MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►
CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI
(DI PROFESSIONE)
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Cenette Filosofiche
Nel 2003 alcuni partecipanti abituali alle “Vacanze filosofiche” estive¹, e residenti nella stessa città (Palermo), abbiamo esternato il desiderio di incontrarci anche nel corso dell’anno, tra un’estate e l’altra. Da qui l’idea di una cenetta quindicinale presso lo studio legale di uno di noi, Pietro Spalla, che si sarebbe incaricato di far trovare un po’ di prodotti da forno e qualche bevanda. Appuntamento alle ore 20:00 (in martedì alterni) per accogliersi a vicenda e mangiucchiare ciò che si trova sulla tavola: dalle 20:30 alle 22:00, poi, lo svolgimento dell’incontro.

La metodologia che abbiamo adottato è molto semplice: chiunque del gruppo propone un testo che si presti ad essere letto in chiave di filosofia-in-pratica (dunque non solo un classico del pensiero filosofico, ma anche un romanzo o un trattato di psicologia, un saggio di astrofisica o di botanica) e, se la maggioranza lo accetta, diventa nelle settimane successive il testo-base delle conversazioni. In esse non sono graditi gli approfondimenti eruditi (tipici dei seminari universitari) perché si vorrebbe dare spazio alle riflessioni personali, alle risonanze esistenziali e alle incidenze sociopolitiche, suggerite dal testo adottato. Uniche condizioni per la partecipazione: aver letto le pagine del libro che il gruppo si assegna di volta in volta per la riunione successiva (se non si fosse riusciti a farlo in tempo, si è pregati di assistere in silenzio) e intervenire evitando i toni polemici nei confronti dei presenti che abbiano espresso convinzioni, esperienze, ipotesi interpretative differenti dalle proprie².

La pandemia del Covid-19 ha costretto la piccola comunità di ricerca filosofica a sospendere gli incontri in presenza e a sostituirli con sessione in video-conferenza: certamente una riduzione della qualità delle relazioni fra i partecipanti, ma anche l’apertura di possibilità sino a quel momento inesplorate. Così amiche e amici di varie regioni italiane si sono collegati via internet e questa modalità di interazione ha finito col sostituire del tutto le cenette in presenza. Ci si vede direttamente alle 20:30 collegandosi mediante un link che Pietro Spalla trasmette a chiunque faccia richiesta di essere incluso nell’apposita mailing list (spalla.pietro@gmail.com).

La mailing list è diventata, sempre più, un luogo di scambi tra una cenetta e la successiva: scambi di opinioni, di commenti, di suggerimenti bibliografici, di battute umoristiche, di informazioni su eventi culturali... In questa molteplicità di interventi occasionali, non ne mancano alcuni meno estemporanei, di una certa consistenza e di un certo rilievo, che probabilmente meritano di non essere seppelliti nelle ondate di e-mail che si accavallano di giorno in giorno (talora di ora in ora).

Da qui l’idea di aprire in questo blog – www.filosofiaperlavita.it – un’apposita rubrica – “Cenette filosofiche per non... filosofi (di professione)” – che metta a disposizione, per un lasso di tempo più lungo e soprattutto per un pubblico potenzialmente più ampio, i contributi che i sostenitori finanziari della rubrica riterranno opportuno segnalare³.

Augusto Cavadi


¹ Cfr. https://vacanze.filosofiche.it
² Cfr. “Cenette filosofiche” in A. Cavadi, Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 282-284.
³ Attualmente i rimborsi delle spese di gestione di questa rubrica sono sostenuti da Caccamo A., Cavadi A., Chiesa L., Cillari E., D’Angelo G., D’Asaro M., Di Falco R., Enia A., Federici G., Galanti M., Gulì A., Leone R., Oddo G., Palazzotto A., Paterni M., Randazzo N., Reddet C., Salvo C., Spalla P., Spalla V., Santagati G., Ugdulena G., Vergani B., Vindigni E. Chi desiderasse aggiungersi al numero dei sostenitori può contattarmi alla e-mail a.cavadi@libero.it

2 dicembre 2020

Filosofia, l'invito di Augusto Cavadi alla "svolta pratica" di Davide Miccione

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Augusto Cavadi recensisce 'La svolta pratica. Presupposti, classificazioni e conseguenze', di Davide Miccione
Segnalare il nuovo libro di un amico è impresa non facile. Già il genere letterario 'recensione' è sospetto: come in un'interminabile partita di giro, il soggetto A recensisce il libro di un amico di B che recensisce il libro di un amico di A che recensisce il libro di B. E B, per chiudere provvisoriamente il cerchio, recensisce il libro che intanto ha pubblicato A (il protagonista iniziale della girandola). Ma anche in assenza di questa danza circolare, come non squalificare a priori le righe dedicate al volume di una persona a cui notoriamente si vuole molto bene e compromettere la propria (sia pur minima) credibilità professionale? Forse esiste una sola misura preventiva: cercare di essere particolarmente rigorosi. Eppure, con tutta la severità possibile, non riesco a omettere che "La svolta pratica. Presupposti, classificazioni e conseguenze" (Algra, Viagrande 2020, pp. 108, euro 10,00), a firma di Davide Miccione, è un libretto prezioso, tra i più intelligenti (e a tratti divertente) fra quanti me ne sono capitati sott'occhio negli ultimi anni.

'La svolta pratica. Presupposti, classificazioni e conseguenze', di Davide Miccione
Innanzitutto: "la svolta pratica" di chi o di che? Della più teorica, e meno pratica, di tutte le discipline: la filosofia (già definita da Aristotele "la più inutile di tutte le scienze"). A giudizio dell'autore stiamo assistendo, da circa mezzo secolo, a una metamorfosi del pensare filosofico che – afflitto da claustrofobia – vuole uscire dal chiuso delle aule scolastiche e universitarie per respirare nei luoghi della sua origine (frequentati ad esempio da Socrate o da Diogene il Cinico): le piazze, le strade, i mercati. Di questa trasformazione (già analizzata dall'autore in Ascetica da tavolo. La svolta pratica della filosofia e il bene comune, edito nel 2012 e riedito nel 2019) si registrano almeno due versioni principali.

La prima, più apparente e più rischiosa, è che la filosofia si banalizzi a chiacchiera da talk show: si riduca a merce insolita per l'industria dello spettacolo (sia in presenza che a distanza telematica). Come si esprime Miccione a proposito di un altro tema, questo genere di divulgazione sta alla filosofia "come la pornografia sta al reale rapporto sessuale" (p. 82). A ben pensarci, un fenomeno non proprio modernissimo: prima il filosofo prostituiva le sue "competenze" a favore dell'imperatore o della gerarchia ecclesiastica o del partito politico più vicino ideologicamente, adesso predilige il mecenate più danaroso (soprattutto se tele-fornito).

In una seconda versione la filosofia perde il pelo dell'aristocraticismo ma non il vizio del rigore logico con cui prova a scovare i presupposti delle convinzioni abituali, osservare le deduzioni più o meno implicite che si traggono da quei presupposti, valutarne gli effetti comportamentali nella sfera privata e pubblica: allo scopo, se necessario, di rivedere criticamente tutto il percorso mentale dai presupposti ai comportamenti passando per il ponte di collegamento delle deduzioni.

