MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►
CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI
(DI PROFESSIONE)
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Cenette Filosofiche
Nel 2003 alcuni partecipanti abituali alle “Vacanze filosofiche” estive¹, e residenti nella stessa città (Palermo), abbiamo esternato il desiderio di incontrarci anche nel corso dell’anno, tra un’estate e l’altra. Da qui l’idea di una cenetta quindicinale presso lo studio legale di uno di noi, Pietro Spalla, che si sarebbe incaricato di far trovare un po’ di prodotti da forno e qualche bevanda. Appuntamento alle ore 20:00 (in martedì alterni) per accogliersi a vicenda e mangiucchiare ciò che si trova sulla tavola: dalle 20:30 alle 22:00, poi, lo svolgimento dell’incontro.

La metodologia che abbiamo adottato è molto semplice: chiunque del gruppo propone un testo che si presti ad essere letto in chiave di filosofia-in-pratica (dunque non solo un classico del pensiero filosofico, ma anche un romanzo o un trattato di psicologia, un saggio di astrofisica o di botanica) e, se la maggioranza lo accetta, diventa nelle settimane successive il testo-base delle conversazioni. In esse non sono graditi gli approfondimenti eruditi (tipici dei seminari universitari) perché si vorrebbe dare spazio alle riflessioni personali, alle risonanze esistenziali e alle incidenze sociopolitiche, suggerite dal testo adottato. Uniche condizioni per la partecipazione: aver letto le pagine del libro che il gruppo si assegna di volta in volta per la riunione successiva (se non si fosse riusciti a farlo in tempo, si è pregati di assistere in silenzio) e intervenire evitando i toni polemici nei confronti dei presenti che abbiano espresso convinzioni, esperienze, ipotesi interpretative differenti dalle proprie².

La pandemia del Covid-19 ha costretto la piccola comunità di ricerca filosofica a sospendere gli incontri in presenza e a sostituirli con sessione in video-conferenza: certamente una riduzione della qualità delle relazioni fra i partecipanti, ma anche l’apertura di possibilità sino a quel momento inesplorate. Così amiche e amici di varie regioni italiane si sono collegati via internet e questa modalità di interazione ha finito col sostituire del tutto le cenette in presenza. Ci si vede direttamente alle 20:30 collegandosi mediante un link che Pietro Spalla trasmette a chiunque faccia richiesta di essere incluso nell’apposita mailing list (spalla.pietro@gmail.com).

La mailing list è diventata, sempre più, un luogo di scambi tra una cenetta e la successiva: scambi di opinioni, di commenti, di suggerimenti bibliografici, di battute umoristiche, di informazioni su eventi culturali... In questa molteplicità di interventi occasionali, non ne mancano alcuni meno estemporanei, di una certa consistenza e di un certo rilievo, che probabilmente meritano di non essere seppelliti nelle ondate di e-mail che si accavallano di giorno in giorno (talora di ora in ora).

Da qui l’idea di aprire in questo blog – www.filosofiaperlavita.it – un’apposita rubrica – “Cenette filosofiche per non... filosofi (di professione)” – che metta a disposizione, per un lasso di tempo più lungo e soprattutto per un pubblico potenzialmente più ampio, i contributi che i sostenitori finanziari della rubrica riterranno opportuno segnalare³.

Augusto Cavadi


¹ Cfr. https://vacanze.filosofiche.it
² Cfr. “Cenette filosofiche” in A. Cavadi, Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 282-284.
³ Attualmente i rimborsi delle spese di gestione di questa rubrica sono sostenuti da Caccamo A., Cavadi A., Chiesa L., Cillari E., D’Angelo G., D’Asaro M., Di Falco R., Enia A., Federici G., Galanti M., Gulì A., Leone R., Oddo G., Palazzotto A., Paterni M., Randazzo N., Reddet C., Salvo C., Spalla P., Spalla V., Santagati G., Ugdulena G., Vergani B., Vindigni E. Chi desiderasse aggiungersi al numero dei sostenitori può contattarmi alla e-mail a.cavadi@libero.it

15 agosto 2026

Vacanze filosofiche XXIX edizione: Sestola (MO), 18/24 Agosto 2026

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita: vacanze filosofiche a Sestola (MO) Agosto 2026

Con la desolazione che ci assedia da ogni lato – nel nostro privato e come società – si può ancora provare qualche momento di gioia? E, ammesso che sia possibile, è moralmente lecito o solo gli incoscienti possono permettersi questo lusso?
Su questo proveremo a riflettere, in assetto “orizzontale” e partecipativo, all’Hotel San Marco di Sestola, nell’appennino modenese, dalla sera di Martedì 18 al pranzo di Lunedì 24 Agosto.



