MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►

19 febbraio 2020

"Una montagna di... Filosofia" sul Parco delle Madonie (PA) dal 10 al 12 luglio 2020

Filosofia per la vita: Festival delle Pratiche Filosofiche - Parco delle Madonie - Luglio 2020

"UNA MONTAGNA DI... FILOSOFIA"
Festival delle Pratiche Filosofiche sulle Madonie
Polizzi Generosa (Palermo)
10-11-12 Luglio 2020



"Tre giorni di convivialità
tra filosofi e non-filosofi (di professione)"
organizzati da
Fondazione "G. A. Borgese" di Polizzi Generosa (Palermo)
in collaborazione con
"Casa dell'Equità e della Bellezza" (Palermo)



PROGRAMMA

Venerdì 10 luglio
Ore 14,00 - 16,00: Arrivo e sistemazione negli alberghi convenzionati.
Ore 16,30 – 17,30: Passeggiata filosofica. Conduce Augusto Cavadi.
Si inizia a Piazza Gramsci.
Ore 18,00 - 20,00: "Ma la felicità è possibile per questa umanità?"
Conversazione con Orlando Franceschelli.
In piazza G. A. Borgese.
Ore 20,00 - 21,30: Pausa per la cena nei locali convenzionati.
Ore 22,00 - 23,00: Momento musicale
Presso la Fondazione G. A. Borgese (Cortile S. Spirito, 2).

Sabato 11 luglio
Ore  9,30 – 11,30: "Colazione col Filosofo"
Colazione con Orlando Franceschelli su "Il pianeta terra avrà un futuro?"
Ai Templari - Piazza Castello.
• Colazione con Alberto G. Biuso su "Filosofia e Letteratura"
Da Tumasella - Piazza Gramsci.
• Colazione con Augusto Cavadi su "I femminicidi sono un'emergenza?"
Pub Paradiso - Via Garibaldi, 50.
Ore 17,00 – 19,00: "Quale Dio dopo Darwin e Einstein?"
Conversazione con Claudia Fanti.
Presso Piazza Castello.
Ore 22,00 - 23,00: Momento musicale
Presso la Fondazione G. A. Borgese (Cortile S. Spirito, 2).

Domenica 12 luglio
Ore 10,30 – 12,30: "L'enigma del tempo"
Conversazione con Alberto G. Biuso.
Presso Piazza Castello.
Ore 16,00 – 18,00: Scambio dei doni immateriali
Assemblea conclusiva in cui chiunque abbia partecipato anche solo a un evento del Festival ha cinque/dieci minuti per socializzare un'intuizione o una riflessione che ha sperimentato in questi tre giorni.


NOTIZIE TECNICHE



• Non è prevista nessuna quota di iscrizione né di partecipazione agli eventi (tranne il pagamento anticipato al gestore di euro 5,00 per ogni prima colazione cui si partecipa).
• Per ragioni organizzative è gradita una comunicazione di partecipazione all'indirizzo Email: a.cavadi@libero.it
• Per ogni ulteriore informazione scrivere a: info@fondazioneborgese.it
• Ciascuno è libero di scegliere le soluzioni che preferisce per i pasti e per dormire. L'organizzazione ha concordato le seguenti condizioni:

I Templari di Domenico Di Gangi
Piazza Castello, 7
Email: itemplaripolizzi@gmail.com
Disponibilità: posti letto 8 (una quadrupla e due doppie)
Prezzo: € 25 senza colazione, € 30 con colazione

B&B Abies di Sausa Ettore
Via Dogana, 40
Email: abies.beb@gmail.com
Disponibilità: 8 posti letto in stanze doppie o triple
Prezzo: € 25 senza colazione, € 30 con colazione

Residence Saint Grace di Armano Santino
Largo Regina Elisabetta, 20
Email: santino.armano@gmail.com
Disponibilità: 28 posti letto in appartamenti da 2, 3, 4 o 5 posti letto con angolo cottura
Prezzo: € 30 comprensivo di cesto di benvenuto

Sciabakè da Sissi
Via Dogana, 19
Email: info@sciabake.it
Disponibilità (con prezzi variabili di cui informarsi):
n° 1 camera matrimoniale
n° 2 camera tripla
n° 3 camera quadrupla
n° 1 bilocale con cucina indipendente (può funzionare anche come semplice camera da letto e bagno indipendente)
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14 febbraio 2020

"XXIII Settimana Filosofica per... non filosofi" - Roccaraso (L'Aquila), 21-27 Agosto 2020

Roccaraso

• INVITO •

Il gruppo editoriale "Il pozzo di Giacobbe" - "Di Girolamo" di Trapani

organizza la

XXIII SETTIMANA FILOSOFICA PER... NON FILOSOFI

Per chi: Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

Dove e quando: Roccaraso (L'Aquila) a 1.250 metri, dal 21 al 27 agosto 2020.


