MANUALE PER VIP
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Manuale per Vip
«Eh, no! Mi dispiace. Se vi siete incuriositi a questa nuova rubrica perché immaginate che parli di questo o quel Vip (dall'inglese "very important person"), rimarrete delusi. Niente pettegolezzi, indiscrezioni, dicerie: l'ottanta per cento della carta stampata e delle televisioni ne è già zeppa! Ho voluto scegliere questa sigla, invece, come abbreviazione di "Vivere in pienezza"...»
Dal post introduttivo ►
CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI
(DI PROFESSIONE)
Rubrica a cura di Augusto Cavadi

Augusto Cavadi, Cenette Filosofiche
Nel 2003 alcuni partecipanti abituali alle “Vacanze filosofiche” estive¹, e residenti nella stessa città (Palermo), abbiamo esternato il desiderio di incontrarci anche nel corso dell’anno, tra un’estate e l’altra. Da qui l’idea di una cenetta quindicinale presso lo studio legale di uno di noi, Pietro Spalla, che si sarebbe incaricato di far trovare un po’ di prodotti da forno e qualche bevanda. Appuntamento alle ore 20:00 (in martedì alterni) per accogliersi a vicenda e mangiucchiare ciò che si trova sulla tavola: dalle 20:30 alle 22:00, poi, lo svolgimento dell’incontro.

La metodologia che abbiamo adottato è molto semplice: chiunque del gruppo propone un testo che si presti ad essere letto in chiave di filosofia-in-pratica (dunque non solo un classico del pensiero filosofico, ma anche un romanzo o un trattato di psicologia, un saggio di astrofisica o di botanica) e, se la maggioranza lo accetta, diventa nelle settimane successive il testo-base delle conversazioni. In esse non sono graditi gli approfondimenti eruditi (tipici dei seminari universitari) perché si vorrebbe dare spazio alle riflessioni personali, alle risonanze esistenziali e alle incidenze sociopolitiche, suggerite dal testo adottato. Uniche condizioni per la partecipazione: aver letto le pagine del libro che il gruppo si assegna di volta in volta per la riunione successiva (se non si fosse riusciti a farlo in tempo, si è pregati di assistere in silenzio) e intervenire evitando i toni polemici nei confronti dei presenti che abbiano espresso convinzioni, esperienze, ipotesi interpretative differenti dalle proprie².

La pandemia del Covid-19 ha costretto la piccola comunità di ricerca filosofica a sospendere gli incontri in presenza e a sostituirli con sessione in video-conferenza: certamente una riduzione della qualità delle relazioni fra i partecipanti, ma anche l’apertura di possibilità sino a quel momento inesplorate. Così amiche e amici di varie regioni italiane si sono collegati via internet e questa modalità di interazione ha finito col sostituire del tutto le cenette in presenza. Ci si vede direttamente alle 20:30 collegandosi mediante un link che Pietro Spalla trasmette a chiunque faccia richiesta di essere incluso nell’apposita mailing list (spalla.pietro@gmail.com).

La mailing list è diventata, sempre più, un luogo di scambi tra una cenetta e la successiva: scambi di opinioni, di commenti, di suggerimenti bibliografici, di battute umoristiche, di informazioni su eventi culturali... In questa molteplicità di interventi occasionali, non ne mancano alcuni meno estemporanei, di una certa consistenza e di un certo rilievo, che probabilmente meritano di non essere seppelliti nelle ondate di e-mail che si accavallano di giorno in giorno (talora di ora in ora).

Da qui l’idea di aprire in questo blog – www.filosofiaperlavita.it – un’apposita rubrica – “Cenette filosofiche per non... filosofi (di professione)” – che metta a disposizione, per un lasso di tempo più lungo e soprattutto per un pubblico potenzialmente più ampio, i contributi che i sostenitori finanziari della rubrica riterranno opportuno segnalare³.

Augusto Cavadi


¹ Cfr. https://vacanze.filosofiche.it
² Cfr. “Cenette filosofiche” in A. Cavadi, Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità, Diogene Multimedia, Bologna 2016, pp. 282-284.
³ Attualmente i rimborsi delle spese di gestione di questa rubrica sono sostenuti da Caccamo A., Cavadi A., Chiesa L., Cillari E., D’Angelo G., D’Asaro M., Di Falco R., Enia A., Federici G., Galanti M., Gulì A., Leone R., Oddo G., Palazzotto A., Paterni M., Randazzo N., Reddet C., Salvo C., Spalla P., Spalla V., Santagati G., Ugdulena G., Vergani B., Vindigni E. Chi desiderasse aggiungersi al numero dei sostenitori può contattarmi alla e-mail a.cavadi@libero.it

21 marzo 2024

Noi: i sonnambuli

• Anna Colaiacovo •


Filosofia per la vita - Bad Night's Sleep by Timothy Cook
La fotografia degli Italiani realizzata dal 57° rapporto Censis, “La situazione sociale dell’Italia nel 2023”, è desolante e scoraggiante. Ci dà l’immagine di un popolo invecchiato e sfiduciato, ripiegato su se stesso, incapace di guardare al di là del presente.