Esiste una pratica professionale che consiste nell'esercitare – nel tentare di esercitare – questa valenza 'pratica' del filosofare? Sulla carta, sì: si chiamerebbe "Pratica filosofica" o "consulenza filosofica" (traduzione convenzionale della formula tedesca Philosophiche Praxis coniata da Gerd Achenbach). Ma è una pratica che stenta a decollare, nel mondo, perché pensare, demistificare gli idoli dominanti, mettere seriamente in discussione ciò che ci è stato tramandato come ovvio... sono operazioni intellettuali che comportano fatica, soprattutto se non si accetta la separazione sistematica fra il piano delle idee e il piano dei sentimenti e delle azioni. Da qui la predilezione (da parte della società ma anche dei laureati in filosofia) verso altre professioni – la sterminata foresta di counseling aggettivati: psicologico, pedagogico, religioso... - dove tu paghi e ricevi, prêt-à-porter, il consiglio 'giusto', la ricetta 'vincente'. Esiste anche il counseling filosofico, parente povero o controfigura della "consulenza filosofica", nel quale non è in gioco il "filosofare" (come "processo" che coinvolge consultante e consulente in un dialogo senza paletti pregiudiziali di nessun genere), ma il "filosofato" (il "prodotto" del filosofare di Platone o di Marx, magari ridotto in "pillole" da prescrivere al posto del Prozac). Evidenziare alcuni fra i mille aspetti in cui counseling filosofico (come relazione di "aiuto") e consulenza filosofica (come "relazione intersoggettiva" fra pensanti con lo scopo di chiarire una questione 'obiettiva' che il consultante avverte come tremendamente 'soggettiva') differiscono fra loro può considerarsi, a mio avviso, una chiave di lettura di questo intero volume. A profitto non solo di chi è, o vuol diventare, un consulente filosofico ma anche di chi – occupandosi d'altro nella vita quotidiana – è, o vuole diventare, un consultante filosofico (dunque un 'ospite' o 'interlocutore', non certo 'cliente' né tanto meno 'paziente' di un consulente). Ma con un'avvertenza: questo testo non è tra quei pochi di avviamento al mondo delle pratiche filosofiche che possono andar bene anche a chi è del tutto ignaro della tematica (come, ad esempio, il Consulente filosofico cercasi di Neri Pollastri, edito nel 2007 e riedito nel 2020). E' piuttosto un testo di secondo grado che presuppone un'informazione – almeno basica – di ciò che si è detto e si è scritto sulla consulenza filosofica e dintorni. Chi possiede questa alfabetizzazione elementare, però, vedrà acuirsi la propria capacità di critica e di auto-critica: come in una sorta di consulenza intorno al tema della... consulenza.


Augusto Cavadi


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8 novembre 2020

Covid-19 tra "Il coraggio e la paura". Augusto Cavadi e Vito Mancuso in audio/video

• Augusto Cavadi •


Vito Mancuso - Il coraggio e la paura
Sulle pagine Facebook dello Spazio cultura libreria Macaione (link) e dell'Associazione Parco del Sole (link), Giovedì 22 ottobre 2020 ho intrattenuto una conversazione con Vito Mancuso sul suo ultimo libro: "Il coraggio e la paura" (Garzanti, Milano 2020, pp. 140, euro 12,00).


Di seguito una recensione dello stesso volume.




LA PAURA DEL COVID-19 E LA VIRTU’ DEL CORAGGIO

I filosofi si occupano sempre di tematiche meta-temporali: in alcuni casi seguendo un proprio percorso mentale che prescinde dagli eventi storici, in altri lasciandosi provocare dalle esperienze individuali e collettive quotidiane. In Il coraggio e la paura (Garzanti, Milano 2020, pp. 140, euro 12,00) Vito Mancuso ci offre un esempio di riflessione del secondo tipo, provando a ragionare su alcune implicazioni esistenziali della pandemia da coronavirus in corso. Un fenomeno del genere, almeno in Occidente, non si registrava da circa un secolo e ha suscitato le reazioni più disparate: dallo scoramento nevrotico di chi ha ritenuto prossima la fine del mondo alla sottovalutazione irresponsabile di chi ha 'negato' che si sia trattato di una patologia seriamente pericolosa per larghe fasce della popolazione.

L'invito dell'autore è bifronte: agli uni di "accarezzarla, la nostra paura", di non reprimerla, dal momento che "anche lei ha bisogno di carezze e di baci, e quanto più la tratteremo con tenerezza, tanto più essa si trasformerà in intelligenza" (p. 128); agli altri di non giocare a fare i superuomini, a "diffidare di un coraggio eccessivo che può degenerare in temerarietà, aggressività, violenza" (p. 17). In entrambi i casi, insomma, si tratta di accettare la vita con le sue polarità dialettiche: "rottura di simmetria e ricomposizione di simmetria, martello e cazzuola, forbici e colla": "il coraggio e la paura" (p. 129), appunto. 

La ricerca di questa "armonia" al di sopra, o al di sotto, dei contrari di eraclitea memoria è possibile solo se la struttura dell'essere umano comprende, oltre la base fisica e la dimensione psichica, anche quello "spazio vuoto" (p. 96) grazie al quale "noi possiamo prendere le distanze dal nostro corpo, dalla nostra intelligenza, dalla nostra ragione, dalla nostra passione" e che possiamo chiamare "libertà" (p. 97). Esso è la spia rivelatrice di quella dimensione antropologica "individuata dalle grandi civiltà del passato e denominata ogni volta mediante un termine che, originariamente, indicava il vento: spiritus in latino, pneûma in greco, ruah in ebraico, atman in sanscrito, tutti casi in cui il termine significa in primo luogo vento, aria libera che si muove" (p. 91). E' solo se esiste questa dimensione del nostro essere, e se ne abbiamo consapevolezza, che possiamo andare oltre i nostri "bisogni primari e naturalmente insopprimibili" e i nostri "desideri psichici, altrettanto reali ed esigenti" per dare corso alle nostre "più alte aspirazioni spirituali", come hanno testimoniato, nei millenni, "Antigone, Ettore, Alcesti"; "Buddha"; "Geremia"; "Gesù"; "i partigiani, martiri della Resistenza antifascista"; "Paolo Borsellino" (pp. 91-92).



Augusto Cavadi

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16 ottobre 2020

Mosaici di saggezze (A. Cavadi): nuova edizione in tre atti, qui "in confezione" Davide Miccione

• Augusto Cavadi •

Augusto Cavadi - Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità

Come alcuni di voi ricorderanno, per i miei 65 anni ho pubblicato il testamento spirituale "a babbo vivo" (Bruno Vergani): "Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità". Il libro ha avuto una discreta diffusione per cui si è resa necessaria una terza ristampa. Con Mario Trombino, indomito editore, abbiamo pensato che fosse opportuno pubblicare il volume originario (un po' impegnativo da leggere e... da acquistare) in tre distinti tomi - con opportuni aggiornamenti e qualche integrazione - di cui si può fruire anche separatamente.

Augusto Cavadi - Voglio una vita spregiudicata. La filosofia come spiritualità per chi ritiene di non averne una
1) "Voglio una vita spregiudicata. La filosofia come spiritualità per chi ritiene di non averne una", Diogene Multimedia, Bologna 2020, pp. 193, euro 16,00 (corrisponde alla Prima parte del volume originario).

Augusto Cavadi - Tremila anni di saggezza. La spiritualità nella storia della filosofia
2) "Tremila anni di saggezza. La spiritualità nella storia della filosofia", Diogene Multimedia, Bologna 2020, pp. 112, euro 12,00 (corrisponde alla Seconda parte del volume originario).

Augusto Cavadi - La filosofia come terapia dell'anima. Linee essenziali per una spiritualità filosofica
3) "La filosofia come terapia dell'anima. Linee essenziali per una spiritualità filosofica", Diogene Multimedia, Bologna 2019, pp. 262, euro 16,00 (corrisponde alla Terza parte del volume originario).

Ora che i Mosaici di saggezze sono stati ricomposti, posso pubblicare per la prima volta la bella recensione che ne ha scritto tempo fa il mio generoso amico Davide Miccione.
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30 agosto 2020

Cronache da una vacanza all'insegna della filosofia

• Maria D'Asaro •

Roccaraso

L'intuizione si deve al professore Augusto Cavadi che, all'inizio degli anni Ottanta, ha proposto a un gruppo di studenti liceali e universitari una vacanza speciale: trascorrere alcuni giorni insieme per confrontarsi su importanti temi filosofici ed esistenziali. Anni dopo, l'idea è stata sposata anche da uno studioso di filosofia antica, il professore Elio Rindone, che, insieme a Cavadi, nel 1998 l'ha riproposta. Sono nate così le "Vacanze filosofiche per... non filosofi", iniziativa che quest'anno è giunta alla sua ventitreesima edizione.

Le vacanze filosofiche per non filosofi sono caratterizzate da alcuni ingredienti che ne hanno garantito continuità e successo: il pluralismo degli orientamenti filosofici, che dà a ciascuno la possibilità di esprimere le proprie idee e presuppone, nello stesso tempo, la disponibilità ad ascoltare senza preconcetti le ragioni altrui; l'impegno a trattare con atteggiamento critico anche tematiche di carattere religioso o politico, nel rispetto comunque di tutte le convinzioni; il tono divulgativo delle relazioni, prive di paroloni incomprensibili e tecnicismi eruditi; la varietà degli approcci e degli stili comunicativi dei relatori che, di volta in volta, hanno il compito di avviare la conversazione di gruppo.