Su che tema:
"La società democratica e i suoi nemici"



Le "vacanze filosofiche per... non filosofi", avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008); oppure: A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010); oppure: A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).
È attivo anche il sito http://vacanze.domandefilosofiche.it curato da Salvatore Fricano (Bagheria).



Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di venerdì 21 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.15 alle 19.45, sui seguenti temi:

• Platone teorico del totalitarismo?
• Hegel teorico del totalitarismo?
• Marx teorico del totalitarismo?
• Antidoti a ogni totalitarismo che non voglia presentarsi come tale

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Francesco Dipalo (Bracciano), Elio Rindone (Roma), Giacomo Vaiarelli (Palermo).

È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di giovedì 27 agosto.


Costo

L'iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona. Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro. Le coppie che si iscrivono entro tale data avranno un ulteriore sconto di 15 euro a persona. Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 15). Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce. Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Trieste, Via C. Mori 15, 67037 Roccaraso
Tel. 0864 602346 - Email: info@hoteltrieste.it - (a cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto). Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo, poiché il numero delle camere è limitato, facendo riferimento alla convenzione particolare col gruppo di filosofia.
La pensione completa, comprensiva di bevande, costa:
• in camera singola (con bagno) € 74 al giorno.
• in camera doppia (con bagno) € 64 al giorno.
• tassa di soggiorno € 1,50 a persona a notte.


Avvertenze tecniche

Per l'iscrizione ai seminari, dopo aver risolto la questione logistica, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la copia (anche mediante scanner) del versamento di € 50,00 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: prof. Elio Rindone (Tel. 06 99928326 - Fax 06 23313760 - Email: eliorindone@tiscali.it oppure a.cavadi@libero.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione al seminario non è valida finché non è stato effettuato il versamento e la data del bonifico fa fede per lo sconto! Il saldo della quota di partecipazione sarà versato all'arrivo in albergo.

Scheda di iscrizione (cliccare per ingrandire / scaricare / stampare)
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23 gennaio 2020

L'invidia tra psicologia ed etica

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Invidia

Ormai da molti anni, con un gruppetto di amici, ci incontriamo due volte al mese a cena per conversare su un libro che ci siamo assegnati alla fine dell'incontro precedente. In queste settimane è la volta di un libretto a quattro voci, a cura di Giovanni Salonia, intitolato "I come Invidia. Una lettura gestaltica" (Cittadella, Assisi 2015).

Giovanni Salonia - I come Invidia
La discussione ha fatto emergere una difficoltà altre volte esperita: poiché nella storia dell'Occidente ogni parola attraversa trasformazioni semantiche profonde, se non si chiarisce preliminarmente il significato preciso in cui la si assume si rischia l'incomprensione. Nel caso di invidia, il vocabolo è stato adottato in almeno tre accezioni differenti. La prima (ben illustrata dal saggio di Valentina Chinnici, Antropologia di una passione triste. L'invidia nel mondo classico, che costituisce la prima parte di questo testo) potremmo definirla mitico-simbolica: «Per gli antichi l'invidia era molto più di un sentimento negativo o di un semplice vizio. Invidia era in effetti una forza potente e distruttiva, dalla quale bisognava in ogni modo difendersi» (p. 15). Di questa prima valenza semantica è rimasta un'eco nel linguaggio contemporaneo: per esempio quando affermiamo che qualcuno è "rimasto vittima" dell'invidia o vi "ha ceduto" o non vi ha saputo "resistere".
Poiché questo modo di concepire le passioni umane rischia di de-responsabilizzare i soggetti (celebre l'orazione di Gorgia che assolve Elena nell'ipotesi che si sia invaghita di Paride perché vittima incolpevole di Eros), si è gradatamente affermato un secondo significato che potremmo definire filosofico-teologico: l'invidia come "vizio", dunque come un'attitudine costante a moltiplicare progetti distruttivi – più raramente anche atti: l'invidia paralizza, immobilizza – nei confronti di chi possiede (oggettivamente o, per lo meno, ai nostri occhi) più di noi. Con la psicologia e, più specificamente, con la psicoanalisi emerge e s'impone un terzo significato: l'invidia come "sentimento" spontaneo, irriflesso, pre-razionale. Secondo l'icastica definizione di Giovanni Salonia, «l’invidia è il desiderare ciò che l'altro possiede» (p. 37).
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13 gennaio 2020

