MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►

2 maggio 2022

Liberi di pensare, non dal pensare

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Augusto Cavadi sulla libertà di pensiero e di parola
Quando riflettiamo sulla libertà di pensiero, in realtà, sottintendiamo anche la libertà di parola. È ovvio che nessuno può impedirci di pensare in solitudine; ma ciò che rivendichiamo è altresì la libertà di esprimere pubblicamente i nostri pensieri. I Greci avevano un solo vocabolo – logos – per nominare il pensiero e la parola: ciò che si pensa davvero lo si sa esprimere (Rem tene, verba sequentur insegnava Marco Porzio Catone) ed è esprimendolo (soprattutto nel dia-logos) che lo si configura, lo si modella, meglio.
La libertà di pensiero/parola, come ogni forma di libertà, ha almeno due facce.
Innanzitutto è libertà ‘da’, libertà ‘negativa’ nel senso che consiste nel ‘non’ avere vincoli: che Stati o Chiese, partiti o mafie, non condizionino dall’esterno la nostra parola. Questa libertà è preziosa, se non altro perché, come notava Giuseppe Prezzolini ben prima dell’era Facebook, senza di essa sarebbe ben difficile riconoscere gli imbecilli.
L’assenza di vincoli visibili, istituzionali, però, non è tutto: possono condizionarci vincoli invisibili, addirittura semi-consapevoli. Le mode, i conformismi sociali, la sete di successo... Con sottile ironia Mark Twain osservava a proposito dei suoi connazionali qualcosa che vale per l’intera umanità: “È per bontà divina che nel nostro paese abbiamo queste tre cose indicibilmente preziose: la libertà di parola, la libertà di coscienza, e la prudenza di non praticare mai nessuna di esse”.


Filosofia per la vita - Augusto Cavadi: liberi di pensare, non dal pensare
La libertà ‘da’ (condizionamenti fisici o psichici) è metà della mela; l’altra metà è la libertà ‘di’, la libertà in ‘positivo’. Questa ci viene dalla nostra ricchezza interiore, dalla nostra meditazione, dal nostro silenzio; come pure dal nostro coraggio. La riprova? Ci sono scrittori, poeti, registi che vivono in Paesi abbastanza democratici e producono molto meno, e molto meno bene, di colleghi che vivono sotto dittature. Le assemblee ‘politiche’ ieri, le piazze telematiche oggi, lo confermano platealmente: la libertà di pensiero/parola non è nulla se non è maturato dentro di noi qualcosa da comunicare. La libertà di pensare/dire ‘minchiate’ è solo la caricatura della libertà autentica. In maniera più elegante Cesare Marchi si chiedeva: “Viviamo, giustamente orgogliosi, in un regime di libertà di parola; ma com’è possibile esercitarla, se ne conosciamo così poche?”.
Una volta appurato che libertà intera è la somma della libertà ‘da’ e della libertà ‘di’, si potrebbe concludere che tale libertà completa è senza vincoli di nessun genere. Ciò è quanto comunemente si ritiene, ma sospetto che si tratti di un’opinione fallace. A mio avviso, infatti, la libertà di logos è come un ruscello alpino: tanto più energico e vivace quanto meglio trattenuto da due sponde. Senza argini, si disperderebbe dopo pochi metri e scadrebbe ad acquitrino.
Un primo paletto da rispettare – ovviamente mi riferisco qua a forme di autocontrollo – è l’autenticità. Il pensare/parlare con sincerità affermando sempre, e solo, ciò di cui si è convinti profondamente e che si tende a incarnare esistenzialmente.
Per quanto basilare, l’autenticità non è tutto. E’ capitato a molti di noi di essere sinceramente convinti di una tesi, di averla sostenuta e difesa per decenni, anche a costo di non poche rinunzie: ma poi lo studio, la riflessione, il confronto con altre posizioni... ci ha convinto che eravamo nell’errore. E abbiamo mutato prospettiva sul mondo. Se l’autenticità fosse tutto, i fanatici di ogni religione o ideologia politica sarebbero a posto. No: libertà è anche continua obbedienza alle lezioni della realtà, della natura, della storia. Essere fedeli alle ‘cose’ (che è poi il modo di tendere a quei frammenti di ‘verità’ accessibile a noi umani) non riduce e mortifica la nostra libertà di logos, ma le conferisce forza e dignità.
Un primo paletto da rispettare – ovviamente mi riferisco qua a forme di autocontrollo – è l’autenticità. Il pensare/parlare con sincerità affermando sempre, e solo, ciò di cui si è convinti profondamente e che si tende a incarnare esistenzialmente.
Per quanto basilare, l’autenticità non é tutto. E’ capitato a molti di noi di essere sinceramente convinti di una tesi, di averla sostenuta e difesa per decenni, anche a costo di non poche rinunzie: ma poi lo studio, la riflessione, il confronto con altre posizioni… ci ha convinto che eravamo nell’errore. E abbiamo mutato prospettiva sul mondo. Se l’autenticità fosse tutto, i fanatici di ogni religione o ideologia politica sarebbero a posto. No: libertà è anche continua obbedienza alle lezioni della realtà, della natura, della storia. Essere fedeli alle ‘cose’ (che è poi il modo di tendere a quei frammenti di ‘verità’ accessibile a noi umani) non riduce e mortifica la nostra libertà di logos, ma le conferisce forza e dignità.