I partecipanti alle vacanze filosofiche non sono specialisti della filosofia, ma persone che desiderano coniugare l'approfondimento su temi di rilevanza teorica ed esistenziale con una rilassante permanenza in uno dei tanti luoghi incantevoli del nostro Paese.

Infatti, punto di forza non secondario delle vacanze filosofiche è la scelta di luoghi che – per il clima, la bellezza della natura e del paesaggio – favoriscono il relax e l'atteggiamento riflessivo nonché la possibilità di coniugare gli incontri con passeggiate ed escursioni. Erice, Norcia, Ostuni, Macugnaga (alle pendici del Monte Rosa), Lovere (in val Seriana, sulla sponda occidentale del lago d’Iseo), Pescasseroli, Santa Fosca in Cadore: queste alcune delle sedi delle vacanze filosofiche nell'ultimo decennio. Vacanze che, quest'anno, si sono svolte dal 21 al 27 agosto in Abruzzo, a Roccaraso, comune montano di 1250 metri, immerso in un territorio di elevato interesse naturalistico, inserito in parte nel Parco Nazionale della Majella.

Augusto Cavadi
Augusto Cavadi
E a Roccaraso i vacanzieri amanti della riflessione filosofica si sono interrogati sulla società democratica e i suoi presunti "nemici" di ieri e di oggi: sulla scia dei testi di Hanna Arendt e Karl Popper – rispettivamente "Le origini del totalitarismo" e "La società aperta e i suoi nemici" – i relatori Elio Rindone, Augusto Cavadi e Francesco Dipalo si sono chiesti se, in qualche modo, Platone, Hegel e Marx siano stati teorici, anche loro malgrado, dei totalitarismi del 1900; mentre Giacomo Vaiarelli ha presentato il pensiero suggestivo di marxisti eretici non totalitaristi quali Rosa Luxemburg e Ernst Bloch, nonché le proposte teoriche sulla costruzione di una società giusta e democratica da parte del filosofo statunitense John Rawls.

I due seminari giornalieri su temi così cruciali per la convivenza umana sono stati arricchiti dagli interventi costruttivi e appassionati della trentina di convenuti, che hanno potuto respirare a pieni polmoni l'aria pulita di pinete e faggete di cui è ricco il circondario, compiendo passeggiate e piccole escursioni. I partecipanti hanno anche goduto della bellezza dei comuni vicini a Roccaraso: Rivisondoli; Castel di Sangro, col suo fiume omonimo e la suggestiva cattedrale dedicata a san Rufo; Pescocostanzo, uno dei borghi storici d'Abruzzo, che ha conservato l’impronta medioevale, con i suoi edifici in pietra e le sue suggestive scalinate, ma che dispone anche di accoglienti punti di ristoro e di una nutrita varietà di negozietti di artigianato e gastronomia locale. Non sono mancate infine la visita a uno degli eremi dove, secondo la tradizione, sarebbe vissuto il papa Celestino V e una gita al lago di Barrea, nella zona dell'alto Sangro.

Terminata la vacanza filosofica, i partecipanti tornano alle proprie occupazioni e alle proprie città – Bergamo, Palermo, Varese, Roma, persino Parigi – con la mente e con gli occhi pieni di bellezza e di pensieri nuovi, più consapevoli delle proprie idee sulla vita e sulla società e più attenti alle dinamiche del pensiero sottese ai fatti storici.

Con l'auspicio che, anche in quest'epoca di confusione, di corruzione e di 'passioni tristi', il "principio speranza" di Ernst Bloch abbia accresciuto in loro la sensibilità etica e la passione civile e politica.


Maria D'Asaro


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29 luglio 2020

"Filosofare in barca a Vela" - 29 Agosto 2020, Lovere sul Lago d'Iseo (BG)

• Agnese Previtali •

Filosofia per la vita - Filosofare in barca a vela

Una bella occasione per vivere in prima persona l'emozione della navigazione a vela e mettere la filosofia in pratica.


"La vela è una religione e ha i suoi riti. Se fa bello, fa bello. Se c'è vento, c'è vento. E se non c'è vento si aspetta, si sorveglia. Hai fame, mangi. Hai sete, bevi. Ti prende il sonno, dormi. E' una scuola di pazienza."
B. Moitessier


COME?
Con la barca che vedete qui sopra. 

QUANDO?
Sabato 29 Agosto 2020. 

CON CHI?
Con Agnese e Cristina. 

DOVE?
A Lovere sul Lago d'Iseo (BG).


RITROVO
Ore 11 presso Porto di Cornasola, Lovere.

META
Veleggiando liberamente sino alle 18 circa.

PRANZO
Al sacco (non dimenticare di portare acqua e una giacca a vento).

ISCRIZIONI
Entro Giovedì 20 Agosto 2020.

QUOTA
Euro 40.

CONTATTI
Email: trabucchicristina@gmail.com
Cell. 3355807946
Email: agneseprev@gmail.com
Cell. 3475525832



Verranno rispettate le norme ANTI-COVID (richieste e dettagli al momento dell'iscrizione).
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27 luglio 2020

"L'arte di essere maschi" senza violenza

• Maria D'Asaro •

L'arte di essere maschi libera-mente

Ci sono libri la cui importanza è inversamente proporzionale al loro piccolo formato. E’ il caso del libretto “L’arte di essere maschi libera/mente” di Augusto Cavadi (Di Girolamo Ed., Trapani, 2020, € 13,90) in cui, con un linguaggio assai chiaro, l’autore ha il merito di fare il punto su una questione delicata e dolorosa quale quella della violenza sulle donne, indicando ai lettori una diagnosi e una possibile terapia. Il testo nasce dalle riflessioni maturate a Palermo da un gruppo di uomini che si incontrano – dal 2015 ad oggi – per confrontarsi sul tema della violenza sulle donne, sulla scia del gruppo “Uomini in cammino”, coordinato a Pinerolo da Beppe Pavan, e del movimento italiano “Maschile plurale”.

Augusto Cavadi
Augusto Cavadi
Cavadi sgombra subito la questione da un equivoco, spesso alimentato dai media, che etichettano come “emergenza” i casi di femminicidio; e avanza un parallelismo con la violenza mafiosa, affermando che “come la mafia quando non spara non è meno insidiosa di quando uccide platealmente, così la violenza maschile non è meno perniciosa quando non esplode in casi eclatanti”. Allora: “Il contrasto alla violenza maschile – proprio come il contrasto al dominio mafioso – non può profilarsi con i caratteri della ‘emergenza’ occasionale: deve far parte, piuttosto, di una strategia di lungo periodo che si basi sulle radici del fenomeno che si vuole estirpare”. Dove ricercare tali radici? In un “ordine patriarcale oppressivo” che appare “naturale, neutrale, ovvio” che ha invece un radicamento biologico – “una struttura anatomica più solida e più avvantaggiata dal punto di vista della difesa e dell’attacco fisici”- e una collocazione storica precisa in ambito socio-economico e giuridico-culturale: per secoli l’uomo è stato proprietario e gestore dei beni materiali e la donna non ha avuto accesso al mondo del lavoro perché ad essa è stata demandata la cura esclusiva della famiglia e della prole.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 1
In Italia, sino al 1942, il Codice civile prevedeva l’autorizzazione del marito perché la moglie potesse sottoscrivere un contratto di lavoro, mentre bisognerà aspettare la riforma del diritto di famiglia del 1975 perché sia definitivamente superata la “potestà maritale” che, tra le tante limitazioni, escludeva le donne dalla tutela legale dei figli e dalla possibilità di ricevere beni in eredità. In questo contesto, sino alla metà degli anni ’90, lo stupro era considerato un reato contro la morale e non contro la persona: addirittura, con le motivazioni espresse in alcune sentenze, qualche giudice ha avallato il pesante pregiudizio che la donna vittima di violenza “se l’era andata a cercare”. Cavadi ci ricorda poi che anche l’universo simbolico-religioso ha avuto un ruolo nel legittimare il sistema del “patriarcato oppressivo”: nel mondo greco il pensiero filosofico e la prassi legislativa prevedevano una completa subordinazione della donna alla figura maschile; mentre oggi nelle tre religioni prevalenti (ebraismo, cristianesimo, islamismo) “siamo all’interno di un’idea del Divino antropomorfica e sessista da cui non è per nulla facile liberarsi”.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 2
“Dio, per quanto non abbia sesso, ha però da migliaia di anni un genere: il genere maschile. Come non pensare allora che questa millenaria identificazione culturale di Dio con la maschilità non abbia conseguenze nella società umana?”. Citando una teologa, Cavadi sottolinea che “sino a quando Dio viene concepito sempre e solo come Maschio, il maschio (non necessariamente credente, confessante, praticante) avvertirà la tentazione di concepirsi come dio”. L’autore passa poi in rassegna le obiezioni più frequenti a tale analisi: tra esse, quelle che lo scenario maschilista e patriarcale sia ormai anacronistico, e che la violenza sia un dato antropologico ineliminabile, per cui “ammesso che gli uomini che esercitano violenza sulle donne siano più numerosi delle donne che la esercitano sugli uomini, essi feriscono e uccidono non in quanto maschi, ma in quanto violenti”.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 3
A queste obiezioni, si controbatte che, se è vero che “la violenza che si consuma ogni ora sul pianeta non è solo quella ai danni delle donne in quanto tali, nel caso della violenza maschile contro le femmine ci troviamo probabilmente alla radice di tutte le manifestazioni, alla madre di tutte le violenze”. Viene infatti evidenziato che il modello virilistico, militaristico, bellicistico, l’uomo (“che non deve chiedere mai”) “è la prima radice e il primo paradigma di ogni violenza, di ogni oppressione”. Si registra infatti in tutte le epoche “una concatenazione fra l’esercizio della violenza da parte degli uomini, le attività belliche e i tratti tradizionali della maschilità”. Se questa è la diagnosi, quale la terapia? Il gruppo “Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”  invita tutti gli uomini a essere responsabili del modello socio-culturale di maschio che ognuno vuole incarnare, consapevoli che “mettere in discussione l’assetto culturale e sociale prevalentemente androcentrico è un gesto non solo di equità verso le donne, ma almeno altrettanto di cura verso noi stessi”.

