• Augusto Cavadi •

La GPA (Gravidanza per altri) è un tema-spia nel senso che, pur essendo una lucina circoscritta, segnala problematiche sottostanti molto più vaste. E in questo sottofondo s’intrecciano punti di vista differenti che spaziano dal femminismo all’ecologia, dall’etica alla biologia, dall’antropologia culturale all’economia, dalla psicologia al diritto. Nulla di strano, dunque, che anche le analisi, i giudizi e le proposte operative siano molteplici e che in ogni “schieramento” (ideologico, culturale, religioso o politico) si trovino dialetticamente contrapposti i “favorevoli” e i “contrari”: tra le femministe o tra gli elettori di “sinistra” o tra gli aderenti a una delle confessioni cristiane...
In questa bailamme il filosofo – o almeno il teorico delle idee – può solo tentare una mappa orientativa in cui evidenziare alcuni nessi logici a beneficio di chi sia animato dall’esigenza di avere una visione-del-mondo per quanto possibile coerente. Certo, a molte persone non interessa che le proprie convinzioni si incastrino in un puzzle e, anzi, fanno della contraddizione fra una propria convinzione e un’altra quasi un titolo di vanto: e questa caratteristica del nostro tempo, forse, non è causa trascurabile di certi malesseri soggettivi e di tanti sterili scontri polemici pubblici.
Ciò premesso, proporrei – a mero titolo di ipotesi di lavoro – una griglia interpretativa secondo la quale la GPA sarebbe l’esito logico, consequenziale, del paradigma culturale (post-moderno) oggi dominante. Se questa griglia fosse realistica, chi ne condividesse i tasselli ma poi ne rifiutasse il punto terminale dovrebbe porsi qualche domanda auto-critica, proprio come chiunque rifiutasse uno o alcuni o tutti i tasselli e però condividesse la GPA.
Sette tasselli del puzzle
Provo a indicare, telegraficamente, in sette sequenze cinematografiche – che partono dal panorama e zoomano sul particolare – lo scenario complessivo all’interno del quale mi pare che si possa, o addirittura si debba, condividere la GPA.
1) - Dal punto di vista cosmologico l’universo è una danza caotica di vibrazioni/ particelle sub-atomiche: in esso (vedi Nietzsche, Sartre ed altri) ogni cosa nasce senza un motivo, permane per inerzia, muore per caso.
2) - Dal punto di vista etico non esistono criteri assoluti di giudizio: non solo nessuna Volontà trascendente stabilisce ciò che è bene e ciò che è male, ma neppure la Natura può essere assunta a metro di valutazione. Tutto è storia, divenire, cultura (vedi storicismi idealistici e materialistici): non c’è nessuna lex naturalis cui Antigone possa appellarsi contro la dittatura (di un tiranno o di una maggioranza di votanti). In questo contesto ognuno/a di noi stabilisce, in sovrana autonomia, ciò che è lecito e ciò che è illecito. L’individuo è misura di tutte le cose (vedi il relativismo neo-sofistico).
3 - Dal punto di vista antropologico: questo individuo, questo “io” è ragione, volontà, sentimento, ma soprattutto desiderio. Il desiderio soggettivo è insindacabile: l’unico imperativo davvero categorico.
4 - Dal punto di vista socio-economico: in regime di libero mercato ognuno/a ha il diritto di esaudire il proprio desiderio a patto di non costringere nessun altro con violenza ad assecondarlo: ogni sadico ha diritto di cercarsi il suo masochista (e viceversa), ogni venditore ha diritto di cercarsi il suo cliente (e viceversa), ogni imprenditore ha diritto di cercarsi il suo salariato (e viceversa).
5 - Dal punto di vista giuridico: la proprietà del proprio corpo è la prima forma di proprietà assoluta. Maschio o femmina, possono cedere ad altri (per dono o per compenso monetario) una parte di sé: un rene o una sostanza midollare o un tratto di pelle o un po’ di sperma o un ovulo...
6 - Dal punto di vista biologico: l’ovulo fecondato – prima zigote, poi feto – è una parte del corpo femminile, non un soggetto titolare di diritti (vedi “l’utero è mio”).
7 - Esito logico della concatenazione: la donna, che può disporre in assoluta autonomia (senza l’interferenza dello Stato o della Chiesa di appartenenza o del partner maschile) del feto prima del parto, ne può disporre anche subito dopo.
