MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►

23 novembre 2022

Virtù cardinali: ritorno alle origini per rimetterle... in forma

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Virtù cardinali
Il linguaggio del nostro catechismo infantile è davvero obsoleto e anche molti dei contenuti – veicolati con quel linguaggio arcaico – sono francamente inaccettabili. Al punto che Luigi Lombardi Vallauri, noto filosofo del diritto, ha scritto e ribadito in varie occasioni che il catechismo della Chiesa cattolica dovrebbe essere vietato ai minori di 18 anni e riservato agli adulti che, una volta maturi, volessero apprenderlo.
Tutto da buttare, dunque? La maggior parte dei genitori ormai ne è convinta, ma senza riflettere abbastanza, a mio parere, su una verità elementare: non basta decostruire e liberare spazi, bisogna offrire alle nuove generazioni equivalenti funzionali. Altrimenti le si lascia in un vuoto desolato che le scoraggia, le disorienta, non le attrezza per l’impegno attivo a favore del “bene comune”.

Filosofia per la vita - Educazione
Scegliamo un esempio fra molti: chi parla oggi delle quattro “virtù cardinali” della tradizione classica occidentale (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza)?
Già il sostantivo “virtù” evoca alla mente qualcosa di untuoso, inautentico, tendente all’ipocrisia. Quando non designa posture apparenti, per salvaguardare il “buon nome” in società, sembra comunque riferirsi ad atteggiamenti faticosamente conquistati mediante atti di volontà, per domare impulsi istintuali animaleschi. Eppure il termine latino virtus aveva ben altro significato: il valore, la potenza intrinseca, di qualcuno o di qualcosa. Virtuoso era quell’essere che aveva esplicitato, attuato, le sue caratteristiche essenziali: per esempio il condottiero vittorioso o il sonnifero efficace (in quanto dotato di virtus... dormitiva!). Probabilmente ormai nell’uso comune il termine “virtù” è irrimediabilmente compromesso e, anziché tentare di rispolverarlo nella sua freschezza originaria, potrebbe risultare più agevole sostituirlo con parole meno equivoche: qualità etica, fioritura personale, frutto maturo... o non so che altro (i poeti “virtuosi” potrebbero venirci in soccorso). L’essenziale sarebbe arrivare alla consapevolezza diffusa che uomini e donne sono virtuosi/e quando esprimono all’esterno ciò che vivono realmente al proprio interno: una dose accettabile – certo mai perfetta – di equilibrio, saggezza, ricchezza di sentimenti, vitalità progettuale, attitudine relazionale...
Quando sono persone risolte (o, comunque, a una discreta tappa del cammino per diventarlo): che hanno ‘sciolto’ più nodi di quanti gliene restano e – pur senza rimuovere dubbi, domande, problemi – si pongono in maniera affermativa, propositiva, costruttiva.
Se il sostantivo “virtù” è inflazionato e frainteso, ancora di più lo è l’aggettivo cardinali. Più di un interlocutore istruito mi ha dichiarato, senza ombra di ironia, di ritenere che l’aggettivo derivasse dalla supposizione (sin troppo benevola!) che tali virtù caratterizzino i più alti prelati della Chiesa cattolica. Ovviamente non è così.
Prudenza, giustizia, fortezza e temperanza sono state considerate, invece, i “cardini” di una vita moralmente solida. Sono davvero queste quattro qualità etiche i perni sui quali si regge un’esistenza ‘riuscita’? Si tratta di una tesi opinabile. Ma ciò che, innanzitutto, importa è – anche in questo caso – restituire alle parole il significato originario e autentico. Dunque sostituire il termine “cardinale” con qualche equivalente più espressivo quale fondamentale, basilare, essenziale...
Insomma trovare il modo per sgombrare la scena da fantasmi fuorvianti in modo da confrontarsi schiettamente con la tesi (vera o erronea) della tradizione greco-latina: che ci sono atteggiamenti etici (“virtù”) elementari e irrinunciabili (“cardinali”) senza i quali si costruisce la propria esistenza su basi fragili.
Ma questi “atteggiamenti etici” sono innati, ereditati geneticamente? La risposta della saggezza occidentale è che si tratta, essenzialmente, di habitus acquisiti.