Gli Italiani sembrano avere paura di tutto.
• Sul piano generale, le paure sono tante e sono quelle che tutti conosciamo: il clima impazzito, l’immigrazione, la violenza sempre più diffusa nella società, la guerra e il rischio di una sua espansione mondiale. Ci sono però nel nostro Paese, fattori specifici che aggravano il quadro: il declino demografico, l’abnorme debito pubblico e le incognite del welfare.
• Sul piano personale, la paura più grande degli Italiani è quella di perdere il tenore di vita raggiunto, ma forte è anche il timore di fallire e di rimanere soli.

Come reagiscono a tutto questo? “La società italiana sembra affetta da un sonnambulismo diffuso, precipitata in un sonno profondo del calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali, di lungo periodo, dagli effetti potenzialmente funesti”. Gli scenari ipotizzati per il futuro — il rischio del collasso finanziario a causa del debito pubblico, le catastrofi naturali o quelle provocate dalle guerre, l’immigrazione non controllata — “paralizzano invece di mobilitare e generano l’inerzia dei sonnambuli dinanzi alle molteplicità delle sfide che la società contemporanea deve affrontare. Tutto è emergenza: quindi, nulla lo è veramente.” (rapporto Censis 2023, p.3, p.6).

Il sonnambulismo non riguarda solo la classe dirigente che ha sottovalutato o rimosso gli effetti largamente prevedibili di processi in corso da anni (es. l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico). Riguarda l’intera collettività. Gli Italiani, secondo il rapporto Censis, sono rassegnati al declino, privi di progettualità, convinti che il Paese sia in una crisi irrimediabile. Cercano consolazione nelle piccole cose di ogni giorno, nei momenti da dedicare a se stessi, al proprio benessere e alle relazioni con chi condivide le proprie passioni.

Se confrontiamo il rapporto Censis con il Rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza, “Il tempo della paura fluida” diretto da Ilvo Diamanti (XV edizione - dicembre 2023 - 'Fondazione Unipolis' e 'Demos & Pi'), constatiamo che i fattori di insicurezza globali, come il cambiamento climatico, le epidemie e le guerre, generano non solo in Italia ma ovunque in Europa inquietudine e nuove paure che, in tempi di grande instabilità, diventano fluide.
Il ‘sentire comune’ è condizionato da ciò che accade nell’immediato, riproposto in continuazione dai media fino al prossimo evento, e cavalcato dalla politica. La concentrazione sul presente fa sì che il futuro scompaia dall’orizzonte. La metà dei cittadini dei paesi europei oggetto dell’indagine non vede in maniera positiva il futuro dei giovani. In Italia, però, arriviamo ai due terzi del campione rappresentativo della popolazione. Gli Italiani, rispetto agli altri cittadini europei, non solo sono insoddisfatti della propria condizione, ritengono anche che le prospettive dei giovani sul piano socio-economico siano destinate a peggiorare.

Il rapporto Censis e il Rapporto dell’Osservatorio europeo pongono giustamente l’accento sulla necessità di investire sui giovani. Il rapporto Censis li inquadra in questo modo: una generazione in “Dissenso senza conflitto”. Innanzitutto i giovani (18-34 anni) in Italia sono pochi rispetto alla totalità della popolazione (17,5%) e diminuiranno ulteriormente da qui al 2050. Poiché sono pochi, contano poco sul piano socio-politico e incontrano difficoltà a trovare un lavoro adeguato alle loro competenze e ben remunerato. Negli ultimi anni si assiste a un aumento significativo del numero di giovani che espatria e tra loro è alta la percentuale dei laureati. Con tutta evidenza, la paura del futuro dei giovani italiani è legata alla consapevolezza della difficoltà di realizzazione (lavorativa e familiare) nel nostro paese e non a una paura indefinita. Al punto tale che in tanti non esitano a mettersi in gioco, partendo. Ed è una perdita continua di talenti.

