31 maggio 2017

Ci vediamo domani, Giovedì 1° Giugno 2017 a Castellammare del Golfo (TP)?

Giovedì 1° giugno 2017 inizia, nella splendida cornice di Castellammare del Golfo (Trapani), la Quarta edizione della filosofia d'a-mare da me ideata e diretta. Dalle 18,30 (momento in cui partirà la passeggiata filosofica dall'Hotel Al Madarig verso il Castello normanno lungo il litorale), per quattro giorni (sino a domenica sera) ci sarà la possibilità di partecipare a sessioni di con-filosofia (filosofi dialogheranno con chi, pur non essendo un filosofo di professione, ama usare la testa e praticare il dialogo), presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde, eventi musicali, caffé philo etc. (vedi qui sotto programma dettagliato).
E' l'unico Festival al mondo con al centro le "pratiche filosofiche per i non... filosofi": dunque senza inutili tecnicismi per consentire a chiunque di partecipare a un esercizio di riflessione critica e di confronto democratico.
Benevenuti e benvenute a tutte le persone che si sono prenotate dall'Italia e dalla Francia; grazie ai filosofi che hanno accettato gratuitamente di prestarsi a questi esperimenti di "filosofia di strada"; grazie all'Amministrazione comunale di Castellammare del Golfo che, con lungimiranza, dall'anno scorso sponsorizza l'evento; e grazie a quelle amiche e a quegli amici di Castellammare che lo preparano con cura e senso dell'ospitalità.


Filosofia per la vita: Festival Nazionale della Filosofia d’A-mare, quarta edizione, Castellammare del Golfo (TP), 1-4 Giugno 2017

IL GRUPPO EDITORIALE “DI GIROLAMO” DI TRAPANI
LA SCUOLA DI FORMAZIONE ETICO-POLITICA “G. FALCONE” DI PALERMO
LA FATTORIA SOCIALE  “MARTINA E SARA” DI BRUCA (TP)
con il patrocinio del Comune di Castellammare del Golfo (Trapani)

organizzano

la quarta edizione del
FESTIVAL NAZIONALE DELLA FILOSOFIA D’A-MARE
La festa della filosofia di strada per non...filosofi (di professione)
Castellammare del Golfo (Trapani)
Giovedì 1 giugno - Domenica 4 giugno 2017


PROGRAMMA

Giovedì 1 giugno
Ore 14,00 - 18,00: Accoglienza e registrazione dei partecipanti presso l'Hotel Al Madarig.
Ore 18,30 – 19,30: Passeggiata filosofica. Conduce Augusto Cavadi.
Partenza dall’Hotel Al Madarig.

Venerdì 2 giugno
Ore  8,00 –  9,00: Colazione con i filosofi.
Momento informale presso l’Hotel Al Madarig.
Ore  9,30 – 12,00: Laboratori di con-filosofia. Uno a scelta secondo prenotazione, tutti presso l'Hotel Al Madarig:
Input di Luigi Lombardi Vallauri su “Gli animali hanno un’anima?” Conduce e modera Marta Mancini.
Input di Orlando Franceschelli su “Gli atei hanno una spiritualità?” Conduce e modera Chiara Zanella.
Input di  Giorgio Gagliano su “Musica e filosofia in ottica pedagogica”! Conduce e modera Augusto Cavadi.
Ore 18,00 – 20,00: Lectio magistralis. Stefano Ciccone (Coordinatore nazionale di “Maschile plurale”) svolge una conferenza pubblica su “Maschi senza maschilismo? Narrazione di un’esperienza, proposte per il futuro”. Introduce Chiara Zanella, modera Marta Mancini. Presso il Castello Arabo Normanno. 