Saremo una sessantina di amici di varia estrazione professionale e di vario orientamento culturale-politico, molti dei quali ormai da decenni ci diamo appuntamento, ogni volta in una regione italiana diversa, per la nostra “Vacanza filosofica per non... filosofi” (ovviamente “non... filosofi” di mestiere, non di animo), sulla cui storia si può consultare il sito:


Escludendo la prima sera (di presentazione reciproca) e l’ultima mattina (dedicata a un’assemblea di bilancio esistenziale dell’esperienza), ciascuna delle cinque giornate intermedie prevede due sessioni: una al mattino (9.00 - 10.30) e una alla sera (18.15 - 19.45). In ognuna di esse un relatore propone delle considerazioni e gli altri partecipanti all’incontro, se lo desiderano, espongono il proprio punto di vista.
Tranne modifiche dovute a imprevisti, il calendario prevede che si parta dalle neuroscienze: Mario Mulé (psichiatra e psicoterapeuta) illustrerà alcune teorie contemporanee sulla “gioia”. Gianfranco Bertagni (filosofo) presenterà il punto di vista di alcune sapienze tradizionali (taoismo, filosofia indiana e mistica cristiana). Salvatore Fricano (filosofo) evocherà, sinteticamente, le tesi in proposito di Baruch Spinosa e di Friederich Nietzsche. Francesco Azzarello (scienziato sociale) esemplificherà, dall’ottica dell’antropologia culturale, alcune modalità collettive di espressione della “gioia”. Infine toccherà a me - Augusto Cavadi - fare il punto su alcune indicazioni del pensiero contemporaneo sul nesso fra piacere, gioia e felicità.

L’auspicio è che anche quest’anno, ancora una volta, si vinca insieme la scommessa su un modo di fare filosofia che non si limiti né alla erudizione storiografica né alle dispute polemiche, ma «una specie di magia. Non è una fuga dalle nostre vite, ma piuttosto una nuova finestra – o molte finestre – su di esse. Più che astrazione, è intuizione e visione. I grandi filosofi, dai primissimi Vedanta agli esistenzialisti, hanno offerto abbacinanti e sconcertanti intuizioni e visioni, idee che ci fanno girare la testa e ci fanno perdere per un momento l’orientamento e le preoccupazioni di tutti i giorni. Odio pensare che quel senso di magia e di gioia sia stato perso o abbandonato. I filosofi oggi sono troppo spesso nemici della gioia, troppo pronti a fare obiezioni, troppo ostinati per capire (o anche soltanto ad ascoltare) alternative enunciate imperfettamente, troppo ansiosi di liquidare tanto l’intuizione come l’entusiasmo [...] La filosofia è una lotta ingaggiata con i problemi perenni della vita. Siamo tutti filosofi e dobbiamo democratizzare la filosofia, nonostante le sue lunghe radici elitarie. La filosofia non è una specializzazione, una professione, un club esclusivo con sue regole e parole d’ordine. La filosofia non è altro che pensare a temi quali passione, giustizia, tragedia, morte, identità dell’io e, naturalmente, la filosofia stessa, che non è per nulla il territorio riservato o il privilegio di un piccolo gruppo di professionisti che l’hanno studiata all’università. La filosofia, nel senso più importante e politicamente non corretto del termine, è intrinseca al nostro modo di essere molto umano» (così Robert C. Solomon nel suo La gioia della filosofia. Giocare con le idee, Apogeo, Milano 2008, pp. XIV-XXIII, un libro che non consiglierei ma che possiede passaggi felici come queste righe).


Augusto Cavadi
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14 agosto 2026

Tramonto, o eclissi della politica?

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Fine della politica?
L’anno 2000, come ogni inizio di millennio, è stato fortemente simbolico. Non per caso hanno visto la luce allora dei testi che s’interrogavano su questioni epocali, attraverso e oltre temi particolari di dettaglio. Tra questi libri alcuni, come "Fine della politica?", Il Mulino 2002, di Andrew Gamble, non sembrano aver perduto smalto nonostante il quarto di secolo trascorso. Anzi, ipotizzerei che se i politici italiani dedicassero qualche ora della settimana a riflettere su volumi del genere, il dibattito pubblico si sprovincializzerebbe, acquisterebbe ampiezza d’orizzonti ben al di là dell’asfittico cortile di casa e fornirebbe persino indicazioni pragmatico-operative per evadere da molte impasse.