Nostra Madre Mare: Rosalia Leone sul Mediterraneo di Edgar Morin

Edgar Morin - Pensare il Mediterraneo. Mediterraneizzare il pensiero
In tempi bui e confusi come i nostri, la parola di Edgar Morin si leva chiara e forte con una proposta etico-politica cui fa da sfondo un'analisi storica. Pensare il Mediterraneo. Mediterraneizzare il pensiero (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2019) è la prima edizione italiana di un saggio già pubblicato in Francia nel 1999: un breve testo che, tenendo in debita considerazione l'idea che siamo nell'era planetaria, si chiede con quali attrezzi concettuali affrontarla, cosa si è perso nel corso dei secoli, cosa si è conservato, cosa si è trasformato. La prefazione, le note in calce, una presentazione in appendice del pensiero generale di Morin (tutte a cura di Augusto Cavadi) e una postfazione (di Alberto Cacopardo), inquadrano lo scritto nel presente, ne mostrano alcuni limiti e suggeriscono alcune integrazioni.
Pensare il Mediterraneo vuol dire ricondurre un termine dal significato ridotto di frontiera tra continenti e mare di conflitti a «matrice e veicolo di pienezza civilizzatrice» come fu in epoca romana; mediterraneizzare il pensiero significa pensare come cittadini desiderosi di comunicazione pur coscienti della complessità delle problematiche planetarie. Ma vediamo più da vicino. Quattro, a mio avviso, le idee che sostengono il dipanarsi di questa riflessione e che possono servire da chiave interpretativa della sua talora nodosa articolazione: il riflusso verso il passato e la perdita di futuro; il ruolo dell'Europa e del Mediterraneo nella costruzione di un futuro di pace; lo sviluppo di un pensiero complesso, non lineare, che colga complementarietà e antagonismi; la coltivazione di processi di consapevolezza.
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4 gennaio 2020

Come abbiamo fatto a ridurci così?

• Augusto Cavadi •

Fabio Bentivoglio - Giustizia, limite, identità. Per un fondamento filosofico
Come abbiamo fatto a ridurci così, all’inizio del terzo decennio del XXI secolo? Tra gli errori pedagogico-didattici che si perpetrano, in perfetta buonafede, è l’evidenziare quelle idee “classiche” che risuonano familiari alla sensibilità contemporanea. Così, per legittimare lo studio della letteratura greca o della filosofia romana, riprendiamo volentieri i passaggi di un Omero o di un Cicerone che “sembrano scritti oggi”. Qualche volta, però, ci sono studiosi più riflessivi che agiscono esattamente al contrario: cercano, nei testi del passato, quelle tesi che sono tanto più preziose quanto meno condivise dal senso comune dominante. Certo, si possono ripescare teorie obsolete per gusto archeologico: un hobby meno nocivo di tanti altri, tranne per gli alberi quando si decide di pubblicarle senza ricorrere ai formati elettronici. Ma si può ricercarle e rimetterle in circolo per rispondere a domande pressantemente contemporanee, in alternativa a teorie molto più di moda ma non altrettanto illuminanti.
In questa seconda schiera di studiosi – e educatori – si pone consapevolmente Fabio Bentivoglio in un suo recente libro spudoratamente anacronistico: Giustizia, limite, identità. Per un fondamento filosofico (Accademia Vivarium Novum, Montella 2019, pp. 217). Egli, infatti, parte da una questione di estrema attualità e prova a chiedere lumi ad alcuni grandi nomi della filosofia occidentale.
La questione di partenza è tragicamente sintetizzabile in una domanda: come mai noi terrestri ci siamo ridotti così?
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22 novembre 2019