Sabato 3 giugno
Ore  8,00 –  9,00: Colazione con i filosofi.
Momento informale presso l’Hotel Al Madarig.
Ore  9,30 – 10,30: Meditazione ‘laica’ su “Paesaggio di mare”. A cura di Luigi Lombardi Vallauri. Presso l’Hotel Al Madarig.
Ore 11,00 – 12,30: Leggiamo un libro: “Ascetica da tavolo. Pensare dopo la svolta pratica”. Davide Miccione presenta e discute il suo libro. Introduce e modera Chiara Zanella. Presso l'Hotel Al Madarig.
Ore 18,00 – 20,00: Disputa a due. “Meglio il consulente filosofico o lo psicoterapeuta?” Dibattito pubblico fra Marta Mancini (presidente nazionale “Phronesis”) e Giuseppe La Face (psicologo psicoterapeuta). Presso il Castello Arabo Normanno.
Ore 21,30 – 23,00: Caffè filosofici. Conducono Marta Mancini, Chiara Zanella, Davide Miccione e Giorgio Gagliano.
Presso quattro bar della città di Castellammare che saranno indicati in tempo.

Domenica 4 giugno
Ore  8,00 –  9,00: Colazione con i filosofi.
Momento informale presso l’Hotel Al Madarig.
Ore  9,30 – 17,30: Escursione turistica.
Il pullman parte davanti all’Hotel Al Madarig, passa dalla Riserva dello Zingaro, prosegue per Trapani; alle 14,30 riparte da Trapani e alle 15,30 ripassa dallo Zingaro.
Ore 18,00 – 20,00: Tavola rotonda su “La violenza sulle donne: una sola causa?” presso il Castello Arabo Normanno.
Punto di vista psicologico: Aurora Mineo
Punto di vista pedagogico: Giuseppe Burgio
Punto di vista sociologico: Stefano Ciccone
Punto di vista filosofico: Chiara Zanella
Punto di vista teologico: Augusto Cavadi
Introduce, modera e conclude: Francesco Seminara


NOTIZIE TECNICHE


• La partecipazione a tutti gli eventi è riservata ai possessori di un pass rilasciato dalla segreteria organizzativa del Festival (euro 15,00; per i cittadini residenti ufficialmente a Castellammare del Golfo euro 5,00).
• Eccezionalmente sarà possibile partecipare senza pass, gratuitamente, ai caffè filosofici della sera di sabato 3 giugno.
• La partecipazione alla gita in pullman di domenica 4 giugno sarà riservata a quanti avranno prenotato e versato la quota di iscrizione di euro 20,00 (non più tardi del 20 maggio 2017).
• Tranne dove diversamente indicato, le sessioni di con-filosofia si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig (con accesso ai possessori di pass).
• Ovviamente si è liberi di pernottare in qualsiasi struttura alberghiera. Convenzioni speciali (sino a esaurimento posti) sono state stipulate con Hotel Al Madarig (Tel. 0924 33533 - Email: info@almadarig.com), Hotel Punta Nord Est (Tel. 0924 30511 - Email: info@puntanordest.com), Hotel La Piazzetta (Tel. 0924 35559 - Email: info@lapiazzettahotel.com). E’ consigliabile verificare se si possono ottenere condizioni ancora più convenienti mediante agenzie online.
• Per i pasti si suggerisce di prenotare sul posto a seconda dei gusti e delle esigenze alimentari. Ristoranti, trattorie, tavole calde e fredde con cibi di strada non mancano certo...

IMPORTANTE: E’ opportuno prenotare la propria iscrizione al Festival.
A tale scopo compilare il modulo predisposto contattando la segreteria di accoglienza: Cell. 328 3369985 - Email: filosofiadamare@virgilio.it. Con questo stesso modulo si può prenotare il servizio transfert dall’aeroporto e per l’aeroporto nonché la gita del 4 giugno.


Augusto Cavadi

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13 maggio 2017

Nasce con Socrate, sopravvive con Platone. Poi muore, ma...

Dalla rivista on line - scaricabile gratuitamente - della SFI (Società filosofica italiana) "Comunicazione filosofica", maggio 2017, n. 38.

Giorgio Giacometti, Platone 2.0. La rinascita della filosofia come palestra di vita.
Giorgio Giacometti, "Platone 2.0. La rinascita della filosofia come palestra di vita". Mimesis, Milano - Udine 2016, pp. 796, euro 40,00.