Verificare la coerenza interna alla propria visione-del-mondo
Accettare i primi 6 step (soprattutto il sesto: il “diritto all’aborto” non solo nei casi di minaccia per la vita della madre o di ingravidamento per stupro o di gravi malformazioni genetiche del nascituro) e arrestarsi alle soglie del settimo sarebbe intellettualmente incoerente. (Più intellettualmente onesto decidere, se si rifiutasse la conclusione logica, di rivedere criticamente la solidità delle premesse). Altrettanto intellettualmente incoerente sarebbe rifiutare in tutto o in parte i primi 6 step (soprattutto il sesto, sostenendo che il concepito, una volta concepito, ha diritto di nascere e di nascere in condizioni di benessere fisico-affettivo) e poi condividere l’esito finale.
Non sovrapporre giudizio etico e opportunità giuridica
Questo ragionamento è intenzionalmente astratto, nel senso (per me non riduttivo) che cerca il nesso logico fra alcune premesse concettuali e alcune conseguenze. Esso ipotizza che la GPA sia sostenibile all’interno del paradigma culturale contemporaneo dominante, ma non esclude che altri possano individuare l’accettabilità della GPA come esito logico di altri paradigmi (forse altrettanto coerenti ma, temo, più auspicabili in futuro che attualmente condivisi).
Questo piano di riflessione (filosofico-etico) non va confuso con il piano delle scelte operative (politico-giuridico). La storia presenta molti casi in cui si può ritenere illecito (o sconveniente o comunque sconsigliabile) un comportamento individuale (uso di alcol, di tabacco, di droghe leggere e pesanti, prostituzione, pornografia, aborto volontario senza gravi motivi...) e, nonostante questo giudizio negativo, optare per una regolamentazione legislativa (tesa a limitare i danni sia sociali che soprattutto personali).
In concreto potrebbe darsi un ragionamento del tipo: giudico immorale (soprattutto perché il desiderio di un figlio non può prevalere sul diritto del neonato a una madre accudente che coincida con la madre gestante) che una donna (per necessità economica, tranne rari casi di complicità affettiva con un’altra donna) conceda “in affitto” il proprio utero per nove mesi; mi impegno politicamente per una società, alternativa all’attuale, in cui nessuna donna sia costretta o indotta da esigenze economiche alla GPA; intanto mi mobilito per una tutela giuridica dei diritti minimali di ogni donna che ritenga di prestarsi a una gravidanza per conto di genitori intenzionali o legali.
In questa bailamme il filosofo – o almeno il teorico delle idee – può solo tentare una mappa orientativa in cui evidenziare alcuni nessi logici a beneficio di chi sia animato dall’esigenza di avere una visione-del-mondo per quanto possibile coerente. Certo, a molte persone non interessa che le proprie convinzioni si incastrino in un puzzle e, anzi, fanno della contraddizione fra una propria convinzione e un’altra quasi un titolo di vanto: e questa caratteristica del nostro tempo, forse, non è causa trascurabile di certi malesseri soggettivi e di tanti sterili scontri polemici pubblici.
Ciò premesso, proporrei – a mero titolo di ipotesi di lavoro – una griglia interpretativa secondo la quale la GPA sarebbe l’esito logico, consequenziale, del paradigma culturale (post-moderno) oggi dominante. Se questa griglia fosse realistica, chi ne condividesse i tasselli ma poi ne rifiutasse il punto terminale dovrebbe porsi qualche domanda auto-critica, proprio come chiunque rifiutasse uno o alcuni o tutti i tasselli e però condividesse la GPA.
Sette tasselli del puzzle
Provo a indicare, telegraficamente, in sette sequenze cinematografiche – che partono dal panorama e zoomano sul particolare – lo scenario complessivo all’interno del quale mi pare che si possa, o addirittura si debba, condividere la GPA.
1) - Dal punto di vista cosmologico l’universo è una danza caotica di vibrazioni/ particelle sub-atomiche: in esso (vedi Nietzsche, Sartre ed altri) ogni cosa nasce senza un motivo, permane per inerzia, muore per caso.
