MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►
CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI
(DI PROFESSIONE)
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Cenette Filosofiche
Nel 2003 alcuni partecipanti abituali alle “Vacanze filosofiche” estive¹, e residenti nella stessa città (Palermo), abbiamo esternato il desiderio di incontrarci anche nel corso dell’anno, tra un’estate e l’altra. Da qui l’idea di una cenetta quindicinale presso lo studio legale di uno di noi, Pietro Spalla, che si sarebbe incaricato di far trovare un po’ di prodotti da forno e qualche bevanda. Appuntamento alle ore 20:00 (in martedì alterni) per accogliersi a vicenda e mangiucchiare ciò che si trova sulla tavola: dalle 20:30 alle 22:00, poi, lo svolgimento dell’incontro.

La metodologia che abbiamo adottato è molto semplice: chiunque del gruppo propone un testo che si presti ad essere letto in chiave di filosofia-in-pratica (dunque non solo un classico del pensiero filosofico, ma anche un romanzo o un trattato di psicologia, un saggio di astrofisica o di botanica) e, se la maggioranza lo accetta, diventa nelle settimane successive il testo-base delle conversazioni. In esse non sono graditi gli approfondimenti eruditi (tipici dei seminari universitari) perché si vorrebbe dare spazio alle riflessioni personali, alle risonanze esistenziali e alle incidenze sociopolitiche, suggerite dal testo adottato. Uniche condizioni per la partecipazione: aver letto le pagine del libro che il gruppo si assegna di volta in volta per la riunione successiva (se non si fosse riusciti a farlo in tempo, si è pregati di assistere in silenzio) e intervenire evitando i toni polemici nei confronti dei presenti che abbiano espresso convinzioni, esperienze, ipotesi interpretative differenti dalle proprie².

La pandemia del Covid-19 ha costretto la piccola comunità di ricerca filosofica a sospendere gli incontri in presenza e a sostituirli con sessione in video-conferenza: certamente una riduzione della qualità delle relazioni fra i partecipanti, ma anche l’apertura di possibilità sino a quel momento inesplorate. Così amiche e amici di varie regioni italiane si sono collegati via internet e questa modalità di interazione ha finito col sostituire del tutto le cenette in presenza. Ci si vede direttamente alle 20:30 collegandosi mediante un link che Pietro Spalla trasmette a chiunque faccia richiesta di essere incluso nell’apposita mailing list (spalla.pietro@gmail.com).

La mailing list è diventata, sempre più, un luogo di scambi tra una cenetta e la successiva: scambi di opinioni, di commenti, di suggerimenti bibliografici, di battute umoristiche, di informazioni su eventi culturali... In questa molteplicità di interventi occasionali, non ne mancano alcuni meno estemporanei, di una certa consistenza e di un certo rilievo, che probabilmente meritano di non essere seppelliti nelle ondate di e-mail che si accavallano di giorno in giorno (talora di ora in ora).

Da qui l’idea di aprire in questo blog – www.filosofiaperlavita.it – un’apposita rubrica – “Cenette filosofiche per non... filosofi (di professione)” – che metta a disposizione, per un lasso di tempo più lungo e soprattutto per un pubblico potenzialmente più ampio, i contributi che i sostenitori finanziari della rubrica riterranno opportuno segnalare³.

Augusto Cavadi


¹ Cfr. https://vacanze.filosofiche.it
² Cfr. “Cenette filosofiche” in A. Cavadi, Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 282-284.
³ Attualmente i rimborsi delle spese di gestione di questa rubrica sono sostenuti da Caccamo A., Cavadi A., Chiesa L., Cillari E., D’Angelo G., D’Asaro M., Di Falco R., Enia A., Federici G., Galanti M., Gulì A., Leone R., Oddo G., Palazzotto A., Paterni M., Randazzo N., Reddet C., Salvo C., Spalla P., Spalla V., Santagati G., Ugdulena G., Vergani B., Vindigni E. Chi desiderasse aggiungersi al numero dei sostenitori può contattarmi alla e-mail a.cavadi@libero.it
Visualizzazione post con etichetta Pandemia. Mostra tutti i post
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11 dicembre 2021

Covid-19, domande e risposte per cercare di venirne a capo

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Questionario Covid
In quanto filosofo-consulente, per esigenza interiore prima che per professione, ho cercato e cerco di seguire il dibattito attuale sul Covid-19. Poiché avverto fortemente i miei limiti (di informazione scientifica e di riflessione critica) sono arrivato alla conclusione di chiedere aiuto ai lettori di questo blog che vogliano prestarmelo.
Ecco dunque 6 domande: chi vorrà, potrà dare – nello spazio ‘commenti’ in calce (o, se avesse difficoltà tecniche, scrivendo su a.cavadi@libero.it una e-mail che poi mi incaricherei di ricollocare sul blog) – le sue risposte.
Saranno cancellate esclusivamente le risposte o formulate in maniera offensiva (si prega di esprimere liberamente il proprio parere senza fare riferimento esplicito e diretto a interventi precedenti ospitati nel blog) o generiche (intendo: che non facciano riferimento a una domanda precisa, specifica); lascerò invece al giudizio di chi leggerà le risposte la valutazione degli interventi carenti o per riferimento alle fonti o per illogicità di argomentazione. La sinteticità di ogni risposta gioverà certamente alla comprensione della stessa da parte dei lettori.