Filosofia per la vita - Keith Haring - 4
L’invito è allora quello di “abbattere le corazze di cui la maschilità è da millenni rivestita”, corazze che impediscono agli uomini di vivere appieno la loro umanità che include capacità di cura, emozioni e sentimenti ed empatia. Nella post-fazione Francesco Seminara – uno dei componenti del gruppo palermitano – indica alcuni antidoti alla violenza maschile: la destrutturazione degli stereotipi di genere che fondano la cultura maschilista e patriarcale; la pratica, da parte maschile, di professioni di cura, quali quella di maestro di scuola e/o di infermiere; la riacquisizione della parità genitoriale in caso di separazione; la scoperta della propria dimensione sentimentale, che includa la dolcezza e la tenerezza, perché, come affermato in un testo citato: “Il mondo è pieno di parole maschili in ogni campo del sapere e del potere. Spesso questa parola maschile ha nascosto un grande silenzio sui propri sentimenti. Rompere questo silenzio su sé stessi è una frontiera del cambiamento maschile, nel nostro tempo”.

Ecco allora infine il convincente appello di “Maschile Plurale”, in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: ”Quando il disprezzo per le donne, l’ostentazione del potere e le minacce contro i gay e gli stranieri diventano modelli di virilità  dobbiamo reagire: come uomini prima ancora che come cittadini. Sentiamo la responsabilità di impegnarci come uomini, contro la violenza che attraversa la nostra società e le nostre relazioni. Non ci sentiamo ‘protettori’ né ‘liberatori’. Sappiamo che le donne non sono affatto deboli. La loro libertà, la loro autonomia non sono una minaccia per noi uomini e nemmeno una concessione da far loro per dovere. Sono un’opportunità per vivere una vita più libera e ricca”. Per camminare insieme verso orizzonti di una comune libertà e felicità.


Maria D'Asaro


Illustrazioni: dipinti di Keith Haring
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12 giugno 2020

Evento confermato, via libera alle prenotazioni! "XXIII Settimana Filosofica per... non filosofi" - Roccaraso (L'Aquila), 21-27 Agosto 2020

• Augusto Cavadi •

Roccaraso

Confermato! Le attuali condizioni sanitarie consentono di accedere senza ostacoli ad un appuntamento prezioso per chiunque voglia rinfrescarsi la mente, e i... polmoni!, dopo questi mesi di isolamento forzato.

Vi aspettiamo dunque a Roccaraso (L'Aquila), nel Parco Nazionale d'Abruzzo, alla "XXIII Settimana Filosofica per... non filosofi" che si terrà dal 21 al 27 Agosto 2020.

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26 maggio 2020

"Il pensiero e la vita", nella consulenza filosofica la chiave di Neri Pollastri

• Augusto Cavadi •


Neri Pollastri - Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche
Se qualcuno, incuriosito da pezzi giornalistici o da personaggi letterari (come uno dei protagonisti del romanzo La cura Schopenhauer di Irvin D. Yalom), volesse saperne di più sulla consulenza filosofica, ha la possibilità di informarsi attingendo direttamente a una delle fonti più autorevoli. Infatti, dopo sedici anni dalla prima edizione (con Apogeo), è stato adesso riedito, con alcune significative integrazioni, Il pensiero e la vita. Guida alla consulenza e alle pratiche filosofiche (Algra, Viagrande 2020, pp. 164) di Neri Pollastri: uno dei primissimi volumi organici sull’argomento, a firma del pioniere della "filosofia «in pratica»" in Italia.
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23 aprile 2020

Mario Mulé, gestione (e digestione) della pandemia

• Augusto Cavadi •

Condivido il contributo del mio caro amico Mario Mulé, psichiatra e psicoterapeuta, che con la moglie Giovanna Bongiorno gestisce, con delicata generosità, la "Fattoria sociale" a Bruca, nei pressi del Tempio di Segesta (Trapani).