Filosofia per la vita - Habitus
"Habitus": ecco un’altra parola-trappola! Si potrebbe translitterare con “abitudine”, ma sarebbe appunto solo una translitterazione, non una traduzione. Perché le “virtù” non sono mai l’esito di comportamenti meccanici, abitudinari, adottati passivamente, bensì “attitudini” (“habitus”) permanenti, costanti, acquisite consapevolmente e liberamente. Come? Mettendo in atto azioni “virtuose”, positive. Aristotele cita un proverbio già noto ai suoi tempi: una rondine non fa primavera. Un gesto di generosità non ci rende generosi; un’azione coraggiosa non ci rende coraggiosi...
Ma gesto dopo gesto, azione dopo azione, la nostra psiche si struttura in una certa maniera per cui la generosità o il coraggio diventano sempre più tipici del nostro modo di essere nel mondo: diventano una “seconda natura” o, forse meglio, plasmano la nostra “natura” secondo un certo modello e con una certa direzione. Al punto che decidere, davanti ai bivi della vita, per gesti generosi o per azioni coraggiose diventa più spontaneo, più agevole, che optare per scelte egoistiche o di viltà.
La persona “virtuosa” lo è tanto più quanto meno si accorge di esserlo o quanto meno le costa esserlo. Compiere atti “viziosi” le riuscirebbe più faticoso, più artificiale, se non quando – replicando giorno dopo giorno atti di egoismo o di vigliaccheria – non acquistasse un altro “habitus” e, dunque, non le diventasse finalmente più facile comportarsi da egoista o da vigliacco. “Virtù” e “vizi” pesano solo sui soggetti mediocri: ai virtuosi e ai viziosi riesce meravigliosamente facile vivere da tali.

Augusto Cavadi
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8 novembre 2022

Pensare diversamente

• Anna Colaiacovo •


Filosofia per la vita - Pensare diversamente

La fase storica che stiamo vivendo è drammatica. Tra pandemia, disastri climatici, guerre, crisi economiche e minaccia nucleare navighiamo a vista in un mare di incertezze. Abbiamo estremo bisogno di sguardi critici sul presente che siano in grado di offrirci chiavi di lettura e indicazioni su come affrontare le sfide del nostro tempo. Per fortuna ci sono libri che rispondono a tale esigenza. Tra questi, ne ho incontrati tre molto diversi tra loro che hanno in comune una riflessione sul pensiero. Un pensiero che è oggi incapace di cogliere ciò che accade nel mondo o perché ancorato a modelli superati o perché modificato dalle nuove tecnologie.
Filosofia per la vita - Svegliamoci! - Edgar Morin
Edgar Morin, Svegliamoci!
Mimesis, Milano–Udine 2022

Il primo testo è l’opuscolo citato da Augusto Cavadi nel suo ultimo post: "Svegliamoci!" (Mimesis, Milano–Udine 2022). Morin è un grande vecchio che non ha mai smesso di indagare il presente con lucidità e passione. Filosofo della complessità, ritiene - come ha messo in rilievo Augusto - che la crisi che stiamo vivendo sia innanzitutto una crisi del pensiero. Un pensiero unilaterale, semplificatorio, incapace di cogliere la complessità della crisi stessa che è ecologica, economica e antropologica. L’essere umano vive di contraddizioni, ma continua a pensare secondo una modalità che esclude le contraddizioni. Da qui la difficoltà a comprendere ciò che caratterizza il nostro tempo: la compresenza di grandi progressi sul piano materiale e di grandi rischi legati a questi stessi progressi. Abbiamo idolatrato lo sviluppo, ma proprio lo sviluppo indiscriminato, orientato al profitto, ha portato alla crisi ecologica planetaria. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di fermare la crescita per poter salvare l’umanità. Occorre una “politica che assicuri la decrescita di tutto ciò che inquina e la crescita di tutto ciò che salvaguarda e rigenera” (p. 46). Una politica che dovrebbe riguardare l’intero globo terrestre, la nostra casa comune. E, invece, assistiamo al proliferare di nazionalismi e di ripiegamenti identitari. Il vero problema, oggi, è dominare il sogno di dominio sull’ambiente e sul diverso da noi, e rafforzare le relazioni umane.
Filosofia per la vita - Metamorfosi - Emanuele Coccia
Emanuele Coccia, Metamorfosi. Siamo un'unica, sola vita.
Einaudi, Torino 2022

