MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►

24 maggio 2019

Cavadi sulle "Lezioni private di consulenza filosofica" di Davide Miccione



Sull'ultimo numero della rivista telematica "Comunicazione filosofica" (scaricabile gratuitamente cliccando QUI) è ospitata una mia recensione di uno degli ultimi testi di Davide Miccione: "Lezioni private di consulenza filosofica", Diogene Multimedia, Bologna 2018, pp. 106, euro 9,80.

Augusto Cavadi



Lezioni private di consulenza filosofica - Davide Miccione
A trent’anni dall’avvìo in Germania (ad opera di Gerd Achenbach) e a vent’anni dall’importazione in Italia (ad opera, soprattutto, di Neri Pollastri), la philosophische praxis – da noi tradotta, non proprio felicemente, con “consulenza filosofica” – resta un’attività professionale semisconosciuta. Anzi, per l’esattezza: misconosciuta. Infatti non è che la si conosca poco, o in pochi; la si conosce male nel senso che quasi sempre si suppone di conoscerla e, dunque,  non ci si preoccupa di informarsi nel merito.

Qualcuno la scambia per una forma di counseling, di assistenza psicologica mediante strumenti tratti dalla storia della filosofia;  qualche altro per una versione laicizzata del prete cattolico o del guru induista, dai quali ci si aspetta una parola illuminante in un momento di difficoltà esistenziale; qualche altro ancora – ma si tratta di casi più rari – suppone che si tratti di una consulenza didattica rivolta a chi, leggendo libri di filosofia, trovi difficoltà di decifrazione dei testi.

Nella concreta esperienza quotidiana può capitare di tutto e un “consulente filosofico” non è un robot programmato per svolgere una sola funzione: è prima di tutto un soggetto umano a cui può succedere, accidentalmente, di dare – se richiesto – un consiglio, un incoraggiamento o un chiarimento tecnico su un classico del pensiero filosofico. Ma, in quanto consulente filosofico, egli è abilitato e dedicato ad altro: a che, esattamente?
Uno dei più stimati consulenti filosofici italiani, alla cui professionalità deve moltissimo l’associazione nazionale “Phronesis” (www.phronesis-cf.com), Davide Miccione, lo spiega in un aureo libretto di poco più di cento pagine: Lezioni private di consulenza filosofica (Diogene Multimedia, Bologna 2018, pp. 106, euro 9,80). E lo fa proprio con andamento filosofico (almeno secondo una certa accezione, poco accademica, di filosofia): cioè problematico, autobiografico, dialogico, ironico e autoironico...
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16 maggio 2019

Arrivano i filosofi in carcere per aiutare a pensare meglio

Filosofia per la vita - Consulenza filosofica in carcere

Due progetti sperimentali di consulenza filosofica – pratica da anni utilizzata per ridurre disagio e problemi di relazione in contesti lavorativi, scolastici e ospedalieri in alternativa alla psicologia e a discipline più tradizionali – sono oggetto dei protocolli d’intesa firmati oggi dal Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per Umbria e Toscana Antonio Fullone e dalla presidente di Eu-Topia onlus Anna Maria Corradini.

Il consulente filosofico, a differenza dello psicologo o dello psicoterapeuta, non cerca le cause del malessere del paziente e non indica soluzioni, ma accompagna il consultante a una riflessione critica sul proprio modo di pensare la realtà, aiutandolo a metterne a fuoco contraddizioni nella concreta esperienza di vita.

Proprio il lavoro sulla consapevolezza rende questa disciplina adatta alle persone detenute le cui scelte sono state determinate in gran parte da una visione della realtà che chiede una nuova riflessione. Uno degli accordi tra Provveditorato Regionale (PRAP) ed EU-TOPIA, organizzazione di utilità sociale senza fini di lucro, prevede tuttavia anche un percorso specifico per gli operatori penitenziari allo scopo di favorirne il benessere personale, conoscere le proprie potenzialità e perseguire la propria realizzazione.

Le attività previste dai protocolli si svolgeranno nei due istituti del distretto che saranno individuati dai rispettivi staff di direzione dei progetti, composti da rappresentanti delle istituzioni firmatarie.

