MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►

29 luglio 2020

"Filosofare in barca a Vela" - 29 Agosto 2020, Lovere sul Lago d'Iseo (BG)

• Agnese Previtali •

Filosofia per la vita - Filosofare in barca a vela

Una bella occasione per vivere in prima persona l'emozione della navigazione a vela e mettere la filosofia in pratica.


"La vela è una religione e ha i suoi riti. Se fa bello, fa bello. Se c'è vento, c'è vento. E se non c'è vento si aspetta, si sorveglia. Hai fame, mangi. Hai sete, bevi. Ti prende il sonno, dormi. E' una scuola di pazienza."
B. Moitessier


COME?
Con la barca che vedete qui sopra. 

QUANDO?
Sabato 29 Agosto 2020. 

CON CHI?
Con Agnese e Cristina. 

DOVE?
A Lovere sul Lago d'Iseo (BG).


RITROVO
Ore 11 presso Porto di Cornasola, Lovere.

META
Veleggiando liberamente sino alle 18 circa.

PRANZO
Al sacco (non dimenticare di portare acqua e una giacca a vento).

ISCRIZIONI
Entro Giovedì 20 Agosto 2020.

QUOTA
Euro 40.

CONTATTI
Email: trabucchicristina@gmail.com
Cell. 3355807946
Email: agneseprev@gmail.com
Cell. 3475525832



Verranno rispettate le norme ANTI-COVID (richieste e dettagli al momento dell'iscrizione).
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27 luglio 2020

"L'arte di essere maschi" senza violenza

• Maria D'Asaro •

L'arte di essere maschi libera-mente

Ci sono libri la cui importanza è inversamente proporzionale al loro piccolo formato. E’ il caso del libretto “L’arte di essere maschi libera/mente” di Augusto Cavadi (Di Girolamo Ed., Trapani, 2020, € 13,90) in cui, con un linguaggio assai chiaro, l’autore ha il merito di fare il punto su una questione delicata e dolorosa quale quella della violenza sulle donne, indicando ai lettori una diagnosi e una possibile terapia. Il testo nasce dalle riflessioni maturate a Palermo da un gruppo di uomini che si incontrano – dal 2015 ad oggi – per confrontarsi sul tema della violenza sulle donne, sulla scia del gruppo “Uomini in cammino”, coordinato a Pinerolo da Beppe Pavan, e del movimento italiano “Maschile plurale”.