• 1: “La pandemia, di cui parla la maggior parte delle fonti governative italiane e dei mezzi di trasmissione sociale, c’è davvero o è – in parte o in toto – un’invenzione?
• 2: “Chi si è sottoposto a una o più dosi di vaccino ha – nei mesi immediatamente successivi - le stesse probabilità statistiche di ammalarsi rispetto a chi non vi si è sottoposto?”
• 3: “A prescindere dalle probabilità di ammalarsi, chi si è sottoposto a una o più dosi di vaccino, se si contagia – nei mesi immediatamente successivi – è esposto al medesimo grado di rischi clinici rispetto a chi non si è sottoposto a profilassi?”
• 4: “A prescindere dalle probabilità e dalla gravità del contagio personale, chi si è vaccinato può contagiare altri in misura meno grave rispetto a chi non si è vaccinato?”
• 5: “A prescindere dai metodi per ottenerlo (green pass o altro), l’obiettivo di vaccinare quanti più cittadini possibile è condivisibile (perché gli innegabili effetti secondari indesiderabili costituiscono un prezzo accettabile) o contestabile (perché, rispetto agli inconvenienti sanitari, l’obiettivo della profilassi non assicura vantaggi apprezzabili)?”
• 6: “Il governo italiano ha, di fatto, limitato la sfera di libertà dei cittadini in questo periodo di pandemia: giudicata nel suo complesso, questa politica restrittiva è stata giustificata da oggettive ragioni di salute pubblica o si è attuata – strumentalizzando la ‘pandemia’ (vera o presunta) - per obiettivi strategici inconfessabili (ma intuibili)?”


Se sono stato chiaro nella mia proposta, ogni intervento dovrebbe avere una struttura analoga alle Summae medioevali: “Alla prima questione rispondo che…”. Ovviamente è possibile, dopo aver risposte alle domande o dopo averle bypassate, esprimere delle considerazioni critiche sul questionario: ad esempio, notando che qualche domanda è stata malposta o proponendo l’aggiunta di qualche altra questione etc.


Augusto Cavadi
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4 settembre 2021

Rischi e benefici del Green Pass. Perché dovremmo auspicare un obbligo vaccinale puro

• Giorgio Gagliano •

Come riferito nel post precedente, sia la “Settimana estiva per non... filosofi” (di professione) che il “Seminario nazionale di aggiornamento professionale per consulenti filosofici” sono stati incentrati sulla tematica della sofferenza. Inevitabile, in entrambe le occasioni, il riferimento all’attuale pandemia del Covid-19. Su alcuni aspetti della questione riceviamo, e volentieri pubblichiamo, questo intervento del giovane filosofo palermitano Giorgio Gagliano. Sarebbe interessante che molti lettori inviassero il proprio punto di vista argomentato. (Augusto Cavadi)


Filosofia per la vita - Green Pass


Rischi e benefici del Green Pass.
Perché dovremmo auspicare un obbligo vaccinale puro


Sulla pandemia e sui vaccini anti-Covid-19 è stato detto e scritto molto, anzi troppo; e come spesso accade, a dire troppo si rischia facilmente di dire male.
Forse, i nostri ragionamenti sarebbero stati qualitativamente migliori se avessimo distinto in modo più netto il vaccino in sé (in quanto prodotto della tecnica) dai discorsi e dalle politiche concernenti la vaccinazione.
Uno dei problemi principali del dibattito attuale è che queste sfere, pur essendo differenti, vengono continuamente confuse. Da un punto di vista concreto, questa distinzione apparentemente astratta tra “il vaccino in sé” e i “discorsi intorno al vaccino” implica che si possa essere favorevoli alla vaccinazione, pur nutrendo dei dubbi in merito alle politiche implementate.
Sul vaccino in sé dirò poco o nulla, circoscrivendo l’analisi ai discorsi e alle politiche a esso inerenti.¹
Tale analisi si strutturerà attorno a due momenti fondamentali, variamente disposti e intrecciati. Il primo consiste nel tentativo di rintracciare rischi e benefici del Green Pass; nel secondo, si passeranno in rassegna le alternative alla certificazione verde, rilevando vantaggi e criticità dell’obbligo vaccinale.
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2 settembre 2021

Filosofare in pandemia: due esperienze estive

• Augusto Cavadi •

Sappiamo bene che, in senso tecnico o medico o sanitario, la filosofia non è ‘terapeutica’. In senso ampio, analogico, essa, però, non solo può esserlo, ma – se autentica – non può non esserlo: è nata come domanda sulla Natura di tutte le cose (dove Natura sta per Grembo originario generativo di astri e fiumi, dei e uomini, animali e piante…), ma anche come “cura” – terapia – dell’anima.
Ciò che ferisce la nostra soggettività – sia nella sua dimensione fisica che nella sua dimensione psichica e mentale – lo chiamiamo ‘male’: e nessuna filosofia può, dunque, evitare di affrontarlo. Non necessariamente per eliminarlo, ma almeno per interpretarlo e imparare a conviverci dignitosamente.
A riprova, due eventi estivi cui ho avuto il privilegio di partecipare – e che senza nessuna preordinazione si sono incastrati perfettamente l’uno dopo l’altro – sono stati improntati proprio a questa tematica.