Augusto Cavadi


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26 aprile 2022

La scienza dev'essere libera. Anche la tecnica?

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Augusto Cavadi ci invita alla riflessione. Come conciliare Scienza Tecnica e Politica, di questi tempi?
Uno dei più giovani e più stretti collaboratori di Enrico Fermi, nel gruppo di via Panisperna, fu Bruno Pontecorvo che, a 37 anni, nel 1950, decise improvvisamente di trapiantarsi con moglie e figli in Unione Sovietica: essendo diventato ideologicamente comunista, volle mettere la sua preparazione scientifica in campo nucleare a servizio di una delle due superpotenze in “guerra fredda”.

Filosofia per la vita - Bruno Pontecorvo
Bruno Pontecorvo (Marina di Pisa, 22/08/1913 – Dubna, 24/09/1993), fisico italiano

Nei decenni successivi, egli rimase molto deluso dal socialismo ‘reale’ ed ebbe modo di esprimere seri dubbi sulla scelta giovanile, ma la sua vicenda personale è istruttiva perché ci fa vedere, in un caso concreto, l’intreccio inestricabile fra tre attività che – considerate astrattamente – sarebbero distinte: la scienza, la tecnica e la politica.
La scienza è un’attività “teoretica”: il tentativo, metodico e sociale, suscitato dalla “meraviglia”, di assecondare quel desiderio naturale di sapere che, secondo Aristotele, accomuna tutti gli esseri umani. Essa fiorisce solo in totale libertà.
La tecnica è l’insieme dei metodi e degli strumenti mediante i quali le acquisizioni scientifiche vengono ‘applicate’ alla trasformazione della natura: essa non è sovrana come la scienza, ma subordinata – di diritto e di fatto - alla politica.
Pontecorvo lo sa bene: lascia l’Occidente capitalistico e si trasferisce in URSS perché ha più fiducia in una politica social-comunista che in una politica liberal-democratica.
Il potere politico, cui spetta il diritto di regolamentare la tecnica, si auto-interpreta solitamente come assoluto: ma è davvero così? O esso – più o meno consapevolmente – dipende da una certa visione filosofica dell’uomo, della società, dello Stato, della morale, della religione etc.? La questione è cruciale. Se la politica è l’orizzonte ultimo dell’umanità, ad essa spetta stabilire i fini e i limiti della produzione tecnica (per restare nell’esempio di Pontecorvo, gli scopi cui indirizzare le applicazioni delle teorie sui nuclei atomici) senza dover rendere conto a nessuna istanza più alta. Se invece essa, a sua volta, necessita di criteri etici, non può fare a meno di memoria storica, di confronto pubblico, di fantasia progettuale: in una parola, di saggezza.
Come si potrebbe attuare in concreto questa illuminazione filosofica della prassi politica?