La tesi centrale è condensata sin dalla Premessa: «Il nostro attuale destino sembrerebbe essere quello di vivere nelle gabbie di ferro create da vaste forze impersonali, derivanti dalla globalizzazione e dalla tecnologia, in una società che è al tempo stesso antipolitica e apolitica, priva di speranza e dei mezzi per immaginare o perseguire un futuro alternativo. È mia intenzione oppormi al fatalismo implicito nella maggior parte di queste posizioni, che ha costantemente accompagnato molti dei principali discorsi sulla modernità, e presentare una difesa della politica e della sfera politica che esponga i motivi per cui non possiamo fare a meno di esse» (p. 7).
«Il quadro ideologico e istituzionale che ha definito l’era moderna sarebbe giunto al tramonto e saremmo ormai entrati in un territorio nuovo e inesplorato». Più precisamente, «la morte della politica si manifesterebbe in diverse forme»: come «fine» (nel senso della fine, non del fine), «rispettivamente, della storia, dello stato-nazione, dell’autorità e della sfera pubblica» (p. 23).

La fine della storia
Vi sono varie interpretazioni del sintagma «fine della storia», secondo una delle quali essa convergerebbe con la «fine dell’ideologia». Ma «il socialismo di Stato» sovietico è solo «una specifica forma storica di socialismo» così come il capitalismo basato sul lassez faire» è solo una delle possibili applicazioni economiche del liberalismo: «Socialismo e liberalismo sono tradizioni ideologiche estremamente complesse, capaci di rinnovarsi e di reinventarsi. Non ci sono veri segnali del fatto che questo processo sia già esaurito» (pp. 41-42).

La fine dello stato-nazione
«La globalizzazione, minando le fondamenta degli stati-nazione, che finora sono stati i principali attori del sistema internazionale degli stati e dell’economia mondiale, avvicinerebbe il sogno ottocentesco di una società cosmopolita globale, che non avrebbe più bisogno della politica e dei governi per essere coordinata e gestita. […] Lo stato-nazione avrebbe fatto il suo tempo, come rifugio di quelle forze che intendono mantenere vive le divisioni ideologiche e interferire con l’allocazione ottimale dei prodotti e degli investimenti, restando ferme a nozioni superate di sovranità. La politica è vista qui come ostacolo, elemento inerte, privo d’iniziative, reazionario, semplice zavorra per le forze vive, creative e flessibili dell’ordine economico cosmopolita che spontaneamente tenderebbe a costituirsi» (pp. 48-49). Ma davvero la globalizzazione è il superamento degli stati nazionali o non piuttosto l’affermazione imperialistica di uno stato-nazione (o di pochi stati nazionali) sul resto del pianeta? E davvero la globalizzazione è il superamento del conflitto fra ideologie alternative o non piuttosto l’affermazione incontrastata di una ideologia, «il progetto neoliberista» (p. 52), su tutte le altre?
Andrew Gamble
Andrew Gamble, studioso di politica britannico

La fine dell’autorità
«Come la fine della storia e la fine dello stato-nazione, un’eventuale fine dell’autorità minerebbe alla radice la possibilità di qualsiasi concezione del politico, di cui è parte integrante una qualche nozione di autorità» (p. 63).
In effetti sono molte «le fonti di autorità» che risultano oggi screditate agli occhi dell’opinione pubblica: «consuetudini», «usanze tramandate», «norme legali», «religione», «scienza», «carisma personale», «dottrine ideologiche»... (p. 64). Nella misura in cui l’indebolimento di queste «forme tradizionali d’autorità» è reale, si riverbera nel sociale: «una popolazione sempre più inquieta, mobile, competitiva e infelice» (p. 76). Questa condizione di incertezza e di insicurezza spiega, «in relazione alla politica», «la crescente importanza assunta dalle personalità: in un mondo in cui le altre fonti di autorità mostrano la corda, ciò che conta sempre più è che le personalità si vendano bene. Si diffonde sempre più il ricorso al carisma, o almeno alla sua moderna versione commerciale, come modo principale per legittimare le politiche degli stati e delle aziende» (ivi).