Il virus “in una manciata di mesi ha imposto al pianeta un nuovo universalismo di fronte al quale tutte le strutture politiche della modernità appaiono obsolete (…) Anche la nozione di specie andrebbe ripensata e messa da parte. Dopo esserci fatti la guerra per le più piccole differenze, ci troviamo schiacciati dall’evidenza di una comunità di carne senza proprietà e con mille identità simultanee, che vuole solo una cosa: la pace della carne, la pace nella carne. La politica del futuro non può che partire da qui.” Così scrive Emanuele Coccia (in "Metamorfosi - Siamo un'unica, sola vita", Einaudi, Torino 2022 pp. 7-8). Occorre passare da un sapere che classifica e distingue a un sapere che individua nella metamorfosi l’essenza della vita. Qualsiasi forma di vita non è altro che trasformazione continua, in relazione con una molteplicità di altre forme. Fin dalla nascita, portiamo dentro di noi i nostri genitori, i nostri antenati, ma anche pesci, batteri, ossigeno, idrogeno etc. In natura nulla è riconducibile a una identità precisa, il discorso identitario è un inganno. Attraverso l’atto del mangiare travasiamo la vita di altri nella nostra e in questo modo dimostriamo che c’è una sola vita, comune a tutti gli esseri viventi. E la madre di tutti è Gaia, la Terra. Se apriamo gli occhi e la mente sul mondo intorno a noi e su noi stessi non possiamo non ammettere che “la Terra è un immenso bozzolo al cui interno tutte le forme si sono generate” (p. 85).
Filosofia per la vita - Le non cose - Byung-chul Han
Byung-chul Han, Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale. Einaudi, Torino 2022

Il progresso sul piano materiale è strettamente collegato con lo sviluppo tecnologico. L’innovazione tecnologica indubbiamente porta alla soluzione di problemi, ma da essa nascono nuovi problemi sia perché la tecnologia è al servizio di modelli capitalistici finalizzati al profitto, sia perché è usata da utilizzatori spesso privi di consapevolezza. Secondo Byung-chul Han, filosofo di origine coreana molto attento alle problematiche del nostro tempo, la digitalizzazione sta cambiando il nostro modo di vivere il reale. Derealizza il mondo, lo disincarna e lo informatizza. Siamo diventati tutti infomani: “Non sono più gli oggetti, bensì le informazioni a predisporre il mondo in cui viviamo. Non abitiamo più la terra e il cielo, bensì Google Earth e il Cloud.” ("Le non cose - Come abbiamo smesso di vivere il reale", Einaudi, Torino 2022). Inoltre l’eccesso di informazioni annulla la differenza tra vero e falso, sostituisce la verità con l’efficacia e non produce alcun sapere. I media digitali immagazzinano dati che rimangono sempre uguali, mentre la memoria umana, di tipo narrativo, li elabora e li trasforma. L’oggetto devozionale del regime neoliberista è, secondo Byung Chul Han, lo smartphone, un rosario digitale. Facebook e Google sono i nuovi feudatari. Ci fanno sentire liberi, mentre siamo in realtà sorvegliati e sfruttati. Lo smartphone potenzia l’autoreferenzialità, crea il mondo in forma digitale, ci inonda di stimoli, ci permette di comunicare incessantemente con gli altri, ma ci rende sempre più soli. La scomparsa dell’altro è un evento tragico perché, mentre l’intelligenza artificiale è apatica, il pensiero umano è un processo analogico che ha bisogno di eros, dell’aspetto emotivo: “Dell’intelligenza macchinica emerge soprattutto il pericolo che il pensiero umano le si allinei diventando a sua volta macchinico” (p. 56).


Anna Colaiacovo
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3 ottobre 2022