Il protocollo di consulenza filosofica destinato ai detenuti ha come obiettivi specifici il miglioramento della qualità della vita detentiva e personale attraverso la riduzione dei conflitti e il trattamento di problematiche riguardanti la sfera emozionale. I consulenti filosofici proposti da Eu-TOPIA potranno entrare negli istituti come volontari (artt. 17 e 78 ordinamento penitenziario) e svolgeranno la propria attività con il coordinamento del funzionario giuridico-pedagogico referente per il progetto.

Trattare problemi di disagio e sofferenza nelle relazioni e problemi legati ad autostima e problematiche legate alla sfera emozionale per il miglioramento della qualità della vita personale e professionale sono invece tra gli obiettivi del protocollo di consulenza destinato al personale penitenziario che si articolerà in cinque incontri tematici con gruppi di massimo dieci operatori e in colloqui individuali.

Le attività di entrambi gli accordi, della durata di due anni, non comportano spese per l’Amministrazione Penitenziaria e prevedono l’elaborazione di studi e ricerche per individuare e definire strategie d’intervento efficaci nell’ambito del trattamento.


Condiviso da Augusto Cavadi

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29 aprile 2019

Festival Filosofico di Castellammare: ciò che "ci" resta...

Festival della Filosofia d'a-Mare 2019

Con il pranzo di domenica 28 aprile si è conclusa la VI edizione del Festival della Filosofia d'a-Mare a Castellammare del Golfo, Trapani (co-organizzato dal Gruppo editoriale Di Girolamo, dalla Scuola di formazione etico-politica "Giovanni Falcone" e dalla Fattoria sociale "Martina e Sara"). La gioiosa gratitudine espressa spontaneamente, in pubblico e in privato, dagli oltre settanta partecipanti ha sancito - in maniera inequivocabile - la riuscita dell'esperienza. 
Sarò felice di restituire, in qualche post successivo, dei frammenti (scritti e iconici) di queste quattro, intense, giornate.

Comincio, intanto, con un po' di materiale che ho già a portata di mano.

Al link https://gopro.com/v/OWGaz3JZaR4wK trovate una breve sintesi fotografica fornitami dalla cara Adriana, senza la cui costante e preziosa presenza la fatica fisica e psichica della gestione dell'evento mi sarebbe riuscita troppo pesante.

Un'altra sintesi, non certo meno efficace e suggestiva, ce l'ha regalata Lorenzo Raspanti con una composizione poetica letta in sede di agorà plenaria:



Ciò che mi resta

Abbiamo iniziato un cammino verso il mare
confine che non conosce confini
il mare delle tempeste mute delle sofferenze
relitti
corpi straziati
naufraghi invisibili che cercano invano specchi occhi
mani da salvare
La fitta dolce rete delle passioni dei desideri
a volte cela sguardi di compassione
Forse un giorno sarà amore
Miserere
terra cielo mare martoriato
fetore geneticamente modificato
Saremo ancora capaci di riconoscere la gentile emozione
di un sorriso, di una ruvida carezza?
Nel kaos del breve tempo fragile tutto passa
Ciò che mi rimane addosso non è che polvere
una flebile traccia
frammento di un pizzico di lievito
che ha lo stesso intenso sapore
dello stupore per la bellezza del cosmo.



Aggiungo, a beneficio della memoria di chi c'era e della curiosità di chi non c'era, qualche appunto con cui ho introdotto il primo appuntamento del Festival, la passeggiata filosofica dal belvedere sul golfo ai piedi del castello che presidia l'ingresso del porto (vedi foto nell'incipit di questo messaggio):