E’ celebre la ricetta di Platone: o i politici si decidano a diventare filosofi o i filosofi accettino di rinunziare alla proprie quiete contemplativa per diventare politici. Se adottata letteralmente, sarebbe - a mio avviso - una ricetta disastrosa: abbiamo visto, anche in occasione della recente pandemia e della guerra in corso fra Russia e Ucraina, che da filosofi prestigiosi provengono allarmi opportuni e inviti preziosi, ma intrecciati a teorie cervellotiche e proposte operative contrarie al buon senso più elementare. La ricetta platonica va, a mio avviso, interpretata come una metafora che – decodificata e attualizzata – potrebbe tradursi grosso modo come invito a una democratizzazione della pratica filosofica. Sappiamo che in Italia la filosofia è sperimentata prevalentemente come studio della “storia della filosofia” riservato alle minoranze di cittadini che frequentano corsi liceali. Nulla da eccepire: la storia della filosofia è una disciplina interessante ed è comprensibile che, comunque, non possa essere insegnata in tutti gli indirizzi scolastici.
Ma la filosofia non è solo, né soprattutto, storia della filosofia (altrui): è anche, e principalmente, una pratica personale. E’ passione per la conoscenza, capacità di riflessione, arte di argomentare con logica, esercizio di ascolto critico, gusto del confronto dialogico, tensione verso la coerenza etica. In questa accezione poliedrica la filosofia – meglio: il filosofare – è un modo di vivere e di rapportarsi al mondo che non necessariamente s’impara a scuola o all’università. Ci sono insegnanti di storia della filosofia che non filosofano quasi mai e persone del tutto ignare della storia della filosofia che filosofano spesso. Ed è di questo filosofare-in-pratica che ha bisogno la politica per svolgere il suo ruolo di pilota della tecnica e architetta della socialità: di cui hanno bisogno, in concreto, elettori ed eletti, governati e governanti.
Come moltiplicare le occasioni di contagio dell’esprit philosophique? Dove sperimentare simili modalità democratiche di filosofia ‘praticata’? Quali filosofi troveranno la motivazione per dedicarsi a con-filosofare socraticamente con uomini e donne della strada, senza mire egemoniche sulle coscienze e senza attesa di ricompense economiche allettanti?


Augusto Cavadi


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4 marzo 2022

Dal Benessere al Ben-Essere: week-end filosofico per non-filosofi (di professione) - 2/5 Giugno 2022 - Gibilrossa (PA)

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita: week-end filosofico a Gibilrossa (PA) Giugno 2022

Scuola di formazione etico-politica "Giovanni Falcone"
Associazione di volontariato no-profit - Palermo


organizza

"Dal Benessere al Ben-Essere"
Lungo week-end filosofico per non-filosofi (di professione)
• Gibilrossa (Palermo) •
Da Giovedì 2 a Domenica 5 Giugno 2022



PROGRAMMA

Giovedì 2 Giugno
Ore 17,00: Accoglienza e sistemazione.
Ore 18,00 – 19,00: Passeggiata filosofica con Augusto Cavadi (partenza dall'obelisco garibaldino).
Ore 19,30: Cena sociale*

Venerdì 3 Giugno
Ore 10,00 – 12,00: "La 'mistica' come crocevia di sapienze", conversazione con Giorgio Gagliano.
Ore 13,00: Pranzo sociale vegetariano*
Ore 16,30 - 18,30: Sessione teorico-pratica di yoga. Conduce Simone Cannatella.
Ore 19,30: Cena sociale*
Ore 21,30: "I Tarocchi 'filosofici': qualche esemplificazione". Conduce Giorgio Gagliano.