Se a filosofare provassero molti più elettori

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Edgar Morin - Svegliamoci!
La forsennata super-produzione industriale (dettata da interessi privati e/o di Stati nazionali) è alla radice dei conflitti bellici in corso (con relativi rischi di esiti nucleari) e della distruzione irreversibile dell’ambiente.
I politici sono, di norma, un ostacolo anziché un sostegno per la risoluzione di questi drammi epocali nel loro intreccio micidiale. Come confermano le ultime elezioni italiane del 25 settembre 2022, i cittadini o si astengono dal far pesare il loro voto o lo indirizzano preferibilmente su schieramenti sfacciatamente filo-capitalistici che non hanno, neppure solo a livello programmatico, l’intenzione di ridurre sfruttamento delle risorse, situazioni di guerra, disastri ecologici.
Inorridito da questo “sonnambulismo” generalizzato, a 101 suonati, uno dei massimi pensatori viventi – Edgar Morin – ha lanciato il suo grido d’allarme: "Svegliamoci!" (Mimesis, Milano–Udine 2022, pp. 78, euro 10,00).
Svegliamoci da questo sonno dogmatico provocato o dall’illusione che l’umanità non compia l’ultimo miglio verso l’auto-distruzione definitiva o dalla convinzione nichilistica che questo suicidio collettivo non sia il peggiore dei mali dal momento che l’essere, la vita, la gioia, la solidarietà, il piacere sarebbero – tutto sommato – equivalenti al nulla, alla morte, al dolore, all’individualismo, all’insensibilità.

Filosofia per la vita - Augusto Cavadi - Edgar Morin
Cosa significa, in concreto, svegliarsi?
Quasi a mo’ di sintesi dei suoi innumerevoli scritti, Morin lo spiega efficacemente in questo opuscolo. Non tento neppure di riassumere le sue indicazioni articolate, mi limito al passaggio che mi sembra la chiave di lettura decisiva: “Non è solo la crisi dei partiti di sinistra in rovina, né soltanto la crisi della democrazia che imperversa in tutto il mondo, né solo la crisi di uno Stato iperburocratizzato e appesantito dalle lobby, né ancora soltanto la crisi di una società dominata dal potere onnipresente del profitto, né infine solo una crisi della civiltà o dell’umanesimo, si tratta di una crisi più radicale e nascosta: una crisi del pensiero” (p. 31).
Già sarebbe abbastanza grave vivere in contesto politico in cui ministri della Repubblica insegnano ai giovani che “con la cultura non si mangia” (Giulio Tremonti) e in cui quei giovani, che – invece – vorrebbero mangiare grazie al lavoro culturale, sono costretti a emigrare nei cinque continenti; ma c’è di peggio. Artisti e ingegneri, chimici e letterati, economisti e archeologici, fisici e psicologi – anche i più esperti fra queste categorie di intellettuali – si accontentano del loro punto di vista particolare e non aspirano neppure a una prospettiva complessiva: “gli specialisti disdegnano ogni conoscenza globale, che considerano superficiale.[...] L’invisibilità della crisi del pensiero dipende dalla separazione e dalla frammentazione delle conoscenze, la cui riunificazione è considerata impossibile, rendendo quindi unilaterale, incompleta e di parte ogni considerazione relativa alla società, alla storia e alle crisi medesime” (p. 47).