Augusto Cavadi
Augusto Cavadi
Cavadi sgombra subito la questione da un equivoco, spesso alimentato dai media, che etichettano come “emergenza” i casi di femminicidio; e avanza un parallelismo con la violenza mafiosa, affermando che “come la mafia quando non spara non è meno insidiosa di quando uccide platealmente, così la violenza maschile non è meno perniciosa quando non esplode in casi eclatanti”. Allora: “Il contrasto alla violenza maschile – proprio come il contrasto al dominio mafioso – non può profilarsi con i caratteri della ‘emergenza’ occasionale: deve far parte, piuttosto, di una strategia di lungo periodo che si basi sulle radici del fenomeno che si vuole estirpare”. Dove ricercare tali radici? In un “ordine patriarcale oppressivo” che appare “naturale, neutrale, ovvio” che ha invece un radicamento biologico – “una struttura anatomica più solida e più avvantaggiata dal punto di vista della difesa e dell’attacco fisici”- e una collocazione storica precisa in ambito socio-economico e giuridico-culturale: per secoli l’uomo è stato proprietario e gestore dei beni materiali e la donna non ha avuto accesso al mondo del lavoro perché ad essa è stata demandata la cura esclusiva della famiglia e della prole.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 1
In Italia, sino al 1942, il Codice civile prevedeva l’autorizzazione del marito perché la moglie potesse sottoscrivere un contratto di lavoro, mentre bisognerà aspettare la riforma del diritto di famiglia del 1975 perché sia definitivamente superata la “potestà maritale” che, tra le tante limitazioni, escludeva le donne dalla tutela legale dei figli e dalla possibilità di ricevere beni in eredità. In questo contesto, sino alla metà degli anni ’90, lo stupro era considerato un reato contro la morale e non contro la persona: addirittura, con le motivazioni espresse in alcune sentenze, qualche giudice ha avallato il pesante pregiudizio che la donna vittima di violenza “se l’era andata a cercare”. Cavadi ci ricorda poi che anche l’universo simbolico-religioso ha avuto un ruolo nel legittimare il sistema del “patriarcato oppressivo”: nel mondo greco il pensiero filosofico e la prassi legislativa prevedevano una completa subordinazione della donna alla figura maschile; mentre oggi nelle tre religioni prevalenti (ebraismo, cristianesimo, islamismo) “siamo all’interno di un’idea del Divino antropomorfica e sessista da cui non è per nulla facile liberarsi”.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 2
“Dio, per quanto non abbia sesso, ha però da migliaia di anni un genere: il genere maschile. Come non pensare allora che questa millenaria identificazione culturale di Dio con la maschilità non abbia conseguenze nella società umana?”. Citando una teologa, Cavadi sottolinea che “sino a quando Dio viene concepito sempre e solo come Maschio, il maschio (non necessariamente credente, confessante, praticante) avvertirà la tentazione di concepirsi come dio”. L’autore passa poi in rassegna le obiezioni più frequenti a tale analisi: tra esse, quelle che lo scenario maschilista e patriarcale sia ormai anacronistico, e che la violenza sia un dato antropologico ineliminabile, per cui “ammesso che gli uomini che esercitano violenza sulle donne siano più numerosi delle donne che la esercitano sugli uomini, essi feriscono e uccidono non in quanto maschi, ma in quanto violenti”.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 3
A queste obiezioni, si controbatte che, se è vero che “la violenza che si consuma ogni ora sul pianeta non è solo quella ai danni delle donne in quanto tali, nel caso della violenza maschile contro le femmine ci troviamo probabilmente alla radice di tutte le manifestazioni, alla madre di tutte le violenze”. Viene infatti evidenziato che il modello virilistico, militaristico, bellicistico, l’uomo (“che non deve chiedere mai”) “è la prima radice e il primo paradigma di ogni violenza, di ogni oppressione”. Si registra infatti in tutte le epoche “una concatenazione fra l’esercizio della violenza da parte degli uomini, le attività belliche e i tratti tradizionali della maschilità”. Se questa è la diagnosi, quale la terapia? Il gruppo “Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”  invita tutti gli uomini a essere responsabili del modello socio-culturale di maschio che ognuno vuole incarnare, consapevoli che “mettere in discussione l’assetto culturale e sociale prevalentemente androcentrico è un gesto non solo di equità verso le donne, ma almeno altrettanto di cura verso noi stessi”.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 4
L’invito è allora quello di “abbattere le corazze di cui la maschilità è da millenni rivestita”, corazze che impediscono agli uomini di vivere appieno la loro umanità che include capacità di cura, emozioni e sentimenti ed empatia. Nella post-fazione Francesco Seminara – uno dei componenti del gruppo palermitano – indica alcuni antidoti alla violenza maschile: la destrutturazione degli stereotipi di genere che fondano la cultura maschilista e patriarcale; la pratica, da parte maschile, di professioni di cura, quali quella di maestro di scuola e/o di infermiere; la riacquisizione della parità genitoriale in caso di separazione; la scoperta della propria dimensione sentimentale, che includa la dolcezza e la tenerezza, perché, come affermato in un testo citato: “Il mondo è pieno di parole maschili in ogni campo del sapere e del potere. Spesso questa parola maschile ha nascosto un grande silenzio sui propri sentimenti. Rompere questo silenzio su sé stessi è una frontiera del cambiamento maschile, nel nostro tempo”.

Ecco allora infine il convincente appello di “Maschile Plurale”, in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: ”Quando il disprezzo per le donne, l’ostentazione del potere e le minacce contro i gay e gli stranieri diventano modelli di virilità  dobbiamo reagire: come uomini prima ancora che come cittadini. Sentiamo la responsabilità di impegnarci come uomini, contro la violenza che attraversa la nostra società e le nostre relazioni. Non ci sentiamo ‘protettori’ né ‘liberatori’. Sappiamo che le donne non sono affatto deboli. La loro libertà, la loro autonomia non sono una minaccia per noi uomini e nemmeno una concessione da far loro per dovere. Sono un’opportunità per vivere una vita più libera e ricca”. Per camminare insieme verso orizzonti di una comune libertà e felicità.