Filosofia per la vita - Incontro a Celano 2021

Il primo (a Celano, in Abruzzo, dal 21 al 27 agosto 2021) è stato progettato specificamente per persone che non hanno titoli di studi filosofici e che, comunque, nella vita si dedicano ad altri interessi: la (ormai tradizionale) Settimana di vacanza filosofica per non…filosofi intitolata, quest’anno, “Filosofia: terapia del male?”. La scommessa – per giudizio unanime dei partecipanti, vinta – consisteva nel tentare un’esperienza integrale di vita filosofica: dunque l’esperienza di pensare (il mondo in generale e il 'mistero' del male in particolare); di pensare eticamente (dunque a partire dal nostro agire attuale e per trasformarlo, migliorandolo, se necessario); di pensare dialogicamente (dunque in gratuità, senza invidie né timori concorrenziali); di pensare convivialmente (dunque condividendo non solo pensieri, ma anche sentimenti e emozioni, cibo e passeggiate, musica e teatro...).
Ognuno dei dieci incontri seminariali è stato introdotto da un filosofo professionista. Elio Rindone ha offerto una fenomenologia della condizione umana in base ad opere di Giacomo Leopardi; io ho cercato di distinguere i mali 'evitabili' (e contrastabili) dai mali 'inevitabili' (e a cui imparare a adeguare il nostro animo); Orlando Franceschelli ha evidenziato le potenzialità e soprattutto i rischi dell'"antropocene" in cui siamo ormai entrati; Francesco Dipalo – alle cui relazioni ho prestato la voce in sua assenza fisica – ha riletto il contributo di Hans Jonas sia sul versante teologico (Il concetto di Dio dopo Auschwitz) sia sul versante etico-politico (Il principio responsabilità).
Chi fosse interessato troverà molti di questi materiali sul sito https://vacanze.filosofiche.it gestito, con generosità pari a perizia da Salvo Fricano: è possibile, del tutto gratuitamente, iscriversi agli aggiornamenti continui del sito chiedendo di essere avvertiti del titolo di ogni nuovo post.


Filosofia per la vita - Incontro a Brescia 2021

Il secondo evento, a differenza del primo, è stato destinato a filosofi di professione (più precisamente a filosofi consulenti dell’associazione nazionale “Phronesis”) e si è svolto, dalla sera del 27 al pranzo del 29, nella splendida sede del Centro Paolo VI di Brescia. Il seminario – intitolato “La filosofia in pratica come pharmacon per affrontare ogni tipo di pandemia” – è stato incentrato su laboratori introdotti e coordinati da Chiara Zanella (“Pensare il Covid al tempo del Covid”) e sulla relazione di Luigina Mortari su “La cura della filosofia nel tempo del Covid”. Tra le molte intuizioni emerse, la doppia paradossalità della “cura” nella consulenza filosofica: prima di tutto, il filosofo cura l’interlocutore non curandolo (intervenendo nella sua mente e nella sua vita), ma sollecitandolo ad aver cura di sé; inoltre, questa cura di sé, più che nel privilegiare la propria soggettività e preservarla in una bolla di vetro infrangibile, consiste nel relativizzare il proprio ego subordinandolo al contesto socio-politico in cui si è immersi.
Il XXIV seminario nazionale ha offerto l’occasione di confrontarsi anche su due aspetti della professione di consulente filosofico rilevanti in generale, anche a prescindere dalla problematica della sofferenza: il ruolo della corporeità nell’interazione dialogica e, più in generale, le strategie istituzionali per promuovere la professione di consulente filosofico in un contesto sociale in cui se ne ignora l’esistenza. Luca Borrione (“Che cosa ascoltiamo, quando ascoltiamo una voce nella consulenza filosofica?”) ha riferito sul lavoro in corso sul primo aspetto; Lia Matrone, Stefania Bernabeo e Barbara Niero hanno invece relazionato (“La comunicazione come strumento per la ‘cura’ e la qualità delle relazioni”) sul lavoro in corso sul secondo aspetto.


Augusto Cavadi

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7 gennaio 2021

Immaginare il futuro

• Anna Colaiacovo •


La pandemia che sta mettendo a dura prova la nostra organizzazione sociale, l'economia e, soggettivamente, il nostro equilibrio psichico ha fatto emergere in maniera potente le contraddizioni e gli squilibri del mondo in cui viviamo e ha reso platealmente evidente la condizione di vulnerabilità degli umani e di interdipendenza dall'altro e dalla natura.

Filosofia per la vita - Immaginare il futuro
Ha messo in discussione quelli che nel tempo, a partire dal Rinascimento, sono stati i pilastri su cui si è retta la visione dell'uomo in Occidente: individualismo, autonomia, razionalità come capacità di trasformare la realtà in funzione del proprio interesse. Una visione che ha dominato e ancora domina il pensiero liberale moderno, fondato sull'egemonia dell'homo oeconomicus, individualista ed egoista.