Filosofia per la vita - Augusto Cavadi - Edgar Morin
Chi dovrebbe prestare il servizio della sintesi, della trans-disciplinarietà, dello sguardo unitario, sapienziale, comprensivo?
In Occidente è stata questa la missione dei filosofi. Ma, da almeno un secolo, la filosofia (nelle università e di conseguenza nelle scuole medie) è diventata storia della filosofia. Indubbiamente nessun filosofo saggio comincia a filosofare in prima persona senza studiare attentamente le filosofie precedenti: ma, se ci si limita a questa indagine archeologica del passato, chi oserà proporre un’analisi complessiva del presente e, addirittura, un progetto per il futuro?
Nel Novecento F. Waismann (in Analisi linguistica e filosofia, Astrolabio Ubaldini, Roma 1970, p. 40) ha scritto che la filosofia autentica è “lo sfondamento della morta incrostazione della tradizione e delle convenzioni, la rottura delle catene che ci legano ai preconcetti che abbiamo ereditato dal passato, in modo che si possa ottenere una nuova e più potente visione delle cose”. Senza la filosofia così intesa, chi darà alla classe dirigente di un Paese (classe che include i politici, ma non solo) gli elementi affinché, restando ciascuno e ciascuna nel proprio ambito professionale, si elabori – ‘per’ e soprattutto ‘con’ l’intera popolazione – una saggezza condivisa? Se anche i filosofi si concentrano sul dettaglio del dettaglio (dedicando la vita a leggere e commentare un solo pensatore per quanto illustre, anzi una sola opera di un solo pensatore), perché meravigliarsi di tanta miopia fra eletti ed elettori, governanti e governati? Con felice espressione, Gerd Achenbach ha definito il filosofo “lo specialista del generico”: ma quanto coraggio ci vuole a intraprendere questa strada sapendo che le accademie aprono le porte solo a quanti dimostrano di sapere quasi tutto su un quasi niente? E’ un po’ come quella figura, in via di eclissi, del buon medico di famiglia: di ortopedia o di dermatologia ne sa meno dei colleghi ortopedici o dermatologi, ma – se davvero esperto – sa qualcosa che tutti i suoi colleghi specialisti, sommati insieme, ignorano. Possiede quello sguardo clinico che coglie il paziente nella sua interezza: uno sguardo olistico in grado di afferrare le connessioni fra gli organi dell’unico soggetto (somato-psichico) davvero esistente. Forse è tornato il tempo in cui – come avveniva dal V secolo a. C. al XIX secolo d.C. – il filosofo non era un professore di filosofia, ma uno scienziato o un avvocato, un diplomatico o un pulitore di lenti, un medico o un prete: uno che aveva il suo mestiere per mantenersi, cercava di svolgerlo con il massimo di attenzione e di cura, ma senza spegnere la passione per interpretare la Totalità. Uno fra tanti, uno come tanti, abitato però dal desiderio di vivere “come colui che ha visto molto e non ha dimenticato nulla, e come uno che vede ogni cosa per la prima volta” (J. Wisdom, Paradox and Discovery, Blackwell Publishers, Oxford 1966, pp. 137-138).
Di storici delle filosofie ne abbiamo molti, e tra questi anche di molto bravi nell’esegesi dei testi in ogni lingua antica o moderna. Ma di cercatori di sapienza, che si sforzino – in e oltre la propria attività lavorativa – di pensare con originalità senza asservirsi né alla carriera né alle mode né ai potenti di turno, abbiamo disperato bisogno.

Augusto Cavadi
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16 settembre 2022

Filosofia ETID, "Tour al centro di noi stessi" - Brescia 22/23 Ottobre 2022

• Eugenio Agosta •

Filosofia per la vita - Filosofia ETID - Brescia 2022

Esiste una stella polare che possa consentire di orientarci in questo mondo così complesso?

Scoprilo iscrivendoti al Workshop di Filosofia ETID
"TOUR AL CENTRO DI NOI STESSI"

Un viaggio alla scoperta delle dimensioni più essenziali della nostra esistenza.
Un modo diverso di guardare la realtà e il possibile.
Il workshop è tenuto da Eugenio Agosta:
filosofo, imprenditore, consulente filosofico e coach.


A CHI È RIVOLTO?
• A chi è alla ricerca di un nuovo assetto per la propria vita.
• A chi è disorientato.
• A chi è interessato a una migliore armonia sia a livello individuale che collettivo.
VANTAGGI
• Un fine settimana dedicato a te stesso.
• Acquisizione di una nuova chiave per interpretare la realtà.
• Capire meglio le relazioni in cui sei coinvolto per orientarti in un mondo complesso.

Sabato 22 Ottobre: ore 9,30 - 18,00.
Domenica 23 Ottobre: ore 9,30 - 17,00.

Sede del Workshop: "Ca' Onia", Via Aleardo Aleardi 11/A - 25121 BRESCIA

Contatti: "Multilingue - Advanced Communication Services"
Cell. 030 3365516
Email: corsi@multilingue.it
Website: www.etidphilosophy.com

▼ INFORMAZIONI ▼


Logo Multilingue - CCI - Ca Onia

Eugenio Agosta
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5 settembre 2022