Per ridare qualche speranza al nostro Paese, è importante creare le condizioni che consentano alle giovani donne di lavorare. Nei paesi sviluppati l’aumento dell’occupazione femminile genera un incremento delle nascite, in Italia molte madri rinunciano a un secondo figlio per motivi economici oppure lasciano il posto di lavoro perché incompatibile con le esigenze di cura della prole. Mancano gli asili nido o sono troppo costosi e l’attività di cura e assistenza agli anziani e disabili, prevalentemente a carico delle donne, ostacola l’ingresso o la permanenza nel mondo del lavoro.

In conclusione, per costruire il futuro e superare un modello di sviluppo non più accettabile, occorre mettere al centro dell’attenzione e dell’agenda politica i giovani.

Per ora non se ne vede traccia.


Anna Colaiacovo
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7 febbraio 2024

Per una visione critica di "Sapiens. Da animali a dèi" di Y. N. Harari


Filosofia per la vita - Sapiens. Da animali a dèi - Y. N. Harari - Recensione di Francesco Azzarello

Sommario

1. RICERCA DI UN PUNTO DI VISTA CRITICO, CORRETTO E COSTRUTTIVO
2. C’È FALSO E FALSO
3. C’È ’IO E IO
4. LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
5. PER INIZIARE A CONCLUDERE: IL PROGETTO GILGAMESH
6. PER CONCLUDERE SUL SERIO


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Recensione di Francesco Azzarello condivisa da Augusto Cavadi
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20 gennaio 2024

Augusto Cavadi, orientamento alla lettura del volume "Sapiens. Da animali a dèi" di Y. N. Harari

• Augusto Cavadi •


Dopo alcuni mesi, il 9 gennaio abbiamo concluso il ciclo delle "cenette filosofiche" basato sul volume di Y. N. Harari "Sapiens. Da animali a dèi", Bompiani, Milano 2017. Per chi volesse avere uno sguardo complessivo sul volume, metto volentieri a disposizione una mia (dunque opinabile, arbitraria) breve sintesi schematica.
Yuval Noah Harari - Sapiens. Da animali a dèi - Breve storia dell'umanità
Yuval Noah Harari, "Sapiens. Da animali a dèi - Breve storia dell'umanità" (Nuova Edizione Riveduta Bompiani, trad. Giuseppe Bernardi 2017)



PARTE PRIMA

L'universo che conosciamo attualmente si è formato circa 13 miliardi di anni fa.
Solo 9 miliardi di anni dopo, cioè circa 4 miliardi di anni fa, è nata la vita sulla Terra.
Solo 3 miliardi e 998 milioni di anni dopo, cioè circa 2 milioni di anni fa, compaiono degli esseri umani che si comportavano in maniera simile a "gli scimpanzé, i babbuini e gli elefanti" (p. 12) e producevano i primi utensili (p. 18).
Ma è solo l'altro ieri – o per mantenere le proporzioni – qualche ora fa, cioè 70.000 anni fa, che l'Homo sapiens inizia a dare segni della propria struttura culturale. Dall'inizio della biologia all'inizio della storia bisogna, dunque, attendere circa 3.999.930.000 (3 miliardi 999 milioni 930 mila) anni.
A questa prima "rivoluzione cognitiva" segue 58.000 anni dopo (dunque 12.000 anni fa) la "rivoluzione agricola" cui succede 11.500 anni dopo (dunque 500 anni fa) la "rivoluzione scientifica".
Torniamo al processo di separazione dagli (e soppressione degli) altri umani ad opera dell'Homo sapiens: in un periodo che va all'incirca da 70.000 a 10.000 anni fa egli o si è ibridato pacificamente con i Neanderthal, gli Erectus, i Denisova, i Soloensis, gli Ergaster o ha eliminato e soppiantato bellicosamente tutte le altre specie del genere "Homo". In tutte le ipotesi, si suppone che egli abbia conquistato "il mondo soprattutto grazie al suo linguaggio unico" (p. 30).
Come mai tra i 70.000 e i 30.000 anni fa si realizzò nell'Homo Sapiens – e solo in lui – la "Rivoluzione cognitiva"? L'autore risponde: "Per quanto possiamo dire, si trattò di un puro caso" (p. 33). Comunque, grazie al loro specifico linguaggio, i Sapiens sono diventati "in grado di parlare di intere categorie di cose che non hanno mai visto, toccato o odorato" (p. 36). Quando tali finzioni sono state condivise "collettivamente" – dunque quando sono stati elaborati i "miti" – i Sapiens hanno acquisito la capacità inedita di "cooperare in maniera flessibile" e "con un numero indefinito di estranei" (p. 37).
I "miti" si riferiscono a cose che non esistono "al di fuori delle storie che le persone si inventano e si raccontano vicendevolmente". Infatti "nell'universo non esistono dèi, non esistono nazioni né denaro né diritti umani né leggi"; né esiste "la Peugeot" (p. 41). I miti e i conseguenti "modelli comportamentali" sono "le principali componenti di quelle che chiamiamo 'culture'", con la configurazione delle quali soltanto si può parlare di "storia" (p. 52). Da quell'epoca in poi, "l'interazione fra idee, immagini e fantasie" si rivela più incisiva nello sviluppo dell'essere umano rispetto alle "interazioni tra geni, ormoni e organismi" (p. 53); anche se è sempre "la biologia" a stabilire "i parametri basilari" entro cui si possono sviluppare le potenzialità dell'Homo sapiens (p. 54).
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17 gennaio 2024