La crisi economica degli ultimi anni aveva già reso evidente l'inadeguatezza del neoliberismo e dei suoi presupposti antropologici. Aveva cioè rivelato che la ricerca del proprio interesse non porta a un miglioramento delle condizioni di tutti e che l’egoismo non è l'unico motore delle azioni umane. In realtà l'uomo ha una natura polimorfa, sa essere individualista o empatico e generoso. Forse il problema è creare le condizioni perché si sviluppino le disposizioni emotive prosociali.

La pandemia ci ha colti impreparati. Siamo stati colpiti da un nemico invisibile che ha distrutto le nostre certezze e che ci ha posto improvvisamente di fronte ai nostri limiti. Ci siamo ritrovati fragili e connessi gli uni agli altri, pur in assenza di contatto fisico. Abbiamo scoperto l'importanza della relazione e della cura e la paura della solitudine.

Come usciremo da questa esperienza di estrema vulnerabilità? Sperando di tornare a vivere come prima? Oppure modificando il nostro stile di vita, il nostro rapporto con gli altri e con l'ambiente in cui viviamo? Dipende dalla consapevolezza che abbiamo acquisito da questa esperienza e dalla nostra capacità di immaginare un futuro diverso. Un futuro che si presenta incerto e problematico, con possibili nuove epidemie. Scontiamo gli effetti dell'attività predatoria dell'uomo sul Pianeta Terra che ha condotto alla deforestazione, alla estinzione di migliaia di specie e alla alterazione degli ecosistemi naturali. Dobbiamo convincerci che nella lotta ai cambiamenti climatici è essenziale la difesa e il recupero degli ambienti naturali. Noi non siamo padroni della natura, la nostra vita si fonda sul respiro (mai come in questo periodo ce ne siamo resi conto) e abbiamo bisogno degli alberi che ci permettono di respirare aria pulita.

É vero, la pandemia ha cambiato le nostre priorità. Ci ha fatto comprendere quanto sia necessaria una rete efficiente di assistenza pubblica, che va salvaguardata e incrementata. Ci ha fatto anche toccare con mano l'importanza della tecnologia che ha reso possibile l'informazione, il lavoro, l'insegnamento/apprendimento. Una tecnologia da finanziare purché sia funzionale al bene comune. Ci ha fatto anche comprendere il valore della scienza come antidoto contro il virus e il ruolo imprescindibile dello Stato nella ricerca di soluzioni tese ad affrontare le forti disuguaglianze sociali. In definitiva ci ha reso più consapevoli dei rischi che corriamo come umanità e della necessità di attivare strategie comuni a livello nazionale, europeo e internazionale.

Occorre però mantenere nel tempo, anche in assenza di minacce immediate, una attenzione vigile affinché non prevalgano egoismi e l'altro (essere umano o natura) non svolga solo una funzione strumentale. Da questo punto di vista, la scuola assume una posizione centrale.

Filosofia per la vita - M. Nussbaum, Non per profitto: perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica
Martha Nussbaum da anni lotta negli Stati Uniti contro la tendenza a ridurre gli studi umanistici. La cultura umanistica, sostiene, sviluppa la capacità di trascendere i localismi, di raffigurarsi l'altro simpateticamente, di elaborare soluzioni nuove a problemi complessi, di difendere la democrazia: «Quando ci troviamo in società, se non abbiamo imparato (...) a immaginare le reciproche capacità di pensiero e di emozione, la democrazia è destinata a cadere perché è costruita sul rispetto e sulla cura, a loro volta costruiti sulla capacità di vedere le altre persone come esseri umani e non come oggetti» (M. Nussbaum, Non per profitto: perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Il Mulino, Bologna 2013, p.25).


Anna Colaiacovo

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8 novembre 2020

Covid-19 tra "Il coraggio e la paura". Augusto Cavadi e Vito Mancuso in audio/video

• Augusto Cavadi •


Vito Mancuso - Il coraggio e la paura
Sulle pagine Facebook dello Spazio cultura libreria Macaione (link) e dell'Associazione Parco del Sole (link), Giovedì 22 ottobre 2020 ho intrattenuto una conversazione con Vito Mancuso sul suo ultimo libro: "Il coraggio e la paura" (Garzanti, Milano 2020, pp. 140, euro 12,00).


Di seguito una recensione dello stesso volume.




LA PAURA DEL COVID-19 E LA VIRTU’ DEL CORAGGIO

I filosofi si occupano sempre di tematiche meta-temporali: in alcuni casi seguendo un proprio percorso mentale che prescinde dagli eventi storici, in altri lasciandosi provocare dalle esperienze individuali e collettive quotidiane. In Il coraggio e la paura (Garzanti, Milano 2020, pp. 140, euro 12,00) Vito Mancuso ci offre un esempio di riflessione del secondo tipo, provando a ragionare su alcune implicazioni esistenziali della pandemia da coronavirus in corso. Un fenomeno del genere, almeno in Occidente, non si registrava da circa un secolo e ha suscitato le reazioni più disparate: dallo scoramento nevrotico di chi ha ritenuto prossima la fine del mondo alla sottovalutazione irresponsabile di chi ha 'negato' che si sia trattato di una patologia seriamente pericolosa per larghe fasce della popolazione.