Maria D'Asaro


Illustrazioni: dipinti di Keith Haring
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12 giugno 2020

Evento confermato, via libera alle prenotazioni! "XXIII Settimana Filosofica per... non filosofi" - Roccaraso (L'Aquila), 21-27 Agosto 2020

Roccaraso

Confermato! Le attuali condizioni sanitarie consentono di accedere senza ostacoli ad un appuntamento prezioso per chiunque voglia rinfrescarsi la mente, e i... polmoni!, dopo questi mesi di isolamento forzato.

Vi aspettiamo dunque a Roccaraso (L'Aquila), nel Parco Nazionale d'Abruzzo, alla "XXIII Settimana Filosofica per... non filosofi" che si terrà dal 21 al 27 Agosto 2020.

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26 maggio 2020

"Il pensiero e la vita", nella consulenza filosofica la chiave di Neri Pollastri

• Augusto Cavadi •


Neri Pollastri - Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche
Se qualcuno, incuriosito da pezzi giornalistici o da personaggi letterari (come uno dei protagonisti del romanzo La cura Schopenhauer di Irvin D. Yalom), volesse saperne di più sulla consulenza filosofica, ha la possibilità di informarsi attingendo direttamente a una delle fonti più autorevoli. Infatti, dopo sedici anni dalla prima edizione (con Apogeo), è stato adesso riedito, con alcune significative integrazioni, Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche (Algra, Viagrande 2020, pp. 164) di Neri Pollastri: uno dei primissimi volumi organici sull’argomento, a firma del pioniere della "filosofia «in pratica»" in Italia.
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23 aprile 2020

Mario Mulé, gestione (e digestione) della pandemia

• Augusto Cavadi •

Condivido il contributo del mio caro amico Mario Mulé, psichiatra e psicoterapeuta, che con la moglie Giovanna Bongiorno gestisce, con delicata generosità, la "Fattoria sociale" a Bruca, nei pressi del Tempio di Segesta (Trapani).