Cenette Filosofiche, testimonianza #3: l'esperienza di Antonella Palazzotto


Filosofia per la vita - Cavadi - Cenette Filosofiche 3

«La cosa che ho apprezzato maggiormente
è il confronto libero,
pluralista e senza pregiudizi»


Anche a me è capitato di riflettere sui frutti che, fino ad ora, sto raccogliendo dalle cenette filosofiche.

Innanzitutto, ho apprezzato i vari testi oggetto di lettura: non li avrei mai scoperti senza le cenette, anche se a volte non riesco a stare al passo con i ritmi del gruppo. Inoltre mi piace l'ambiente fatto da persone che si pongono tanti dubbi su temi per me interessanti.

Comunque la cosa che ho apprezzato maggiormente è il confronto libero, pluralista e senza pregiudizi, privo di qualsiasi "centralismo democratico", che si realizza ogni volta.


Antonella Palazzotto
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20 novembre 2023

Cenette Filosofiche, testimonianza #2: l'esperienza di Antonio Possanza


Filosofia per la vita - Cavadi - Cenette Filosofiche 2

«La filosofia-in-pratica nel cammino
della mia ricerca della felicità»


Un caro zio, quando da ragazzo ne combinavo una delle mie, diceva agli altri famigliari preoccupati: “Lasciate stare, Antonio saprà cavarsela da solo: è un filosofo”. Questa definizione di ‘filosofo’ mi lasciava perplesso in quanto sapevo poco o niente di storia della filosofia. Però c’è da dire che, pur se so poco di storia della filosofia, credo di aver avuto una buona filosofia di vita.

Ho inseguito sempre la vera felicità che per me è il benessere, diverso dalla gioia. La gioia infatti è un momento passeggero, la felicità invece - una volta raggiunta - permane per tutta la vita. Essere felici significa essere sereni anche quando ci capita di dover sopportare un dolore. Quindi la felicità si raggiunge nel momento in cui si accettano con uguale equilibrio gioie e dolori.

Mio padre diceva che avevo un pregio: il sapermi accontentare. E’ vero: non ho mai desiderato di avere qualcosa in più di quello che ho avuto, anzi ho spesso ritenuto che quello che ho avuto fosse immeritato. Il “non desiderare” troppo penso sia una virtù filosofica. (Un momento. Pensandoci bene, una volta nella vita ho desiderato di avere il massimo, quando ho chiesto a mia moglie di sposarmi: ne ho pagato le conseguenze, in quanto aveva un carattere difficile).

Quando mi ammalo rammento sempre le parole di Nietzsche: “Tutto ciò che non mi uccide, mi fortifica”. E’ un pensiero che mi porta a preoccuparmi non più di tanto del mio stato. Accetto ciò di immodificabile che mi manda il destino perché ritengo che sia l’atteggiamento saggio; al contrario bisogna lottare per modificare il modificabile.

A seguito di quanto sopra esposto ritengo che la filosofia-in-pratica sia un modo per cercare di raggiungere la felicità vivendo seguendo virtù filosofiche, senza magari conoscere la storia della filosofia. E questo genere di filosofia la coltivo da anni anche attraverso le “cenette filosofiche per non... filosofi”: un incontro quindicinale nel quale si confrontano liberamente i propri pensieri e grazie al confronto, o magari solo ascoltando, mi accorgo di crescere.