L'invito dell'autore è bifronte: agli uni di "accarezzarla, la nostra paura", di non reprimerla, dal momento che "anche lei ha bisogno di carezze e di baci, e quanto più la tratteremo con tenerezza, tanto più essa si trasformerà in intelligenza" (p. 128); agli altri di non giocare a fare i superuomini, a "diffidare di un coraggio eccessivo che può degenerare in temerarietà, aggressività, violenza" (p. 17). In entrambi i casi, insomma, si tratta di accettare la vita con le sue polarità dialettiche: "rottura di simmetria e ricomposizione di simmetria, martello e cazzuola, forbici e colla": "il coraggio e la paura" (p. 129), appunto. 

La ricerca di questa "armonia" al di sopra, o al di sotto, dei contrari di eraclitea memoria è possibile solo se la struttura dell'essere umano comprende, oltre la base fisica e la dimensione psichica, anche quello "spazio vuoto" (p. 96) grazie al quale "noi possiamo prendere le distanze dal nostro corpo, dalla nostra intelligenza, dalla nostra ragione, dalla nostra passione" e che possiamo chiamare "libertà" (p. 97). Esso è la spia rivelatrice di quella dimensione antropologica "individuata dalle grandi civiltà del passato e denominata ogni volta mediante un termine che, originariamente, indicava il vento: spiritus in latino, pneûma in greco, ruah in ebraico, atman in sanscrito, tutti casi in cui il termine significa in primo luogo vento, aria libera che si muove" (p. 91). E' solo se esiste questa dimensione del nostro essere, e se ne abbiamo consapevolezza, che possiamo andare oltre i nostri "bisogni primari e naturalmente insopprimibili" e i nostri "desideri psichici, altrettanto reali ed esigenti" per dare corso alle nostre "più alte aspirazioni spirituali", come hanno testimoniato, nei millenni, "Antigone, Ettore, Alcesti"; "Buddha"; "Geremia"; "Gesù"; "i partigiani, martiri della Resistenza antifascista"; "Paolo Borsellino" (pp. 91-92).



Augusto Cavadi

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23 aprile 2020

Mario Mulé, gestione (e digestione) della pandemia

• Augusto Cavadi •

Condivido il contributo del mio caro amico Mario Mulé, psichiatra e psicoterapeuta, che con la moglie Giovanna Bongiorno gestisce, con delicata generosità, la "Fattoria sociale" a Bruca, nei pressi del Tempio di Segesta (Trapani).