Sabato 4 Giugno
Ore 10,00 – 12,00: "Alle radici del ben-essere (e del malessere): le relazioni affettive col bambino sin dai primi mesi di vita", conversazione con Mario Mulé.
Ore 13,00: Pranzo sociale vegetariano*
Ore 16,30 - 18,30: "Effetti perversi della 'pedagogia nera'", conversazione con Adriana Saieva.
Ore 19,30: Cena sociale*
Ore 21,30: Concerto di musica classica. Gabriele Catalanotto (piano) e Giorgio Gagliano (violino).

Domenica 5 Giugno
Ore 10,00 – 12,00: "Non ci resta che navigare a vista? Darsi un progetto per vivere con dignità", conversazione di gruppo introdotta e moderata da Augusto Cavadi.

(*) Su prenotazione.



NOTE TECNICHE

Quota d'iscrizione - 10 euro per ogni giorno (30 euro il pacchetto completo di 4 gg.), gratis per gli under 30. Tranne diversa indicazione, tutte le attività si svolgeranno presso Casa Mantero, via dei Picciotti 8 (Gibilrossa).

Viabilità - Poiché la strada da Palermo a Gibilrossa via Ciaculli è interrotta, bisogna passare da Misilmeri (da cui Gibilrossa dista circa 15 minuti di auto). Per raggiungere Casa Mantero, si consiglia di evitare di passare per la Via Segretaria; la strada è dissestata.


DOVE DORMIRE
• Soggiorno casa Mantero - federica.mantero@gmail.com
1° appartamento: 1 matrimoniale + 1 doppia con unico bagno condiviso (20 euro posto letto).
2° appartamento: 1 matrimoniale (di passaggio) + 1 singola con unico bagno condiviso (20 euro posto letto).
Prima colazione (su prenotazione) 5 euro.
Pranzo vegetariano (su prenotazione) 15 euro.
• Soggiorno da Gloria "Gibilrossa BeeHill" - beeclaireguesthouse@gmail.com
1° appartamento: 1 matrimoniale (di passaggio) + 1 matrimoniale con unico bagno condiviso (120 euro per l'intero appartamento).
2° appartamento: 1 singola (di passaggio) + 1 matrimoniale con unico bagno condiviso (70 euro per l'intero appartamento).
Per la prima colazione, prenotarsi eventualmente presso Casa Mantero (federica.mantero@gmail.com).
• Hotel Miravalle (a 15 minuti in auto dal luogo delle riunioni)
Camera singola con prima colazione 50 euro.
Camera matrimoniale o doppia con prima colazione 60 euro.
Camera doppia uso singola (in caso di singole esaurite) 60 euro.
Camera tripla 75 euro.

Per ulteriori informazioni contattare i seguenti numeri:
• 338 4907853 (Augusto)
• 331 2815442 (Federica)
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12 febbraio 2022

“La vita specifica di ciascuno”, laboratorio online di filosofia ETID

Un’occasione per capire meglio chi siamo e le situazioni in cui siamo coinvolti

• Eugenio Agosta •

Filosofia per la vita - Filosofia ETID - Eugenio Agosta

La filosofia ETID (vedi il manifesto della filosofia ETID nel sito www.etidphilosophy.com) intende coniugare le visioni di insieme e le visioni di dettaglio.

Il laboratorio “La vita specifica di ciascuno” intende partire dalle situazioni in cui ciascun partecipante si trova, dalle cose che ciascuno ritiene importanti, essenziali, evidenti, piacevoli, spiacevoli, indifferenti, dalle abitudini interpretative e comportamentali che ciascuno incarna e mette in atto.

Partendo da qui si indagheranno poi le reti di relazioni in cui ciascuno è coinvolto per chiarire meglio la nostra situazione da una prospettiva che ricerchi sia in profondità che in ampiezza.

Sarà un’occasione per porre l’attenzione sulle varie dimensioni in cui si dipana la nostra esistenza e per cercare di chiarire meglio chi siamo. Il laboratorio potrà essere un’occasione per scoprire nuove risorse e possibilità sia di comprensione che di azione.

Il laboratorio sarà tenuto da Eugenio Agosta filosofo e consulente filosofico, ideatore della filosofia ETID ed è organizzato in collaborazione con il Centro Culturale Internazionale (C.C.I.) di Brescia.

