
All’alba di questo nostro nuovo millennio non possiamo non notare come l’umanità (con in testa il nostro caro Occidente) si stia ponendo di fronte a delle sfide sempre più ardite e pretenziose nella direzione dello sviluppo tecnologico, su cui si investe moltissimo per potenziare quella comunicazione mediale che ha già raggiunto livelli di efficienza e interattività impensabili soltanto qualche decennio fa.
Nello stesso tempo, però, non possiamo non constatare, con altrettanta risolutezza, l’impoverimento globale della comunicazione. Se ci osserviamo attorno, infatti, è estremamente evidente il costante caos a cui siamo quotidianamente esposti. Caos prodotto da un bombardamento di informazioni, messaggi, chiamate, parole, slogan pubblicitari, luoghi comuni, insulti, frasi ad effetto e campagne elettorali che, in realtà, nascondono un grande vuoto di senso che sembra continuare ad ingrandirsi. Siamo sempre più disorientati e naufraghi in un mare di discorsi i quali, ormai, sono dei veri e propri vortici che ci risucchiano in luoghi sempre più inautentici dell’esistenza, trappole che ci attirano e ci strattonano con violenza da una parte o dall’altra, nuvole di fumo che annebbiano la nostra vista e indeboliscono la nostra capacità di comprensione di un mondo sempre più complesso e articolato ma, in effetti, sempre più povero di senso. È incredibile quanto siamo diventati bravi a parlare omettendo costantemente l’essenziale, come se non avessimo più nulla di significativo e autentico da dirci.
In un mondo siffatto, dove ogni cosa tenta di appiccicarsi addosso un senso solo per vendersi meglio, dove tutto pretende un significato che in realtà non possiede, il dialogo filosofico s’impone, allora, come uno strumento fondamentale per fare un po’ di ordine e chiarezza nel tentativo di riappropriarsi del proprio spazio, del proprio tempo e della propria quotidianità, e per trovare quelle coordinate indispensabili al fine di trasformare il naufragio nel quale siamo coinvolti giornalmente nel nostro proprio autentico viaggio.
Ecco che, in tutta questa apparente povertà di spirito nella quale ci troviamo immersi, l’attitudine filosofica può davvero permetterci di abitare il mondo senza subirlo passivamente e può aiutarci a condurre la nostra vita da uomini liberi, che smettono di farsi trascinare forzatamente avanti, come prigionieri ribelli i quali, nel tentativo di spezzare le proprie catene e fuggire verso la libertà, ahimè finiscono in celle sempre più anguste, scomode e soffocanti.
Insomma: proprio (e quasi paradossalmente) nell’era della comunicazione mediale e della globalizzazione, dove tutti possono potenzialmente comunicare con tutti in ogni singolo istante, abbattendo al tempo di un solo click le barriere dello spazio, oltre a quelle del tempo, il dialogo filosofico risulta un’esperienza controtendenza, e in tal senso inattuale, ma per lo stesso motivo profondamente urgente e, dunque, appunto per questo, più attuale che mai.
Andrea Modesto