"Il Mediterraneo, in linea di principio, sembrerebbe un luogo del pianeta refrattario ai fondamentalismi. Franco Cassano, ad esempio, scrive: «Il Mediterraneo sottolinea il valore della pluralità: nessuna forma di vita è più vicina delle altre alla perfezione. Nessuna tradizione può imporsi alle altre. Il primo comandamento mediterraneo è: tradurre le tradizioni, far sì che gli uomini diventino amici non nonostante le differenze, ma anche grazie ad esse». Purtroppo, di fatto, le cose non sono andate così. L'ebraismo ha prodotto varie interpretazioni, tra cui alcune fondamentaliste; il cristianesimo conosce varie versioni, tra cui alcune fondamentaliste; l’islamismo si è diramato anch'esso in alcune correnti, alcune delle quali fondamentaliste. Perché, come mai? Il Mediterraneo alimenta pluralismo, scambi orizzontali, arricchimenti reciproci sino a quando i porti sono aperti. Quando si comincia a chiudere i porti, quando si comincia a erigere mura intorno alle città (a Gerusalemme, al Vaticano, a La Mecca…), le interconnessioni si spezzano. Ogni civiltà si chiude in se stessa, si assolutizza, si isola. In questi mesi gli animi più sensibili fra noi si preoccupano degli sbarramenti dei porti e dell'erezione dei muri pensando a chi resta fuori, rifiutato. E' una preoccupazione giustificata e nobile. Ma è solo una preoccupazione a metà. Infatti, quando chiudiamo agli altri, ci chiudiamo noi stessi: ci precludiamo le relazioni, ci isoliamo, ci auto-recludiamo. Ci condanniamo al fondamentalismo".


Augusto Cavadi
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22 aprile 2019

Invito alla passeggiata filosofica

Augusto Cavadi, invito alla passeggiata filosofica.

L’esistenza di ciascuno di noi può anche essere letta come una passeggiata, più o meno lunga e più o meno allegra, dalla culla alla tomba. L’essere umano – è stato più volte notato – è un viator, un nomade, un migrante: solo quando dimentica questa sua condizione di base, vuole fermarsi e mettere radici. Con qualche vantaggio e molti svantaggi.
La pratica filosofica che, da molti anni, mi piace denominare “passeggiata filosofica” intenderebbe ricordarci che la vita può e deve conoscere soste, ma come tappe di un cammino di esplorazione, di ricerca, di scoperta, di confronto.
Questa pratica, infatti, ci coinvolge – in estrema semplicità – sin dalla nostra più elementare corporeità: ci si raduna in un luogo; il filosofo suggerisce in pochi minuti un tema di riflessione; il gruppo si avvia in silenzio per una decina di minuti verso la prima tappa dove, chi vuole, esterna agli altri qualche pensiero maturato; si passa quindi a una seconda tappa dove, nuovamente, chi vuole socializza ciò che gli è venuto in mente durante la meditazione ambulante; infine si raggiunge una terza e definitiva tappa dove avviene l’ultimo scambio di intuizioni.
E’ dunque una pratica in cui esercitare vari atteggiamenti tipicamente filosofici: il silenzio (fisico e interiore); l’ascolto rispettoso dei pensieri altrui; l’elaborazione di propri pensieri originali; la sintonia corporea con il passo degli altri, evitando le fughe in avanti come di isolarsi restando troppo indietro.

La prossima passeggiata filosofica è prevista giovedì 25 aprile 2019 a Castellammare del Golfo (Trapani) nell’ambito di "Festival della Filosofia d'a-Mare" (manifestazione di "filosofia per non…filosofi").
Appuntamento davanti all'Hotel "Al Madarig" alle ore 16,30 (esatte).
Il programma completo con tutte le indicazioni tecniche lo trovate su questo blog, cliccando QUI.


Augusto Cavadi
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23 febbraio 2019

"Festival Nazionale della Filosofia d’A-mare" VI edizione - Castellammare del Golfo (TP), 25-28 Aprile 2019

Filosofia per la vita: Festival Nazionale della Filosofia d’A-mare, sesta edizione, Castellammare del Golfo (TP), 25-28 Aprile 2019

FESTIVAL NAZIONALE DELLA FILOSOFIA D’A-MARE
VI Edizione
Castellammare del Golfo (Trapani)
Da Giovedì 25 a Domenica 28 Aprile 2018



Non è un convegno per filosofi di professione:
- sia perché non è un convegno, bensì un insieme di pratiche filosofiche (passeggiate, conferenze, laboratori, seminari…);
- sia, soprattutto, perché non è destinato ai professionisti della filosofia, ma a tutte le persone che vogliono ritagliarsi un’occasione di conversare tra di loro e con filosofi disposti a un dialogo sereno e costruttivo su alcune questioni scottanti.
E’ dunque l’unico spazio di riflessione critica in cui la relazione maestro-discepolo cede il posto alla relazione fra con-filosofanti (nel senso originario e autentico del termine: amanti della saggezza).