Il laboratorio online prevede 6 incontri (uno ogni due settimane) il venerdì dalle 20,30 alle 22.

Il calendario degli incontri è come segue:
25 febbraio, 11 marzo, 25 marzo, 8 aprile, 22 aprile, 6 maggio

Costo del laboratorio: € 122,00

Iscrizione: per richiedere il modulo di iscrizione CLICCA QUI.

Per richiesta di maggiori informazioni scrivere a: ccisnc@gmail.com


Eugenio Agosta
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3 febbraio 2022

"Quale Futuro? Una società con i tempi al femminile", di Anna Colaiacovo e Luigi Collevecchio

• Recensione di Beatrice Masci, docente di Lingua e Letteratura inglese, condivisa da Anna Colaiacovo •


Filosofia per la vita - Quale Futuro? Una società con i tempi al femminile

Quale futuro?

Se si dovesse premiare una donna top, si potrebbe pensare di offrire il titolo a questa scrittrice, Anna Colaiacovo, sia per la sua biografia che per la passione e l’attenzione al processo di indipendenza della donna nella sua evoluzione storica. Fortuna che nell’analizzare questo percorso è coadiuvata da un valido docente e scrittore, Luigi Collevecchio, così che l’analisi e lo studio del mondo femminile vengono effettuati anche da una prospettiva maschile, nel famoso saggio “Quale futuro? Una società con i tempi al femminile”, Diogene Multimedia.
Un concerto a quattro mani e sullo sfondo sfilano le Dee del mondo classico a rappresentare le donne nelle loro infinite sfumature di essere; donne che hanno assorbito il logos, la razionalità dalla civiltà occidentale e l’attitudine, la capacità di cogliere l’unicità e la singolarità degli esseri da quella greca. Ecco mythos e logos fondersi negli esseri umani, come riteneva Platone, o contrapporsi, come sosteneva Aristotele. Da questa analisi deriva che la cultura affonda le sue radici nella mitologia greca e gli esempi che ne derivano sono tanti e tutti ben analizzati nel saggio: farsi prendere dal panico (dal dio Pan) – il complesso di Edipo (esperienza emotiva nella storia di un essere umano) – i virus mediatici intesi come cavalli di Troia – donne viste come Arpia e Megera e tanti altri ancora.
Nel mito dunque ritroviamo l’origine del nostro processo di civilizzazione e, attraverso la ragione, ci poniamo domande che riguardano le nostre origini e il nostro essere.
Tutto l’apporto filosofico e mitologico presente nel saggio lo rende un testo di alta cultura, quella che permette di elaborare “modi di concepire il tempo, lo spazio, la natura, l’individuo, la società, dà risposte alle eterne domande dell’uomo”.
Ma quale cultura permette la comprensione dell’enigmatico mondo femminile? Decisamente quella mitologica se, per decifrare la psiche femminile, partiamo dalla potenza dell’archetipo della Grande Dea e dalle divinità femminili dell’Olimpo, presenti, come archetipi, in ogni donna.
Ritengo affascinante il processo analitico e l’enfasi posta sulla tipologia della donna derivante dalle varie divinità, decisamente un’incognita per me, pur avendo sempre privilegiato l’iter della donna nel panorama letterario, sia nel mio percorso di studio che di docenza.
Ancor più interessante dal punto di vista scientifico è il capitolo riguardante il TEMPO BIOLOGICO e la natura ciclica della donna; praticamente il testo potrebbe essere un valido supporto alla conoscenza di sé, specie per adolescenti nel momento della loro trasformazione in donne.
Filosofia per la vita - Quale Futuro? Una società con i tempi al femminile - A. Colaiacovo, L. Collevecchio
"Quale Futuro? Una società con i tempi al femminile", di Anna Colaiacovo e Luigi Collevecchio.
Nuova edizione ampliata, Diogene Multimedia 2021