Filosofia per la vita - Cavadi, Bongiorno, Mulè

Caro Augusto,

ho letto ciò che hai scritto in merito a quanto stiamo vivendo in questi giorni. Mi riferisco al tuo articolo Pandemia e altre calamità: un "peccato" tutto moderno.
Mi piace aggiungere qualche mia riflessione alle tue.
Mi considero autorizzato ad intervenire perché conosco la tua disponibilità all'ascolto di "non filosofi", quale io sono; tante volte l'ho sperimentato negli incontri avuti in questi anni con te, con Orlando Franceschelli, Alberto Biuso e tanti altri eminenti "filosofi di strada".
D'accordo con te sulla improponibilità del peccato originale come giustificazione e spiegazione di questo e di altri eventi catastrofici che hanno colpito l'umanità nel corso dei secoli.
D'accordo anche con l'opportunità di non liquidare superficialmente e sbrigativamente il mito del peccato originale, cercando invece di cogliere il senso cui la metafora allude.
La lettura che io preferisco è quella che ci ha fornito E. Fromm, che ha scritto: "Se una volta l'uomo nel Paradiso ha mangiato dall'albero della conoscenza, non può più fare ritorno all'unità primigenia... essere nel mondo senza fratture, senza il sentimento di estraneità: questa unità non può essere ristabilita... Eppure esiste la possibilità che l'uomo, sviluppando la propria ragione e la propria capacità di amare, riesca a ricostruire una nuova unità con il mondo, seppure diversa".
Il mito, a parere di Fromm, ci parla dell'emergere della coscienza. Un dono immenso, ma non privo di "effetti collaterali", dal momento che ci rende consapevoli di essere mortali, soggetti a malattie e altre sofferenze, a volte impotenti nei confronti del nostro destino.
Ma perché poi la disubbidienza è un peccato così grave e imperdonabile, da scontare "nei secoli dei secoli"?
Forse ci parla di un mondo patriarcale, dove l'ubbidienza era uno dei primi comandamenti: non solo veniva comandato "Onora il padre e la madre", De Andrè aggiunge "anche il loro bastone". C'era anche l'imperativo di una ubbidienza assoluta, senza eccezioni: Abramo doveva ubbidire anche quando gli veniva chiesto da Dio di commettere il crimine più orrendo, di sacrificare il proprio figlio Isacco.
Ma disubbidire, ovvero trasgredire, può assumere oggi tutt'altro significato. Basta inserire un trattino tra trans e gredire; avremo allora l'invito a trans-gredire, ad andare oltre, a cercare, a conoscere.
Ma mettiamo da parte la metafora che, in quanto tale, si presta a molte altre interpretazioni e torniamo a questi nostri giorni.
Sto seduto nella verandina di casa mia, con vista sul giardinetto e guardo le piante di gerani: quanti colori, quante sfumature e combinazioni, un vero piacere per gli occhi. E poi garofani fuxia, gialli, porpora e più in là nel giardino condominiale, grandi alberi che si muovono al vento. Ma anche tanti animali, lucertole, uccelli, insetti... In questo piccolo lembo di città quante forme di vita!
Frutto dell'evoluzione, delle tante mutazioni che hanno inventato innumerevoli forme di vita, alcune delle quali hanno avuto la sorte di incontrare l'ambiente favorevole per espandersi e riprodursi.
Ed io che sto guardando e sto pensando? Sono anch'io il frutto di una evoluzione?
Sembra proprio che sia così. Un autorevole studioso (Michael Tomasello) "ha argomentato in maniera assai convincente che un singolo adattamento darwiniano... deve avere aperto la strada che conduce dalla evoluzione biologica alla evoluzione culturale tipica della specie umana, connessa alla capacità (esclusivamente umana) di percepire l'altro come simile a sé nell'intenzionalità" (G. Liotti).
Da questo adattamento darwiniano si è poi sviluppata la coscienza che consente di definire la nostra specie come Homo sapiens sapiens.
Quindi che sa di sapere, ma che ancora non sa quali siano i correlati biologici della coscienza!
Dunque le mutazioni sono continue, numerose, sotto gli occhi di tutti. A volte ci gratificano, come hanno fatto i fiori per me, ma ricordiamoci anche che la natura è "dell'uomo ignara e delle etadi" (Leopardi), che opera al di fuori della moralità e quindi non ha senso attribuirle finalità.