Filosofia: libertà della ragione e della verità

Filosofia per la vita - Ragione e verità

Come è noto, ogni anno il 21 novembre è la "Giornata Mondiale della Filosofia". L'UNESCO ha istituito questo anniversario nel 2002 perché "la filosofia è una disciplina che incoraggia il pensiero critico e indipendente e in grado di favorire una migliore comprensione del mondo, promuovendo la pace e la tolleranza" e ha invitato i governi, le istituzioni che svolgono funzioni educative e le organizzazioni che operano sul territorio a realizzare iniziative che coinvolgano la popolazione in attività di carattere filosofico.
In sintonia con questo invito dell'Unesco la "Casa dell'equità e della bellezza" di Palermo, che dirigo, ha deciso di dedicare un incontro odierno a un tema di particolare attualità, almeno in Italia: il nesso fra filosofia e politica. Ogni filosofia, infatti, ha conseguenze politiche (volute o preterintenzionali): pensiamo, solo per fare un esempio classico, a Platone che immagina la sua Res pubblica (= Stato) in un poderoso "dialogo" e per ben tre volte, a rischio dell'incolumità personale, si reca a Siracusa per tentare di realizzarla, almeno parzialmente.
Non solo ogni filosofia comporta effetti politici, ma ogni politica implica presupposti filosofici (consapevoli o irriflessi): mi sono quasi divertito, nel mio Il Dio dei mafiosi (San Paolo, 2012), a estrarre dai documenti della Lega e da varie dichiarazioni di suoi esponenti la visione-del-mondo (concezione dell'uomo, della società, dello Stato, del divino, della morale, del partito, della famiglia, dell'impegno politico, del lavoro, dello straniero, della donna, degli omosessuali, del popolo, dell'istruzione, della religione...) di questa formazione partitica apparentemente così poco filosoficamente attrezzata.
Se questo nesso fra filosofia e politica è davvero così inscindibile, ogni filosofo che si dichiari "a-politico" o è un ingenuo o è un disonesto.
Tuttavia la filosofia può interagire con la sfera politica in almeno due maniere radicalmente differenti (che, l'opinione comune, tende a identificare).
In un primo senso – il più diffuso – la filosofia è "usata" per dare alla politica una fondazione culturale e per renderla più efficace operativamente. Per intenderci, in questo caso la filosofia si adatta al ruolo di "ideologia", non solo nel senso svalutativo di mascheramento di interessi inconfessabili (in cui Marx bollava come "ideologie" le teorie politiche diverse dalla propria), ma anche nel senso propositivo in cui anche il marxismo ha costituito la base teorica, dottrinaria, del socialismo 'reale' e dei tentativi (sinora abortiti) di comunismo moderno.
Per evitare fraintendimenti, dico subito che la funzione dell'ideologia (in senso positivo, esplicito, costruttivo) non ha nulla di disprezzabile: secondo una formula cara a un mio docente universitario di filosofia, "nelle cose pratiche di somma importanza la cosa più pratica di tutte è una buona teoria". Solo che – dev'essere chiaro – se è ideologia, non è filosofia (in senso proprio).
Invece la filosofia può interagire con la sfera politica anche in una seconda maniera che ne preserva  l'originarietà autentica. E' quando la filosofia rinunzia a voler essere "utile" per concentrarsi esclusivamente sulla ricerca del "vero" (qualsiasi cosa significhi per un filosofo la "verità").
In questa angolazione, la filosofia esercita il ruolo di riserva critica (delle ideologie e dei sistemi politico-sociali ad esse legati) e di produzione utopica (di nuovi, possibili, ipotetici scenari).
Quando si configura così, la filosofia risulta inutile (l'utopia non è realizzabile da nessun partito organizzato, da nessun movimento storico: indica una direzione verso cui procedere), anzi fastidiosa (perché individua e addita le contraddizioni interne e le lacune nei vari sistemi ideologico-politici su cui riflette).
Il filosofo in quanto tale sguscia come un'anguilla dalle mani di chi prova a impossessarsene con la seduzione del potere: per questo non di rado dev'essere soppresso con la violenza. Egli vive ai margini, sulla linea di confine del mondo della polis: abbastanza 'dentro' per osservare, soffrire, partecipare, abbastanza 'fuori' per avere la libertà di contestare l'esistente e di immaginare l'improbabile.
Ma è proprio se è dentro/fuori la polis che egli può servire davvero i concittadini e, come Socrate, riconoscere nella sua attività di indagatore molesto l'apporto più urgentemente politico di cui essi hanno bisogno.
Insomma, la filosofia può porsi a servizio dei cittadini, specie nei tempi oscuri della politica, quando riesce a percorrere lo stretto sentiero fra i due abissi dell'indifferenza rispetto alle cose del mondo, da una parte, e della prostituzione ai progetti di questo o di quell'altro schieramento partitico, dall'altra parte.
Fuor di metafora: quando resta fedele al suo compito costitutivo di andare oltre i "veli" dell'apparenza evitando tanto di mostrarsi sdegnosamente estranea alla storia quanto ideologicamente asservita ai poteri dominanti in un determinato periodo storico.