PROGRAMMA

Giovedì 25 aprile
Ore 15,00 - 16,30: Accoglienza, registrazione, sistemazione alberghiera presso l'Hotel Al Madarig.
Ore 16,30 – 17,30: Passeggiata filosofica. Conduce Augusto Cavadi.
Partenza dall’Hotel Al Madarig.
Ore ------- 17,30: Partenza per la Fattoria sociale "Martina e Sara".
Ore 18,00 - 18,30: Visita guidata della Fattoria sociale.
Ore ------- 18,30: Ritorno a Castellammare del Golfo.
Ore ------- 21,00: Concerto presso il Teatro Comunale (Giorgio Gagliano).

Venerdì 26 aprile
Ore  9,00 – 11,00: "La passione amorosa" (Alberto Giovanni Biuso) presso Castello a mare.
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema dell’amore. Con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi.
I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig.
Ore 16,30 – 18,00: "I molti volti della sofferenza" (Giorgio Gagliano) presso Castello a mare.
Ore 18,30 – 20,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema della sofferenza. Con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi.
I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig.

Sabato 27 aprile
Ore  9,30 – 11,00: "Natura umana, biotecnologie e poteri economico-politici" (Orlando Franceschelli) presso Castello a mare.
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema delle biotecnologie. Con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi.
I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig.
Ore 16,30 – 18,30: Agorà di confronto su tutte le tematiche affrontate (i partecipanti al Festival interloquiscono con Alberto Giovanni Biuso, Augusto Cavadi, Orlando Franceschelli, Giorgio Gagliano, Marta Mancini, Chiara Zanella). Presso il Castello a mare.
Ore ------- 21,00: Spettacolo teatrale al Teatro comunale. Lettura interpretata de "La commedia dei filosofi", di Albert Camus. A cura di Manuela Pascolini e Antonio Carnicella.

Domenica 28 aprile
Ore 10,00 - 12,00:
Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) su:
Mistica cristiana e mistica buddhista (Giorgio Gagliano con Augusto Cavadi);
Essere animali (Alberto Giovanni Biuso con Marta Mancini);
Elogio della solidarietà samaritana (Orlando Franceschelli con Chiara Zanella).


NOTIZIE TECNICHE



• Agli incontri si partecipa solo se muniti di pass: 20 euro per i quattro giorni, 10 euro per un singolo incontro. Per i cittadini di Castellammare del Golfo sconto del 50%.
• Ingresso libero solo per le manifestazioni artistiche presso il Teatro comunale.
• Si può dormire e mangiare dove si preferisce: Castellammare del Golfo offre ottime possibilità  per tutte le tasche e per tutti i gusti.
• La nostra organizzazione ha stipulato una convenzione con i due splendidi Hotel "Al Madarig" e "Punta Nord Est" (nel primo dei quali si svolgeranno molti incontri). Di solito arriva una domanda ricorrente: «Ma sino a quando si può prenotare in questi due hotel?» La risposta è sempre la stessa: sino a quando ci saranno posti liberi. Perciò può darsi che tra pochi giorni sia tutto occupato, può darsi che ci siano camere libere la mattina del 25 aprile 2019. Qui di seguito le condizioni economiche concordate per entrambe le strutture alberghiere.

Camera e colazione: € 40,00.
Supplemento singola: € 20,00.
Supplemento vista mare e balcone: € 10,00 a camera.
Gratuità: 1 su 20 paganti.
Tassa di soggiorno: € 1,50 per persona, a notte. Per eventi patrocinati dal comune, gratuita.
Sale meeting (n. 2 disponibili): incluse.
Modalità di prenotazione: Ogni partecipante dovrà contattare direttamente la struttura e garantire la prenotazione tramite i dati di una carta di credito (numero e scadenza) oppure un acconto pari all'importo della prima notte tramite bonifico.
Cancellazione: le cancellazioni effettuate fino a 7 giorni prima della data prevista di arrivo non comportano alcun costo. Le cancellazioni tardive e la mancata presentazione comportano l'addebito del costo della prima notte.
  