Filosofia per la vita - Cavadi, Bongiorno, Mulè

Caro Augusto,

ho letto ciò che hai scritto in merito a quanto stiamo vivendo in questi giorni. Mi riferisco al tuo articolo Pandemia e altre calamità: un "peccato" tutto moderno.
Mi piace aggiungere qualche mia riflessione alle tue.
Mi considero autorizzato ad intervenire perché conosco la tua disponibilità all'ascolto di "non filosofi", quale io sono; tante volte l'ho sperimentato negli incontri avuti in questi anni con te, con Orlando Franceschelli, Alberto Biuso e tanti altri eminenti "filosofi di strada".
D'accordo con te sulla improponibilità del peccato originale come giustificazione e spiegazione di questo e di altri eventi catastrofici che hanno colpito l'umanità nel corso dei secoli.
D'accordo anche con l'opportunità di non liquidare superficialmente e sbrigativamente il mito del peccato originale, cercando invece di cogliere il senso cui la metafora allude.
La lettura che io preferisco è quella che ci ha fornito E. Fromm, che ha scritto: "Se una volta l'uomo nel Paradiso ha mangiato dall'albero della conoscenza, non può più fare ritorno all'unità primigenia... essere nel mondo senza fratture, senza il sentimento di estraneità: questa unità non può essere ristabilita... Eppure esiste la possibilità che l'uomo, sviluppando la propria ragione e la propria capacità di amare, riesca a ricostruire una nuova unità con il mondo, seppure diversa".
Il mito, a parere di Fromm, ci parla dell'emergere della coscienza. Un dono immenso, ma non privo di "effetti collaterali", dal momento che ci rende consapevoli di essere mortali, soggetti a malattie e altre sofferenze, a volte impotenti nei confronti del nostro destino.
Ma perché poi la disubbidienza è un peccato così grave e imperdonabile, da scontare "nei secoli dei secoli"?
Forse ci parla di un mondo patriarcale, dove l'ubbidienza era uno dei primi comandamenti: non solo veniva comandato "Onora il padre e la madre", De Andrè aggiunge "anche il loro bastone". C'era anche l'imperativo di una ubbidienza assoluta, senza eccezioni: Abramo doveva ubbidire anche quando gli veniva chiesto da Dio di commettere il crimine più orrendo, di sacrificare il proprio figlio Isacco.
Ma disubbidire, ovvero trasgredire, può assumere oggi tutt'altro significato. Basta inserire un trattino tra trans e gredire; avremo allora l'invito a trans-gredire, ad andare oltre, a cercare, a conoscere.
Ma mettiamo da parte la metafora che, in quanto tale, si presta a molte altre interpretazioni e torniamo a questi nostri giorni.
Sto seduto nella verandina di casa mia, con vista sul giardinetto e guardo le piante di gerani: quanti colori, quante sfumature e combinazioni, un vero piacere per gli occhi. E poi garofani fuxia, gialli, porpora e più in là nel giardino condominiale, grandi alberi che si muovono al vento. Ma anche tanti animali, lucertole, uccelli, insetti... In questo piccolo lembo di città quante forme di vita!
Frutto dell'evoluzione, delle tante mutazioni che hanno inventato innumerevoli forme di vita, alcune delle quali hanno avuto la sorte di incontrare l'ambiente favorevole per espandersi e riprodursi.
Ed io che sto guardando e sto pensando? Sono anch'io il frutto di una evoluzione?
Sembra proprio che sia così. Un autorevole studioso (Michael Tomasello) "ha argomentato in maniera assai convincente che un singolo adattamento darwiniano... deve avere aperto la strada che conduce dalla evoluzione biologica alla evoluzione culturale tipica della specie umana, connessa alla capacità (esclusivamente umana) di percepire l'altro come simile a sé nell'intenzionalità" (G. Liotti).
Da questo adattamento darwiniano si è poi sviluppata la coscienza che consente di definire la nostra specie come Homo sapiens sapiens.
Quindi che sa di sapere, ma che ancora non sa quali siano i correlati biologici della coscienza!
Dunque le mutazioni sono continue, numerose, sotto gli occhi di tutti. A volte ci gratificano, come hanno fatto i fiori per me, ma ricordiamoci anche che la natura è "dell'uomo ignara e delle etadi" (Leopardi), che opera al di fuori della moralità e quindi non ha senso attribuirle finalità.
Perché mutano anche i batteri, diventando resistenti agli antibiotici, mutano anche i virus; e qualcuno di essi trova come habitat ideale il corpo umano per riprodursi e moltiplicarsi.
Niente di strano, niente di eccezionale: è la natura, è la vita.
Hanno detto che il virus è "scappato" da un laboratorio cinese. Può essere solo una manovra propagandistica, visto il personaggio che l'ha diffusa, non potremo certo verificarlo. Possiamo però utilizzarla come una metafora, perfetta nel descrivere l'uomo "apprendista stregone", adoratore della tecnica che può rivoltarsi contro di lui.
Comunque ormai il virus è tra di noi. E' il nostro "nemico", cui dobbiamo fare "guerra".
L'uso di questi termini mi preoccupa. Temo che possa essere un linguaggio che esprime un modo di essere e di pensare in cui ci sono "nemici", "noi" contro di "loro". Spero di sbagliarmi ma mi lascia inquieto.
Sento spesso fare la domanda "agli esperti" su cosa ci lascerà questa esperienza: nell'economia, nella vita sociale, nel nostro futuro. Molti pensano che non sarà più come prima.
Ma abbiamo mai avuto la capacità di leggere il futuro? Forse è più saggio cercare di capire cosa ci sta succedendo oggi, di porci qualche domanda, di guardare dentro ed attorno a noi. Una prima domanda (di ispirazione evoluzionista) potrebbe essere la seguente.
Se il Covid-19 viene percepito come pericolo per la nostra stessa vita, come minaccia di morte, è inevitabile che attivi il nostro sistema di allarme, molto attento e potente (ha circa 500 milioni di anni, è nato con i rettili ed è presente nel nostro cervello rettiliano). Con quali conseguenze?
Che emozioni, che pensieri, che comportamenti mette in azione dentro di noi?
Un'altra domanda possibile: le forti limitazioni della vita sociale, così fondamentale nell'esistenza umana dove l'intersoggettività è costitutiva e sta alla base della nostra stessa fondazione umana, che effetto stanno avendo sulla qualità della nostra vita? I rapporti per via telematica possono essere sostitutivi di incontri in carne ed ossa?
Ed ancora: le restrizioni imposte dal virus hanno interrotto bruscamente modalità di funzionamento automatizzate, hanno messo in crisi ruoli predefiniti, ci hanno costretto ad interrompere una vita imperniata sul "fare" più che sull'"essere".
Come stiamo reagendo a tutto questo?
Porci qualche domanda, cercando di essere curiosi e consapevoli, guardando a noi stessi ed agli altri forse potrebbe farci bene.
Vorrei fare ancora qualche riflessione.
Anche in questo evento, come è già successo dopo altri grandi disastri, vediamo fiorire iniziative ispirate ad empatia, altruismo, solidarietà. Molti studiosi stanno lavorando alacremente ed in modo cooperativo per offrire cure efficaci a questa umanità spaventata e smarrita; senza barriere nazionali, senza obiettivi di lucro, quasi a testimoniare che l'affermazione della antropologia evoluzionista che ha definito la specie umana "ipersociale" abbia colto nel segno.
Sono sentimenti e comportamenti che testimoniano di capacità umane fondamentali, forse quelle su cui puntare per scongiurare altre catastrofi, certo più gravi, che possono realizzarsi con la complicità dell'uomo.
Le neuroscienze ci confermano quello che antiche sapienze avevano già capito e cioè che queste qualità possono essere coltivate e sviluppate, che la mente può guidare il cervello, che certi stati (per es. la compassione) se coltivati possono diventare tratti durevoli, aspetti stabili della nostra personalità.
Tutto questo rimanda alla necessità di una profonda riforma dell'educazione, che equilibri le conoscenze tecniche con quelle emotive (provenienti dal "cuore") attraverso programmi ormai disponibili e sperimentati e che hanno confermato di essere efficaci nel favorire la crescita umana.
Capacità e qualità che possono svilupparsi se, ma soltanto se, vengono riconosciute come indispensabili e coltivate con grande impegno e convinzione.

Un abbraccio, Mario
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17 aprile 2020

Pandemia e altre calamità: un "peccato" tutto moderno

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Peccato originale

Dai tempi di Sant'Agostino (IV–V secolo), sino a quando andavo al catechismo per prepararmi alla Prima Comunione, alla domanda sul perché avvenissero cataclismi, terremoti, eruzioni vulcaniche, pestilenze e disastri naturali simili, la Chiesa cattolica rispondeva: "Conseguenze del peccato originale compiuto da Adamo ed Eva". Il padre della Chiesa africano, immigrato a Milano, aveva dato la formula-chiave: "Da quando l'anima si è ribellata a Dio, il corpo si è ribellato all'anima e la natura si è ribellata al corpo". Secondo molti teologi contemporanei questa spiegazione non regge più per almeno due ragioni.
La prima è che, studiando la Bibbia con metodi esegetici rigorosi, si scopre che essa non insegna questa concatenazione di cause ed effetti: trasformare un racconto mitologico (i progenitori nel giardino dell'Eden) in resoconto storico di un evento effettivamente avvenuto (e, per giunta, dalle conseguenze disastrose perenni) è stato un errore madornale.
La seconda ragione è che l'evoluzione delle scienze antropologiche rende incredibile la tesi che una coppia primitiva, appena un po' più evoluta dei primati, abbia potuto rendersi responsabile di scelte catastrofiche per la propria esistenza e per il destino di miliardi di discendenti umani.
La dottrina del peccato "originale", scartata come dispositivo argomentativo per spiegare i fenomeni naturali che provocano enormi danni agli esseri umani (anche se si tratta di fenomeni che hanno una propria logica e svolgono una funzione evolutiva), va dunque gettata nel cestino dei rifiuti? Sinceramente penso di no.
Essa, del tutto inaccettabile se si tratta di spiegare – teologicamente o filosoficamente o scientificamente – i comportamenti della natura, se interpretata metaforicamente, aiuta a capire come mai quei comportamenti fisiologici (in sé innocenti) comportino per noi esseri umani degli effetti tanto dolorosi. La pandemia di questi giorni ne costituisce una chiarissima, anche se amara, conferma.
Infatti che uno dei milioni di virus circolanti sul pianeta – milioni di anni prima della comparsa di noi umani – possa attecchire su organismi animali (dai pipistrelli ai suini, dai felini a noi) è un fenomeno in sé 'normale', come è 'normale' che le piogge provochino l'ingrossamento di fiumi e ruscelli, sino al punto da farli esondare sui terreni adiacenti: questi fenomeni non possono certo essere addebitati a chi sa quali peccati compiuti, milioni di anni fa, da sconosciuti progenitori abitanti in caverne.
Che tali contagi avvengano in condizioni artificiali di mercati igienicamente precari (nei quali dei viventi – capaci, come e talora più di noi, di sofferenze – vengono trattati come cose inanimate e insensibili) o che esondazioni distruggano case e stalle, soprattutto vite umane e di altri animali, non ha invece nulla di 'normale': è scandalosamente patologico.
Ma accadrebbe se generazioni di cittadini rispettassero le leggi statuali e se, più radicalmente, le leggi degli Stati rispettassero le leggi della Natura?
Questa duplice insubordinazione possiamo anche chiamarla con termini meno teologicamente caratterizzati del vocabolo "peccato"; possiamo chiamarla arroganza, tracotanza, colpa, illegalità o a-legalità, delirio di onnipotenza, oblio dei propri limiti ontologici, ubriacatura antropocentrica, disprezzo della logica, ignoranza scientifica, sete smisurata di profitti, complicità nella corruzione tra governanti e governati... possiamo chiamarla come vogliamo ma, nella sostanza, è proprio ciò che indica il vecchio semantema "peccato". ll peccato non solo di altri, ma anche nostro: secondo una felice espressione di Sant'Agostino (più bravo come retore che come teologo), "Adamo è mio padre, Adamo sono io, Adamo è mio figlio".
Già all'alba della Modernità il filosofo inglese Francis Bacon avvertiva che la natura la si comanda solo obbedendole. In tantissimi campi (dall'inquinamento atmosferico all'insozzamento degli oceani con rifiuti plastici) istituzioni e privati – quasi re Mida maledetti – stiamo allegramente pervertendo tutto ciò che arriviamo a toccare.
Possiamo continuare a sorridere ironicamente di "virtù" come la sobrietà, la capacità di autocontrollo, la temperanza, il gusto contemplativo, il rispetto delle leggi naturali e positive..., ma non possiamo pure stupirci se ogni tanto paghiamo il conto di tanta irresponsabilità. Non tutti allo stesso livello, ma tutti in qualche misura, siamo gli assassini di delitti vicini o lontani nello spazio e nel tempo. E' comodo versare, a puntate, lacrime di coccodrillo (soprattutto quando la morte si insinua nelle zone del pianeta ad alto tenore di vita economico: alle tragedie di tutte le altre ci si rassegna facilmente...).
Efficace, però, solo la "conversione" – qui e subito – verso stili di vita individuale e di governo pubblico che la saggezza laicamente alimentata dall'informazione scientifica ci impone ancor prima di eventuali consapevolezze religiose.
Perciò non riesco a condividere l'augurio, circolante in queste settimane, che "tutto torni presto come prima". Sarebbe terribile! Come si è augurato il mio amico Fabio Bentivoglio, dobbiamo sperare che nulla torni come prima e che da subito si faccia, in moltissimi campi e a vari livelli di responsabilità, l'esatto contrario di ciò che abbiamo fatto sinora.