Augusto Cavadi


In apertura: illustrazione di Eiko Ojala
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9 novembre 2019

Brenifier e la filosofia "fuori dai ranghi"

Oscar Brenifier - Filosofare come Socrate
Quando ero ragazzo, la filosofia era una "disciplina" scolastica riservata agli alunni dei licei e – in dosi ridotte – degli istituti magistrali. Anzi, per essere ancora più precisi, la filosofia non era neppure filosofia, ma storia delle filosofie occidentali: raccontata ora in maniera manualistica (imperava il testo appena decente di Eustachio Paolo La Manna) ora con qualche punta di erudizione supplementare, comunque su un registro comunicativo noiosamente soporifero.
Alcuni studenti della mia generazione – e delle generazioni più giovani – si sono chiesti se l'attività che aveva dato senso all'esistenza di Platone e di Epicuro, di Agostino e di Cartesio, di Spinoza e di Kant, di Croce e di Maritain... meritasse la fine ingloriosa di un pacchetto di "tesi" che un docente consegnava agli allievi disposti a diventare, a loro volta, docenti per consegnarlo ad allievi disposti, a loro volta, a diventare docenti. Si sono chiesti, insomma, se non potesse avvenire come con i medici o i geometri o gli idraulici che diventano tali per relazionarsi, soprattutto, con non-medici; con non-geometri; con non-idraulici.
Così, in Germania prima, in molti Paesi dei vari continenti dopo, la filosofia ha deciso di diventare sempre più un'attività a servizio dei non-filosofi (di professione). A tale scopo ha dovuto ristrutturarsi almeno da due angolazioni.
La prima: senza cessare di essere memoria storica delle filosofie precedenti, riscoprire e accentuare il carattere esplorativo, creativo, originale di cui parlava già la VII Lettera attribuita a Platone là dove si sosteneva che filosofare è sfregare due pietre (due interlocutori) sino a quando, ogni tanto, scocchi una scintilla inedita. Dunque: filosofare è essenzialmente dialogo, confronto, dialettica (e solo preliminarmente e strumentalmente bibliofilia, esegesi).
La seconda: senza cessare di essere ricerca rigorosa tra specialisti, ritrovare il coraggio di lasciare le zone protette (aule scolastiche e universitarie) e ritornare nelle piazze e nei mercati come ai tempi di Socrate e di Diogene il Cinico. Non solo per condividere – come  Gramsci e Simone Weil – la vita degli operai nelle fabbriche e dei braccianti agricoli nei campi, pensando per loro, ma anche e soprattutto pensando con loro: con-filosofando con chi ne ha tanto più necessità quanto meno opportunità. Dunque, senza rinunziare alla propria identità professionale, non appiattirsi sul ruolo di maestro che insegna ma imparare a farsi interlocutore paritetico: al di là della stessa figura (letteraria, se non storica) di Socrate - che faceva finta di essere più ignorante di quanto si ritenesse effettivamente per guidare l'altro a "partorire" idee vere – mettersi davvero alla ricerca insieme al non-filosofo (di professione) per capire questa o quella tematica prepotentemente imposta dalle tragedie della vita individuale e collettiva.
Ma dove va, e come si veste, la filosofia quando esce dai ranghi istituzionali-accademici?
Una risposta (articolata, anche se inevitabilmente incompleta: il mondo – non solo occidentale – pullula in questo settore di sperimentazioni anche fantasiose) si trova nel libro di Oscar Brenifier "Filosofare come Socrate. Teoria e forme della pratica filosofica con i bambini e con gli adulti", Ipoc, Milano 2015, pp. 159.
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