La fine della sfera pubblica
«La fine della sfera pubblica» «colpisce la politica direttamente al cuore: se cessano di esistere una sfera pubblica, un interesse pubblico, un impegno civile, un’opinione pubblica, un’azione pubblica, viene meno, con loro, una delle principali dimensioni del politico» (p. 81).
Più in dettaglio, la lista è questa.
«Fine del governo» (ivi)? «L’ordinamento del mercato sarebbe ormai in grado di respingere l’indesiderata tutela dello stato. Le funzioni di governo richieste dal mercato saranno fornite dallo stesso mercato» (p. 83). Ma il mercato funziona se c’è un governo (government) nazionale, o una governance sovra-nazionale, che garantiscano alcuni paletti istituzionali.
«Fine dell’impegno civile» (p. 87)? «Il declino della partecipazione agli affari pubblici da parte dei cittadini è una tendenza […] che si ripercuote sule iscrizioni ai partiti, sulle elezioni e sulle manifestazioni pubbliche, ma anche sul più generale fenomeno della partecipazione dei cittadini alle associazioni di volontariato della società civile» (ivi).
Che questa tendenza sia reale non significa che sia irreversibile: «non convince l’idea secondo cui ci troveremmo di fronte ad un’imminente e definitiva scomparsa del politico, dovuta al fatto che i partiti perdono iscritti, l’affluenza degli elettori alle urne è in calo e i leader politici vengono “venduti” nel modo più brillante possibile. […] le società possono avanzare come arretrare. Ma nel valutare le possibilità, dovremmo evitare di credere che quello che si sta verificando oggi sia uno straordinario cataclisma, destinato a segnare uno spartiacque della storia umana» (pp. 91-92).
«Fine dell’interesse pubblico» (p. 92)? È indubbio che si diffondano a macchia d’olio la tesi neo-liberista che «la società esiste per facilitare il perseguimento privato della felicità da parte dei suoi membri», ma questa tesi non elimina «il problema di come tutti i progetti individuali di felicità possano evitare di entrare in conflitto tra loro. A meno di assumere che le necessarie istituzioni e regole sorgano spontaneamente, o che certi individui colgano la necessità di offrire determinati servizi che altri individui acquisteranno, è difficile vedere come possa venir meno la necessità che lo stato o altre istanze pubbliche presidino una visione di lungo termine sugli ordinamenti generali della società» (p. 95).

La fine della politica
L’esame delle crisi sinora abbozzate porta a una domanda finale complessiva: «Davvero la politica è giunta alla fine?». La risposta di Gamble è negativa: «la politica non è mai stata tanto necessaria, poiché i problemi che abbiamo di fronte, la cui soluzione richiede un’azione collettiva, non hanno mai avuto una dimensione spaventosa come oggi. Se non possiamo affrontare tali problemi con la politica, non potremo affrontarli in alcun altro modo» (p. 101).
Anche se Gamble non ricorre neppure una volta a questa etichetta (preferisce la dicitura «sinistra moderata», p. 109) il suo agile ma fitto saggio mi sembra scritto in una prospettiva tendenzialmente social-democratica. Ne vedrei una conferma nelle righe conclusive: «Mentre la politica è tutt’altro che finita, le vere lotte in favore di una democrazia globale che sia realmente aperta e adeguata al mercato globale sono solo agli inizi. L’eguaglianza, lungi dall’essere morta, non è mai stata più rilevante nella valutazione delle politiche. Le scelte politiche stanno diventando sempre più nette: possiamo optare per l’isolazionismo e il fondamentalismo, oppure possiamo continuare a scommettere sulla modernità, riconoscendo l’importanza della democrazia, della scienza e del capitalismo per la creazione del mondo moderno, senza tacerne né i vizi né i benefici, e proseguendo la lenta e faticosa opera di costruzione del tipo di policy transnazionale che può assicurare un futuro a tutti noi. Agire diversamente vorrebbe dire arrendersi a un triste destino» (p. 120). Sappiamo che la prospettiva social-democratica (o, come preferisco, del socialismo liberale) è da sempre esposta al fuoco simmetrico dei liberali (che, con Benedetto Croce, vi vedono un esempio di «cretinismo politico») e dei comunisti (che vi vedono un esempio di tradimento e resa).
In effetti ci sono almeno due modi di interpretare tale prospettiva ideologico-politica. Una sarebbe di stampo riformistico-progressista: alla luce dei princìpi della Rivoluzione francese (libertà e uguaglianza, fragili senza l’esprit della fraternità) impegnarsi in un «movimento» incessante verso l’equità sociale - e scrivo «movimento» per citare una parola-chiave di Eduard Bernstein, fondatore del Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania. Purtroppo anche per questo progetto filosofico-politico è avvenuto ciò che analogamente si registra in altri casi (dal liberalismo al comunismo e alla dottrina sociale cattolica): nella misura in cui si è andato traducendo in successi elettorali si è corrotto. È diventato la giustificazione ideologica – qui l’aggettivo è nell’accezione critica coniata da Marx – dell’assestamento su posizioni di potere istituzionale. Non più un pungiglione per il cambiamento incessante verso una méta da definire man mano che ci si avvicina, ma l’alibi per trasformare ogni tappa provvisoria in un traguardo soddisfacente.
Non ho elementi per stabilire a quali delle due interpretazioni del socialismo liberale (caro ai fratelli Rosselli, Guido Calogero, Aldo Capitini, Norberto Bobbio) sia più vicino Gamble, anche se le sue contestazioni teoriche al neo-liberalismo attraversano tutto il suo libro. Ma in ogni caso la sua rilevazione sociologica della situazione mondiale resta un contributo decisamente apprezzabile, anche perché accessibile non solo agli specialisti della disciplina.