Augusto Cavadi


In apertura illustrazione di David Otto
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2 aprile 2020

Coronavirus, "Parlane con il filosofo": l'iniziativa di Phronesis

• Condiviso da Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - Iniziativa di Phronesis in occasione dell'emergenza Coronavirus

Iniziativa di solidarietà sociale in occasione dell'emergenza Coronavirus

#IORESTOACASA

20 professionisti dell'Associazione per la consulenza filosofica Phronesis si mettono a disposizione gratuitamente per chiunque, in questo periodo di limitazioni e costrizione domestica, sentisse la necessità di riflettere e chiarire il proprio percorso di vita, il proprio orientamento, il proprio pensiero, le personali difficoltà o dubbi. La crisi è il momento in cui occorre fare ordine nei propri pensieri, riesaminare la propria vita e la propria visione del mondo.

L'offerta è valida fino al 31 maggio 2020.

Prendi appuntamento con un filosofo per un dialogo a distanza tramite: telefono, Skype, WhatsApp. L'elenco dei professionisti disponibili è reperibile sul sito ufficiale, cliccando QUI.
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1 aprile 2020

E' tempo di riflettere

• Anna Colaiacovo •

Filosofia per la vita - Riflessione sulla pandemia

Nella società frenetica in cui eravamo immersi prima della pandemia, la lamentela più frequente era la mancanza di tempo. Oggi, per noi, chiusi in casa a tempo indeterminato, il problema più grande sembra essere quello di riempirlo il tempo, in qualche modo. Pulizia della casa, cucina, socializzazione a distanza sono i modi più diffusi di vivere il vuoto che improvvisamente ci si è presentato davanti e che non eravamo pronti ad affrontare. Un vuoto che, da sempre associato alla mancanza nella cultura dell’Occidente, crea in noi disagio e insofferenza. Risultato? "Tutti si preoccupano di suggerirci cose da 'fare'… ", come giustamente afferma Augusto Cavadi. E' un fare che consente di non pensare. Non solo. Si moltiplicano aiuti di tipo psicologico per far sì che l'ansia diffusa sia meglio gestita. Fenomeno comprensibile. Ma, non è forse giunto il momento di prendersi un po' di tempo per riflettere? Riflettere per diventare più consapevoli e per modificare, finita la pandemia (perché prima o poi finirà), i nostri stili di vita? Penso proprio di sì. Accolgo quindi l'invito di Orlando Franceschelli, convinta come sono che, come esseri umani, siamo in larga parte responsabili di quanto sta accadendo.
La situazione ambientale non è mai stata così grave. Abbiamo sconvolto l'equilibrio naturale, saccheggiato le foreste, depredato le risorse, inquinato a man bassa. Le azioni dell'uomo hanno significativamente modificato gli ecosistemi terrestri e marini al punto tale che un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione. Nel nostro delirio di onnipotenza abbiamo pensato di poter dominare la natura, di cui siamo parte, mentre in realtà con le nostre azioni rischiamo di provocare la scomparsa dell’umanità. La Natura, senza l'uomo, sopravviverà comunque e ritroverà in un tempo relativamente breve il suo equilibrio. Oggi, nelle aree più inquinate del pianeta, la terra respira di nuovo, mentre gli esseri umani colpiti dal virus hanno difficoltà a respirare e molti muoiono.
Occorre, a mio parere, una riflessione molto seria sul modello socio-economico - il neoliberismo - che ha guidato lo sviluppo degli ultimi tempi. Ha permeato e modellato a tal punto la società e gli individui che non riusciamo più a vedere alternative. Il dominio del 'pensiero unico' è arrivato al punto tale che anche coloro che provano a immaginare un ritorno alla normalità, non mettono in alcun modo in discussione il paradigma culturale preesistente. Eppure ormai dovrebbe essere chiaro che quel modello non solo non è sostenibile, ma genera effetti imprevedibili e drammatici, come lo spostamento di intere popolazioni povere a causa del cambiamento climatico.
Abbiamo messo al centro della nostra vita l'individuo, il presente, le merci. Un individuo autonomo, sicuro di sé, attento ai propri bisogni e incurante delle sofferenze e delle esigenze altrui. Oggi, all'improvviso, scopriamo la nostra fragilità, i nostri limiti, l’importanza degli altri, non solo per le esigenze quotidiane, ma anche per condividere le nostre paure. Avevamo dimenticato che "l'uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna che pensa. Non serve che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo…" (Pascal, Pensieri). Nel chiuso delle nostre case, ora possiamo e dobbiamo provare a riflettere su quello che è davvero importante per noi e scoprire, seguendo Pascal, che la nostra dignità risiede nel pensiero che non è solo razionalità, ma include il cuore. Occorre quindi pensare bene. Che cosa significa? Sottoporre ad analisi critica le idee che abbiamo nella mente e che guidano i nostri comportamenti; ampliare i nostri orizzonti ascoltando le persone ‘competenti’; cogliere, nel nostro mondo complesso e globalizzato, le connessioni tra i fenomeni e la relazione esistente tra l'io, l'altro e la natura; comprendere che con l'uso indiscriminato delle risorse naturali (acqua, aria, suolo) mettiamo a rischio il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

A. Colaiacovo e L. Collevecchio - Quale futuro?
Da questa difficile esperienza possiamo intanto trarre un primo insegnamento: l’importanza del tema della cura, come centrale e costitutiva dell’esistenza umana. In un testo pubblicato a gennaio di quest’anno (A. Colaiacovo e L. Collevecchio, Quale futuro? Una società con i tempi al femminile, Diogene Multimedia) prima del diffondersi dell’epidemia, io e Luigi Collevecchio ci siamo soffermati molto su questo tema. Di quale cura parliamo? Parliamo di cura dei minori, delle persone fragili, ma anche di tutela dell’ambiente e della biodiversità fino alla cura degli oggetti, del loro riutilizzo o riciclo. Oggi, con il Covid19 il tema della cura è balzato improvvisamente al centro dell'attenzione collettiva. Noi Italiani esaltiamo il lavoro di medici e infermieri che mettono a rischio la propria vita per prendersi cura dei malati di Covid19. Abbiamo, però, accettato in silenzio negli ultimi dieci anni la decurtazione di 37 miliardi alla sanità, che ha riguardato per metà proprio il personale sanitario.
In generale, il tema del prendersi cura dell’altro, da sempre confinato in ambito privato o 'periferico', mal retribuito e socialmente poco valutato, non si è ancora affermato come valore sociale e resta per lo più a carico delle donne, a titolo spesso gratuito. Eppure fornisce un sostegno essenziale alla nostra vita e si occupa degli aspetti di maggiore fragilità dell'esistenza. Per quanto riguarda i bambini, forma il modo in cui apprendono a relazionarsi con il mondo che li circonda. Riteniamo che l'educazione al prendersi cura dell'altro e alla 'condivisione della cura' debba essere posta al centro della discussione pubblica e della formazione dell'individuo. Solo in questo modo potrà produrre cambiamenti nel nostro immaginario e nella mentalità collettiva.