Antonio Possanza
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24 ottobre 2023

Cenette Filosofiche, testimonianza #1: l'esperienza di Armando Caccamo


Filosofia per la vita - Cavadi - Cenette Filosofiche

«L’osmosi che avviene tra le idee di ognuno di noi
è la ricchezza più preziosa di questi incontri»


Era il 2006, già pensionato e ancora consulente aziendale esperto di “comunicazione persuasiva”, cercavo di riempire il vuoto che il congedo dal lavoro a tempo pieno mi regalava. Restituire alla famiglia ciò che il lavoro le aveva tolto era ed è la mia priorità, ma cercavo anche qualcosa che permettesse di dedicarmi a un interesse che non ero riuscito a coltivare come avrei voluto: la riflessione sulla vita con tutti i suoi perché.

Un’amica di “pennello” di mia moglie (pittrici per passione entrambe) mi diceva di certe riunioni periodiche in cui alcuni “non filosofi” di professione si interrogavano sui perché dell’esistenza, ed è così che ci ritrovammo al “Parco letterario Tomasi di Lampedusa” (così si chiamava il locale), in vicolo della Neve, tra i palazzi della Palermo più antica. In un piccolo depliant, infatti, tra gli scaffali che arredavano il caffè letterario, trovai un invito a partecipare alla conversazione pubblica, condotta da un certo Neri Pollastri, sul tema “Cosa può offrire la filosofia alla vita quotidiana dei non filosofi” in occasione della pubblicazione del volume di un certo Augusto Cavadi dal titolo: E per passione la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze.

Avevo sentito parlare di questo professore di liceo che aveva dato una radicale svolta alla sua vita per diventare “consulente filosofico”, mi spiegarono che era una specie di Socrate che ascoltava la gente che aveva voglia di raccontarsi: un filosofo di strada insomma. Seppi che era pure teologo, il che mi incuriosì non poco, dato che mi ero allontanato da tempo da certe frequentazioni.

Dopo l’esperienza della conversazione con Neri Pollastri, la conoscenza di Augusto Cavadi e la lettura del suo libro, cominciai a partecipare alle “cenette per non filosofi”, così erano dette le riunioni periodiche cui accennavo prima. Da allora non ne ho quasi mancata una, prima di presenza e poi on line. Grazie a queste occasioni: ho conosciuto altre persone, con alcuni sono diventato amico. Posso dire che, in tutti questi anni, ho imparato ad affinare il mio pensiero autonomo in contatto con il pensiero altrui che, alle cenette, è sempre degno di rispetto: l’osmosi che avviene tra le idee di ognuno di noi è la ricchezza più preziosa di questi incontri.

Molte sono le iniziative che negli anni si sono realizzate e si realizzano sotto la supervisione di Augusto, che nel tempo mi ha regalato la sua amicizia. Oltre alle vacanze filosofiche estive per non filosofi, molti appuntamenti si ‘sgranano’ lungo tutti i mesi: dalle “domeniche di spiritualità laica” ai giovedì di meditazione ‘laica’, altri eventi si sono infatti aggiunti alle cenette. Dopo saltuarie presenze a tutta questa mole di occasioni intellettuali, mi sono affezionato solo alle “cenette” perché credo al “poco di molto e molto di poco”: infatti la mia vita si snocciola tra interessi votati all’impegno della mente e quelli dominati dalla leggerezza del vivere, che, come dice Italo Calvino, ha i suoi valori da non trascurare, senza contare le lunghe assenze da Palermo per stare vicino ai figli a Milano.


Armando Caccamo
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19 ottobre 2023

La filosofia spiegata ai giovani... d'oggi e di ieri

• Augusto Cavadi •


Filosofia per la vita - La filosofia spiegata ai giovani
A giudicare dal titolo (La filosofia spiegata ai giovani) e dal sottotitolo (Come costruire la propria esistenza e orientarsi nella vita), l’ultimo libro di Stefano Zampieri (Diarkos Editore, Santarcangelo di Romagna 2023, pp. 204, euro 17,00) potrebbe essere scambiato per l’ennesimo manuale propedeutico, ad uso di studenti che si avvicinino per la prima volta alla storia e alle tematiche principali della filosofia.

In realtà é qualcosa di diverso: uno scritto originale, raffinato e articolato, al punto da risultare, a mio avviso, adatto a lettori adulti (o a giovani che, però, abbiano acquisito una notevole familiarità con l’ordine del discorso filosofico).