Filosofia per la vita - Cavadi, Bongiorno, Mulè

Caro Augusto,

ho letto ciò che hai scritto in merito a quanto stiamo vivendo in questi giorni. Mi riferisco al tuo articolo Pandemia e altre calamità: un "peccato" tutto moderno.
Mi piace aggiungere qualche mia riflessione alle tue.
Mi considero autorizzato ad intervenire perché conosco la tua disponibilità all'ascolto di "non filosofi", quale io sono; tante volte l'ho sperimentato negli incontri avuti in questi anni con te, con Orlando Franceschelli, Alberto Biuso e tanti altri eminenti "filosofi di strada".
D'accordo con te sulla improponibilità del peccato originale come giustificazione e spiegazione di questo e di altri eventi catastrofici che hanno colpito l'umanità nel corso dei secoli.
D'accordo anche con l'opportunità di non liquidare superficialmente e sbrigativamente il mito del peccato originale, cercando invece di cogliere il senso cui la metafora allude.
La lettura che io preferisco è quella che ci ha fornito E. Fromm, che ha scritto: "Se una volta l'uomo nel Paradiso ha mangiato dall'albero della conoscenza, non può più fare ritorno all'unità primigenia... essere nel mondo senza fratture, senza il sentimento di estraneità: questa unità non può essere ristabilita... Eppure esiste la possibilità che l'uomo, sviluppando la propria ragione e la propria capacità di amare, riesca a ricostruire una nuova unità con il mondo, seppure diversa".
Il mito, a parere di Fromm, ci parla dell'emergere della coscienza. Un dono immenso, ma non privo di "effetti collaterali", dal momento che ci rende consapevoli di essere mortali, soggetti a malattie e altre sofferenze, a volte impotenti nei confronti del nostro destino.
Ma perché poi la disubbidienza è un peccato così grave e imperdonabile, da scontare "nei secoli dei secoli"?
Forse ci parla di un mondo patriarcale, dove l'ubbidienza era uno dei primi comandamenti: non solo veniva comandato "Onora il padre e la madre", De Andrè aggiunge "anche il loro bastone". C'era anche l'imperativo di una ubbidienza assoluta, senza eccezioni: Abramo doveva ubbidire anche quando gli veniva chiesto da Dio di commettere il crimine più orrendo, di sacrificare il proprio figlio Isacco.
Ma disubbidire, ovvero trasgredire, può assumere oggi tutt'altro significato. Basta inserire un trattino tra trans e gredire; avremo allora l'invito a trans-gredire, ad andare oltre, a cercare, a conoscere.
Ma mettiamo da parte la metafora che, in quanto tale, si presta a molte altre interpretazioni e torniamo a questi nostri giorni.
Sto seduto nella verandina di casa mia, con vista sul giardinetto e guardo le piante di gerani: quanti colori, quante sfumature e combinazioni, un vero piacere per gli occhi. E poi garofani fuxia, gialli, porpora e più in là nel giardino condominiale, grandi alberi che si muovono al vento. Ma anche tanti animali, lucertole, uccelli, insetti... In questo piccolo lembo di città quante forme di vita!
Frutto dell'evoluzione, delle tante mutazioni che hanno inventato innumerevoli forme di vita, alcune delle quali hanno avuto la sorte di incontrare l'ambiente favorevole per espandersi e riprodursi.
Ed io che sto guardando e sto pensando? Sono anch'io il frutto di una evoluzione?
Sembra proprio che sia così. Un autorevole studioso (Michael Tomasello) "ha argomentato in maniera assai convincente che un singolo adattamento darwiniano... deve avere aperto la strada che conduce dalla evoluzione biologica alla evoluzione culturale tipica della specie umana, connessa alla capacità (esclusivamente umana) di percepire l'altro come simile a sé nell'intenzionalità" (G. Liotti).
Da questo adattamento darwiniano si è poi sviluppata la coscienza che consente di definire la nostra specie come Homo sapiens sapiens.
Quindi che sa di sapere, ma che ancora non sa quali siano i correlati biologici della coscienza!
Dunque le mutazioni sono continue, numerose, sotto gli occhi di tutti. A volte ci gratificano, come hanno fatto i fiori per me, ma ricordiamoci anche che la natura è "dell'uomo ignara e delle etadi" (Leopardi), che opera al di fuori della moralità e quindi non ha senso attribuirle finalità.
Perché mutano anche i batteri, diventando resistenti agli antibiotici, mutano anche i virus; e qualcuno di essi trova come habitat ideale il corpo umano per riprodursi e moltiplicarsi.
Niente di strano, niente di eccezionale: è la natura, è la vita.
Hanno detto che il virus è "scappato" da un laboratorio cinese. Può essere solo una manovra propagandistica, visto il personaggio che l'ha diffusa, non potremo certo verificarlo. Possiamo però utilizzarla come una metafora, perfetta nel descrivere l'uomo "apprendista stregone", adoratore della tecnica che può rivoltarsi contro di lui.
Comunque ormai il virus è tra di noi. E' il nostro "nemico", cui dobbiamo fare "guerra".
L'uso di questi termini mi preoccupa. Temo che possa essere un linguaggio che esprime un modo di essere e di pensare in cui ci sono "nemici", "noi" contro di "loro". Spero di sbagliarmi ma mi lascia inquieto.
Sento spesso fare la domanda "agli esperti" su cosa ci lascerà questa esperienza: nell'economia, nella vita sociale, nel nostro futuro. Molti pensano che non sarà più come prima.
Ma abbiamo mai avuto la capacità di leggere il futuro? Forse è più saggio cercare di capire cosa ci sta succedendo oggi, di porci qualche domanda, di guardare dentro ed attorno a noi. Una prima domanda (di ispirazione evoluzionista) potrebbe essere la seguente.
Se il Covid-19 viene percepito come pericolo per la nostra stessa vita, come minaccia di morte, è inevitabile che attivi il nostro sistema di allarme, molto attento e potente (ha circa 500 milioni di anni, è nato con i rettili ed è presente nel nostro cervello rettiliano). Con quali conseguenze?
Che emozioni, che pensieri, che comportamenti mette in azione dentro di noi?
Un'altra domanda possibile: le forti limitazioni della vita sociale, così fondamentale nell'esistenza umana dove l'intersoggettività è costitutiva e sta alla base della nostra stessa fondazione umana, che effetto stanno avendo sulla qualità della nostra vita? I rapporti per via telematica possono essere sostitutivi di incontri in carne ed ossa?
Ed ancora: le restrizioni imposte dal virus hanno interrotto bruscamente modalità di funzionamento automatizzate, hanno messo in crisi ruoli predefiniti, ci hanno costretto ad interrompere una vita imperniata sul "fare" più che sull'"essere".
Come stiamo reagendo a tutto questo?
Porci qualche domanda, cercando di essere curiosi e consapevoli, guardando a noi stessi ed agli altri forse potrebbe farci bene.
Vorrei fare ancora qualche riflessione.
Anche in questo evento, come è già successo dopo altri grandi disastri, vediamo fiorire iniziative ispirate ad empatia, altruismo, solidarietà. Molti studiosi stanno lavorando alacremente ed in modo cooperativo per offrire cure efficaci a questa umanità spaventata e smarrita; senza barriere nazionali, senza obiettivi di lucro, quasi a testimoniare che l'affermazione della antropologia evoluzionista che ha definito la specie umana "ipersociale" abbia colto nel segno.
Sono sentimenti e comportamenti che testimoniano di capacità umane fondamentali, forse quelle su cui puntare per scongiurare altre catastrofi, certo più gravi, che possono realizzarsi con la complicità dell'uomo.
Le neuroscienze ci confermano quello che antiche sapienze avevano già capito e cioè che queste qualità possono essere coltivate e sviluppate, che la mente può guidare il cervello, che certi stati (per es. la compassione) se coltivati possono diventare tratti durevoli, aspetti stabili della nostra personalità.
Tutto questo rimanda alla necessità di una profonda riforma dell'educazione, che equilibri le conoscenze tecniche con quelle emotive (provenienti dal "cuore") attraverso programmi ormai disponibili e sperimentati e che hanno confermato di essere efficaci nel favorire la crescita umana.
Capacità e qualità che possono svilupparsi se, ma soltanto se, vengono riconosciute come indispensabili e coltivate con grande impegno e convinzione.