Anna Colaiacovo
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31 marzo 2020

Filoso/fare al tempo della pandemia

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Pandemia

Da qualche giorno Orlando Franceschelli ha lanciato un appello 'filosofico' suggeritogli dalla pandemia in corso (vedi QUI). Dopo aver stigmatizzato i vari "parassiti della sofferenza" che, anche in questa contingenza, non mancano di affacciarsi sulla scena pubblica per guadagnare notorietà o consensi elettorali, il noto filosofo si chiede e ci chiede: «Se proprio siamo in guerra, contro cosa dobbiamo lottare per vincerla effettivamente? Soltanto contro i virus che sulla faccia della terra ci sono da prima di noi esseri umani? O anche contro le concezioni e i comportamenti di noi 'sapientes' che la terra la stiamo trasformando da ambiente-dimora in ambiente-incubo per un numero sempre crescente di esseri viventi? A cominciare ovviamente dagli esseri umani e dagli animali-non-umani più deboli e più poveri».
Affinché ciò avvenga, la tradizione filosofica occidentale può offrire preziose indicazioni operative. "Da questa pandemia usciremo migliorati se – e solo se – sapremo confrontarci criticamente con la scoperta o ri-scoperta" del "dato di fatto che «possiamo scacciare la natura col forcone, essa tuttavia ritornerà sempre / e furtivamente si insinuerà tra gli ostacoli che le si frappongono» (Orazio, Epistole, I, 10, 24-25)". Infatti, ammoniva all'alba della Modernità europea Baruch Spinoza, della natura noi esseri umani siamo «piccola parte», non "proprietari, dominatori, predatori". Ma – continua Franceschelli – appartiene alla nostra specie anche la possibilità di "migliorare concezioni, comportamenti, tentativi di essere felici, per quanto è possibile, e solidali verso ogni forma di sofferenza".
Questo appello, in quanto 'filosofico', può risuonare strano.
Chi volesse continuare può cliccare QUI.


Augusto Cavadi


In apertura illustrazione di Whooli Chen
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20 marzo 2020

Coronavirus: il flashmob filosofico di Orlando Franceschelli

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Flashmob filosofico sull'epidemia di Coronavirus

Tutti si preoccupano di suggerirci cose da 'fare' in tempi di quarantena. Bene. Ma ci sarebbe anche qualcosa da NON 'fare': da non fuggire il vuoto impostoci, le pause forzate. Ci sarebbe da sopportare, affrontare, coltivare gli spazi di silenzio involontario; approfittarne per rivedere criticamente ciò che siamo stati, che siamo nel presente e che vogliamo essere nell'immediato futuro. Qui di seguito il nostro amico Orlando Franceschelli invita chi ama la filosofia autentica (che abita le aule accademiche e scolastiche, ma non sempre né soltanto) alla riflessione e - se lo si desidera - alla condivisione.

Augusto Cavadi
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19 febbraio 2020

"Una montagna di... Filosofia" sul Parco delle Madonie (PA) dal 10 al 12 luglio 2020

Filosofia per la vita: Festival delle Pratiche Filosofiche - Parco delle Madonie - Luglio 2020

"UNA MONTAGNA DI... FILOSOFIA"
Festival delle Pratiche Filosofiche sulle Madonie
Polizzi Generosa (Palermo)
10-11-12 Luglio 2020



"Tre giorni di convivialità
tra filosofi e non-filosofi (di professione)"
organizzati da
Fondazione "G. A. Borgese" di Polizzi Generosa (Palermo)
in collaborazione con
"Casa dell'Equità e della Bellezza" (Palermo)



PROGRAMMA

Venerdì 10 luglio
Ore 14,00 - 16,00: Arrivo e sistemazione negli alberghi convenzionati.
Ore 16,30 – 17,30: Passeggiata filosofica. Conduce Augusto Cavadi.
Si inizia a Piazza Gramsci.
Ore 18,00 - 20,00: "Ma la felicità è possibile per questa umanità?"
Conversazione con Orlando Franceschelli.
In piazza G. A. Borgese.
Ore 20,00 - 21,30: Pausa per la cena nei locali convenzionati.
Ore 22,00 - 23,00: Momento musicale
Presso la Fondazione G. A. Borgese (Cortile S. Spirito, 2).

Sabato 11 luglio
Ore  9,30 – 11,30: "Colazione col Filosofo"
Colazione con Orlando Franceschelli su "Il pianeta terra avrà un futuro?"
Ai Templari - Piazza Castello.
• Colazione con Alberto G. Biuso su "Filosofia e Letteratura"
Da Tumasella - Piazza Gramsci.
• Colazione con Augusto Cavadi su "I femminicidi sono un'emergenza?"
Pub Paradiso - Via Garibaldi, 50.
Ore 17,00 – 19,00: "Quale Dio dopo Darwin e Einstein?"
Conversazione con Claudia Fanti.
Presso Piazza Castello.
Ore 22,00 - 23,00: Momento musicale
Presso la Fondazione G. A. Borgese (Cortile S. Spirito, 2).

Domenica 12 luglio
Ore 10,30 – 12,30: "L'enigma del tempo"
Conversazione con Alberto G. Biuso.
Presso Piazza Castello.
Ore 16,00 – 18,00: Scambio dei doni immateriali
Assemblea conclusiva in cui chiunque abbia partecipato anche solo a un evento del Festival ha cinque/dieci minuti per socializzare un'intuizione o una riflessione che ha sperimentato in questi tre giorni.


NOTIZIE TECNICHE



• Non è prevista nessuna quota di iscrizione né di partecipazione agli eventi (tranne il pagamento anticipato al gestore di euro 5,00 per ogni prima colazione cui si partecipa).
• Per ragioni organizzative è gradita una comunicazione di partecipazione all'indirizzo Email: a.cavadi@libero.it
• Per ogni ulteriore informazione scrivere a: info@fondazioneborgese.it
• Ciascuno è libero di scegliere le soluzioni che preferisce per i pasti e per dormire. L'organizzazione ha concordato le seguenti condizioni:

I Templari di Domenico Di Gangi
Piazza Castello, 7
Email: itemplaripolizzi@gmail.com
Disponibilità: posti letto 8 (una quadrupla e due doppie)
Prezzo: € 25 senza colazione, € 30 con colazione

B&B Abies di Sausa Ettore
Via Dogana, 40
Email: abies.beb@gmail.com
Disponibilità: 8 posti letto in stanze doppie o triple
Prezzo: € 25 senza colazione, € 30 con colazione

Residence Saint Grace di Armano Santino
Largo Regina Elisabetta, 20
Email: santino.armano@gmail.com
Disponibilità: 28 posti letto in appartamenti da 2, 3, 4 o 5 posti letto con angolo cottura
Prezzo: € 30 comprensivo di cesto di benvenuto

Sciabakè da Sissi
Via Dogana, 19
Email: info@sciabake.it
Disponibilità (con prezzi variabili di cui informarsi):
n° 1 camera matrimoniale
n° 2 camera tripla
n° 3 camera quadrupla
n° 1 bilocale con cucina indipendente (può funzionare anche come semplice camera da letto e bagno indipendente)
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14 febbraio 2020

"XXIII Settimana Filosofica per... non filosofi" - Roccaraso (L'Aquila), 21-27 Agosto 2020

Roccaraso

• INVITO •

Il gruppo editoriale "Il pozzo di Giacobbe" - "Di Girolamo" di Trapani

organizza la

XXIII SETTIMANA FILOSOFICA PER... NON FILOSOFI

Per chi: Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, incastonato nel Parco Nazionale d'Abruzzo, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

Dove e quando: Roccaraso (L'Aquila), a 1.250 metri e nel Parco Nazionale d'Abruzzo, dal 21 al 27 agosto 2020.