Incuriosisce anche la considerazione dello stato della donna nel periodo mestruale nelle varie tradizioni popolari, un vero tabù per secoli, anche se, in realtà, un fenomeno naturale e fondamentale per la sopravvivenza della specie. Questo fenomeno che dovrebbe rendere la donna forte e degna di grande considerazione, se è vero che lei è portatrice di vita, in realtà la rende anche debole nei confronti del maschio che detiene sempre la supremazia in ogni settore, specialmente in quello lavorativo. Questi fenomeni rendono oggettivamente la donna più fragile e per questo la donna scende sempre a compromessi e rinuncia a cariche importanti, egemoniche, al potere, in favore della famiglia.
Tutto il processo lavorativo della donna è scientificamente rappresentato, nel libro, con dettagliati tabulati che coprono gli anni 2011/2017, proprio per indicare la disparità di genere, nonostante la recente rivoluzione sociale e culturale.
E lo Stato? Quale posizione e funzione offre alla donna? Che la nostra società sia generalmente maschilista è un dato di fatto e ne è prova la limitata presenza della donna nel mondo del lavoro ed è negativo, a mio parere, il fattore delle quote rosa, quasi a voler accontentare la donna che, in genere, non è credibile.
Questa è una ferita per il sistema democratico che limita la libertà individuale e la consapevolezza dei diritti. I recenti provvedimenti a favore della donna e della famiglia rendono migliori le condizioni di vita, ma il Paese mette toppe al passato e non progetta il futuro. La pandemia ridisegna e accelera il futuro, come si evince nella parte XI che ha reso possibile e più convincente questo saggio nella sua seconda ristampa.
Apriamo ancora una finestra in queste pagine: è Tempo di riflettere, perché? Per i cambiamenti climatici, per l’inquinamento del Pianeta, perché la Natura ha perso il suo equilibrio; se Gea, derivante dal Caos, aveva collocato l’uomo all’interno di un ordine cosmico regolato da leggi eterne, con la frantumazione di questo equilibrio e con la hybris, la tracotanza, arroganza, il cosmo perde la sua armonia e l’uomo disconosce i suoi limiti (Prometeo). A completare questo quadro, un riferimento biblico, tratto dalla Genesi, e ancora la figura di Francesco d’Assisi e il suo relazionarsi con la Natura contro il fenomeno dell’antropocentrismo e la superiorità dell’essere umano.
La precarietà della condizione umana e la dipendenza dalla natura sono pensieri presenti nel momento della diffusione del Covid e degli effetti derivanti dalla pandemia. Primo elemento negativo è da considerarsi l’isolamento e la solitudine a cui l’uomo è stato sottoposto, per non parlare della sensazione di fragilità e di morte. È stato ed è ancora un grande problema storico-politico, di cui, temo, prima o poi vedremo conseguenze lancinanti: la pandemia ha cambiato le nostre priorità, mentre il mondo economico ha cambiato volto, creando situazioni di grave disagio all’interno della famiglia, per quanto riguarda le relazioni umane e la crisi del lavoro, in particolare quello della donna. Tralascio tutte le considerazioni storico-sociali ed economiche presenti nel libro e accolgo le sfide della New Generation a cui abbiamo il dovere di lasciare un mondo migliore anche e soprattutto attraverso una rivoluzione culturale che vedrà le donne protagoniste.
Non vorrei apparire troppo pessimista, ma il successo di movimenti irruenti e semplificatori sul piano della lotta per la salvaguardia del pianeta e quella dei No-Vax si spiega anche con la debolezza culturale. Mi piace suggerire alcuni versi di Ezio Bosso come risposta alla domanda: Quale futuro?