Consulenza filosofica, ancora troppi i pregiudizi che ne offuscano le virtù

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Consulenza Filosofica

Nonostante sia stata “inventata” in Germania da Gerd Achenbach mezzo secolo fa, si sia diffusa in vari Paesi del mondo e sia stata importata in Italia (soprattutto grazie a Neri Pollastri) da almeno un ventennio, la professione di consulente filosofico stenta a decollare. Le ragioni sono molteplici, ma alla base di tutte la misconoscenza di ciò di cui si tratta. Infatti i canali d'informazione più diffusi o non ne parlano o ne parlano in maniera distorta, fuorviante. Proviamo a dissipare almeno qualche fraintendimento.
Nel sintagma “consulenza filosofica” il sostantivo attrae e l’aggettivo scoraggia. Il sostantivo consulenza attrae per ragioni sbagliate o, per lo meno, opinabili: suggerisce spesso l’idea di qualcuno che ti offra la risposta pronta-da-portare a casa, ma già Kant metteva in guardia i suoi contemporanei dal rischio di delegare a esperti le proprie decisioni esistenziali.
L'aggettivo filosofica scoraggia, invece, per motivi purtroppo ben fondati: infatti la maggior parte dei filosofi di professione non solo non si sforza di tradurre il proprio discorso in lingua volgare, ma addirittura tende a distinguersi proprio per la ricercatezza e l’originalità della terminologia (ben oltre i casi in cui astrattezza concettuale e precisione tecnica risultano inevitabili).
In questo contesto socio-culturale non c’è da meravigliarsi delle difficoltà di decollo della professione di consulenti filosofici. Urge una bonifica dell’immaginario collettivo che dia della consulenza filosofica, e prima ancora della filosofia, un’idea meno inadeguata possibile.
Filosofia per la vita - La filosofia spiegata a mia figlia - Roger-Pol Droit
Roger-Pol Droit, "La filosofia spiegata a mia figlia". Archinto, Milano 2005

Un libretto che, nonostante l’esiguità della mole e la modestia del titolo, ottempera efficacemente a questo scopo è senz’altro "La filosofia spiegata a mia figlia" (Archinto, Milano 2005) di Roger-Pol Droit: testo pubblicato da quasi vent'anni che, mi pare, non abbia perduto minimamente d'attualità. Sin dalle prime battute l’autore segnala i due “tranelli” opposti dai quali bisogna guardarsi: da una parte, lasciarsi intimidire, ignorando che, per iniziare a filosofare, “bastano alcune domande e la capacità di riflettere”; dall’altra ritenere che “in fondo si tratti di una cosa facile”, banale, che non esiga nessuna attenzione specifica.
Egli, riprendendo soprattutto il Socrate platonico, spiega che il filosofo – come molti altri intellettuali – cerca la “verità”, ma la cerca da un’angolazione peculiare: “Chi cerca la verità nella matematica di solito è un matematico; chi si occupa di storia è uno storico e così via. Se anche i filosofi cercano la verità in tutte queste discipline, devono farlo in modo speciale, come se lavorassero in un campo trasversale a tutti gli altri. La soluzione non è lontana: i filosofi cercano la verità nel campo delle idee. […] Il filosofo non si occupa di giustizia come farebbe un giudice o un avvocato. Quello che gli interessa è l’idea di giustizia; non si occupa del potere nel modo in cui lo fa un uomo politico, cerca piuttosto di analizzare a fondo l’idea di potere. Ed è così in tutti campi”.
Ma se il filosofo si occupa di idee, perché il matematico o lo storico, il giudice o l’avvocato o il politico dovrebbe chiedergli un incontro per chiarirsi le proprie idee (sia come professionista che, prima ancora, come essere umano)? Perché con idee confuse, opache, indistinte, si può vivere, ma con idee vagliate criticamente si può “vivere meglio, in modo più umano, più intelligente, più ricco”: «è importantissimo sapere quali sono le idee giuste e le idee sbagliate. Immagina che qualcuno abbia un’idea sbagliata della felicità o della libertà. Vuol essere libero e felice, ma non trova la strada giusta, si smarrisce e si sforza... inutilmente! Crederà di avere ragione, ma se la sua idea è sbagliata è molto probabile che non raggiunga lo scopo e sprechi la sua vita».
Questa concezione della filosofia la si intende meglio se, andando alle spalle di molti filosofi moderni e contemporanei, si riscopre la figura originaria del sapiente-saggio: di uno che sa (sapiente), ma sa anche vivere (saggio). Di uno che cerca con vivo desiderio di essere sia saggio sia sapiente. I pregi del piccolo libro non lo esimono da qualche passaggio, qua e là, che si sarebbe potuto formulare con più attenzione: per esempio, là dove scrive che le risposte alle domande metafisiche sono “costruzioni intellettuali che non rientrano nel campo delle cose verificabili”, avrei aggiunto volentieri un limitativo (ad esempio: “almeno non nello stesso modo in cui sono verificabili le teorie delle scienze empiriche”) per evitare di dare l’impressione che l’esperienza, personale e collettiva, non abbia nessuna funzione di verifica delle teorie metafisiche.
Nel complesso, comunque, si tratta di uno strumento prezioso per abbattere i principali pregiudizi verso l’attività filosofica in generale e, dunque, in particolare verso la filosofia-in-dialogo che può esercitarsi nel colloquio a due in uno studio di consulenza filosofica o in altre occasioni di filosofia-in-pratica esercitata in gruppo.