Augusto Cavadi
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1 agosto 2026

Una società fondata sulla meritocrazia è una società più giusta?

• Anna Colaiacovo •

Filosofia per la vita - Michael Young - L'avvento della meritocrazia
Michael Young (1915-2002), sociologo, attivista e politico britannico. A destra il suo "L’avvento della meritocrazia", Edizioni di Comunità 2014 (prima ed. 1962)

A volte si incontrano libri che hanno la capacità di sorprendere e di rimettere in circolo idee già ampiamente discusse e consolidate. La sorpresa è doppia se l’incontro riguarda un saggio distopico-satirico pubblicato in Italia nel 1962 e ripubblicato nel 2014: “L’avvento della meritocrazia”, ed. di Comunità.
Scritto dal sociologo laburista inglese Michael Young, meno noto rispetto ai testi di Orwell e di Huxley, rappresenta un convincente antidoto all’esaltazione acritica della meritocrazia da parte di tanti politici sia di destra che di sinistra dei nostri giorni. In apparenza, il testo esalta la meritocrazia, in realtà la critica aspramente e ne mette in rilievo i tanti aspetti ed effetti negativi. Da notare che la parola “meritocrazia” ha avuto un grande successo proprio grazie al libro di Young.

Ambientato nel 2033, il libro racconta la scalata di una classe dirigente che, liquidati i privilegi aristocratici, instaura, con una serie di provvedimenti e nell’arco di ottanta anni, nel Regno Unito, una società finalmente meritocratica. Su quali basi si stabilisce il merito? La risposta è una formula: Merito = intelligenza + sforzo. La misurazione dell’intelligenza (Q.I.) rilevata in tenera età determina la separazione, nel percorso scolastico, tra “i più dotati” destinati a compiti dirigenziali e “i meno dotati” per i quali sono previsti lavori manuali. L’idea di fondo è questa: se la differenza di opportunità è legata al Q.I. non può essere messa in discussione e non può suscitare risentimento in coloro che non sono dotati perché in effetti non lo sono. La scuola diventa l’elemento centrale, il perno del cambiamento. Una scuola in cui, non a caso, il sapere umanistico viene subordinato a quello tecnico-scientifico, dal momento che l’industrializzazione della ricerca scientifica assume sempre più importanza nella società e l’efficienza rimane un parametro da perseguire a ogni costo per rafforzare la competitività del Regno Unito. Notevoli sono le ripercussioni in campo politico. La Camera dei Lord, riservata a chi possiede un quoziente intellettivo molto alto, si trasforma nella camera dei “competenti” e diventa un centro di potere tecnocratico, mentre la Camera dei Comuni perde progressivamente importanza.

In realtà, anche questo tipo di società che sembra ideale perché fondata sul merito, comincia nel tempo a mostrare crepe. Chi ha posizioni elevate non tollera che il proprio figlio non sia considerato all’altezza del livello più alto di istruzione e chi si trova ai piani più bassi della scala sociale comincia a ribellarsi. A capo delle rivolte troviamo le donne, anche quelle particolarmente intelligenti, che spesso rifiutano posti di potere e arrivano a proporre altri modelli di valutazione. In questo caso la critica del sistema è radicale perché ne mette in discussione i fondamenti in nome di un altro modello di giustizia: «Giacchè se noi valutassimo le persone non solo per la loro intelligenza e cultura, per la loro occupazione e il loro potere, ma anche per la loro bontà o il loro coraggio, per la loro fantasia e sensibilità, la loro amorevolezza e generosità, le classi non potrebbero più esistere».¹

Una società meritocratica è una società più giusta o è soltanto più efficiente? Ed è più democratica? Partiamo dai criteri utilizzati per stabilire il merito. L’uguaglianza delle opportunità alla nascita è un falso mito perché le condizioni ereditate (l’appartenenza a una determinata classe, il genere, l’etnia) contano e, in ogni caso, non può essere un merito, seppure collegato con lo “sforzo” ciò che è frutto di una “lotteria naturale” (J. Rawls). Il rischio che si corre è quello di attribuire privilegi ulteriori a chi è già stato premiato alla nascita.