Perché mutano anche i batteri, diventando resistenti agli antibiotici, mutano anche i virus; e qualcuno di essi trova come habitat ideale il corpo umano per riprodursi e moltiplicarsi.
Niente di strano, niente di eccezionale: è la natura, è la vita.
Hanno detto che il virus è "scappato" da un laboratorio cinese. Può essere solo una manovra propagandistica, visto il personaggio che l'ha diffusa, non potremo certo verificarlo. Possiamo però utilizzarla come una metafora, perfetta nel descrivere l'uomo "apprendista stregone", adoratore della tecnica che può rivoltarsi contro di lui.
Comunque ormai il virus è tra di noi. E' il nostro "nemico", cui dobbiamo fare "guerra".
L'uso di questi termini mi preoccupa. Temo che possa essere un linguaggio che esprime un modo di essere e di pensare in cui ci sono "nemici", "noi" contro di "loro". Spero di sbagliarmi ma mi lascia inquieto.
Sento spesso fare la domanda "agli esperti" su cosa ci lascerà questa esperienza: nell'economia, nella vita sociale, nel nostro futuro. Molti pensano che non sarà più come prima.
Ma abbiamo mai avuto la capacità di leggere il futuro? Forse è più saggio cercare di capire cosa ci sta succedendo oggi, di porci qualche domanda, di guardare dentro ed attorno a noi. Una prima domanda (di ispirazione evoluzionista) potrebbe essere la seguente.
Se il Covid-19 viene percepito come pericolo per la nostra stessa vita, come minaccia di morte, è inevitabile che attivi il nostro sistema di allarme, molto attento e potente (ha circa 500 milioni di anni, è nato con i rettili ed è presente nel nostro cervello rettiliano). Con quali conseguenze?
Che emozioni, che pensieri, che comportamenti mette in azione dentro di noi?
Un'altra domanda possibile: le forti limitazioni della vita sociale, così fondamentale nell'esistenza umana dove l'intersoggettività è costitutiva e sta alla base della nostra stessa fondazione umana, che effetto stanno avendo sulla qualità della nostra vita? I rapporti per via telematica possono essere sostitutivi di incontri in carne ed ossa?
Ed ancora: le restrizioni imposte dal virus hanno interrotto bruscamente modalità di funzionamento automatizzate, hanno messo in crisi ruoli predefiniti, ci hanno costretto ad interrompere una vita imperniata sul "fare" più che sull'"essere".
Come stiamo reagendo a tutto questo?
Porci qualche domanda, cercando di essere curiosi e consapevoli, guardando a noi stessi ed agli altri forse potrebbe farci bene.
Vorrei fare ancora qualche riflessione.
Anche in questo evento, come è già successo dopo altri grandi disastri, vediamo fiorire iniziative ispirate ad empatia, altruismo, solidarietà. Molti studiosi stanno lavorando alacremente ed in modo cooperativo per offrire cure efficaci a questa umanità spaventata e smarrita; senza barriere nazionali, senza obiettivi di lucro, quasi a testimoniare che l'affermazione della antropologia evoluzionista che ha definito la specie umana "ipersociale" abbia colto nel segno.
Sono sentimenti e comportamenti che testimoniano di capacità umane fondamentali, forse quelle su cui puntare per scongiurare altre catastrofi, certo più gravi, che possono realizzarsi con la complicità dell'uomo.
Le neuroscienze ci confermano quello che antiche sapienze avevano già capito e cioè che queste qualità possono essere coltivate e sviluppate, che la mente può guidare il cervello, che certi stati (per es. la compassione) se coltivati possono diventare tratti durevoli, aspetti stabili della nostra personalità.
Tutto questo rimanda alla necessità di una profonda riforma dell'educazione, che equilibri le conoscenze tecniche con quelle emotive (provenienti dal "cuore") attraverso programmi ormai disponibili e sperimentati e che hanno confermato di essere efficaci nel favorire la crescita umana.
Capacità e qualità che possono svilupparsi se, ma soltanto se, vengono riconosciute come indispensabili e coltivate con grande impegno e convinzione.

