensiero critico, divergente, ci permette di esplorare il mondo, di non essere il balìa di preconcetti, di allargare orizzonti di senso, di aprire nuove prospettive. Un’attitudine controcorrente, un’attitutine filosofica.

Lia Matrone - Il dialogo filosofico nella filosofia pratica

Lia Matrone
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11 dicembre 2016

La consulenza filosofica: intervista a Paolo Cervari

Intervista a Paolo Cervari

Un'intervista di qualche anno fa, ma credo comunque valida e utile per capire cosa penso della consulenza filosofica e soprattutto per capire a cosa serve.

La consulenza filosofica: intervista a Paolo Cervari

Paolo Cervari
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