“Questi sono i giorni per ricordare
Per correggere e giocare
Sì, giocare a immaginare domani
Perché il domani quello col sole vero arriva
E dovremo immaginarlo migliore
Per costruirlo
Perché domani non dovremo ricostruire
Ma costruire e costruendo sognare
Perché rinascere vuole dire costruire
Insieme uno per uno”


Beatrice Masci

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1 febbraio 2022

R.O.C. Filosofico: "Io ci sono e peggio per chi non c'è"

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - R.O.C. Filosofico
Radio Oltre Cultura

presenta

R.O.C. FILOSOFICO - Puntata 5
"Io ci sono e peggio per chi non c'è. Parmenide e Zenone tra perfezione e tartarughe velocissime"
A cura di Gennaro Iorio

Filosofia per la vita - Radio Oltre
Podcast fruibile per intero, gratuitamente e senza registrazione, sul sito web di Radio Oltre Cultura, la radio web dell'Istituto Francesco Cavazza di Bologna. Per il link diretto cliccare QUI

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5 gennaio 2022

P4C e Pratica Filosofica di Comunità, corso di formazione a Modica (RG) 17/02 - 10/03/2022

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Pratica filosofica di comunità
Scuola di Pratica Filosofica "Acuto"
in collaborazione col CRIF
e con Ente Liceo-Convitto di Modica
Filosofia per la vita - Scuola di Pratica Filosofica Acuto, CRIF, Ente Liceo-Convitto di Modica
organizza

Corso di formazione P4C e Pratica filosofica di comunità
La “pratica filosofica di comunità” (PFC) rappresenta una delle risposte al bisogno, espresso da più parti fin dagli anni ’80 del secolo scorso, di ritrovare una funzione “pratica” della filosofia. Sullo sfondo di gran parte delle cosiddette “pratiche filosofiche” si intravede la figura di Socrate, modello fondativo di ricerca filosofica condotta per mezzo del dialogo, che privilegia il medium dell’oralità e della contestualizzazione in un quadro generale di “Filosofia per tutti”.

La Philosophy for children ha, anch’essa, forte ispirazione socratica, ma sostiene e mette in pratica un’idea di dialogo “polifonico” in cui l'insegnante-facilitatore svolge un ruolo non più ironico e decostruttivo, ma mette in atto un profilo piuttosto complesso di professionalità centrato su competenze quali:

1) Saper riconoscere e controllare le variabili di contesto che agiscono sui processi di apprendimento;
2) Acquisizione dello stile dialogico e riflessivo che connota la figura del facilitatore;
3) Acquisizione delle abilità e delle tecniche necessarie per dare vita ad una "comunità di ricerca";
4) Orchestrare le opinioni dei partecipanti alla ricerca favorendo il passaggio graduale dalla “vetrina delle opinioni” al dialogo “polifonico”, dalla competizione alla convivialità;
5) Garantire lo stile filosofico dell’indagine;
6) Spingere la riflessione verso l’orizzonte delle certezze scontate e tacitamente utilizzate;
7) Alimentare l’attività di squadra e tenere vivo il senso di comunità;
8) Monitorare e governare la dinamica del gruppo e delle comunicazioni verbali e non-verbali;
9) Provocare con domande, contro-esempi e dubbi la tendenza al conformismo e il bisogno di conclusioni nella ricerca.

Coordinatrice del progetto: Teresa Floridia.

Formatori: Antonio Cosentino, Alessandra Tigano e altri esperti.

Il programma prevede 8 incontri (sia in presenza* che on-line) secondo il seguente calendario:

17 Febbraio 2022: 2 ore in presenza (dalle 18:00 alle 20:00);
18 Febbraio 2022: 4 ore in presenza (dalle 15:30 alle 19:30);
19 Febbraio 2022: 4 ore in presenza (dalle 15:30 alle 19:30);
20 Febbraio 2022: 4 ore in presenza (dalle 9 alle 13);
25 Febbraio 2022: 3 ore on-line (dalle 15:30 alle 18:30);
04 Marzo 2022: 3 ore on-line (dalle 15:30 alle 18:30);
10 Marzo 2022: 3 ore on-line (dalle 15:30 alle 18:30);
2 ore di attività in remoto.

(*) Presso: "Ente Liceo-Convitto" - Modica (Ragusa) - Via Liceo Convitto, 33


Costo: 150 Euro.

Pre-iscrizioni: modulo disponibile sul sito web della Scuola di Pratica Filosofica "Acuto" (CLICCA QUI).
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