2) - Dal punto di vista etico non esistono criteri assoluti di giudizio: non solo nessuna Volontà trascendente stabilisce ciò che è bene e ciò che è male, ma neppure la Natura può essere assunta a metro di valutazione. Tutto è storia, divenire, cultura (vedi storicismi idealistici e materialistici): non c’è nessuna lex naturalis cui Antigone possa appellarsi contro la dittatura (di un tiranno o di una maggioranza di votanti). In questo contesto ognuno/a di noi stabilisce, in sovrana autonomia, ciò che è lecito e ciò che è illecito. L’individuo è misura di tutte le cose (vedi il relativismo neo-sofistico).
3 - Dal punto di vista antropologico: questo individuo, questo “io” è ragione, volontà, sentimento, ma soprattutto desiderio. Il desiderio soggettivo è insindacabile: l’unico imperativo davvero categorico.
4 - Dal punto di vista socio-economico: in regime di libero mercato ognuno/a ha il diritto di esaudire il proprio desiderio a patto di non costringere nessun altro con violenza ad assecondarlo: ogni sadico ha diritto di cercarsi il suo masochista (e viceversa), ogni venditore ha diritto di cercarsi il suo cliente (e viceversa), ogni imprenditore ha diritto di cercarsi il suo salariato (e viceversa).
5 - Dal punto di vista giuridico: la proprietà del proprio corpo è la prima forma di proprietà assoluta. Maschio o femmina, possono cedere ad altri (per dono o per compenso monetario) una parte di sé: un rene o una sostanza midollare o un tratto di pelle o un po’ di sperma o un ovulo...
6 - Dal punto di vista biologico: l’ovulo fecondato – prima zigote, poi feto – è una parte del corpo femminile, non un soggetto titolare di diritti (vedi “l’utero è mio”).
7 - Esito logico della concatenazione: la donna, che può disporre in assoluta autonomia (senza l’interferenza dello Stato o della Chiesa di appartenenza o del partner maschile) del feto prima del parto, ne può disporre anche subito dopo.
Verificare la coerenza interna alla propria visione-del-mondo
Accettare i primi 6 step (soprattutto il sesto: il “diritto all’aborto” non solo nei casi di minaccia per la vita della madre o di ingravidamento per stupro o di gravi malformazioni genetiche del nascituro) e arrestarsi alle soglie del settimo sarebbe intellettualmente incoerente. (Più intellettualmente onesto decidere, se si rifiutasse la conclusione logica, di rivedere criticamente la solidità delle premesse). Altrettanto intellettualmente incoerente sarebbe rifiutare in tutto o in parte i primi 6 step (soprattutto il sesto, sostenendo che il concepito, una volta concepito, ha diritto di nascere e di nascere in condizioni di benessere fisico-affettivo) e poi condividere l’esito finale.
Non sovrapporre giudizio etico e opportunità giuridica
Questo ragionamento è intenzionalmente astratto, nel senso (per me non riduttivo) che cerca il nesso logico fra alcune premesse concettuali e alcune conseguenze. Esso ipotizza che la GPA sia sostenibile all’interno del paradigma culturale contemporaneo dominante, ma non esclude che altri possano individuare l’accettabilità della GPA come esito logico di altri paradigmi (forse altrettanto coerenti ma, temo, più auspicabili in futuro che attualmente condivisi).
Questo piano di riflessione (filosofico-etico) non va confuso con il piano delle scelte operative (politico-giuridico). La storia presenta molti casi in cui si può ritenere illecito (o sconveniente o comunque sconsigliabile) un comportamento individuale (uso di alcol, di tabacco, di droghe leggere e pesanti, prostituzione, pornografia, aborto volontario senza gravi motivi...) e, nonostante questo giudizio negativo, optare per una regolamentazione legislativa (tesa a limitare i danni sia sociali che soprattutto personali).
In concreto potrebbe darsi un ragionamento del tipo: giudico immorale (soprattutto perché il desiderio di un figlio non può prevalere sul diritto del neonato a una madre accudente che coincida con la madre gestante) che una donna (per necessità economica, tranne rari casi di complicità affettiva con un’altra donna) conceda “in affitto” il proprio utero per nove mesi; mi impegno politicamente per una società, alternativa all’attuale, in cui nessuna donna sia costretta o indotta da esigenze economiche alla GPA; intanto mi mobilito per una tutela giuridica dei diritti minimali di ogni donna che ritenga di prestarsi a una gravidanza per conto di genitori intenzionali o legali.
Augusto Cavadi