Su che tema:
"La società democratica e i suoi nemici"



Le "vacanze filosofiche per... non filosofi", avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008); oppure: A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010); oppure: A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).
È attivo anche il sito http://vacanze.domandefilosofiche.it curato da Salvatore Fricano (Bagheria).



Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di venerdì 21 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.15 alle 19.45, sui seguenti temi:

• Platone teorico del totalitarismo?
• Hegel teorico del totalitarismo?
• Marx teorico del totalitarismo?
• Antidoti a ogni totalitarismo che non voglia presentarsi come tale

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Francesco Dipalo (Bracciano), Elio Rindone (Roma), Giacomo Vaiarelli (Palermo).

È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di giovedì 27 agosto.


Costo

L'iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona. Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro. Le coppie che si iscrivono entro tale data avranno un ulteriore sconto di 15 euro a persona. Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 15). Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce. Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Trieste, Via C. Mori 15, 67037 Roccaraso
Tel. 0864 602346 - Email: info@hoteltrieste.it - (a cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto). Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo, poiché il numero delle camere è limitato, facendo riferimento alla convenzione particolare col gruppo di filosofia.
La pensione completa, comprensiva di bevande, costa:
• in camera singola (con bagno) € 74 al giorno.
• in camera doppia (con bagno) € 64 al giorno.
• tassa di soggiorno € 1,50 a persona a notte.


Avvertenze tecniche

Per l'iscrizione ai seminari, dopo aver risolto la questione logistica, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la copia (anche mediante scanner) del versamento di € 50,00 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: prof. Elio Rindone (Tel. 06 99928326 - Fax 06 23313760 - Email: eliorindone@tiscali.it oppure a.cavadi@libero.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione al seminario non è valida finché non è stato effettuato il versamento e la data del bonifico fa fede per lo sconto! Il saldo della quota di partecipazione sarà versato all'arrivo in albergo.

Scheda di iscrizione (cliccare per ingrandire / scaricare / stampare)
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23 gennaio 2020

L'invidia tra psicologia ed etica

• Augusto Cavadi •

Filosofia per la vita - Invidia

Ormai da molti anni, con un gruppetto di amici, ci incontriamo due volte al mese a cena per conversare su un libro che ci siamo assegnati alla fine dell'incontro precedente. In queste settimane è la volta di un libretto a quattro voci, a cura di Giovanni Salonia, intitolato "I come Invidia. Una lettura gestaltica" (Cittadella, Assisi 2015).

Giovanni Salonia - I come Invidia
La discussione ha fatto emergere una difficoltà altre volte esperita: poiché nella storia dell'Occidente ogni parola attraversa trasformazioni semantiche profonde, se non si chiarisce preliminarmente il significato preciso in cui la si assume si rischia l'incomprensione. Nel caso di invidia, il vocabolo è stato adottato in almeno tre accezioni differenti. La prima (ben illustrata dal saggio di Valentina Chinnici, Antropologia di una passione triste. L'invidia nel mondo classico, che costituisce la prima parte di questo testo) potremmo definirla mitico-simbolica: «Per gli antichi l'invidia era molto più di un sentimento negativo o di un semplice vizio. Invidia era in effetti una forza potente e distruttiva, dalla quale bisognava in ogni modo difendersi» (p. 15). Di questa prima valenza semantica è rimasta un'eco nel linguaggio contemporaneo: per esempio quando affermiamo che qualcuno è "rimasto vittima" dell'invidia o vi "ha ceduto" o non vi ha saputo "resistere".
Poiché questo modo di concepire le passioni umane rischia di de-responsabilizzare i soggetti (celebre l'orazione di Gorgia che assolve Elena nell'ipotesi che si sia invaghita di Paride perché vittima incolpevole di Eros), si è gradatamente affermato un secondo significato che potremmo definire filosofico-teologico: l'invidia come "vizio", dunque come un'attitudine costante a moltiplicare progetti distruttivi – più raramente anche atti: l'invidia paralizza, immobilizza – nei confronti di chi possiede (oggettivamente o, per lo meno, ai nostri occhi) più di noi. Con la psicologia e, più specificamente, con la psicoanalisi emerge e s'impone un terzo significato: l'invidia come "sentimento" spontaneo, irriflesso, pre-razionale. Secondo l'icastica definizione di Giovanni Salonia, «l’invidia è il desiderare ciò che l'altro possiede» (p. 37).
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13 gennaio 2020

Nostra Madre Mare: Rosalia Leone sul Mediterraneo di Edgar Morin

Edgar Morin - Pensare il Mediterraneo. Mediterraneizzare il pensiero
In tempi bui e confusi come i nostri, la parola di Edgar Morin si leva chiara e forte con una proposta etico-politica cui fa da sfondo un'analisi storica. Pensare il Mediterraneo. Mediterraneizzare il pensiero (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2019) è la prima edizione italiana di un saggio già pubblicato in Francia nel 1999: un breve testo che, tenendo in debita considerazione l'idea che siamo nell'era planetaria, si chiede con quali attrezzi concettuali affrontarla, cosa si è perso nel corso dei secoli, cosa si è conservato, cosa si è trasformato. La prefazione, le note in calce, una presentazione in appendice del pensiero generale di Morin (tutte a cura di Augusto Cavadi) e una postfazione (di Alberto Cacopardo), inquadrano lo scritto nel presente, ne mostrano alcuni limiti e suggeriscono alcune integrazioni.
Pensare il Mediterraneo vuol dire ricondurre un termine dal significato ridotto di frontiera tra continenti e mare di conflitti a «matrice e veicolo di pienezza civilizzatrice» come fu in epoca romana; mediterraneizzare il pensiero significa pensare come cittadini desiderosi di comunicazione pur coscienti della complessità delle problematiche planetarie. Ma vediamo più da vicino. Quattro, a mio avviso, le idee che sostengono il dipanarsi di questa riflessione e che possono servire da chiave interpretativa della sua talora nodosa articolazione: il riflusso verso il passato e la perdita di futuro; il ruolo dell'Europa e del Mediterraneo nella costruzione di un futuro di pace; lo sviluppo di un pensiero complesso, non lineare, che colga complementarietà e antagonismi; la coltivazione di processi di consapevolezza.
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4 gennaio 2020

Come abbiamo fatto a ridurci così?

• Augusto Cavadi •

Fabio Bentivoglio - Giustizia, limite, identità. Per un fondamento filosofico
Come abbiamo fatto a ridurci così, all’inizio del terzo decennio del XXI secolo? Tra gli errori pedagogico-didattici che si perpetrano, in perfetta buonafede, è l’evidenziare quelle idee “classiche” che risuonano familiari alla sensibilità contemporanea. Così, per legittimare lo studio della letteratura greca o della filosofia romana, riprendiamo volentieri i passaggi di un Omero o di un Cicerone che “sembrano scritti oggi”. Qualche volta, però, ci sono studiosi più riflessivi che agiscono esattamente al contrario: cercano, nei testi del passato, quelle tesi che sono tanto più preziose quanto meno condivise dal senso comune dominante. Certo, si possono ripescare teorie obsolete per gusto archeologico: un hobby meno nocivo di tanti altri, tranne per gli alberi quando si decide di pubblicarle senza ricorrere ai formati elettronici. Ma si può ricercarle e rimetterle in circolo per rispondere a domande pressantemente contemporanee, in alternativa a teorie molto più di moda ma non altrettanto illuminanti.
In questa seconda schiera di studiosi – e educatori – si pone consapevolmente Fabio Bentivoglio in un suo recente libro spudoratamente anacronistico: Giustizia, limite, identità. Per un fondamento filosofico (Accademia Vivarium Novum, Montella 2019, pp. 217). Egli, infatti, parte da una questione di estrema attualità e prova a chiedere lumi ad alcuni grandi nomi della filosofia occidentale.
La questione di partenza è tragicamente sintetizzabile in una domanda: come mai noi terrestri ci siamo ridotti così?
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