La filosofia spiegata ai giovani - Come costruire la propria esistenza e orientarsi nella vita
Stefano Zampieri, "La filosofia spiegata ai giovani - Come costruire la propria esistenza e orientarsi nella vita"
(Diarkos Editore, Santarcangelo di Romagna 2023, pp. 204)
Precisiamo subito: “la” filosofia in questione é, inevitabilmente, “una” delle innumerevoli declinazioni della pratica filosofica. Sul modello delle scuole greche ed ellenistiche, infatti, viene qui presentata non come un’attività esclusivamente intellettuale, bensì come “un vero e proprio stile di vita” (p. 14).
Di conseguenza, “una filosofia pensante e dialogante”, “una filosofia nella vita quotidiana, capace di rischiarare le oscure immagini della nostra identità” (p. 23), purché non la si concepisca “come una medicina, come la pillola che prendiamo per il mal di testa”: essa, infatti, “ci aiuta dall’interno, nel senso che ci mette sulla strada, e poi tocca a noi camminare, tocca a noi scegliere la direzione definitiva. La filosofia ci mostra lo spazio che abbiamo di fronte, ci indica l’orizzonte, ci aiuta a fissare dei punti di riferimento utili per non perdersi, ma poi tocca a noi. Saremo noi, infatti, a decidere quale sentiero imboccare, saremo noi a decidere quanto in fretta vorremo camminare, saremo noi a decidere quali svolte vorremmo prendere, e saremo sempre noi a sceglierci i compagni di viaggio migliori” (p. 24).

Filosofia per la vita - Stefano Zampieri
Stefano Zampieri, saggista e consulente filosofico veneziano
Le coordinate che Zampieri propone sono la ricerca della propria identità (ovviamente in senso integrale, non puramente psicologico) (pp. 27-122) caratterizzata, anche, dai punti di riferimento (i “valori”) che adottiamo (auspicabilmente dopo aver sottoposto a vaglio critico quanto ereditato in modo da accettare ciò che davvero “vale” e da scartare il resto) (pp. 123-155).
Solo quando si sia chiarito cosa si è e cosa si vuole diventare ci si può – e ci si deve – interrogare sulla “strada” più opportuna da percorrere (i Greci la chiamavano metodo), che – nella tradizione sapienziale non solo occidentale – è la “saggezza” (pp. 157-192), intesa quale “agire fondato sulla persuasione che un mondo migliore di quello in cui ci si trova a vivere sia non solo possibile ma anche auspicabile” (p. 161).
Si faccia attenzione al verbo agire dal momento che “il saggio, infatti, è colui che vive egli stesso da saggio, non colui che insegna ad altri la saggezza” (p. 163); o, se vogliamo, è colui che – direbbe Kierkegaard – la insegna indirettamente, attraverso la testimonianza effettiva. Per chi, come noi in questi mesi, sta nuovamente e inaspettatamente camminando sull’orlo dell’abisso di una terza (e forse ultima) guerra mondiale, un’àncora di disperata speranza.

Ma “la vita vissuta secondo uno stile filosofico” implica dei costi, delle rinunzie (sia pur, alla fine dei conti, liberatorie): “non può partecipare al grande banchetto del benessere ridotto a mercanzia, senza tradire se stessa e la propria natura” (p. 173). Né può adagiarsi sul conformismo dominante, percorrendo le autostrade affollate dalla maggioranza per timore di sperimentare solitarie vie secondarie, marginali: dunque lasciarsi dondolare pigramente dai “luoghi comuni”, cioè – per riprendere Heidegger – dal “si dice che nessuno dice, che tutti dicono e non appartiene a nessuno, di cui nessuno è responsabile” (p. 177), tanto meno nell’epoca dell’anonimato di un nickname dietro cui ci si cela nella grande rete telematica.

Filosofia per la vita - Illustrazione di Tang Yau Hoong
L’esortazione conclusiva al lettore (giovane o non più tale) – che, proprio attraverso la lettura riflessiva, può rendere vive le pagine scritte – è dunque “ad agire pensando che il meglio è possibile, che esiste un’altra possibilità, che non tutto è già stato deciso, che sei un essere libero, certo stretto da lacci, da vincoli, appesantito da zavorre e gravami, ma ancora intimamente libro di scegliere la propria strada, di costruire il proprio destino, di decidere, in ogni occasione, in ogni situazione, di fronte a ogni difficoltà, in base al meglio possibile, in base a un presupposto di saggezza materiale, non eroico ma impegnativo, assumendoti la responsabilità dei tuoi gesti e di quelli di coloro che ti circondano, nella prospettiva di un mondo migliore di questo” (pp. 185-186).


Augusto Cavadi


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