Ci sono libri che lanciano sfide intellettuali ardite rispetto alle quali sono possibili due reazioni principali: se c’è fumus di paradossalità gratuita, le si lascia cadere nel silenzio; altrimenti si concede l’onore della dialettica. Che nel suo Platone 2.0 . La rinascita della filosofia come palestra di vita (Mimesis, Milano - Udine 2016, pp. 796, euro 40,00) Giorgio Giacometti lanci una sfida ai limiti della sfrontatezza è un dato; che meriti una considerazione attenta è la mia opinione. Qual è dunque la provocazione? Per parafrasare Nietzsche, che c’è stato un solo filosofo ed è morto nel suo letto (ad Atene, nel quarto secolo). Ma diciamolo meglio: se "la filosofia autentica è quella che ti consente di fare «esperienze di verità» e di vivere di conseguenza", "nulla di tutto quello che è stato prodotto in forma scritta merita il nome di filosofia in senso proprio o pieno". Infatti "la forma scritta, come sappiamo, tradisce l’irrinunciabile forma dialogica del filosofare" (p. 488). Questo sarebbe il nucleo della testimonianza socratica raccolta, e tramandata, da Platone: poiché, però, dopo Platone, la filosofia si è consegnata a un genere letterario della scrittura, quel nucleo è progressivamente sparito dall’orizzonte occidentale (non dai contesti storico-culturali orientali) e solo da pochi decenni, grazie a Gerd Achenbach e alle pratiche filosofiche, sta riemergendo.
E' chiaro che un teorema simile si presta a una raffica di obiezioni: merito non piccolo di Giacometti è di averle previste, formulate e contro-argomentate. In ordine crescente di radicalità: innanzitutto chi ci dice che nelle "pratiche filosofiche" (la consulenza filosofica individuale, di coppia o di gruppo; i dialoghi socratici; i seminari; i laboratori; i caffè filosofici, la philosophy for community...) riluca davvero il filosofico? Abbastanza agevole la risposta: "l’effettiva filosoficità di una pratica, che si denomini o meno 'filosofica' [...], non è qualcosa di immediatamente evidente (primo livello di lettura), ma richiede, per essere riconosciuta, di essere concretamente sperimentata (secondo livello di lettura); in modo da poter vedere l’effetto che fa; certi segni che ci consentano di dire (o meno), a posteriori, di una certa pratica, quale che ne sia la denominazione: 'Fu vera filosofia'" (p. 701).
Ma se la vera filosofia è dialogo orale, come mai sappiamo questo da testi scritti (come i dialoghi platonici)? Il medium grazie al quale ci viene tramandato il segreto della filosofia sarebbe dunque, esso stesso, negazione del filosofare? Giacometti non evita di ammettere che Platone, da molti considerato il filosofo per antonomasia, "testimonia, forse, della paradossalità della stessa filosofia" (p. 54). E ci ammonisce, dunque, a relativizzare ogni scrittura filosofica che è tale in quanto, da una parte, evoca un’esperienza filosofica realizzata e, dall’altra, accompagna verso un’esperienza filosofica da realizzare.
Questa ammonizione platonica Giacometti l’ha trasmessa per molti anni oralmente: ma, avendo deciso adesso di trasmetterla per iscritto, non sta reduplicando - e aggravando - il paradosso platonico dei dialoghi? Egli se ne mostra consapevole e, lungi dal rigettare l’accusa, ne fa quasi una cifra interpretativa della propria opera: "Questo, dunque - lo si è capito - è un libro che si contraddice per il fatto stesso di essere scritto. La scrittura rende impossibile quel dialogo in cui il vero esercizio filosofico dovrebbe consistere" (p. 60). Per ridurne il tasso di paradossalità, l’autore ha strutturato in forma doppiamente (o triplamente) dialogica il testo: che è un (quasi) dialogo reale fra lui e il lettore, formulato come dialogo immaginario fra lui e un interlocutore (un non- filosofo di professione come solitamente è chi chiede una consulenza) nel corso del quale il consulente racconta lo svolgimento essenziale di dialoghi precedenti reali con altrettanti consultanti. Comprensibilmente, inoltre, Giacometti assicura (in ogni sede possibile, fisica o virtuale) che questo scritto sulla priorità  - filosofica - dell’oralità rispetto alla scrittura sia un hapax legomenon, un unicum irripetibile: una sorta di scala di Wittgenstein da abbandonare ogni volta che sia servita a trascendere il piano della comunicazione scritta. Comunque pare verificarsi