Un abbraccio, Mario
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17 aprile 2020

Pandemia e altre calamità: un "peccato" tutto moderno

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Peccato originale

Dai tempi di Sant'Agostino (IV–V secolo), sino a quando andavo al catechismo per prepararmi alla Prima Comunione, alla domanda sul perché avvenissero cataclismi, terremoti, eruzioni vulcaniche, pestilenze e disastri naturali simili, la Chiesa cattolica rispondeva: "Conseguenze del peccato originale compiuto da Adamo ed Eva". Il padre della Chiesa africano, immigrato a Milano, aveva dato la formula-chiave: "Da quando l'anima si è ribellata a Dio, il corpo si è ribellato all'anima e la natura si è ribellata al corpo". Secondo molti teologi contemporanei questa spiegazione non regge più per almeno due ragioni.
La prima è che, studiando la Bibbia con metodi esegetici rigorosi, si scopre che essa non insegna questa concatenazione di cause ed effetti: trasformare un racconto mitologico (i progenitori nel giardino dell'Eden) in resoconto storico di un evento effettivamente avvenuto (e, per giunta, dalle conseguenze disastrose perenni) è stato un errore madornale.
La seconda ragione è che l'evoluzione delle scienze antropologiche rende incredibile la tesi che una coppia primitiva, appena un po' più evoluta dei primati, abbia potuto rendersi responsabile di scelte catastrofiche per la propria esistenza e per il destino di miliardi di discendenti umani.
La dottrina del peccato "originale", scartata come dispositivo argomentativo per spiegare i fenomeni naturali che provocano enormi danni agli esseri umani (anche se si tratta di fenomeni che hanno una propria logica e svolgono una funzione evolutiva), va dunque gettata nel cestino dei rifiuti? Sinceramente penso di no.
Essa, del tutto inaccettabile se si tratta di spiegare – teologicamente o filosoficamente o scientificamente – i comportamenti della natura, se interpretata metaforicamente, aiuta a capire come mai quei comportamenti fisiologici (in sé innocenti) comportino per noi esseri umani degli effetti tanto dolorosi. La pandemia di questi giorni ne costituisce una chiarissima, anche se amara, conferma.
Infatti che uno dei milioni di virus circolanti sul pianeta – milioni di anni prima della comparsa di noi umani – possa attecchire su organismi animali (dai pipistrelli ai suini, dai felini a noi) è un fenomeno in sé 'normale', come è 'normale' che le piogge provochino l'ingrossamento di fiumi e ruscelli, sino al punto da farli esondare sui terreni adiacenti: questi fenomeni non possono certo essere addebitati a chi sa quali peccati compiuti, milioni di anni fa, da sconosciuti progenitori abitanti in caverne.
Che tali contagi avvengano in condizioni artificiali di mercati igienicamente precari (nei quali dei viventi – capaci, come e talora più di noi, di sofferenze – vengono trattati come cose inanimate e insensibili) o che esondazioni distruggano case e stalle, soprattutto vite umane e di altri animali, non ha invece nulla di 'normale': è scandalosamente patologico.
Ma accadrebbe se generazioni di cittadini rispettassero le leggi statuali e se, più radicalmente, le leggi degli Stati rispettassero le leggi della Natura?
Questa duplice insubordinazione possiamo anche chiamarla con termini meno teologicamente caratterizzati del vocabolo "peccato"; possiamo chiamarla arroganza, tracotanza, colpa, illegalità o a-legalità, delirio di onnipotenza, oblio dei propri limiti ontologici, ubriacatura antropocentrica, disprezzo della logica, ignoranza scientifica, sete smisurata di profitti, complicità nella corruzione tra governanti e governati... possiamo chiamarla come vogliamo ma, nella sostanza, è proprio ciò che indica il vecchio semantema "peccato". ll peccato non solo di altri, ma anche nostro: secondo una felice espressione di Sant'Agostino (più bravo come retore che come teologo), "Adamo è mio padre, Adamo sono io, Adamo è mio figlio".
Già all'alba della Modernità il filosofo inglese Francis Bacon avvertiva che la natura la si comanda solo obbedendole. In tantissimi campi (dall'inquinamento atmosferico all'insozzamento degli oceani con rifiuti plastici) istituzioni e privati – quasi re Mida maledetti – stiamo allegramente pervertendo tutto ciò che arriviamo a toccare.
Possiamo continuare a sorridere ironicamente di "virtù" come la sobrietà, la capacità di autocontrollo, la temperanza, il gusto contemplativo, il rispetto delle leggi naturali e positive..., ma non possiamo pure stupirci se ogni tanto paghiamo il conto di tanta irresponsabilità. Non tutti allo stesso livello, ma tutti in qualche misura, siamo gli assassini di delitti vicini o lontani nello spazio e nel tempo. E' comodo versare, a puntate, lacrime di coccodrillo (soprattutto quando la morte si insinua nelle zone del pianeta ad alto tenore di vita economico: alle tragedie di tutte le altre ci si rassegna facilmente...).
Efficace, però, solo la "conversione" – qui e subito – verso stili di vita individuale e di governo pubblico che la saggezza laicamente alimentata dall'informazione scientifica ci impone ancor prima di eventuali consapevolezze religiose.
Perciò non riesco a condividere l'augurio, circolante in queste settimane, che "tutto torni presto come prima". Sarebbe terribile! Come si è augurato il mio amico Fabio Bentivoglio, dobbiamo sperare che nulla torni come prima e che da subito si faccia, in moltissimi campi e a vari livelli di responsabilità, l'esatto contrario di ciò che abbiamo fatto sinora.