Augusto Cavadi
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27 agosto 2022

Umanità: branco di mostri o famiglia solidale? Estratti dalle Vacanze Filosofiche 2022

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Humanitas
Come ogni anno, anche in questo agosto alcune decine di persone si sono date appuntamento in montagna (è stata la volta di Camigliatello, sulla Sila) per regalarsi una settimana di “filosofia per non... filosofi” di professione.
La domanda di fondo è stata suggerita dalle drammatiche vicende di questi mesi: l’umanità è un branco di mostri o una famiglia solidale?

Che per lo più, statisticamente, regni la violenza esplicita o silenziosamente inesorabile (fra gli Stati, tra le fasce socio-economiche, all’interno dei nuclei familiari, nei confronti dei viventi senzienti ridotti a meri oggetti da consumare) è un dato di fatto oggettivo. E, se si vuole essere realistici, bisogna prenderne atto.

Filosofia per la vita - Vacanze Filosofiche a Camigliatello, agosto 2022
Vacanze Filosofiche a Camigliatello (CS), agosto 2022. Foto Salvo Porrovecchio

Nei primi tre incontri Elio Rindone non ha avuto difficoltà a evocare alcune delle tantissime pagine (dai Greci a Nietzsche e Schmitt) che, per dirla con Hobbes, descrivono la vita umana come “solitaria, misera, ripugnante, brutale e breve”.
Ma, per essere realistici sino in fondo, bisogna non fermarsi alla situazione fenomenica, scavare al di là delle apparenze, saper vedere ciò che l’essere umano — in perenne evoluzione — è in potenza.

Che cosa potremmo diventare? Guardiamo alcune figure storiche — effettivamente esistite — in cui l’umanità è come fiorita, mostrando profeticamente ciò che in tutti gli altri soggetti giace nascosto: Lao Tze e Buddha, Socrate e Confucio, Gesù e Maometto, Leonardo da Vinci e Giordano Bruno, Gandhi e Martin Luther King, Etty Hillesum e Simone Weil, Margherita Hack e Rita Levi Montalcini...
Personalità, come scriveva H. Bergson, che “nulla domandano, e tuttavia ottengono. Non hanno bisogno di esortare; non hanno che da esistere: la loro esistenza è un richiamo”. Al contatto — diretto o mediato dalle testimonianze storiche — con questo genere di figure, anche la nostra esistenza si dilaterà, sperimentando spontaneamente un “amore” esteso “agli animali, alle piante, a tutta la natura” (non è un caso che molte di queste persone sono state vegetariane).

Affinché ciò avvenga è indispensabile che, sin dai primissimi anni di vita, la nostra struttura neuro-cerebrale venga sollecitata cognitivamente e affettivamente: senza relazioni il sé non si costituisce.
Come ha illustrato in questi giorni, con termini semplici ma suggestivi, Mario Mulé, la genetica è inscindibile dall’epigenetica: lo stadio evolutivo attuale è effetto e causa di un potenziale di condivisione e di collaborazione fra i soggetti della nostra specie.
Come conferma la teoria ‘polivagale’, abbiamo necessità di attivare tanto sistemi di allarme e di difesa quanto di fiducia e di cooperazione. Proprio la rilevanza dell’ambiente familiare e, poi, scolastico nella formazione della personalità impone la massima attenzione sui metodi educativi che, consapevolmente o meno, vengono adottati.

Come ha evidenziato nei suoi interventi agli incontri di queste giornate calabresi Adriana Saieva, una “pedagogia nera” (formula di Katharina Rutschky, ripresa in Svizzera da Alice Miller e in Italia da Paolo Perticari, per indicare una pedagogia repressiva, scoraggiante, umiliante) non può che creare maggioranze sottomesse a un capo dispotico (vedi il consenso a dittatori come Hitler o Stalin) o individui intolleranti verso qualsiasi forma di ordinamento, di regole. Se la rilevanza del contesto immediato in cui ognuno di noi nasce e si sviluppa è difficilmente esagerabile, almeno altrettanto decisivo risulta l’influenza del contesto socio-politico e istituzionale. Una società internazionale equa, in cui libertà e giustizia si compenetrino vicendevolmente, è ardua da realizzare: ma la si può, almeno, disegnare concettualmente affinché costituisca un modello realisticamente utopico verso cui approssimarsi?