I nostri Servizi
Bar 
Wi-fi gratuito in tutta la struttura 
Internet point gratuito 
Deposito bagagli gratuito 
Parcheggio libero davanti l'Hotel (fino ad esaurimento posti)



UNICO RIFERIMENTO PER LE PRENOTAZIONI

Specificando in quale dei due alberghi si intende sostare, e facendo esplicito riferimento alla convenzione per il Festival della Filosofia, contattare i seguenti recapiti:

Tel. 0924 33533
Email: info@almadarig.com
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23 dicembre 2018

Che cos'è la politica?

Filosofia per la vita - Hannah Arendt

Colpisce, nella politica del nostro tempo, la mancanza di una visione ampia e aperta al futuro, come se lo spazio del politico si fosse ridotto alla semplice amministrazione dell'esistente. Colpisce, anche, la carenza di spazi pubblici come luoghi di confronto e di dialogo. Certo, c'è lo spazio della rete, che è, però,  più un luogo di attacchi velenosi che di confronto costruttivo.
Fino a che punto è possibile parlare di politica senza una visione del futuro e senza un libero confronto tra gli umani? Hannah Arendt (1906-1974) ha scritto, su questo tema, pagine notevoli che possono aiutarci a capire come  funzionano i regimi totalitari e quali rischi  corriamo negli stati democratici. Le ha scritte non solo nei suoi libri più famosi come “Le origini del totalitarismo”, “La banalità del male” e “Vita activa”, ma in anche in frammenti sparsi che sono stati ordinati e pubblicati solo nel 1993 a Monaco e, nel 1995, in Italia, con il titolo “Che cos'è la politica?”. Le citazioni seguenti sono tratte  dalla versione aggiornata di questo testo (Einaudi, 2006).
Mentre per Aristotele l'uomo è un animale politico, per Arendt:
“L'Uomo è apolitico. La politica nasce tra gli uomini, dunque decisamente al di fuori dell'uomo. Perciò non esiste una sostanza propriamente politica. La politica nasce nell'infra e si afferma come relazione.[…] La politica organizza a priori gli assolutamente diversi in vista di una uguaglianza relativa, e per distinguerli dai relativamente diversi.” (pp. 7-8)
Ogni uomo è assolutamente diverso dall'altro e questa diversità è più grande della diversità relativa tra popoli e nazioni. La libertà dei diversi individui è il presupposto perché si formi uno spazio tra gli uomini (che Arendt chiama infra) che rende possibile la politica. I regimi totalitari distruggono questo spazio, ma anche i sistemi liberali lo minacciano, se pensiamo alla condizione di isolamento dell'uomo nell'attuale società di massa, al conformismo dilagante e al potere della burocrazia: “il dominio burocratico, il dominio mediante l'anonimità degli uffici, che non è meno dispotico perché nessuno lo esercita; al contrario: forse è ancora più terribile, poiché nessuno può parlare o presentare reclamo a quel Nessuno.”
In questa condizione si riduce lo spazio della libera partecipazione politica, mentre cresce l’individualismo; aumenta il rilievo dato al lavoro e alla produzione, diminuisce l’agire interpersonale e comunicativo che determina l’area della politica.
La politica non riguarda l'Uomo, come riteneva Platone, ma una pluralità di uomini che si incontrano in uno spazio che li raccoglie e nello stesso tempo li separa. Questo spazio è il mondo: “Nessuno, da solo e senza compagni, può comprendere adeguatamente e nella sua piena realtà tutto ciò che è obiettivo, in quanto gli si mostra e gli si rivela sempre in un'unica prospettiva, conforme e intrinseca alla sua posizione nel mondo. Se egli vuole vedere ed esperire il mondo per come è realmente può farlo solo considerandolo una cosa che è comune a molti, che sta tra loro, che li separa e li unisce, che si mostra a ognuno in modo diverso, e dunque diviene comprensibile solo se molti ne parlano insieme e si scambiano e confrontano le loro posizioni e prospettive.” (pag. 40)