Augusto Cavadi


In apertura illustrazione di David Otto
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2 aprile 2020

Coronavirus, "Parlane con il filosofo": l'iniziativa di Phronesis

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Iniziativa di Phronesis in occasione dell'emergenza Coronavirus

Iniziativa di solidarietà sociale in occasione dell'emergenza Coronavirus

#IORESTOACASA

20 professionisti dell'Associazione per la consulenza filosofica Phronesis si mettono a disposizione gratuitamente per chiunque, in questo periodo di limitazioni e costrizione domestica, sentisse la necessità di riflettere e chiarire il proprio percorso di vita, il proprio orientamento, il proprio pensiero, le personali difficoltà o dubbi. La crisi è il momento in cui occorre fare ordine nei propri pensieri, riesaminare la propria vita e la propria visione del mondo.

L'offerta è valida fino al 31 maggio 2020.

Prendi appuntamento con un filosofo per un dialogo a distanza tramite: telefono, Skype, WhatsApp. L'elenco dei professionisti disponibili è reperibile sul sito ufficiale, cliccando QUI.
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31 marzo 2020

Filoso/fare al tempo della pandemia

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Pandemia

Da qualche giorno Orlando Franceschelli ha lanciato un appello 'filosofico' suggeritogli dalla pandemia in corso (vedi QUI). Dopo aver stigmatizzato i vari "parassiti della sofferenza" che, anche in questa contingenza, non mancano di affacciarsi sulla scena pubblica per guadagnare notorietà o consensi elettorali, il noto filosofo si chiede e ci chiede: «Se proprio siamo in guerra, contro cosa dobbiamo lottare per vincerla effettivamente? Soltanto contro i virus che sulla faccia della terra ci sono da prima di noi esseri umani? O anche contro le concezioni e i comportamenti di noi 'sapientes' che la terra la stiamo trasformando da ambiente-dimora in ambiente-incubo per un numero sempre crescente di esseri viventi? A cominciare ovviamente dagli esseri umani e dagli animali-non-umani più deboli e più poveri».
Affinché ciò avvenga, la tradizione filosofica occidentale può offrire preziose indicazioni operative. "Da questa pandemia usciremo migliorati se – e solo se – sapremo confrontarci criticamente con la scoperta o ri-scoperta" del "dato di fatto che «possiamo scacciare la natura col forcone, essa tuttavia ritornerà sempre / e furtivamente si insinuerà tra gli ostacoli che le si frappongono» (Orazio, Epistole, I, 10, 24-25)". Infatti, ammoniva all'alba della Modernità europea Baruch Spinoza, della natura noi esseri umani siamo «piccola parte», non "proprietari, dominatori, predatori". Ma – continua Franceschelli – appartiene alla nostra specie anche la possibilità di "migliorare concezioni, comportamenti, tentativi di essere felici, per quanto è possibile, e solidali verso ogni forma di sofferenza".
Questo appello, in quanto 'filosofico', può risuonare strano.
Chi volesse continuare può cliccare QUI.


Augusto Cavadi


In apertura illustrazione di Whooli Chen
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20 marzo 2020

Coronavirus: il flashmob filosofico di Orlando Franceschelli

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Flashmob filosofico sull'epidemia di Coronavirus

Tutti si preoccupano di suggerirci cose da 'fare' in tempi di quarantena. Bene. Ma ci sarebbe anche qualcosa da NON 'fare': da non fuggire il vuoto impostoci, le pause forzate. Ci sarebbe da sopportare, affrontare, coltivare gli spazi di silenzio involontario; approfittarne per rivedere criticamente ciò che siamo stati, che siamo nel presente e che vogliamo essere nell'immediato futuro. Qui di seguito il nostro amico Orlando Franceschelli invita chi ama la filosofia autentica (che abita le aule accademiche e scolastiche, ma non sempre né soltanto) alla riflessione e - se lo si desidera - alla condivisione.

Augusto Cavadi
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