anche per lui - appassionato e forbito difensore a oltranza dell’oralità del filosofare - la nemesi storica illustrata da Hans Blumenberg: "Tra i libri e la realtà è posta un’antica inimicizia. Lo scritto si è sostituito alla realtà, nella funzione di renderla - in quanto definitivamente inventariata e accertata - superflua. La tradizione scritta, e infine stampata, si è costantemente risolta in un indebolimento dell’autenticità dell’esperienza. […] Così, dall’aria soffocante, dalla penombra, dalla polvere e dalla miopia, dalla sottomissione alla funzione di surrogato sorge il mondo dei libri come antinatura. E ogni volta contro mondi artefatti si rivolgono movimenti giovanili. Finché la natura sta, di nuovo, nei loro libri" (La leggibilità del mondo, Il Mulino, Bologna 1984, p. 11). Come è successo, per esempio, a Montaigne che, dopo aver elogiato Socrate in quanto aveva evitato di scrivere e dopo aver esaltato ciò che si può apprendere direttamente dalla vita e dal mondo, affida tutto ciò a un libro, sia pur "le seul livre au monde de son espece, d’un desseing farouche  et extravagant" (Essais, II, 8).
Naturalmente, dal momento che non è un provocatore gratuito, Giacometti finisce con l’ammettere che la sua tesi complessiva - la filosofia che nasce orale, agonizza e si spegne per millenni a causa della scrittura, "rinasce" con le "pratiche filosofiche" dalla seconda metà del Novecento a oggi -  non esclude considerazioni più ragionevoli: che "il 'dibattito' secolare su questo o quel tema, che si svolge, per iscritto (orrore!), sulle pagine di questo o quel libro, di questa o quella rivista di filosofia (magari on line) ecc. non produca qualche effetto simile a quello prodotto dal dialogo vis à vis" (p. 774). Allora - ammirati dall’acume e dall’ampiezza delle argomentazioni svolte (grazie alle quali nessun angolo delle pratiche filosofiche rimane oscuro agli occhi di chi vuole conoscerle davvero, al di là delle chiacchiere più o meno giornalistiche, sia come aspirante consulente che come potenziale consultante) - si può condividere senza difficoltà la conclusione del saggio introduttivo (Non solo Platone. Pratiche filosofiche d’Oriente e d’Occidente) di Giangiorgio Pasqualotto (che pure rivendica le caratteristiche dell’autentico filosofare, da Giacometti riservate a Platone e al platonismo, anche a "alcune forti espressioni di pensiero prodotte in Oriente", p. 16): "La proposta offerta dal libro di Giacometti appare quindi coraggiosa al limite della temerarietà, ma risponde a una comune speranza di rivitalizzare la presenza e l’importanza della filosofia in un mondo in cui il destino sembra sia quello di una globalizzazione sempre più rapida, intensa ed estesa, la quale annienta ogni premessa e ogni forma di esperienza filosofica, lasciando in vita soltanto le forme più elementari e banali di realismo analitico. Forse, allora, per far fronte a questo imminente futuro di miseria e di degrado esistenziale, culturale e concettuale, sembra più convincente e conveniente affidarsi ai sogni antichi di un Giacometti che alle acrobazie profetiche di uno Sloterdijk" (pp. 45 - 46).
Potrei aggiungere in coda, per gli studiosi di storia del pensiero, che il volume aiuta a comprendere -reduplicato per così dire in diretta - un fenomeno storico che (almeno a me) riusciva prima enigmatico: come è stato possibile che una scuola platonica sia diventata scettica (gli Accademici ellenistici)? L’autore infatti, non mostra alcun pudore nel sostenere che la vera filosofia aspira alla Verità assoluta (cfr. pp. 457 - 459) che coincide con il Bene assoluto (cfr. pp. 478 - 485): ma proprio perché la méta è così elevata, concetti e parole umane restano irrimediabilmente inadeguati, anzi condannati alla intrinseca "contraddizione". E allora non è solo la scrittura filosofica, ma sono anche la lettura dei testi filosofici e lo stesso dialogo orale interpersonale a essere esposti all’equivoco e all’interpretazione soggettiva. Siamo forse dinanzi all’ennesimo paradosso: un’impostazione metafisica molto classica (la filo-sofia come eros per le Idee eterne, da vivere sin dalle viscere e non solo cerebralmente) si rivela apparentemente anacronistica, ma in effetti può convivere senza traumi con gli esponenti  più spregiudicati della contemporanea temperie post-moderna.