La risposta di Giacomo Vaiarelli nelle sue relazioni è stata affermativa. Immanuel Kant nel suo Per la pace perpetua e, ai nostri giorni, John Rawls, nel suo Il diritto dei popoli, hanno dimostrato che si possono individuare dei principi razionali e ragionevoli che si potrebbero adottare come pilastri di una confederazione internazionale di Stati: “I popoli sono liberi e indipendenti e la loro libertà e indipendenza devono essere rispettate dagli altri popoli; sono tenuti all’osservanza dei trattati e degli impegni presi; sono eguali e prendono parte agli accordi che li vincolano; sono tenuti all’osservanza del dovere di non intervento; hanno diritto all’autodifesa ma non hanno alcun diritto a scatenare una guerra per ragioni diverse dall’autodifesa; sono tenuti ad onorare i diritti umani e all’osservanza di certe specifiche restrizioni nella condotta in guerra”. Il pensatore statunitense (scomparso nel 2002) non è così ingenuo da ignorare le difficoltà effettive che l’umanità dovrà affrontare per arrivare a questo “patto”. Ma sa che, senza una méta potenzialmente condivisibile da tutti i pensanti, il cammino non si inizierà neppure. Con la prospettiva, già paventata da Kant, che se dobbiamo vivere perennemente o in guerra o a rischio di guerre, non si capisce che senso abbia per l’umanità abitare la Terra.


Augusto Cavadi


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19 giugno 2022

"XXV Settimana Filosofica per... non filosofi" - Camigliatello (CS), 18-24 Agosto 2022

• Augusto Cavadi •

Celano

• INVITO •

Il gruppo editoriale "Il pozzo di Giacobbe" - "Di Girolamo" di Trapani

organizza la

XXV SETTIMANA FILOSOFICA PER... NON FILOSOFI

Per chi: Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

Dove e quando: Camigliatello Silano (Cosenza), a 1.270 metri, dal 18 al 24 agosto 2022.


Su che tema:

"L'umanità: famiglia solidale o covo di lupi?"



Le "vacanze filosofiche per... non filosofi", avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008); oppure: A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010); oppure: A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).
È attivo anche il sito https://vacanze.filosofiche.it generosamente gestito da Salvatore Fricano (Bagheria) per sapere tutto sulla prossima edizione (compresi eventuali aggiornamenti).



Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di giovedì 18 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.15 alle 19.45, sui seguenti temi:

• L'umanità fra immagine ideale e realtà effettiva
• La tensione dialettica fra il singolo e la moltitudine
• Noi umani siamo il virus o la terapia?
• Ci sarà un futuro di giustizia per i popoli?

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Salvatore Fricano (Bagheria), Elio Rindone (Roma), Giacomo Vaiarelli (Palermo).

È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di mercoledì 24 agosto.


Costo

L'iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona. Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro. Le coppie che si iscrivono entro tale data avranno un ulteriore sconto di 15 euro a persona. Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 10). Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce. Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Meranda, Via del Turismo, 29 - 87052 Camigliatello Silano (CS)
Tel. 0984 578022 - Email: info@hotelmeranda.com (a cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto) - Sito web: http://www.hotelmeranda.com.
Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo, poiché il numero delle camere è limitato, facendo riferimento alla convenzione particolare col gruppo di filosofia.
La pensione completa, comprensiva di bevande e con menu unico ma vario nel corso della settimana, costa a persona:
• in camera singola (con bagno) € 75 al giorno.
• in camera doppia (con bagno) € 65 al giorno.


Avvertenze tecniche

Per l'iscrizione ai seminari, dopo aver risolto la questione logistica, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la copia (anche mediante scanner) del versamento di € 50,00 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: prof. Elio Rindone (Tel. 06 99928326 - Fax 06 23313760 - Email: eliorindone@tiscali.it oppure a.cavadi@libero.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione al seminario non è valida finché non è stato effettuato il versamento e la data del bonifico fa fede per lo sconto! Il saldo della quota di partecipazione sarà versato all'arrivo in albergo.

Scheda di iscrizione (cliccare per ingrandire / scaricare / stampare)
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