È giusto definire l’intelligenza una volta per tutte? Ci sono personalità che maturano più lentamente di altre ed esistono diverse forme di intelligenza che non vengono in alcun modo valorizzate. Compito dello Stato dovrebbe essere quello di dare a tutti la possibilità di esprimere le proprie attitudini, non quello di creare un abisso tra chi ha potere e chi viene sistematicamente umiliato: «Per la prima volta nella storia umana l’uomo inferiore non ha a portata di mano alcun sostegno per il suo amor proprio».²

In conclusione, una società rigidamente meritocratica genera una spietata diseguaglianza sociale e svuota le istituzioni democratiche.


Anna Colaiacovo



¹ Michael Young, L’avvento della meritocrazia, ed. di Comunità, 2014 pag. 193
² Op. cit. pag. 124
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15 giugno 2026

Il week-end a Bompietro: filosofia palpabile, tutta da condividere

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Week-end filosofico a Bompietro Giugno 2026
Come avevo anticipato il mese scorso (vedi) si è svolto con gratificazione di tutti/tutte noi partecipanti il week-end di "filosofia-in-pratica" a Bompietro.

Tra le relazioni di Maurizio Pallante (pioniere italiano della "decrescita felice" che ci ha spiegato perché, da un po' di tempo, preferisce la formula meno scandalosa di "conversione economica dell'ecologia") e di Giorgio Gagliano (che ci ha raccontato l'arte della "fuga", da situazioni opprimenti, proposta dall'antropologo Henry Laborit); tra il momento di "pittura libera" propostoci da Annamaria Pensato e di "scrittura condivisa" propostoci da Giovanna Bongiorno; tra una efficace presentazione del profilo bio-bibliografico di Alex Langer da parte di Maria D'Asaro e una commossa proiezione di fotografie e testi poetici a firma di Lorenzo Raspanti, c'è stato spazio anche per uno splendido concerto di violino dello stesso Giorgio Gagliano e per una "passeggiata filosofica" condotta da me (che, per ragioni logistiche, si è svolta nell'assetto di meditazione circolare).

Per chi c'era (e vuole ricordare) e per chi non c'era (e vuole farsene un'idea sia pur sommaria), ripropongo:
QUI il link al reportage fotografico di Maria D'Asaro (sul suo blog);
QUI il testo-stimolo della mia meditazione circolare (da Zero Zero News).


Augusto Cavadi
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1 giugno 2026

Salutiamo Edgar Morin, pensatore mediterraneo

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Edgar Morin, 1921-2026
Venerdì 29 maggio 2026 ci ha lasciato Edgar Morin, uno degli umani più saggi della nostra epoca. Uso l’aggettivo "saggio" perché è stato un grande scienziato (competente in una miriade di settori del sapere, dalla logica alla biologia, dall’astronomia all’etica e così via), ma anche una mente caratterizzata da due ingredienti costitutivi della saggezza: continua ricerca di una visione globale, panoramica, sintetica e continua attenzione ai risvolti pratici, etici, operativi di tale visione.

Chi non abbia letto nel corso della vita neppure uno dei tanti volumi — grandi e piccoli — firmati da Morin si è privato di un arricchimento prezioso per orientarsi nell’epoca sconcertante che ci è toccato di attraversare. Quale consigliare per rimediare, sia pure in extremis?

L’elenco sarebbe lunghissimo per cui mi limiterei a ricordare uno dei suoi testi di cui ho curato alcuni anni fa la versione italiana: Pensare il Mediterraneo, mediterraneizzare il pensiero. Da luogo di conflitti a incrocio di sapienze (post-fazione di Alberto Cacopardo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2019).

Edgar Morin - Pensare il Mediterraneo. Mediterraneizzare il pensiero
Edgar Morin, Pensare il Medi-terraneo, mediterraneizzare il pensiero. Da luogo di conflitti a incrocio di sapienze (post-fazione di Alberto Cacopardo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2019)
In questo volumetto, di poche pagine ma di notevole densità, Morin sottolineava "la necessità di «lavorare a pensare bene», secondo l’espressione di Pascal, cioè di pensare in modo complesso. Abbiamo bisogno di una conoscenza capace di concepire le condizioni dell’azione e l’azione stessa, di contestualizzare prima e durante l’azione. Non c’è niente di meglio della buona volontà. Ma essa non è sufficiente e rischia di ingannarsi, Un pensiero scorretto, un pensiero mutilato, anche con le migliori intenzioni, può condurre a conseguenze disastrose".