Un abbraccio, Mario
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17 aprile 2020

Pandemia e altre calamità: un "peccato" tutto moderno

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Peccato originale

Dai tempi di Sant'Agostino (IV–V secolo), sino a quando andavo al catechismo per prepararmi alla Prima Comunione, alla domanda sul perché avvenissero cataclismi, terremoti, eruzioni vulcaniche, pestilenze e disastri naturali simili, la Chiesa cattolica rispondeva: "Conseguenze del peccato originale compiuto da Adamo ed Eva". Il padre della Chiesa africano, immigrato a Milano, aveva dato la formula-chiave: "Da quando l'anima si è ribellata a Dio, il corpo si è ribellato all'anima e la natura si è ribellata al corpo". Secondo molti teologi contemporanei questa spiegazione non regge più per almeno due ragioni.
La prima è che, studiando la Bibbia con metodi esegetici rigorosi, si scopre che essa non insegna questa concatenazione di cause ed effetti: trasformare un racconto mitologico (i progenitori nel giardino dell'Eden) in resoconto storico di un evento effettivamente avvenuto (e, per giunta, dalle conseguenze disastrose perenni) è stato un errore madornale.
La seconda ragione è che l'evoluzione delle scienze antropologiche rende incredibile la tesi che una coppia primitiva, appena un po' più evoluta dei primati, abbia potuto rendersi responsabile di scelte catastrofiche per la propria esistenza e per il destino di miliardi di discendenti umani.
La dottrina del peccato "originale", scartata come dispositivo argomentativo per spiegare i fenomeni naturali che provocano enormi danni agli esseri umani (anche se si tratta di fenomeni che hanno una propria logica e svolgono una funzione evolutiva), va dunque gettata nel cestino dei rifiuti? Sinceramente penso di no.
Essa, del tutto inaccettabile se si tratta di spiegare – teologicamente o filosoficamente o scientificamente – i comportamenti della natura, se interpretata metaforicamente, aiuta a capire come mai quei comportamenti fisiologici (in sé innocenti) comportino per noi esseri umani degli effetti tanto dolorosi. La pandemia di questi giorni ne costituisce una chiarissima, anche se amara, conferma.
Infatti che uno dei milioni di virus circolanti sul pianeta – milioni di anni prima della comparsa di noi umani – possa attecchire su organismi animali (dai pipistrelli ai suini, dai felini a noi) è un fenomeno in sé 'normale', come è 'normale' che le piogge provochino l'ingrossamento di fiumi e ruscelli, sino al punto da farli esondare sui terreni adiacenti: questi fenomeni non possono certo essere addebitati a chi sa quali peccati compiuti, milioni di anni fa, da sconosciuti progenitori abitanti in caverne.
Che tali contagi avvengano in condizioni artificiali di mercati igienicamente precari (nei quali dei viventi – capaci, come e talora più di noi, di sofferenze – vengono trattati come cose inanimate e insensibili) o che esondazioni distruggano case e stalle, soprattutto vite umane e di altri animali, non ha invece nulla di 'normale': è scandalosamente patologico.
Ma accadrebbe se generazioni di cittadini rispettassero le leggi statuali e se, più radicalmente, le leggi degli Stati rispettassero le leggi della Natura?
Questa duplice insubordinazione possiamo anche chiamarla con termini meno teologicamente caratterizzati del vocabolo "peccato"; possiamo chiamarla arroganza, tracotanza, colpa, illegalità o a-legalità, delirio di onnipotenza, oblio dei propri limiti ontologici, ubriacatura antropocentrica, disprezzo della logica, ignoranza scientifica, sete smisurata di profitti, complicità nella corruzione tra governanti e governati... possiamo chiamarla come vogliamo ma, nella sostanza, è proprio ciò che indica il vecchio semantema "peccato". ll peccato non solo di altri, ma anche nostro: secondo una felice espressione di Sant'Agostino (più bravo come retore che come teologo), "Adamo è mio padre, Adamo sono io, Adamo è mio figlio".
Già all'alba della Modernità il filosofo inglese Francis Bacon avvertiva che la natura la si comanda solo obbedendole. In tantissimi campi (dall'inquinamento atmosferico all'insozzamento degli oceani con rifiuti plastici) istituzioni e privati – quasi re Mida maledetti – stiamo allegramente pervertendo tutto ciò che arriviamo a toccare.
Possiamo continuare a sorridere ironicamente di "virtù" come la sobrietà, la capacità di autocontrollo, la temperanza, il gusto contemplativo, il rispetto delle leggi naturali e positive..., ma non possiamo pure stupirci se ogni tanto paghiamo il conto di tanta irresponsabilità. Non tutti allo stesso livello, ma tutti in qualche misura, siamo gli assassini di delitti vicini o lontani nello spazio e nel tempo. E' comodo versare, a puntate, lacrime di coccodrillo (soprattutto quando la morte si insinua nelle zone del pianeta ad alto tenore di vita economico: alle tragedie di tutte le altre ci si rassegna facilmente...).
Efficace, però, solo la "conversione" – qui e subito – verso stili di vita individuale e di governo pubblico che la saggezza laicamente alimentata dall'informazione scientifica ci impone ancor prima di eventuali consapevolezze religiose.
Perciò non riesco a condividere l'augurio, circolante in queste settimane, che "tutto torni presto come prima". Sarebbe terribile! Come si è augurato il mio amico Fabio Bentivoglio, dobbiamo sperare che nulla torni come prima e che da subito si faccia, in moltissimi campi e a vari livelli di responsabilità, l'esatto contrario di ciò che abbiamo fatto sinora.


Augusto Cavadi


In apertura illustrazione di David Otto
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2 aprile 2020

Coronavirus, "Parlane con il filosofo": l'iniziativa di Phronesis

Filosofia per la vita - Iniziativa di Phronesis in occasione dell'emergenza Coronavirus

Iniziativa di solidarietà sociale in occasione dell'emergenza Coronavirus

#IORESTOACASA

20 professionisti dell'Associazione per la consulenza filosofica Phronesis si mettono a disposizione gratuitamente per chiunque, in questo periodo di limitazioni e costrizione domestica, sentisse la necessità di riflettere e chiarire il proprio percorso di vita, il proprio orientamento, il proprio pensiero, le personali difficoltà o dubbi. La crisi è il momento in cui occorre fare ordine nei propri pensieri, riesaminare la propria vita e la propria visione del mondo.

L'offerta è valida fino al 31 maggio 2020.

Prendi appuntamento con un filosofo per un dialogo a distanza tramite: telefono, Skype, WhatsApp. L'elenco dei professionisti disponibili è reperibile sul sito ufficiale, cliccando QUI.


Segnalato da Augusto Cavadi - https://www.augustocavadi.com
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