La capacità  politica per eccellenza è, quindi, la capacità di cogliere, di una determinata situazione, quanti più punti di vista sia possibile, in modo da acquisire quello che Kant chiama “pensiero aperto”, la capacità di elevarsi al di sopra delle “condizioni soggettive e individuali del giudizio”. Se, invece, come avviene nella tirannide, svanisce lo spazio pubblico che permette l’incontro di una pluralità di uomini, scompare il mondo. La preoccupazione per questo “mondo in comune” che nasce dalle relazioni umane, dal parlare e dall’agire degli uomini, è pressante in Arendt ed è motivata non solo dalle esperienze dei regimi totalitari, ma anche dallo sviluppo di mezzi distruttivi terribili, come la bomba atomica.
Malgrado tutto, però, è proprio la minaccia della fine che può produrre un nuovo inizio.
Uno dei concetti più interessanti della filosofa è il significato politico che attribuisce alla facoltà di iniziare, per cui il processo storico non può essere definito in senso deterministico perché: “… il mondo si rinnova quotidianamente per nascita, ed è continuamente trascinato nella vastità del nuovo dalla spontaneità dei nuovi venuti. Solo depredando i nuovi nati della loro spontaneità, del loro diritto di iniziare qualcosa di nuovo, il corso del mondo può essere deciso e previsto in senso deterministico”. (pag. 39)
In questa possibilità di sancire un nuovo inizio, oltre che nella possibilità di esprimere la propria opinione nel “mondo in comune”,  risiede la libertà, che è il senso della politica. Finché  gli uomini possono agire, possono compiere l’imprevedibile, l’improbabile.
Distruggere il mondo  significa creare un deserto. Il deserto è stato riconosciuto per la prima volta da Nietzsche che, secondo Arendt, ha compiuto un errore decisivo e lo ha poi trasmesso: il deserto è dentro di noi. Questa idea è, per lei, alla base della psicologia moderna (si riferisce al comportamentismo): “Nel suo tentativo di aiutare gli uomini, la psicologia li aiuta ad adattarsi alle condizioni di vita del deserto. Questo ci priva della nostra sola speranza, la speranza che noi, noi che non veniamo dal deserto ma ci viviamo, siamo in grado di trasformare il deserto in un mondo umano. La psicologia capovolge le cose; infatti è proprio perché soffriamo per le condizioni del deserto che siamo ancora umani, ancora intatti. Il rischio è che diventiamo veri abitatori del deserto, e che lì ci sentiamo a casa.”
Occorre “vivere nel deserto senza conciliarci con esso”. Cercare le oasi come l’amore, l’amicizia, la cultura per poter respirare come singoli individui, ma continuare a preoccuparci e occuparci del “mondo” con passione e coraggio.


Anna Colaiacovo
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27 settembre 2018

Mauro e Augusto alla ricerca di Dio

Manuale per Vip, rubrica a cura di Augusto Cavadi.
Caro Augusto,
vorrei passarti alcuni appunti sulla fase attuale della mia ricerca di Dio.
Mi pare che sulla questione si possano dare due – e solo due – ipotesi: dio c'è o dio non c'è.
Esaminiamole distintamente.
Prima ipotesi: dio non c'è. Non esiste nessuna entità trascendente, nessuna persona, nessun regolatore-legislatore. In questa ipotesi io vedo due casi:
• Il cosmo, l'universo, tutto ciò che vediamo e non vediamo, esiste semplicemente e ogni cosa si regola in base all'interazione casuale tra tutti gli esseri e senza un senso preciso e le leggi naturali non sono che nostre interpretazioni nel tentativo di dare un senso a ciò che semplicemente è, esiste.
• Tutto ciò che esiste interagisce seguendo precise regole e leggi universali, in un unico sistema in qualche modo (pre)ordinato.
Ma senz'altro se ne possono dare altri.
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