La questione del Mediterraneo è una drammatica esemplificazione di questa convinzione. A suo avviso il Mediterraneo era "troppo stretto per separare, troppo largo per confondere". A tutt’oggi, possiamo commentare, la situazione non è migliorata: l’Unione europea sembra delegare agli Stati che si affacciano sul Mediterraneo (Grecia, Italia e Spagna soprattutto) la gestione delle migrazioni massicce dall’Africa e dall’Asia Minore, limitandosi a finanziare la Turchia perché faccia il lavoro sporco di sentinella ai confini. Il fatto che i governi italiani di ogni colore negli ultimi decenni adottino provvedimenti sostanzialmente anti-costituzionali, e più ampiamente anti-umanitari, aggrava l’ignavia dell’Europa continentale. In queste condizioni la sinergia fra Paesi europei e non-europei, accomunati dall’affacciarsi sullo stesso mare, diventa sempre più necessaria e sempre meno probabile.

In questo saggio egli, pur di formazione (non del tutto rinnegata) marxista, rimanda continuamente alle radici intellettuali, simboliche, culturali delle difficoltà a fare del Mediterraneo un modello prototipico e pionieristico di ciò che potrebbe/dovrebbe diventare, socialmente e politicamente, il globo terracqueo. In effetti non ci potrà essere cooperazione fra gli Stati del Mediterraneo tra loro, e fra tutti essi e il mondo euro-americano, se non si abbattono alcuni pregiudizi ideologici inveterati, "che si tratti della riconversione di un certo Occidente alla demonizzazione di un nemico, identificato con il terrorismo e, per trasposizione impropria, con l’Islam tramite islamisti radicali seguaci del terrorismo, o della presentazione della modernità occidentale alla stregua di un satanismo da combattere, quale viene proposta da alcuni religiosi ai propri fedeli. Le derive sempre più frequenti, capaci di sfociare in ideologie più classiche ma non per questo meno deleterie, consistono in un nazionalismo identitario di esclusione e in ciò che sembrerebbe il suo contrario ma ne è così spesso il corollario, il funzionamento apolide delle reti del crimine organizzato. Non si può infine ignorare l’affermarsi di un irenismo di comodo del Nord, insensibile alle sofferenze esterne dalle quali esso peraltro si protegge, e parallelamente di un islamismo di disperazione al Sud, sintomi di malessere più che risposte possibili".


Augusto Cavadi


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3 maggio 2026

Festival della Filosofia di strada, 6-7 Giugno 2026 | Bompietro (Palermo)

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita: festival filosofico a Bompietro (PA), Giugno 2026

La Biblioteca "Casa di Lucia"
www.lacasadiluciaaps.org
incontra la "Filosofia-di-Strada"

FESTIVAL della FILOSOFIA di STRADA
Bompietro (Palermo)
Sabato 6 e Domenica 7 Giugno 2026



Prima e più che una disciplina per specialisti, la filosofia è un modo di “essere-nel-mondo”: una postura interrogativa, dialogica, riflessiva. Così intesa la filosofia impregna di sé l’arte, la teologia, la politica... insomma, la vita.

Bompietro, accogliente paese delle Madonie, ospita dunque una nuova edizione degli ormai tradizionali Festival della filosofia-in-pratica (che negli anni precedenti si sono svolti ad Amandola, Favignana, Castellammare del Golfo, Lercara Friddi, Polizzi Generosa, Gibilrossa, Segesta).



PROGRAMMA

• SABATO 6 GIUGNO
Ore 11,00 - 13,00: Accoglienza e sistemazione degli ospiti nei B&B.
Ore 13,00 – 15,00: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Pranzo condiviso con ciò che ognuno/a vorrà mettere in tavola.
Ore 16,00 - 17,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, L’arte della fuga (conversazione con Giorgio Gagliano).
Ore 18,00 – 19,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Per una spiritualità “laica” (conversazione con Maurizio Pallante).
Ore 20,00 – 21,30: Presso A’ Kiazza, piazza principale di Locati, Cena sociale.
Ore 22,00 – 23,00: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Concerto musicale: Giorgio Gagliano (violino), Federica Mantero (voce).

• DOMENICA 7 GIUGNO
Ore 09,00 - 10,00: Presso Parco Comunale, Piazza Gangi 1, Passeggiata filosofica - Conduce Augusto Cavadi.
Ore 10,30 - 11,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Alex Langer tra scelte di pace e conversione ecologica - Conversazione con Maria D'Asaro.
Ore 12,00 - 13,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Laboratorio di pittura creativa - Conduce Annamaria Pensato.
Ore 13,45 - 15.00: Presso Ristorante "Al Tulipano Rosso" (SS290, 32), Pranzo sociale.
Ore 15,30 - 16,30: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Racconto per immagini - Conduce Lorenzo Raspanti.
Ore 16,30 - 18,00: Presso Auditorium Comunale, Via Falcinelli, Laboratorio di scrittura creativa - Conduce Giovanna Bongiorno.
Ore 18,30 - 19,30: Presso "Antico Torronificio delle Madonie", Blufi, Contrada tre Aree, Risonanze dell’esperienza nel corso di un the, con degustazione di dolci locali e saluti finali.