Augusto Cavadi

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9 maggio 2017

Liberi, in carcere

Filosofia per la vita: Liberi, in carcere - Di Anna Colaiacovo.

"Nel 2011 sono stato finalmente arrestato per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti... e condannato, poiché colpevole fino all’osso. Potrà sembrare strano o bizzarro, ma paradossalmente in carcere ho trovato il vero me stesso, ho trovato il tempo di riflettere".
Così si esprime F., un detenuto che ho avuto modo di conoscere durante gli incontri filosofici organizzati nel carcere di Pescara. 'Finalmente' perché da lì è iniziato per lui un percorso che lo ha condotto a riesaminare la propria vita, a rendersi conto fino in fondo di quanto avesse subito l'influenza dell'ambiente malavitoso in cui era cresciuto: "sono stato nutrito e allevato con la logica della sopraffazione e della legge del più forte. Mio padre, i miei fratelli erano tutti malavitosi".
Non è  semplice avere la capacità di pensare autonomamente e in modo diverso rispetto all'ambiente in cui si è immersi fin dalla nascita. Ma F. non cerca attenuanti, riconosce tutto il male che ha fatto e se ne assume l'intera responsabilità. E aggiunge: "ho trovato il senso del giusto e il vero me stesso nel luogo più improponibile: il 'carcere'". In carcere ha trovato il 'tempo' di riflettere.
Dialogando con i detenuti ci si rende conto che per loro il tema 'tempo' è centrale e può diventare ossessivo. Ne hanno tanto di tempo a disposizione e spesso non sanno cosa farne.
S. (un altro detenuto) si esprime così: "il tempo qui dentro non passa mai... tante ore passate sul letto a guardare il soffitto, che senso può  avere la vita così?".
Occorre dare un senso al tempo di vita che si trascorre in carcere, solo così c'è la speranza che la pena tenda alla rieducazione del condannato (art. 27 della Costituzione italiana). Sono certo importanti le opportunità di lavoro (anche per un futuro reinserimento sociale), ma fondamentale, secondo me, è dare la possibilità di riprendere gli studi, dotare il carcere di biblioteche e aiutare i detenuti a riflettere e a allargare i propri orizzonti e a non sottostare a "rapporti di potere che ci sono anche qui dentro e sono anche peggio rispetto a fuori".
F. è diventato in carcere un appassionato lettore, e oggi, pur avendo frequentato soltanto la quinta elementare, dimostra di possedere una cultura e una apertura mentale fuori del comune. Per lui la filosofia è 'imparare a interrogare le domande', definizione che colpisce tutti i presenti agli incontri filosofici. Diamo per scontate le domande e cerchiamo le risposte, mentre è proprio la capacità di interrogare le domande che ha portato F. a mettere in discussione i principi che fino a un certo periodo hanno orientato la sua vita e a non riconoscersi più nell'uomo che era stato.
Inevitabilmente, nei nostri incontri, è stato affrontato tante volte il tema della libertà. E, da A. (un altro  detenuto) è venuta l’osservazione più interessante: si può essere liberi interiormente anche in carcere, mentre la mente chiusa nei suoi pregiudizi è in grado di costruire prigioni da dove risulta impossibile evadere.

Don Raffaè - Fabrizio De Andrè

Anna Colaiacovo



In apertura: uno dei tre murali realizzati dall'artista Paul Sonsie (sonsiestudios.com) all'interno della prigione "Karreenga Corrections Facility" a Lara, Victoria, Australia, Settembre 2016.
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