NOTE TECNICHE

Adesioni Per partecipare basta acquistare un pass di euro 5,00 (valido per tutti gli eventi, ma necessario anche se si decide di partecipare ad uno soltanto): i cittadini con residenza attuale a Bompietro possono esonerarsi dall’acquisto del pass e limitarsi a esibire la carta d’identità.

Posizione (Google Maps) ▼


Per pernottare "A' Kiazza" (Locati) farà dei prezzi dedicati citando l’evento. Prenotare al Cell. 327 9430281. Nel caso si trovi tutto esaurito, su internet ampia offerta di B&B in alternativa.

Per la cena di Sabato 6 Giugno Si prevede un menu standard (onnivoro o vegetariano) comprendente tagliere di cibi locali + una bevanda (costo euro 10,00). Obbligatoria la prenotazione presso A' Kiazza (Locati) al Cell. 327 9430281.

Per il pranzo di Domenica 7 Giugno Il menu prevede un primo (adatto anche a vegetariani) e una bevanda al costo di euro 15,00. Prenotazione obbligatoria al Tulipano rosso al Cell. 377 5982679. Possibilità di integrare il pasto-standard con richieste alla carta.

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI Nuccio Pepe | Cell./WhatsApp: 330 851492 | Email: nucciopepe@gmail.com

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8 aprile 2026

"Filosofia Live", nuova rivista per tutti! Palermo, 13 Aprile 2026

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Filosofia Live - Mario Trombino
"Filosofia Live"
Lunedì 13 Aprile 2026 ore 18:30
"Casa dell'Equità e della Bellezza"
Via Niccolò Garzilli, 43/a - PALERMO

Mario Trombino
editore di Diogene Multimedia
presenterà la nuova rivista

"Filosofia Live"

Augusto Cavadi
introduce e coordina



Dal sito web ufficiale (https://diogenemultimedia.com/prodotto/filosofia-live). La dizione “Filosofia live” è stata scelta collegialmente dalla redazione di questa nuova rivista per dire sinteticamente due cose: la rivista si occupa di filosofia, senza altri aggettivi; i temi di cui tratta sono strettamente legati all’attualità. Non è certo una novità: che la filosofia possa porsi l’obiettivo di apprendere il proprio tempo col pensiero, è cosa ben nota, e l’attenzione dei filosofi verso il proprio tempo, in ogni epoca, è sempre stata altissima (senza peraltro dimenticare ciò che non ha tempo, se esiste). La novità è che il nostro tempo è al centro di trasformazioni epocali, in settori decisivi per la vita privata e pubblica, per il lavoro e così via, quasi senza eccezioni. Ma l’attenzione per il proprio tempo – che la parola inglese 'live' sottolinea, anche con l’uso di una lingua diversa dall’italiano nella testata di una rivista italiana – richiede l’uso di tutti gli strumenti che la tradizione filosofica ci mette a disposizione. Non volgiamo le spalle alla storia, dimenticandola: ce ne ricordiamo ad ogni passo perché ciò che è stato pensato ci aiuti a pensare ciò che ancora non è stato pensato, o ciò che alcuni stanno pensando progettando il futuro (e per noi filosofi si tratta di capire cosa stanno pensando, mettendo a punto in modo corretto domande filosofiche perché abbiano risposta – possibilmente senza farci troppi nemici, come accadde a Socrate, a Spinoza e a non pochi altri). La rivista è rivolta a tutti, come lo erano alcune delle filosofie dell’età classica. Ma parlare a tutti non è da tempo un obiettivo condiviso della filosofia. Noi lo riproponiamo come possibile: che questo obiettivo sia di fatto raggiunto, non possiamo sapere ancora (la rivista è al suo n. 1), ma certo facciamo e faremo di tutto per perseguirlo. Da qui l’uso delle immagini come strumento della filosofia al pari delle parole. La redazione è composta da Augusto Cavadi, Antonio Cosentino, Cintia Faraco, Armando Girotti, Antonio Melchionna, Luigi Neri, Maurizio Pancaldi, Neri Pollastri, Letterio Scopelliti, Chiara Simonato, Nicola Simonetti, Giulio Veroi, Maurizio Villani. La rivista “Filosofia live” è edita dalla casa editrice Diogene Multimedia, diretta da Mario Trombino, ed è erede di una precedente rivista, “Diogene Magazine”, fondata nei primi anni del nuovo secolo da Ubaldo Nicola. Ma con una redazione nuova e un nuovo direttore, Giuseppe Pulina.

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